Leviamoci il cappello, signori lettori, perchè siamo in casa del
sottoprefetto di Castelnuovo.
I Castelnuovi sono molti, sulla faccia della terra, e voi forse
aspetterete che io vi dica in quale dei tanti vi abbia condotti. Ma
io, con vostra licenza, non lo farò, per ragioni di alta convenienza
ed anche di sicurezza personale. Il sottoprefetto del mio Castelnuovo
sarebbe capace di aversela a male e di farmi arrestare come ozioso e
vagabondo, la prima volta che mi saltasse il ticchio di visitare il
suo circondario. Ora, siccome io ci ho proprio un gran desiderio di
tornare laggiù e di non esser molestato nelle mie corse
sconclusionate, voi consentirete, spero, che in questo particolare io
mi tenga prudentemente a mezz'aria.
Per le necessità della storia, vi basti di sapere che si dice
Castelnuovo in opposizione di Castelvecchio. Castelvecchio, ancora due
anni fa, quando io ci sono stato, era una rovina sulla vetta del monte
Acuto; il qual monte è uno dei soliti contrafforti dell'Appennino, che
ricorrono così spesso nella orografia dei romanzieri. Castelnuovo è
una cittadina fabbricata più in basso, tra il poggio dei Gemmi e la
riva destra del Bedonia, un torrente in cui gli eruditi hanno trovato
due radici celtiche, e le lavandaie di Castelnuovo cercano ancora due
once d'acqua per otto mesi dell'anno.
Castelnuovo, come vi dice il nome, doveva averci il suo castello anche
lui. Ma il forte arnese era sparito sotto un intonaco più moderno; le
feritoie erano diventate finestre, e la gran mole bucherellata,
imbiancata, rimessa a nuovo, accoglieva nel suo grembo quasi tutti gli
uffici e le rispettive abitazioni dei rappresentanti del governo.
C'era, ad esempio, la sottoprefettura, c'era la pretura, il ricevitore
del registro, il conservatore delle ipoteche, e non ci mancavano i
reali carabinieri, comandati dalla perla dei marescialli. Il
verificatore dei pesi e misure abitava più lungi, e così pure il
ricevitore delle dogane, con altri ufficiali, i cui nomi non vogliono
venirmi alla penna. Lo spazio tiranno vietava l'accentramento della
gran famiglia governativa di Castelnuovo. Si diceva anzi che ben
presto dovesse andar fuori del palazzo demaniale il ricevitore del
registro; un po' perchè ci stava a disagio lui, che aveva mezza
dozzina di marmocchi, debitamente registrati, un po' perchè teneva a
disagio il sottoprefetto, quantunque la famiglia di quest'ultimo
constasse di due sole persone; marito e moglie, sottoprefetto e
sottoprefettessa.
Si spiccica male, quel "sottoprefettessa", non è vero? Ma in fede mia,
non si può fare altrimenti. E buon per noi che non abbiamo da masticar
altro che il nome! La signora sottoprefettessa era asciutta e dura
come uno stoccafisso, con una pelle risecchita, che pareva di
cartapecora. Ottima signora, per altro, ed anche piacevole in
conversazione, purchè non entrasse a parlare dei torti fatti a suo
marito. Disgraziatamente, ciò le accadeva dieci volte al giorno. Ma,
d'altra parte, siamo giusti, la signora sottoprefettessa aveva ragioni
da vendere. Quei benedetti ministeri che passavano promettendo, e se
n'andavano senza aver mantenuto, avrebbero fatta perdere la pazienza
ad una santa, nonchè alla sottoprefettessa di Castelnuovo, che era a
mala pena uno stinco. Otto o nove promozioni erano già venute, dacchè
suo marito aveva diritto all'avanzamento. E quei bravi signori del
ministero glielo avevano sempre saltato. Già, non amavano suo marito,
perchè era un uomo d'ingegno e perchè il suo circondario era il meglio
amministrato d'Italia. Per far carriera, con quei signori, bisognava
essere asini calzati e vestiti, e lasciare che tutto andasse a
rifascio, nella amministrazione del regno.
