Il pranzo durò troppo per due persone, le quali avevano tante cose da
dirsi. Cioè, mi spiego, l'una aveva da dirle e l'altra da sentirle; ma
voi vorrete concedermi che quest'altra non si sarebbe contentata di
stare a sentire e avrebbe detto anche del suo. Ora il padre Anacleto
era tanto curioso di sapere che cosa gli avrebbe risposto il padrino,
vedendosi scoperto, come il padrino era curioso di sapere che cosa gli
avrebbe detto il priore, e con che tono, e con quali propositi.
Come Dio volle, si levarono tutti da tavola, e il padrino, uscito dei
primi dal refettorio, andò a chiudersi nella sua cella. Voleva egli
cansare i soliti accompagnatori, o più specialmente lo zio?
Quest'ultimo, anche a volerlo per forza come terzo nella
conversazione, non si sarebbe potuto ottenerlo. Aveva lavorato troppo
e sentiva il bisogno di riposare un pochino; perciò era andato a
finire in libreria, su quella tale poltrona, e il sonno aveva stese le
ali sul suo capo innocente. Il padre Agapito, il padre Restituto, ed
altri suoi cortigiani, che si erano accompagnati subito a lui,
sperando di veder tornare il biondo nepote, dovettero assistere
all'assopimento dello zio. Quando ritornarono all'aperto, videro il
priore che si allontanava dall'altra parte del chiostro, col serafino
a fianco. Il priore aveva incominciato un discorso di qualche
importanza, e si fermava ad ogni tratto, come un uomo che vuol calcare
sulle parole; il serafino andava o restava, secondo i movimenti del
suo interlocutore, e dava segno di molta attenzione, chinando spesso
la testa, in atto di assentimento. C'erano insomma tutti i caratteri
d'un dialogo, che non voleva essere interrotto da compagni importuni.
--Amici,--disse il padre Restituto a tutti gli altri che erano rimasti
come lui con un pugno di mosche,--non vorrei che il priore degnissimo,
dopo che ha riconosciuta la donna, ne prendesse una cotta.
--Eh via!--esclamò il padre Marcellino, che passava di là per andare
alla sua cella, e si era fermato, vedendo quel crocchio
d'osservatori.--Vorreste voi che proprio il fondatore dell'ordine
venisse meno alla sua stessa dottrina?
--Oh, non sarebbe il primo;--osservò il padre Ilarione.--C'è pure
stato il Creatore, che si pentì d'aver fatto l'uomo.
--In verità,--soggiunse il padre Costanzo,--sarebbe grazioso che
l'esempio della prevaricazione ci venisse da lui!
--Dal Creatore?--domandò argutamente il padre Marcellino.
--No, dico dal padre Anacleto, dall'inventore della seconda vocazione.
--Che, forse lo gradireste, l'esempio?--
La bottata era di quelle da levare il pelo; ma il padre Costanzo finse
di non intendere.
--L'esempio! l'esempio!--borbottò egli.--È sempre una brutta cosa,
l'esempio.
--Quando è brutto, sicuro. Ma chi vi dice, o signori, che il padre
Anacleto voglia dare un brutto esempio alla comunità di San Bruno? È
il priore che discorre con uno dei suoi frati, ed io non ci vedo
altro.
--Dopo quello che si sa?--chiese il padre Restituto.--Dopo quello che
ci ha detto egli stesso, prima di andare in refettorio?
--Eh, potrebbe darsi appunto che parlasse al biondo novizio di quella
tal rivelazione che gli è stata fatta quest'oggi.
--Il fratello Marcellino ha ragione;--entrò a dire il padre Agapito,
che era stato silenzioso fino allora.--Scommetto che il priore ne fa
una delle sue.
--Che cosa?--gridarono ad una voce il padre Restituto, il padre
Costanzo e il padre Ilarione.
--Sta persuadendo il padrino Adelindo ad andarsene via del convento.
