IX

Dice d'esser tutto preso dall'amore di lei e di non avere altro

pensiero.

Vero è che stato son manta stagione

senza d'amanza alcun far prendimento,

potendo elegimento

di tal fare, in cui ver' ben fosse appriso;

e ho fedel ver' ciò misa intenzione, 5

saver, penser non lento e provedenza,

né mai feci prendenza.

Pertanto cauto in ciò fatt'ho, diviso,

perciò ched'è diviso

del mi' cor fermo sempre ogne volere, 10

che non solo piagere

come ne li altri in me confermi amanza,

ma sí sempre possanza

di piagimento, gentilezza e bene:

per ciò che non disvene 15

en nei gentil virtú senza fallanza.

Non fei prendenza d'amanza in desire,

perciò ch'ove ho trovato esser plagenza,

non trovato ho potenza

d'altre virtú che son sovramagiore; 20

ma or l'ho priso, a ciò ch'aggio sentire

di tale in cui piacere e virtú trovo,

e non solo io l'aprovo,

ma suoie operazion, suo gran valore;

ché eo quasi un colore 25

cerno di suoie virtú quanto a sembianza.

Che se far dimostranza

volesse, in dir, del suo gran valimento,

daría conoscimento

a ciascun chiaro di lei fermamente, 30

per ciò che veramente

altra no ha ver' lei mai parimento.

Come a la sovra sua cara valenza

non pote altra aver mai simiglianza,

cusí senza fallanza 35

non pò mio amore alcun altro semblare;

ch'eo no ho solo in lei d'amor voglienza,

ch'è, in altrui, voler con seco om bene;

ma mia voglienza è bene

in suo piager lo mio sempre di fare; 40

e ciò deo certo fare,

ch'ella m'ha fatto quel che in me non sono:

ché per suo caro dono

del suo remiro tanto virtuoso

m'ha fatto grazïoso 45

in sua potenza, nel mio cor passando,

ove mise formando

del suo degno sentir fermo riposo.

Preso ha riposo in me suo pensamento

e l'alma forma di sua simiglianza, 50

la qual dato ha mutanza

a l'ofuscato mio primero stato

per suo gran virtuoso operamento:

ché miso ha dignità nel cor non degno,

e 'l suo valor sí degno 55

ha l'esser mio nel suo giá trasformato:

ché per mio vero grato

e sua virtú, son fatto un altro lei.

Vero è ch'ella non mei,

perché può fare assai piú ch'io non posso, 60

ha ciò ch'eo son commosso,

ov'ell'è sempre 'n sua magna virtute,

poiché mi die' salute

del suo sentire, assai piú che 'n dir mosso.

Non mostro in dire quanto in cor mi posa 65

sua benvoglienza e suo caro pensero;

perciò che sería fèro

poterlo a lingua alcun' sí divisare,

ché 'l cor non pò pensar tanto gran cosa:

ché quando a ciò pensar provando intende, 70

certo adesso 'l comprende

ismarimento che 'l fa svariare.

E se 'n sé vòl tornare,

conven che solo stia tanto al sentire;

e quel po' sofferire, 75

perché tal sentimento è virtuoso:

ché 'l suo vero riposo

ha d'alegrezza in sé spiriti vivi,

li quai son sí gradivi

che fanno in tutto mio esser gioioso. 80

Va', mia nova canzone,

tutto quanto conven non forse degna,

a quella in cui cor regna

quanto si sa di ben piú divisare.

E 'ntende a lei mostrare 85

come sua gran virtú, sua gran carezza

m'hanno dato fermezza

di sua amanza, che è senza aver pare.

X

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 159 / 272 题