Il sottoprefetto ascoltava e sorrideva. Il filosofo sorride sempre. Il
mare, più è profondo, più apparisce tranquillo a fior d'acqua. Queste
olimpiche calme sono i conforti superbi del mare, dei filosofi e dei
sottoprefetti saltati. Dopo tutto, il cavaliere Tiraquelli vedeva
approssimarsi il giorno della giustizia. Sentiva egli altamente di sè?
O serbava egli in corpo un segreto, uno di quei segreti che non si
rifischiano ad anima viva, neanche alla moglie, nelle ore confidenti
in cui l'uomo pubblico si leva dal capo l'aureola del potere e assume
il berretto di cotone dell'uomo privato?
Lo vedremo tra breve, poichè siamo entrati in casa, anzi a dirittura
nella sala di ricevimento. Il cavalier Tiraquelli riceve tutti i
mercoledì. Novità inaudita negli annali della sottoprefettura di
Castelnuovo! E riceve già da due mesi, con gran giubilo delle primarie
famiglie del paese. I mercoledì della sottoprefettessa forniscono
l'argomento delle chiacchiere cittadine, per tutti gli altri sei
giorni della settimana. Voi, frattanto, lettori discreti, già avete
capito esser questa la ragione che fa parere ristretto il suo
quartierino al cavalier Tiraquelli, e che farà sgomberare il
ricevitore del registro dal suo. Il ministro dell'interno, che non ha
ancora pensato a mettere il cavaliere nell'elenco delle promozioni, il
ministro dell'interno, dico, ha promesso di fargli dare tutto il
secondo piano del palazzo demaniale, a patto che tiri avanti i suoi
famosi mercoledì. Gatta ci cova; non pare anche a voi?
Infatti, vediamo. Ecco un sottoprefetto a quattromila lire, che non ha
nulla di suo, nè rincalzi alla paga per ispese di rappresentanza, e
che tuttavia si fa lecito di avere dei mercoledì! Capisco che non ci
si mangia, alle sue veglie, e ci si beve al più al più, qualche
bicchier d'acqua inzuccherata; ma infine, i lumi ci vogliono, e il
pianoforte richiede ogni settimana l'accordatore. Notate anche la
cortesia del ministro, che ascolta le lagnanze del sottoprefetto
intorno alla ristrettezza del quartierino e si dispone a concedergli
l'uso di tutto il secondo piano, relegando gli uffici della
sottoprefettura al primo, donde il ricevitore del registro dovrà
sgomberare alla svelta. Un segreto c'è sotto, lo vedete anche voi, e
certamente vorrete saperlo. Ma, vi prego, non istate a beccarvi il
cervello; io stesso ve lo dirò a suo tempo, e mettete pure che ciò
avverrà quanto prima.
Tutti i rami della amministrazione erano rappresentati nella loro
doppia essenza, mascolina e femminile, ai mercoledì del sottoprefetto
di Castelnuovo. Quanto ai naturali del paese, sulle prime si erano
tenuti un pochino in disparte. Le signore, in ispecie, non avvezze
alle conversazioni e alle feste da ballo, temevano forse di sfigurare
al paragone delle dame governative, che avevano viaggiato e
conoscevano gli usi del mondo elegante. Ma a poco a poco la vergogna
era sparita, e tutte quelle brave signore andavano alla
sottoprefettura, maritate, zitelle e zitellone, che era un piacere a
vederle. Si facevano quattro salti, mentre gli uomini sodi
chiacchieravano di politica, di finanza e di amministrazione. Il
maestro della banda cittadina, giovinotto di buona volontà e di alte
speranze, suonava passabilmente il cembalo, dedicava polke e mazurke
di sua composizione alle signorine di Castelnuovo, e qualche volta gli
riusciva di farle stampare a Torino, o a Milano. Tutto ciò metteva un
pizzico di sale nella vita, per il passato così insipida, di
Castelnuovo Bedonia; gli conferiva un'aria di capitale, e sarei per
dire di piccola Parigi.
