Ogni Parlamento nuovo è un sostrato completo che forma la scorza del

consolidamento nazionale. Esso è un'epoca--un'epoca intera con tutte

le sue fasi, le sue facce, i suoi portati, i suoi prodotti. Questo

sostrato consolidato, quest'epoca finita--la natura viva che si

rinnovelia addimenta altro, entra in altra crisi, in altra formazione.

Quindi altri elementi, altre forze, altri agenti. L'attuale Parlamento

ha finito il suo tempo. La fase della nostra storia, che lo rese

indispensabile e legittimo, è cangiata. Esso non ha più presa, non ha

più eco, non più ragion d'essere. Non risponde ad alcun bisogno, non

soddisfa più le esigenze dei tempi. Quindi deve ritirarsi. Quindi lo

si vede oscillare, brancolare. La sua _sève_ è esaurita. L'Italia

d'oggidì non è più quella dell'anno scorso. Un mondo nuovo è nato.

Altri interessi sgruppati, altri nuovi sorti ed esigenti. La corrente

elettrica tra il popolo ed i suoi mandatari è rotta. Bisogna

ristabilirla. Nuove elezioni sono indispensabili. Però questo

Parlamento fece il suo compito, e largamente. Esso lascia un marchio.

In Italia esso esprime l'unità; fuori, l'unità e la rivoluzione. Il

Parlamento è il cuore che palpita ed indica in Europa che l'Italia una

vive, pensa, parla, vuole, ed è pronta ad agire. Se il Parlamento

italiano non esistesse, l'Italia una, per l'Europa, sarebbe un'utopia,

un sogno, e forse un attentato da cospiratori. Tanti individui,

convenuti da tutti i punti d'Italia, con tante passioni, idee,

precedenti, interessi diversi, sedere insieme, intendersi, formare una

maggioranza ed una minoranza, esprimere concetti identici, desiderii

comuni, scopo unico, stupisce, atterrisce l'Europa. Questa cominciò

dalla meraviglia, anzi dall'incredulità, oggi subentra in lei

l'agitazione, la paura. Ed è perciò che le ostilità contro l'unità

italiana, da sei o otto mesi in qua raddoppiano in tutta l'Europa.

Oggi, uditelo nell'Assemblea francese, noi siamo la rivoluzione--il

_long Parliament_ che aspetta il suo Cromwell. Per l'Europa l'Italia

si concentra in due fuochi: nel Parlamento--un'incognita da cui la

crudeltà dei tempi può tirar fuori Dio sa che--ed in Garibaldi--non

l'uomo della logica, della ragione, della convenienza, ma del

destino--forza selvaggia di una natura concentrata per quattro

secoli--l'Italia! Il Parlamento è per l'Europa un vulcano, una

negazione terribile, delle basi cui essa credeva riposare. Il

Parlamento ha attestato il suo dritto su Roma e su Venezia. Ed a

Venezia e' rappresenta la negazione dell'Impero; a Roma, quella del

papato--vale a dire, il rovesciamento, del dritto che per quattordici

secoli servì di ritmo alla vita di Europa. La terribile Convenzione,

in paragone a questa placida, moderata, flemmatica nostra assemblea,

fu un'assemblea di fanciullette. Essa non concepì un cataclisma così

completo della società europea--fu difesa, non aggressione. E noi

aggrediamo. La tenace temperanza stessa, la pazienza, la ipocrisia del

nostro Parlamento sconvolge l'animo delle potenze. I furori duran

poco, l'entusiasmo si calma, l'ebbrietà svapora; la tranquilla fede,

la perseveranza intemerata nostra, la calma dell'insieme nello scoppio

e nei bagliori delle varietà che minacciano, che sfidano, che

protestano, che s'impazientano, che si mostran pronte a fare, ed

impellono ad agire, gittano nei gabinetti europei un turbamento

indefinibile. Essi veggono un fantasima che leva il capo e sormonta la

cima delle Alpi, e si domandano: che vuole costui in definitivo? dove

andrà? E lo spettro di Roma--delle due Rome forse--di quella di Cesare

e di quella di Gregorio VII--sembra risorgere minaccioso.

