Sul medesimo argomento.
Onesto e savio religioso frate Guittone, lo Meo Abracciavacca, ch'è
vostro, vi si racomanda.
Se veritá cannoscenza sostene e bono amore, convene che ogni fine
elezione da canoscenza mova ed amore lo confermi. Dunque, se, per vera
dimostranza di bono, sento me apriso d'amore, e poi diletto disiando
servir e veder voi, non meraviglio, ma laudo, conoscendo ciò ch'amare
ed elegere si dee in esta parte, e purificando e sanando. Amore, non
in ozio, ma in continua operazione regna. E quinde intendo vostra
benignitá, sovenendo e svegliando me, ne la grave e fortunosa
aversitade, in gioia alcuna, di che fue alquanto brunita la ruginosa
mia intenzione. Ora sperando sanare la mente in veritá, mò vo' dimando
risposta di fina sentenzia di ciò ch'i' ho dubbio, mandandolovi
dichiarando per lo sonetto di sotto scritto. Consimil è la lettera e
'l sonetto a l'autro in sentenzia, ma non in voce.
Pensando ch'ogni cosa aggio da Dio,
non so di che mendar lui possa fallo;
ché alma e corpo e vita e mondo 'n fio
mi die' per lui servire a fermo stallo.
Ed eo 'l diservo, in che tegna disio,
non sento di che dica: — Esso disfallo. —
Aldo misericordia dir: com'io
creder lo possa, non veo, sí n'avallo.
Ché pur somma giustizia è fòr defetto.
Al vero Dio misericordia come
chede contr'essa e m'opera salute
vorrial sapere; e poi di loro assetto,
avendo pieno ciascuna su' nome
dal Signor nostro, ch'è tutto vertute.
V