C'era un guaio, nei mercoledì della sottoprefettura. Tanto è vero che
non c'è niente di perfetto in questo basso mondo. I giovanotti non
abbondavano a Castelnuovo Bedonia. Ma per compenso ballavano gli
ufficiali del governo, che avevano quasi tutti la leggerezza voluta da
questo nobile esercizio ginnastico. Di tanto in tanto capitava qualche
ospite nuovo; ora un ispettore, mandato dal governo per rivedere le
bucce ad un comune; ora un ufficiale dei carabinieri, che veniva a
dare un'occhiatina alla caserma di Castelnuovo; ora uno studente in
vacanze; ora un curioso giramondo, che amava le vie meno frequentate.
La specie di questi fannulloni emeriti non si è ancora perduta; anzi
pare che tenda ad accrescersi, dopo l'invenzione dell'alpinismo. E a
proposito di alpinisti, ne erano capitati dodici in una volta, dal
capoluogo della provincia, per far l'ascensione del monte Acuto, i cui
mille centotrentadue metri sul livello del mare non meritavano forse
che si scomodassero per lui tante brave persone.
Piuttosto, era da desiderare che andassero a visitarlo i geologi e gli
studiosi di archeologia preistorica; gli uni per le belle concrezioni
calcaree, pei quarzi e per le tracce di minerali che presentava la
roccia; gli altri per le caverne ossifere che si aprivano nel fianco
della montagna. Di questi ultimi, voglio dire degli archeologi, uno
solo era capitato a Castelnuovo, e fortunatamente non mostrava
desiderio di andarsene. Non era uno scienziato di professione, ma un
semplice dilettante, e per giunta non aveva ancora stampato nessuna
memoria sull'_Homo diluvii testis_. Ma, non dubitate, se ancora non
l'aveva stampata, nè scritta, minacciava di voler fare una cosa e
l'altra al più presto. L'epoca neolitica e l'archeolitica erano il
fatto suo, e le caverne di monte Acuto gliene davano saggi stupendi,
in cuspidi di frecce, asce e raschiatoi di selce, amuleti di
serpentina e di giadeite, cocci, depositi di ceneri e di ossa
carbonizzate, ornamenti di conchiglie, grumi di terra d'ocra e via
discorrendo. Gli avanzi dei banchetti attiravano particolarmente la
sua attenzione. Studiava la forma delle ossa, delle mascelle, dei
denti e delle corna, per accertare quali specie di cervi, di cani, e
d'altri animali più prossimi alla domesticità, vivessero dieci e
quindicimil'anni fa in compagnia dell'uomo, su per le forre di monte
Acuto. Con l'ardimento della fantasia, andava anche più oltre. Non
contento di aver trovato l'_ursus spelaeus_, che accennava già ad una
bella antichità, sperava di trovare anche l'_elephas primigenius_, che
è come a dire il babbo degli elefanti. Notate, che si sarebbe fatto
onore, con la scoperta di un elefante, e in una parte d'Italia da cui
non era passato il re Pirro, l'unico che avrebbe potuto lasciarcene
qualcheduno, per trarre in inganno gli scienziati futuri.
Così sapiente come lo vedete, non era punto noioso. Il duca di
Francavilla era prima di tutto un bel giovinotto, simpatico,
spiritoso, elegante, alla mano, un principe democratico, un
felicissimo impasto di gran signore e di buon figliuolo. Ballava,
inoltre, come.... In verità, non saprei dirvi come ballasse. Le
signore di Castelnuovo affermavano che ballava come un angelo; ma è
poi vero che gli angeli ballino? Comunque, ballava bene, dettava
quadriglie stupende, architettava sciarrade in azione. I suoi talenti
di società non si contavano sulle dita. Infine, sappiate questa: fu
lui che introdusse lo _skating ring_ nelle usanze di Castelnuovo. Per
un dilettante d'archeologia preistorica, non c'era male; che ne dite?
