NATUCCIO CINQUINO

Questo rimatore appartenne all'antichissima famiglia pisana dei

Cinquini (R. RONCIONI, _Delle famiglie pisane_, in _Arch. stor.

ital._, disp. XIII ter, t. VI, p. II, suppl. 2º, p. 947 sgg.). I

Cinquini presero attiva parte alla vita pubblica in Pisa negli ultimi

decenni del secolo XIII: un «Vannes Cinquina» è anziano per il

settembre e l'ottobre del 1289, un «Guiscarduccius Cinquinus» è degli

anziani per il marzo e l'aprile del 1289 e del 1290, e un «Bonaiuncta

Cinquinus» per il settembre e l'ottobre del 1292 (_Chronica antiqua_

cit.). Credo che si debba identificare il rimatore con quel «Benenatus

Cinquina», che è anziano per il settembre e l'ottobre del 1299

(_Chronica_ cit.). Per me Natuccio è lo stesso che Benenatuccio. È

nuovamente anziano per il luglio e l'agosto del 1305 (ivi). Fu in

corrispondenza poetica con Bacciarone e con Geri Giannini. I suoi

sonetti sono soltanto in L.

Sonetto I, v. 11. Costruisci: «e non è viso (visto) per mia

'ntenza», cioè non vedo da me come ciò possa essere.

v. 12. Costruisci e intendi: «Se alcun uomo risiede in vita

degna, fora mei (meglio) a lui vita che stallo (stanza, dimora)

in morte; se da ciò (ossia dalla vita degna) poi si parte, e' va

a perdenza».

Sonetto II. Risponde al sonetto di Natuccio Cinquino: «A cui

prudenza porge alta lumera».

v. 11: «fuggon». L ha «fuggen».

Sonetto III, v. 6: «no è». Cosí in L e non, come vuole il

VALERIANI, «non è».

v. 9: «vo'». Cosí in L e non «voi», come legge il VALERIANI.

Sonetto IV, v. 11: «e 'l ben». L ha «e ben»: aggiungo

l'articolo, perché richiesto dalla grammatica e perché è innanzi

a «fallire».

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Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 224 / 272 题