Rimprovera l'amico d'essersi perduto in vizi carnali.
Amico Bindo, Meo Abracciavacca ciò che piú ti sia bono.
L'amistá fredda, celata d'amici lungiament'è veduta: però convene ad
essa socorso di parole, almeno visitazione. Unde pesamevi non poco non
di tuo stato inteso per te alcuna cosa, e ponderosa via piú mi grava
odita quasi di pubrica voce non bene aconcia in tuo pregio. Di che
bono comincio torna, per sentenzia di troppo avacciata natura, lá dove
pregio montato avalla, poi suo podere nol sostene. Di che fôra minore
assai male no aver cominciato che partir di bono comincio. Ché rasa
scrittura di carta peggio poi loco si scrive, e cosí pregio istinto
nel core peggio ralluma. Ahi come pare laido ditto, dicendo: — Quei fu
giá bono! — Ahi, carnal desiderio, quanti nobili e grandi hai
nabissati! Forsi sembrati scusa s'avete vinto? No, ma defensione piú
laude porta. Onne operazione vòle misura, e fòr d'essa vizio si trova;
e quanto meno ende fori, meno have vizio podere. Donque, se misurare
omo non puote volontá carnale, apressi quanto pote a misora. E se
mi dici: — Gioventute forte m'asaglie, — dico: — Difendi con ragion
vecchia c'hai. — Ché gioventude s'intende in due modi: quanto al tempo
e quanto in costumi. E, se ragione loco resistere non pote, fuggi, ché
fuggire s'intende prodezza, lá dove convene.
Se pronto ti pare mio detto, reputane d'ira furore; e, se ti piace, mi
scrive quello che la tua coscienza giudica di te dirittamente, e al
sonetto di sotto risponde con paraule e con operazione.
Non volontá, ma omo fa ragione,
perché soverchia vantaggiando fèra;
e qual sommette a voglia operazione,
torna di sotto, lá dove sopr'era.
Perciò chi have saggia oppinione,
porta dinanzi di ragion mainera,
e di sé dritta d'om fa elezione,
unde li surge poi di gioi' lumera.
E dunque, amico, c'hai d'omo figura
razional, potente, bono e saggio,
come ti sottopon vizio carnale?
Pensa per che è l'umana natura,
che di tutti animai sovr'ha barnaggio:
non vorrai, credo, poi vita bestiale.