--Oh, questo, poi!
--Vedrete che è così per l'appunto. Il nostro priore è lo spirito
dell'opposizione. Quando glielo dicevamo noi, non voleva crederlo, non
voleva far nulla. E adesso che noi ci siamo acquetati.... Perchè noi
ci siamo acquetati;-soggiunse il padre Agapito.--Voi stesso, fratello
Restituto, glielo avete detto chiaro e tondo: ammettiamo anche il
ridicolo. Il padrino Adelindo è un buon ragazzo; non dà molestia a
nessuno; domanda soltanto di poter vivere con noi, in questa pacifica
comunità. Anche lui, forse, avrà i suoi piccoli dispiaceri; vorrà
anche lui dimenticare le noie del mondo; perchè vorremmo
impedirglielo?
--Sicuramente!--gridò il padre Ilarione, sostenuto dall'approvazione
dei colleghi.--Perchè vorremmo impedirglielo? Non sarebbe carità la
nostra.
--E il priore avrebbe doppiamente torto a mandarlo via, senza
consultare i suoi compagni;--aggiunse il padre Restituto.--Siamo tutti
eguali qua dentro, e il suo priorato non è che una carica....
--D'ordine meramente amministrativo;--gridò il padre Costanzo.--Egli
non può mettere la sua volontà, il suo capriccio, in luogo e vece
della volontà di tutti.
--Si è sempre fatto ogni cosa d'accordo, non lo nego;--osservò il
padre Marcellino.--Ma qui, forse, il caso è diverso. Le opinioni
espresse l'altro giorno in capitolo potrebbero averlo persuaso a
prendere una risoluzione da sè.
--No, niente risoluzione. Ogni cosa ha da farsi in capitolo.
--Bene, chiedetegli di convocare il capitolo, e fate la vostra
domanda: vogliamo il padrino Adelindo; o Adelindo, o morte!--disse il
padre Marcellino, ridendo.
--Andiamo, voi la mandate in burletta;--osservò il padre Costanzo,
facendo il viso brusco.
--Noi non si dice che resti il padrino ad ogni costo;--aggiunse il
padre Restituto.--Si dice soltanto, e si sosterrà, che ci vogliono
certi riguardi.
--È questo, sì, è proprio questo!--gridarono ad una voce il padre
Costanzo e il padre Ilarione.
Ma il padre Agapito, che quel giorno era il meno parolaio di tutti,
diede sulla voce ai colleghi.
--Noi chiacchieriamo,--diss'egli,--e il priore decide.
--O che vorreste fare?--domandò il padre Marcellino.
--Andar laggiù, a disturbare il colloquio.
--Bravo! E non pensate ch'egli potrà dirvi....
--Che cosa potrà dirci? Sentiamo.
--Quello che gli direste voi, se foste ne' suoi panni, ed egli nei
vostri.--"Padre Agapito, di grazia, un po' di pazienza; fra mezz'ora
siamo da voi."
--È vero;--notò il padre Agapito, arrendendosi all'evidenza
dell'argomento;--non si potrebbe mandar via un uomo più cortesemente
di così. Ma vediamo se non c'è di meglio. Mi viene un'idea.
--Quale?--gridarono tutti.
--Mandare laggiù un tale a cui non si possa dire: "scusate, fra
mezz'ora siamo da voi." Il padre Prospero, per esempio! Lo destiamo,
lo armiamo in guerra e lo avventiamo come un brulotto nei fianchi del
nemico.--
L'idea piacque, anzi fece furore tra gli astanti. S'intende che il
padre Marcellino va messo in disparte; anzi, vi aggiungo che se ne
andò pei fatti suoi, dopo aver salutata quella mattìa dei colleghi con
un benevolo sorriso.
