CAPITOLO DECIMOSETTIMO.

La partenza di Fieramosca e de' suoi amici dal ballo, osservata da

pochi, non ne aveva turbata l'allegrezza: Fanfulla togliendosi dal

terrazzo, ove avea trovato Donna Elvira, con prestezza e senz'essere

veduto, era andato a deporre le spoglie del suo amico, e, tornato poi

a mescolarsi fra quelli che ballavano come non fosse suo fatto, rideva

fra sè della burla compita con tanta fortuna, e si moriva di voglia

di raccontarla. La figlia di Consalvo andava coll'occhio cercando

Ettore fra gente e gente, e non vedendolo in nessun lato, non sapeva

indovinare per qual cagione volesse ora celarsi da lei.

Passata così quasi un'ora, furon veduti entrare Brancaleone ed Inigo, e

domandaron di Consalvo ai primi che ebbero innanzi. Fu loro accennato

verso un angolo della sala, ove stava in crocchio con alcuni de' baroni

francesi. Accostatisi a lui lo trassero in disparte: gli raccontarono

la novità che era nata, e come sapevan che il Valentino era nella

rocca, e per suo volere s'era fatto quel disordine; lo pregavano

volesse dir loro come s'avessero a governare. Consalvo che lo teneva

capace di tali assassinamenti e di maggiori, se fosse bisognato, rimase

sopra di sè un momento, poi disse ai due che lo seguissero; e s'avviò

verso le sue stanze. Vide nel moversi Don Garcia, e gli accennò che

venisse anch'esso.

Non volle ammettere che il duca fosse nel castello per non rompergli

fede; ma riflettendo che quel giorno medesimo avea tolto commiato,

dicendogli volersi partir nella notte, gli pareva strano che avesse

appunto scelto quell'ultimo momento per far tanto disordine. In ogni

modo stabilì di chiarirsi: e fatti prender due lumi, cintasi la

spada, s'avviò innanzi per un andito che riusciva su una scaletta a

chiocciola, per la quale scesero aprendo due porticelle di ferro che

ne chiudevan l'entrata. Rimaneva ad aprir un altr'uscio: si fermò

Consalvo, e disse a voce bassa ai suoi che ivi l'aspettassero senza far

romore, nè venissero se non chiamati. Poscia aperto, scese nelle camere

del duca che trovò deserta, senza lume, e in grande scompiglio; qua una

sedia, là una tavola rovesciata, presso al letto la lucerna caduta, e

l'olio sparso sul pavimento; le stanze vicine, vuote. Chiamò allora i

suoi, e, stato un momento pensando, disse:

--Per serbar fede ad un ribaldo non vorrei correr rischio d'oltraggiar

chi è innocente. Sappiate dunque che il duca è stato per molti giorni

in questa stanza. Domattina o stanotte voleva partirsi; di più non

posso dirvi, poichè non so altro. Tutti siam persuasi che è capace

d'ogni ribalderia, anche di questa potrebbe esser esso l'autore. Fate

dunque ciò che vi par meglio, inseguitelo, se volete, ve ne do piena

licenza; e voi, Don Diego, prestate loro tutto quell'ajuto che si

potrà.

Ad Inigo venne tosto l'idea d'affacciarsi per veder se si scorgesse

ancora in mare qualche legno che potesse esser quello; ma a traverso

i vetri non riuscendo a scorger nulla, per non perder tempo a sferrar

que' gran finestroni, corse alla porticella che metteva su quel poco di

lido sopraddetto e ch'egli conosceva avendo in pratica tutta la rocca,

ed uscito vide la barchetta e nel fondo stesa una giovane che non

conosceva, ma tosto pensò potesse esser Ginevra.

Chiamati a furia i compagni, rimasero tutti senza saper che pensare,

vista costei così abbandonata ed in un tal luogo. Con quanta cura

poterono, la portarono sul letto del duca che trovato tutto sottosopra,

fu da loro rassettato alla meglio, e Consalvo, commiserando quella

meschina che appariva tutta pesta, graffiata in viso, coi capelli

stracciati, non senza alcuna macchia di sangue, risalì frettoloso per

commetterla alla cura di qualche donna: nè volendo propalar la cosa

per allora, al bujo com'era di tutto quel fatto, pensò fidarsi di

Vittoria Colonna, la cui matura prudenza gli era ben conosciuta. Giunto

nelle sale del ballo, e trovata la figlia di Fabrizio, la condusse

chetamente al letto di Ginevra, narrandole per istrada ciò ch'era

avvenuto, e quanto fosse d'uopo in quel frangente de' suoi conforti per

la sventurata che non conoscevano. Il cuore animoso di Vittoria Colonna

ne accettò con premura e gratitudine il carico; e quando fu giunta al

letto della giovane, e l'ebbe fissata in volto un momento, si diede ad

assettarle il letto, dispose meglio i guanciali, ed adagiovvela in modo

più comodo, con quella sollecita e sagace pietà di cui la Provvidenza

ha dotate specialmente le donne, istituendole quasi dispensatrici delle

sue consolazioni agli afflitti.

