Una famiglia Della Barba era in Pisa nel secolo XIII: infatti un frate
Egidio Della Barba nel 1270 è ricordato nella cit. _Chronica antiqua
Sanctae Catharinae_, p. 430. L'unica canzone, che ci rimanga di questo
rimatore, è conservata soltanto da V, donde la pubblicò per la prima
volta il GRION nel _Propugnatore_, III, 101. Poi la diedero in
edizione migliore il D'ANCONA e il COMPARETTI, nella _Collez. di opere
inedite o rare_ del Romagnoli, 1881, II, 71-76.
v. 3: «che». Non è in V; ma è indispensabile per la misura del
verso.
v. 4: «ch'om' agia». V ha «com'agio»; ma il senso mostra
evidente l'errore.
v. 7: «de rota». V ha «de la rota»; ma quel «la» v'è di piú,
guastando la misura del verso.
v. 10: «piú che nel». V ha «piú che del».
v. 13: «e sonde». Aggiungo un «e», che mi pare richiesto dal
senso: Temendo io guardo («veo», vedo) e ne sono pauroso...
v. 17: «possedete». V «presedete».
V. 20: «com' fenice». V ha «com' fa fenice»; ma anche qui il
«fa», per la misura del verso, è di troppo.
v. 21: «naturali». Cosí è nel ms. «Naturali» per «naturale» è
per necessitá di rima, dovendo rimare con «'guali» del v. 24;
del resto questa forma di singolare in «i» era frequente nei
volgari toscani.
v. 26: «come compresi». V ha «me ne comprese»; ma è
evidentemente errato.
v. 38: «ora». V ha «or»; ma cosí non tornerebbe la misura del
verso.
v. 40: «la fior tembra». Che cosa sia questo «fior tembra» non
comprese bene il GRION. Il TARGIONI-TOZZETTI (_Dizionario
botanico_, parte II, p. 212) dice che col nome di «_timbra_» o
«_timbro_» intendesi la _Satureia Iuliana_, cioè la santoreggia
del monte San Giuliano, che non è altro che la _Micromeria
Iuliana_ Benth., come m'informa il mio collega prof. Baroni, il
quale mi avverte che codesta pianta ha la corolla caduca. Questa
circostanza è importante per l'intelligenza del testo. Infatti
il poeta termina invitando madonna ad aver pietà di lui, e a
voler che non faccia come il fior «tembra», a cui cade la
corolla.