Sopprimete il Parlamento--questo crogiuolo della vita italiana--e

l'Italia scompare, ed il fantasma si dilegua. Finchè questa sintesi di

sette antichi Stati--sta in piedi, si presenta all'avanguardia, va

compatta, sta soda, confidente, concorde, si attesta, attesta i suoi

diritti, tien testa ai rifiuti, alle minacce, alle negazioni, alla

lotta, ed incede, ed avanza, e non si arresta mai, e non trasmoda, e

non perde nè la dignità, nè la calma, ed ha fede, ed è inesorabile o

clemente a seconda le vicessitudini e le circostanze, e non si

subordina a chicchessia; finchè questa sintesi della nazione italiana,

dico, fa udire la sua voce in mezzo all'Europa che ascolta e ne spia

ogni movimento, l'Italia non corre pericolo. Essa è in via di

formazione: si completerà.

Quindi è mestieri non colpire il prestigio che esercita ed ha il

Parlamento. Esso è l'arca santa della nazione. Resterà, quando

ministri e re non saranno più. Esso è la nazione--vale a dire

l'immortalità. Perocchè l'Italia, che si credeva morta, squartata e

sbranata come era in sette membra--l'Italia si è trovata viva, quando

Este, Lorena, Borboni, Asburgo non sono stati più, non sono più.

Anatema a chi bestemmia contro il Parlamento, ed al Parlamento, esso

stesso, se contamina la sua dignità! L'insignificanza, la bruttura

stessa di qualcuna delle sue membra non alterano la vita e la nobiltà

del corpo. Il corpo, si rinnova nella giovinezza eterna della nazione.

L'esistenza del Parlamento all'interno è il faro su cui si poggiano e

riposano gli occhi di tutte le provincie: esso è la sua fede, la sua

coscienza. L'Italia sente che è una--e come tale pensa, ordina,

obbedisce, agisce. L'antica geografia, che palpita forse ancora nei

brani dei vecchi interessi, diviene un solecismo politico dal momento

che si ode la voce che parla dalla tribuna italiana. Toscana, Sicilia,

Napoli, Lombardia, non sono più che un nome, ed in questo

battesimo--la rappresentanza italiana--tanti nomi che non ne fanno più

ch'uno--l'Italia. L'irradiazione della forza nazionale qui si

concentra, e parte di qui. Cuore e cervello, dal Parlamento sgorga la

vita, la volontà, il pensiero e la coscienza, la forza, la fede;

procede da tutti, ed è tutto. Esso è la legge.

Conchiudo. L'attuale Parlamento non sarà forse più quando questo libro

verrà a luce, o gli sopravivrà di poco. Non importa. Il libro resta

egualmente. _Le roi est mort, vive le roi!_ Gli uomini che compongono

l'attuale Assemblea, pochi tranne, ritorneranno ritemperati di vita

nuova. Le elezioni saranno per essi una trasfusione di sangue. Oggi

già ha avuto luogo nel suo seno uno spostamento significantissimo. La

maggioranza del conte di Cavour, dislocata dal barone Ricasoli, è

dissipata affatto dalla presenza del commendatore Ratazzi. I partiti

han cangiato tempra, se non scopo; perocchè la loro composizione è

adulterata, ed alterata. Nuovi interessi sorgono, e con essi nuovi

elementi di attività e di azione. I colonnelli divengono generali, ed

i generali passano ai veterani. In questo momento tutto fermenta come

in una caldaja che bolle: tutto ruota ed ha la vertigine, Domani,

quando le nuove elezioni avranno impresso un movimento regolare a

questo agitarsi, aperta o indicata la via che ha uscita e mette capo

ad un fine, tutto si arranga, tutto si assetta e l'ordine ricomincia,

e con l'ordine viene la forza, l'autorità, la fede. Sciogliere la

Camera attuale è una necessità: l'armonia fra i suoi membri è rotta.