Lo stato di Ginevra era una specie di letargo nel quale l'avean fatta

cadere i tanti suoi patimenti, una prostrazione totale di tutte le

forze; non si poteva dir fuori dei sensi, nè in sè; stava dove la si

metteva: se le si moveva un braccio, od il capo lasciava fare, e pareva

non se ne accorgesse; avea gli occhi aperti naturalmente, ma spenti

affatto, e li volgeva intorno senza sguardo. S'accorse Vittoria che

questo stato, quanto meno pareva violento, tanto più metteva sospetto;

conobbe che non era tempo da perdere, perciò, licenziati gli uomini,

fece venire alcune sue donne che arrecarono spiriti e cordiali, e con

questi riuscirono in breve tempo a ridestar in Ginevra la vita che

pareva presso ad estinguersi.

Il primo segno che diede d'aver ripreso l'uso delle sue facoltà, fu

guardarsi un momento attorno spaventata, e poi gettarsi con impeto

giù dal letto per tentar di fuggire; ma la sua debolezza era tanta,

che sarebbe caduta in terra, se le braccia di Vittoria non l'avessero

raccolta, e con misurata violenza riposta sul letto.

--Oh Dio!--disse allora Ginevra--Siete anche voi d'accordo? Mi sembrate

pure gentil donna; siete giovane e bella, e neppur voi avrete pietà di

me?

--Anzi,--rispose Vittoria, prendendole le mani, e ponendovi su le

labbra:--noi e quanti sono in questa rocca siam qui in vostro servigio,

e per aiutarvi e difendervi; e quietatevi per amor del Cielo, che non

dovete più temer di nessuno.

--Ebbene dunque, se è così--disse Ginevra buttando di nuovo i piedi giù

dal letto--lasciatemi, lasciatemi andare.--

Vittoria credendo che questa voglia di fuggire nascesse da vacillazione

di mente, vedendola poi così debole e tanto sfigurata, voleva

persuaderla colle buone ad aver pazienza per qualche momento; ma

l'abborrimento per quel luogo era divenuto per colei una smania che

gli ostacoli vieppiù accendevano: onde seguitava a far forza, e diceva

piangendo:

--Madonna! per amor di Dio e della Vergine santissima non vi domando

altro che di esser levata da questo letto, buttatemi in mare, nel

fuoco, ma levatemi da questo letto. Già sarà poco il disagio che vi

darò.... un sorso d'acqua..... chè mi sento ardere le viscere... e

fate che io possa parlar quattro parole con Fra Mariano qui di San

Domenico.... ma andiamo via.... lasciatemi andare....--

E in così dire s'alzò dal letto, non opponendovisi più Vittoria, che

vedeva il suo volere tanto deciso; e non senza grande stento, essa e le

sue donne la portarono quasi di peso su per la scaletta e l'allogarono

in una cameruccia fuor di mano, ove Consalvo avea fatto rizzare un po'

di letticciuolo, e quivi, spogliati i panni ed entratavi, diede un

sospiro e disse:

--Signora, Dio vede tutto, e vede se in cuore lo prego di pagarvi del

bene che mi fate. Vergine, vi ringrazio! E voi, signora, la quale

siete cagione che almeno io non morrò disperata.... solo vi prego

d'affrettarvi, e mandar per Fra Mariano.... Dite, che ora è? è giorno o

sera? non so più in che mondo mi sia.

--Son le cinque ore di notte--rispose Vittoria--e si manderà per Fra

Mariano; ma lo sgomento che avete addosso vi fa temer più del dovere:

quietatevi, state in riposo, cara la mia giovine, qui siete in luogo

sicuro; io non vi lascio....