Immaginate dunque come fossero allegri, dopo l'arrivo del duca di
Francavilla, i mercoledì della sottoprefettura di Castelnuovo Bedonia.
Si ballava, si faceva musica, si giuocava di galanteria, ci si
divertiva a quel dio. La sottoprefettessa si faceva un onore
immortale; il sottoprefetto gongolava dal canto suo e prevedeva non
lontano il gran giorno in cui tutto il circondario di Castelnuovo si
mostrasse ligio alla politica del governo, o meglio, del partito che
siedeva al governo.
Perchè a questo egli lavorava, con altezza di concetto non
intieramente richiesta dalla sua condizione secondaria. Volete
sentirlo? coglierlo sul fatto, mentre egli sfodera tutti i più sottili
accorgimenti della sua politica e tutti i più riposti artifizi della
sua eloquenza?
Il cavalier Tiraquelli aveva condotto fuor della sala uno de' suoi
convitati, col pretesto abbastanza ragionevole di fumare un sigaro.
Passeggiavano ambedue sotto un loggiato che guardava nel cortile,
collegando il quartierino del sottoprefetto con gli uffizi della
sottoprefettura.
--Glielo assicuro io,--andava dicendo il rappresentante dell'autorità
al suo interlocutore, uomo sulla sessantina, piccolo di statura, e
cuor contento per dieci, come dimostravano le sue guance
paffute,--glielo assicuro io, signor Prospero, Ella sarà cavaliere. Ma
che dico, cavaliere? commendatore di schianto. Se la cosa si fa, come
il ministro desidera, Lei non può dubitarne un minuto; abbia il
collare per giunto a destinazione. Gliene impegno la parola mia, che è
quella del governo;--aggiunse il sottoprefetto, con accento e gesto
ugualmente solenni.
--Per me,--rispose quell'altro, stringendosi nelle spalle,--vorrei che
fosse già combinata ogni cosa. Ma Ella capirà, signor cavaliere....
--Che cosa? che difficoltà può incontrare il signor Prospero in una
faccenda di questo genere, e con l'autorità domestica di cui è, la Dio
grazia, investito?
--Eh, più che Ella non pensi;--ripigliò il signor Prospero.--Se quella
birichina si mettesse in testa di non volerlo, che ci potrei far io?
--Niente le dice che ci sia questo pericolo;--osservò gravemente il
cavalier Tiraquelli.--Perchè la signorina rifiutasse, bisognerebbe che
ci fosse un altro alle viste. Mi spiego? Ora, quest'altro non c'è;
almeno, a noi non consta. Lei da una parte, come zio e tutore, io
dall'altra come pubblico ufficiale che ha l'obbligo di sapere ogni
cosa, non abbiamo notizie, nè indizii, che ci conducano a sospettare
nulla di simile.
--È vero signor cavaliere, è vero. Ma, se debbo parlare alla libera,
non è il cuore della mia nepote che mi dà pensiero, è la testa. Non
ama nessuno, un po' perchè non ha ancora trovato quel tale che
dovrebbe andarle a genio, ma molto perchè vuole la sua libertà, per
fare a modo suo, contentare i suoi capriccetti....
--Tutta roba che passerà.
--Speriamolo;--disse il signor Prospero, accompagnando la frase con un
sospiro tanto fatto;--ma l'avverto che è molto bizzarra. Si figuri che
uscita appena di collegio, voleva andare al polo!
--Al polo artico?
--Artico, od antartico, non so; ma il fatto sta che m'è scappata fuori
con questa idea, pescata non so dove.
--Forse in un trattato di geografia;--notò giudiziosamente il
sottoprefetto.
--Può darsi. Ma che diamine gli salta in testa alle maestre,
d'insegnare la geografia alle ragazze? A che cosa può servire la
geografia?--
Il sottoprefetto lo fermò con un gesto.
