VIII

Vorrebbe trovar rimedio contro le pene d'amore, ma non sa come.

Dolorosa doglienza in dir m'adduce,

non potendo celar, tacendo, 'l core:

tanto m'avanza ognor pen'e dolore

che pregio men che nente vita u' regno.

Considerando, lasso!, son ritegno 5

d'ogni languire, avendo mia vita agra

e di ciascun plager lontana e magra,

avendo di vertú perduta luce.

Poi del mio cor disio metter soffersi

in seguitar, perdendo ragion vera, 10

e sommettendo arbitro 've non era,

ciò è servaggio di natura umana,

u' non guardai avendo mente sana;

ma or somiso aver non vorea dico,

ché d'allegrezze, di gioi' son mendíco, 15

ritegno di dolor fonte diversi.

Disnaturando natura, seguendo

di sottometter voglia altrui 'n servaggio,

ché chiar conosco che l'uman lignaggio

d'aver fugge signor naturalmente, 20

ma diviso da ciò diversamente,

regnando in me avendo gran diletto

d'essere servo di cui son soggetto,

in seguitare affanno sostenendo.

E poi congiunsi mevi a tal desire, 25

non mai d'intenzion tal fei partenza,

ma misi 'ngegno a ciò e tutta potenza

e d'altro in me poder giá non ritenni

che sol servendo u' manco lei non venni,

e che i fosse piager fece mostranza, 30

siccome quasi me parv'accordanza,

und'alquanto mi fe' gioia sentire.

Dimorando plager tal quasi un'ora,

se piú non manto fu, se bene e' membro,

presente a ciò sua vista mevi sembrò 35

piú che dir non poría, crudele e fèra,

e visai la sua voglia ch'era intera

di darmi pene, u' son, sí dolorose

che sostenerle alcun tanto gravose

parva in vita serea sua dimora. 40

Ed avanzando in me piú 'l dolor monta

e quasi dico nente ver' ch'io celo,

ché corpo alcun, non credo, è sotto 'l celo

che regni 'n vita, un'or' vi dimorasse

e che senza dimora noi' fallasse; 45

ma per penare piú vit'ho languendo

e soccorso di scampo non attendo,

poi non d'aver per me mai ben si conta.

Se, com'eo dico, u' piú mi stringe pena

di tal cagione, piú deggio dolere, 50

poi veggio e sento che nel me' podere

non si riten di ciò che dipart'omo,

ciò è ragion da fèra: o lasso! como

ne son diviso e tralassato intero,

e seguitando voler tanto fèro, 55

quale tuttor seguir mi' alma pena!

Per che mia vita, dico, è piú ferale

che d'animale alcun, perché natura

segue, ma pure in me tanto ismisura

che fuggo e lasso lei, seguendo 'l contra. 60

E d'aver signoria non giá fui contra,

somettendoli arbitro e mia franchezza;

unde, piú ch'aggio ditto, in me gravezza

di greve pene agiunt'anche ogne male.

Poiché mi sembra e che 'l conosco fallo 65

perché non, lasso, in ciò, rimedio prendo?

E no m'ofender piú ove m'ofendo,

partir mia voglia di tal signoria?

Dico che 'n farlo in me non ho bailía,

poich'a ciò falso plager mi congiunse, 70

che d'anima e da cor vertú digiunse

e ciascuna potenza senza fallo:

perché 'mpossibil m'è farne partenza,

ché 'l mio volere a ciò è sottoposto,

e di maniera tale son disposto 75

che d'alcun qualsia bene i' non ho segno:

e conosco a ragion di ciò son degno.

Ma non mi dol però meno 'l tormento

ch'eo doloroso pur languisco e sento

e che porti conven cor di doglienza. 80

Provato folle, me dico, simiglia

chi segue 'l suo dannaggio e ha 'l pro contra:

e 'n me quel che contat'ho sovra 'ncontra,

perch'alcun sia piú ch'eo folle non credo,

poich'eo non presi, allor potea, rimedo, 85

e di quel ch'ora seguo maggiormente

poi son disposto tanto malamente,

che s'alcuno, com'i', è gran meraviglia.

Meo cordoglio e lamento, ora te move

e te presenta avante a cui ti mando 90

e cerne 'l meo dolor tutto nomando,

non voglia contar lui el mio tormento

e di' che sguardi ben s'a ragion sento

e corregga tuo fallo e comendi ove.

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 158 / 272 题