1. «Di quello che il mio cuore prova, davvero non taccio niente.
Ma io son savio; per questo adopero mezzi insidiosi per prender
l'amore. Vero è, non lo nego: s'io dico che l'amore è come un
vento estinto, giudico di sí alto valore contrariamente al mio
modo di sentire. Io ho una nuova maniera di far versi: ché il
mio verace amore mi fa parlar d'amore. Del resto, ho veduto un
perfetto sapiente che non tace, standosene muto, né è
naturalmente quieto.
2. Per questo non tralascio di far versi, né trascuro il canto:
manifesto il mio grave pensiero, in cui son fitto. Ché quegli
che piú mostra gioia m'annoia: un piccolo fuoco, a suo luogo, è
piacevole; ma se cresca, è increscioso. Qual male, se la
consuetudine lo rende piú grave, può diminuire, se non ci se ne
astenga? Il tempo ben può allontanare il dolore, secondo ch'io
odo da ciascuno che sia saggio.
3. La fede comprende in sé tutte le virtú: uomo che vede, crede;
domanda che avvenga ciò che vuole; tiene ciò che è fede non per
credenza (= senza rendersene ragione), ma spera vera sentenza,
che è luce intera, chiara, da cui vien la vita. Egli disdegna
fortemente la morte, la quale cancella, non registra, il fallo,
permette anzi di fuggirlo. — Ma per il dolore l'arte mi vien
meno: su tale argomento si posson far versi infinitamente.
4. Oh, quante pene evita colui che non segue il suo talento!
Egli allontana da sé il dolore, se ne libera, come il serpente
si libera della sua pelle. Seguire il proprio talento è vita
infelice, ché l'ira strazia il cuore e l'offende. Sta' attento:
fa male chi non ascolta! Molte volte ci rimette (= perde il
ferro) chi serra... chi allontana i vizi, afferra le virtú. Chi
pensa, cerca fama; non faccia tenzone, non faccia offesa chi non
val nulla.
5. Per questo chi ha senno non tardi a far versi, ma consideri
il danno che hanno gli stolti: essi vivono penosamente. In ciò
si loda il sapere: nell'aver moderazione e cura pura con misura:
chi ha senno non varia. Chi prende l'èsca, pesca, e chi ha
pensieri troppo leggeri si lascia ingannare».
I, 27. Il passo è corrotto (anche la metrica è offesa); ma non
so presentare una proposta soddisfacente.
I, 41. La correzione (_I Rim. lucch_.: ben dir di tanto — o
quanto) è del WIESE, _Archiv_ cit., CXVII, 222.