--Signor Prospero,--gli disse,--la geografia è un ornamento necessario
per l'uomo civile. Ella forse ignora che presso la sede del governo
fiorisce una società geografica, posta sotto il patrocinio del re e
sussidiata particolarmente dal ministero.
--Quand'è così, non dico più altro;--rispose il signor Prospero,
inchinandosi.--La geografia sarà un ornamento necessario per gli
uomini; ma per le donne.... poi....
--Qui Ella potrebbe aver ragione;--interruppe il sottoprefetto con
aria di benevola condiscendenza.--E m'immagino che avrà detto alla
signorina che le donne non debbono andare ai poli.
--Se gliel ho detto! Ma vuol sapere che cosa mi ha risposto, quella
testa bizzarra? Bene, andrò dunque all'equatore; c'è due terzi
d'Africa da esplorare; gli influenti del Nilo da riconoscere.... Ha
detto influenti o affluenti? Non so.
--Affluenti ed influenti, è tutt'uno;---osservò il
sottoprefetto;--credo, per altro, che sia più proprio il dire
affluenti. Dobbiamo badare anche al patrimonio della lingua, signor
Prospero; dobbiamo badarci sopra tutto noi, che siamo i depositarii
del potere. Ma anche sulla faccenda dell'equatore, io spero che Ella
avrà fatto valere la sua autorità tutoria.
---Autorità, veramente, ne ho poca;--confessò il signor Prospero.--Mi
sono contentato di dirle che ci fa troppo caldo in Africa, come fa
troppo freddo ai poli, che non avrei potuto risolvermi lì su due piedi
ad accompagnarla; che, infine, ci avevo i conti della tutela da
aggiustare, e che questa fatica, necessaria per lo meno quanto
l'ornamento della geografia, mi avrebbe preso un anno di tempo.
--È un anno di guadagnato;--disse il sottoprefetto;--e in un anno la
testa di una ragazza può far variazioni di molte. La signorina Adele è
romantica, e, in fondo in fondo, questo non mi dispiace. Il nostro
giovinotto calcherà su questo tasto. E non gli sarà difficile, perchè,
a dirla in confidenza, è innamorato cotto, e gl'innamorati vedono
sempre con gli occhi della persona amata. Signor Prospero mio, ne
faremo una duchessa, della sua bella nepote. Dica sinceramente, non le
va?
--Che! ci avrei un gusto matto. Quei Gamberini, così superbi della
loro contea, che guardano il paese con tanto disprezzo, dall'alto di
una bicocca piena zeppa d'ipoteche....
--Parli piano, per carità!...
--Ha ragione, ha ragione. Ma il maestro è al cembalo e non si
sentirebbe neanche una cannonata, là dentro. Quei Gamberini, dico,
s'avrebbero a far gialli dalla rabbia. E la povera contessina!... Come
la vedo brutta, quando saprà che il signor duca di Francavilla, venuto
tra noi per studiare antropofagia....
--Antropologia, signor Prospero!
--Vada per antropologia. Tanto, non conosco nè l'una nè l'altra, di
queste riverite signore. M'andrebbe in tanto sangue, la rabbia dei
Gamberini! E se Adele si risolverà, non sarò io che ci avrò nulla a
ridire. Ma bisognerà andar cauti, signor cavaliere, trattar la cosa
coi guanti....
--È la massima dell'uomo politico;--notò opportunamente il
sottoprefetto.--Solo la mano ha da esser di ferro; chi è guidato da
essa non deve sentirla.
--Ed Ella mi dice,--ripigliò il signor Prospero,--che Sua Eccellenza
il ministro....--
Il sottoprefetto non lo lasciò finire.
--In confidenza,--diss'egli, mettendo familiarmente il suo braccio
sotto quello del suo interlocutore,--in confidenza, commendatore
mio.... (lasci che io la chiami fin d'ora così).... se rimango a
Castelnuovo Bedonia, gli è solamente per questo. Abbiamo qui una
parte, e non l'ultima, di un vasto disegno politico.--