Fra le sue parti non vi sono più punti di contatto: tutti son punti ed

angoli. Ciò però non altera punto la maestà del Parlamento.--I suoi

membri variano, il suo spirito resta. Possono avversare lo

scioglimento taluni, che temono non più ritornare. Coloro che hanno la

coscienza ferma, coloro che sentono di rappresentare il paese, non sè

stessi ed i loro fini, costoro anelano anzi di trovarsi in contatto

con i loro mandanti. Essi vanno a ricevere una parola d'ordine che

loro servirà di bussola.

La missione del Parlamento non è tanto legislativa ed amministrativa.

Al punto in cui si trova l'Italia, essa è affatto politica, è

sovranamente nazionale. Il Parlamento è il simbolo visibile dell'unità

d'Italia, parlando, agendo così. Il resto è secondario. Questa

espressione esso ha in Europa: questo scopo esso debbo avere per

l'Italia. La missione legislativa verrà poi--quando non vi saranno più

in Europa increduli che l'Italia sia. Il Parlamento italiano sarà

forse un giorno chiamato a prove più ardue ancora di fede, di forza,

di audacia, di patriotismo. Che gl'Italiani ricordino, ciò quando

verranno a mettere i loro bullettini nell'urna--alle prossime

elezioni. Io non voglio spiegarmi di modo categorico. L'Italia deve

sapere che essa è in lotta, e sola contro tutta l'Europa. Chi lotta ha

bisogno di lottatori dovunque, sul campo di battaglia come al

Parlamento, nella diplomazia come nella chiesa.

Con questo intendimento, avanti con Dio.

FINE.

INDICE

HORS D'OUVRE PER LE PERSONE CHE NON SONO SERIE.

I. Come bisogna sempre ascoltare ciò che si dice in un wagon. Pag. 7

HORS D'OUVRE PER LE PERSONE SERIE.

II. Come mi decisi a scrivere, a pubblicare ed a ripubblicare i profili

dei miei colleghi. » 27

I MORIBONDI DEL PALAZZO CARIGNANO.

I. Il Parlamento riepiloga la nazione.--Lo dipingo al punto di vista

francese.--Sono imparziale perchè repubblicano.--Statistica della

Camera.--Sua divisione.--Le farfalle.--I pretendenti della destra.--Gli

agenti provocatori.--Gl'invalidi del centro.--Gli uomini di Stato

abbozzati della sinistra, ed il _terzo partito_.--Garibaldi

tentenna.--Guazzabuglio della estrema sinistra.--Gruppi per provincie, e

loro carattere distintivo.--I fabbricanti ed i traffichini degli ordini

del giorno.--L'addormentato.--Lo stanco.--L'indiscreto.--I

legislatori.--I Grandi di Spagna.--L'amico di tutti.--Crispi e la sua

posa.--L'ex-Mirabelli.--I successori di Turati e di Proto.--Fisionomia

degli oratori.--I lettori di giornali ed il signor Boggio. » 37

II. Il conte di Cavour.--La sua giovinezza.--Paggio.--Luogotenente del

genio.--Viaggio in Inghilterra ed in Francia.--Scrive nelle

Riviste.--Suo stile.--Ritorna in Piemonte.--Il _Risorgimento_.--Il conte

di Cavour deputato.--Sue evoluzioni parlamentari.--Ministro.--Motto del

re al signor d'Azeglio.--Cavour al congresso di Parigi.--Dopo la pace di

Villafranca.--Carattere e genio di quest'uomo di Stato.--Cavour

oratore.--La sua tenuta nel Parlamento.--Dopo la sua morte. » 51

III. Cavour riassume in sè stesso il Gabinetto.--Minghetti prima di esser

ministro.--Ministro e dopo.--Fanti.--Della Rovere.--Peruzzi.--Cassinis.