I tre congiurati rientrarono in chiesa. Il padre Prospero, fortunato
lui, russava beatamente nella sua fida poltrona. Ed essi a fargli
intorno un chiasso indiavolato, saltando, gridando, sventolandogli i
fazzoletti sul viso. Ma il padre Prospero resisteva virilmente
all'assalto. Lo presero allora per le mani, che teneva incrociate sul
ventre, e gli gridarono all'orecchio un visibilio di sciocchezze.
--Fratello Prospero, svegliatevi; brucia il convento.
--Chi dorme non piglia pesci.
--Chi veglia alla luna e dorme al sole, non acquista roba, nè onore.--
Il padre Prospero finalmente si scosse.
--Amici,--disse egli, aprendo gli occhi e richiudendoli subito,--_ego
dormio, sed cor meum vigilat_.
--Ah sì, un bel vegliare che fa!
--Sicuro, fa il chilo;--rispose padre Prospero, tentando di rimettersi
a dormire.
--Come? che avete detto? In voi, l'incaricato di questa delicatissima
operazione sarebbe il cuore? O che fa intanto lo stomaco?
--Non ne so nulla, io; si tratta di affari interni, nei quali io non
entro. Ci pensi chi deve. E voi lasciatemi dormire in pace.
--Bravo! Mentre la vostra bella nepote sta ascoltando la sua
sentenza!--
Quelle parole ebbero la virtù di farlo saltare sulla poltrona.
--Che sentenza?--gridò.--Che sapete voi della mia nepote?
--Sappiamo, fratello Prospero,--disse il padre Restituto,--sappiamo
quello che ci ha detto il priore, dopo il suo colloquio col
sottoprefetto di Castelnuovo. Non vi confondete per così poco, e
veniamo all'essenziale. Ora il priore è andato in giardino, col
padrino Adelindo.... Mi capite? La visita del sottoprefetto e le sue
rivelazioni stanno per avere un effetto.
--Ah!--disse il padre Prospero, come un uomo che avesse capito, od
anche come un uomo che sbadigliasse.
E ricadde sulla poltrona, assai più disposto a riprender sonno, che a
proseguire la conversazione.
--Come?--gridò il padre Restituto.--Non vi commovete?
--E perchè dovrei commuovermi, per un discorso del priore al... mio
nepote? Il priore è una degnissima persona, che non vorrà mica dirgli
una impertinenza.
--Sì, ma se egli frattanto gli dicesse pulitamente di andar via?
--Me ne andrei; il... mio nepote se ne andrebbe; noi due ce
n'andremmo.
--Con questa flemma?
--Eh, proprio con questa. O che volete? Che si resti in paradiso a
dispetto dei santi?
--Ma qui non ci siete, a dispetto di nessuno;--replicò il padre
Restituto.--Qui tutti vi amano.
--Siete il più prezioso tra gli amici;--soggiunse il padre Costanzo.
--Un vero fratello per tutti noi;--ribadì il padre Ilarione.
--Il più simpatico tra gli uomini;--rincalzò il padre Agapito.
--Grazie, grazie!--esclamò il padre Prospero ridendo.--Dite anche il
più amabile tra gli zii. Che vi pare?--soggiunse, mostrando di
accettare allegramente la sua condizione e di non voler sembrare
troppo ridicolo.--Uno zio come me non si trova mica tutti i giorni.
Forse un po' debole, che si è lasciato menare per il naso, e come zio,
e come tutore. Ma che farci? Avrei voluto veder voi nei miei panni.
L'ho tenuta a battesimo, quella cara fanciulla. Piccina così, mi
capite? Non c'era che quella, in casa, e per lei non c'ero che io.
Figuratevi che, quando vedeva me, non volesse stare neanche più con la
balia, e vi farete un'idea del bene che ho dovuto volergli. Cara
figliuola! E che testolina, buon Dio, che testolina! Perchè, signori
miei, non è solamente la sua bellezza che fa senso....
--È un angelo!--mormorò il padre Agapito.
--.... Ma anche la sua dottrina;--proseguì il padre Prospero.
--Oh, per questo, è un san Tommaso redivivo;--interruppe il padre
Costanzo.
--Di che san Tommaso parlate?--chiese il padre Restituto.
--Di quello d'Aquino, per bacco!
--Ah! credevo di quello del dito. Infatti, la sua venuta quassù, che
agli sciocchi potrebbe parere audacia, a me sembra amore di verità,
sete di cognizioni....
--Oh, dite benissimo, sete di cognizioni:--ripigliò il padre
Prospero.--Figuratevi che un giorno voleva andare al polo Artico. Se
la sarebbe cavata, la sete, in quelle latitudini! E poi, voleva andare
all'Equatore, per dissetarsi alle sorgenti del Nilo. Ed io che dovevo
seguirla! Sarei guarito della polisarcia; non vi pare? Fortunatamente
per le mie povere gambe, la malinconia gli è girata verso il convento
dei matti.... Oh, scusate! Ripeto quel che si dice comunemente a
Castelnuovo. Sebbene, tutto sommato.... via! siamo giusti.... un fil
di pazzia ce lo avete. Dev'essere l'aria di San Bruno. Tanto è vero,
che questo filo mi sembra di avercelo anch'io.--
Una schietta risata accolse l'ingenua confessione del padre Prospero.
--Dunque, dicevamo,--proseguì lo zio del padrino Adelindo,--eccoci qui
tutt'e due. Voi non m'avete in conto di così sciocco, che non dovessi
vedere il pericolo della nostra venuta.
--Un pericolo!--gridò il padre Restituto.--E quale?
--Ma sì, il pericolo di passare agli occhi del mondo per teste
leggiere. Oramai, il male è fatto, e il giudizio è stato dato, poichè
a Castelnuovo si chiacchiera alle nostre spese. Ma io me ne impipo,
scusate il vocabolo. E se la mia signora nepote vorrà darmi retta, non
ritorneremo a Castelnuovo.
--Ah, bravo!--gridarono tutti in coro.
--Grazie!--rispose il padre Prospero, inchinandosi.--Non ritorneremo
laggiù; ce ne andremo a Torino, a Milano, a Venezia, a Vienna, a
Parigi.... tutti paesi che hanno una eccellente cucina. Io sono
eclettico, in materia di cucina. Mi basta che sia eccellente.--
L'allegria dei tre ascoltatori era prontamente svanita.
--Andarvene! Piantarci qui!--esclamò il padre Restituto.--Ma è
possibile, fratello Prospero, che vi prenda una simile malinconia? E
perchè, poi? Perchè al sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia è venuto
in mente di portare quassù i pettegolezzi del suo capoluogo! Ma io per
l'appunto vorrei star qui, in barba a tutti i sottoprefetti e a tutti
i capiluoghi del mondo. Il priore parlerà come il sottoprefetto? Si
sa;--notò ironicamente l'oratore;--le autorità si sostengono sempre
tra loro. Ma noi, se occorre, abbatteremo le autorità.
--No, non vi scomodate;--rispose tranquillamente il padre
Prospero.--Vorreste fare di me un pomo di discordia. A qual pro?
Tanto, per essere offerto a Venere, sarei troppo peso.--
L'arguzia non fu molto gustata dal padre Restituto, che, secondo le
parole del padre Prospero, avrebbe dovuto far le veci di Paride.
--Ho capito;--diss'egli, crollando malinconicamente la testa.--Siete
voi, proprio voi, che volete lasciarci, ed ogni pretesto vi accomoda.
--Scusate, caro amico;--rispose il padre Prospero, che quel giorno
prendeva ardimento dalle scoperte de' suoi interlocutori;--io non
voglio nascondervi nulla. L'idea di partire non è mia; voi stessi
vedete che tutta questa crise è venuta dalla visita del sottoprefetto.