--Il ministro amabile ed il suo _a latere_ signor Niutta.--De Sanctis.--Una

parola della politica del Gabinetto. » 67

IV. Urbano Ratazzi.--Un po' di biografia--Non è l'antitesi di

Cavour.--Sue idee Politiche.--Segretari.--Massari, Zanardelli, Galeotti,

Negrotti, Mischi, Tenca. » 91

V. Terzo partito.--Suo programma.--Suoi capi.--Lamarmora.--Carriera di

questi.--Depretis, Pepoli.--Loro figura.--Partigiani.--Capriolo.

--Berti-Pichat.... ed altri.--Carattere di questo partito.--Situazione e

sua espressione. » 101

VI. Il barone Ricasoli.--Origine di sua famiglia.--Suo ritratto.--Un po'

di biografia.--Sua amministrazione autocratica in Toscana.--Suo

carattere.--Ministro.--Indole di questo Ministero.--Risultati. » 113

VII. La destra.--Suo carattere.--Il ministro rinforzato.--Menabrea,

Miglietti, Cordova.--La destra.--I suoi capi.--Buoncompagni. Farini.

Lanza.--Suoi membri.--Boggio, Pasini, Leonardi, Torelli, Jacini,

Verrezzi, Corsi, parecchi altri.... Gustavo di Cavour.--Alfieri,

Persano, Andreucci, Baldacchini. Lacaita e Caracciolo, Spaventa,

Chiaverina, Cantelli, Pettinengo e Cuggia. » 129

VIII. Gli ex repubblicani della destra.--Lafarina, Amedeo Melegari.

Correnti, Arconati-Visconti, Giorgini e Broglio, Mattei, Pescetto,

Ricci, Valerio e Susanni, Finzi, Sella, Carutti, Malenchini.--Che

sarebbe la destra se la situazione cangia. » 141

IX. Sinistra.--Principali divisioni di essa.--Suoi caratteri

generali.--Suoi intendimenti.--Capi presuntivi.--Ferrari, Guerrazzi,

Mazziniani, Saffi.--Gli oltramontani.--Ondes-Regio, Amari. Ugdoleno.--I

dottrinari.--Allievi.--Il gruppo della _Perseveranza_.--Visconti-Venosta,

Massarani, Guerrieri-Gonzaga, Finzi.--Gl'indipendenti.--Mosca, Costa, Pica,

Giuseppe Romano, Mandoi-Albanese, Marchese Ricci, Levi Ranieri, Varese

Menighetti, Toscanelli, Michelini, Bianchi, Tecchio.--I _bouders_,

ecc.--Gli smarriti.--Chiaves, Gallenga. » 153

X. I repubblicani delta sinistra. Brofferio, Macchi,--Crispi.--Partito

garibaldino--Mordini, Cadolini, Musolino, Bixio, Cairoli, Bertani, Sirtori,

Zupetta.--Gl'indecisi.--Liborio Romano, Greco, Lamasa, Assanti, Argentini,

Polsinelli, Salaris, D'Ayala, Minervini, Ricciardi, Mellana, Sinco,

Montanelli.--Sintesi della sinistra.--Perchè in essa non vi è uomo di

Stato. » 167

XI. Il centro.--Sede della _consorteria_ napoletana.--Capo

putativo.--Poerio, Mancini, Conforti.--La _consorteria_.--Pisanelli,

Scialoja.--Altri deputati del centro.--Napoletani o no.--Le _utilità_ della

Camera.--Colpo d'occhio sull'insieme e sulla natura del Parlamento.--Ciò

che esso rappresenta e significa in Europa.--Ciò che è all'interno.

--Conchiusione. » 183

I moribondi del Palazzo Carignano · 第 11 / 11 段