Ma è certo che questa crise mi fa comodo; oh sì, mi fa comodo. Ancora
l'altro dì, io lo dicevo alla mia nepote: che pesci si pigliano? Non
ti basta questo mesetto di noviziato? vuoi proprio aspettar la
tonsura?
--Confessione preziosa!--gridò il padre Costanzo.--Eravate proprio
voi, il tentatore.
--Ma almeno non vorrete lasciarci qui su due piedi;--entrò a dire il
padre Ilarione.--Siate umano, fratello Prospero!
--Stiamo a vedere che sarò un barbaro, se vorrò togliermi da questa
condizione curiosa!
--Curiosa fin che volete. Ma sono veramente i punti curiosi che
piacciono nella vita, come piacciono in teatro.
--Dite bene, in teatro. Ci siamo, in teatro. E ci siamo venuti in
maschera. Vedete, padre Ilarione? Io non ho mai respirato così bene
come ora, che la maschera ci è caduta dal viso e che non c'è più
bisogno di cambiar tono di voce.
--Avete fatto una mascherata graziosissima;--osservò il padre
Restituto.--Dovreste continuarla per qualche settimana ancora. Via,
mettiamo per qualche giorno, se le settimane vi spiacciono. Del resto,
non eravate voi soli, in maschera. E noi, che cosa siamo, se non laici
in maschera di frati?
--Che gusto ci abbiate, non so;--disse il padre Prospero;--ma credo,
col proverbio, che ogni bel giuoco debba durar poco.
--Baie!--ribattè il padre Agapito.--Lasciate che duri quanto può.
D'altra parte, il termine non vi risguarda. Voi dovete obbedire.
--E a chi se è lecito?
--Alla vostra nepote, che vorrà rimanere.
--Rimanere! Che ne sapete voi, padre Agapito?
--Eh, mi riferisco alle sue stesse parole. Ancora questa mattina, al
romitorio delle Querci, voi presente in carne ed ossa, se non per
avventura in ispirito, ella diceva: sono tanto felice di trovarmi qui!
La pace è una gran cosa, e non capisco come tanta gente a questo mondo
si faccia in quattro per avere la guerra, come non capisco che si vada
in capo al mondo per ammirare un effetto di sole, o di luna, che si ha
sotto la mano, in casa propria.--
Il padre Prospero fece un sorrisetto, da cui traspariva tutto il suo
amor proprio di zio.
--Cara fanciulla!--diss'egli, come parlando a sè stesso.--E non me le
voleva mica far buone, a me, queste ragioni, quando le era saltato il
ticchio di andare al polo Artico, o all'Equatore!
--Ella è contenta di star qui;--incalzò il padre Agapito.--E proprio
ora, voi vorreste condurla via, perchè le riprendesse il capriccio
dell'Equatore?
--State zitto! Non ci mancherebbe altro. Ma come volete che restiamo,
se il priore ci scaccia?
--A questo ci penseremo noi. Egli, in una memorabile seduta del nostro
capitolo, voleva tenere il padrino. Perchè oggi muta d'avviso? Gliene
faremo questione.
--Ma....--ribattè il padre Prospero, che, tant'è, non se la sentiva di
morire a San Bruno,--se le mie informazioni sono esatte, eravate voi
che non volevate il padrino in convento. Perchè oggi mutate d'avviso?
Io ve ne faccio questione.
--Fratello Prospero, volete saperlo? Volete proprio saperlo?--disse
allora il padre Agapito.
--Sì, perbacco; quantunque mi sembri d'averlo già indovinato, il
vostro segreto, ho una gran voglia di vedere come farete a
spifferarmelo in tre.
--V'ingannate, se credete che ciò sia difficile. È un segreto che ve
lo potremmo dire anche in sedici, quanti siamo a San Bruno.
Infatti,--soggiunse il padre Agapito, col sorriso dello schermitore
che è giunto in tempo ad una parata difficile,--non si tratta del
nostro segreto, ma di quello del padre Anacleto. Il nostro degno
priore non voleva saperne di congedare il padrino, fino a tanto si
sentiva il cuore tranquillo. E non lo avrebbe voluto neanche adesso,
se non gli fosse venuto il sospetto che qualcheduno mirava a vogargli
sul remo. Ora, fratello Prospero, badate bene a ciò che ho l'onore di
dirvi. Tutto dipende da questo colloquio che voi non volete andare ad
interrompere. Se il priore si accorge di poter essere il preferito (la
qual cosa è possibilissima, poichè con le donne non c'è da fidarsi
mai), egli non dirà nulla, nel senso desiderato dal sottoprefetto di
Castelnuovo. E voi, fratello Prospero, voi rimarrete qui, se non fino
alla consumazione dei secoli, almeno almeno fino a quella dei capricci
gentili della vostra bella nepote.
--Ah, per.... esempio, questa passerebbe ogni misura;--gridò il padre
Prospero, niente rallegrato da quella prospettiva.--Capisco anch'io
che sarà meglio andare un pochettino laggiù.--
E balzato in piedi, uscì con passo risoluto dalla biblioteca.
--Ce n'è voluto, per farlo muovere!--esclamò il padre Agapito.
--Lo spediente m'è parso arrischiato;--osservò il padre Restituto.--Si
potrebbe anche ritorcere contro di noi.
--Ho bruciate le navi;--disse il padre Agapito, stendendo le palme e
allungando il collo in atto di rassegnazione.--Tanto, badate a me, il
padrino Adelindo non rimane più a San Bruno. Il priore non lo metterà
alla porta; può darsi. Ma gli offrirà il braccio per condurlo fuori.
--È un vostro sospetto?--domandò il padre Restituto.
--Sì, per ciò che risguarda il priore. Ma ho qualche ragione per
credere che il padrino si lascerà fare la corte. E voi sapete che
quando una donna è disposta a lasciarsi fare la corte da un uomo,
quell'uomo, se non è uno sciocco, se ne avvede; e quando quell'uomo se
ne avvede.... Ma che cos'è? Ritorna il padre Prospero?--
Infatti, il padre Prospero ricompariva sull'uscio della biblioteca.
Era andato con molta buona volontà verso il giardino. Restare a San
Bruno gli piaceva poco. La cucina, veramente, si era migliorata, non
senza merito del priore, che aveva interpretati i gusti gastronomici
del suo preziosissimo ospite. Ma la bontà della cucina era troppo
poco, messa a riscontro con la mancanza d'ogni svago. Il padre
Prospero era un uomo amante del quieto vivere, non già della
solitudine, fatta solamente per le anime che sanno bastare a sè
medesime. E quel pericolo, poi!... Ma in fondo in fondo, era davvero
un pericolo? Neanche il sottoprefetto di Castelnuovo, col suo
Francavilla _in pectore_, aveva potuto dir male del padre Anacleto.
Non era ricchissimo, da stare a petto con la sua nepote; ma a questo
ci avrebbe dovuto pensar lei. Infine, se si volevano bene.... Se si
volevano bene e se lo confessavano, era da credere che il priorato del
padre Anacleto fosse per finire, e la vita claustrale con esso.
Questa luminosa conclusione fece sì che il padre Prospero, scambio di
tirare innanzi verso il giardino, dèsse una pronta voltata e
ritornasse in biblioteca.
--Come? Che vuol dir ciò? Perchè non siete andato?--chiesero, l'uno
dopo l'altro, i suoi compagni importuni.
--Signori, ho pensato meglio. Quel che farà il priore sarà ben fatto;
e quel che piacerà alla mia nepote piacerà anche a me. Ho detto, e me
ne vado a dormire. Almeno.... se potrò riprender sonno, dopo le vostre
interruzioni.--
E il padre Prospero fece proprio così come aveva detto. Andò a
sdraiarsi nella sua poltrona, e non volle più sentir altro.