--Oh no, non mi lasciate! Se sapeste che refrigerio al cuore mi danno

quei vostri occhi pietosi quando mi guardano! Sedete qui sul mio

lettuccio: ecco, mi tiro un po' verso il muro.... no, no, non abbiate

timore di darmi noja, anzi così sto meglio....--E rimasta qualche

momento come balorda, le prendeva un brivido di raccapriccio, e diceva

quasi fuori di sè:--Se sapeste che orrore! esser sotterrata viva....

esser affogata sotto un monte di cadaveri! vedersi addosso quei visacci

dei morti, pieni di putridume che ridono..... Dio! Dio! ancora mi par

d'esservi....--

E dicendo queste parole si stringeva addosso la sua protettrice, che a

quel suo vaneggiare, conoscendo inutili i discorsi, l'abbracciava e con

atti amorosissimi si studiava di racquetarla.

--Oh signora mia!--proseguiva Ginevra nascondendole il capo in

seno--non so quel che mi dica: m'accorgo che dico spropositi, ma sono

stata troppo, troppo assassinata!.... e non lo meritavo! Che cosa gli

avevo fatto perchè mi trattasse così?..... E la vergine Santissima

m'aveva promesso di condurmi a salvamento.... l'avevo pregata

tanto di cuore!.... e poi abbandonarmi?.... È vero, sono stata una

sciagurata..... ma più infelice che colpevole.... oh sì! più infelice

assai! Perchè il cuore, lo so io, come me lo sentivo.... e quel che ho

sofferto non lo sa altri che io....

--Sì, cara, lo credo--rispondeva Vittoria--ma quietatevi, e non dite

che la Vergine v'abbia abbandonata: non vedete che m'ha mandata per

asciugarvi le lagrime e ristorarvi dei vostri affanni? Ecco ch'io

sto qui con voi: non vi lascio; e se ciò vi basta, non dubitate che

v'abbandoni. Ma se il vostro caso domanda altri ajuti; se s'ha a

castigar chi v'ha oltraggiata, se v'è qualche disordine da rimediare,

parlate.... fidatevi di me.... Fabrizio Colonna mio padre....

Consalvo.... tutti insomma s'offeriscono....

--Ah, signora mia!--interruppe Ginevra--tutto il mondo insieme non

potrebbe farmi provar un momento di bene, nè scemar d'una stilla il

mio male. In questo mondo tutto è finito.... Vi ringrazio però, oh!

vi ringrazio, perchè l'ultima consolazione me l'avete fatta provar

voi..... e perciò non mi dite ingrata se non vi narro i miei casi; ma

non è possibile, non si posson raccontare, e se non accetto le vostre

proferte..... Dio ve ne rimeriti.... egli lo può..... io non posso che

ringraziarvi.... e baciarvi queste mani benedette che mi reggeranno il

capo nell'ultima ora e mi chiuderanno gli occhi...... Promettetemi che

non mi lascerete che quando sarò fredda affatto.--

Vittoria voleva allontanar queste idee persuadendola che la sua vita

non era in pericolo, ma Ginevra non la lasciava dire.

--No, no, signora mia, è inutile, so quel che è stato, e so come mi

sento.... non mi negate questo bene, angelo mio benedetto! è vero che

non me lo negate?.... Ecco, vedete, del vostro buon volere ne profitto,

non potete dirmi nè superba nè ingrata.... Dunque me lo promettete?

--Sì, sì, cara, ve lo prometto, se venisse il bisogno.

--Oh! così son più tranquilla: ora fate che venga Fra Mariano, e poi

tutto è finito di qua.... Datemi ancora un sorso d'acqua, che mi pare

d'aver i carboni accesi nel cuore.... quel lume se si potesse levarmelo

d'innanzi, chè mi abbaglia la vista. Perdonatemi tanto disagio, ma sarà

per poco.--

Vittoria, prestatile questi piccoli servigi, si ripose seduta sul

tettuccio, e dopo non molto, Inigo, che era andato a far alzare

Fra Mariano, s'affacciò sull'uscio domandando se poteva farlo

entrare.--Venga, venga--disse Ginevra.

Comparve sulla porta un frate d'alta statura, la cui sembianza pallida

e modesta era mezzo adombrata sotto il cappuccio; s'appressò al letto

dicendo:--Cristo vi guardi, signora.--Usciron gli altri, e rimase solo

con lei.

La presenza di questo religioso, i suoi modi pieni di quella carità

ardente che nasce dal conoscere quanto sia divina ed augusta la

missione di sollevar l'uomo nelle sue miserie, indicavano a prima vista

che da gran tempo tutti gli affetti, tutti i fini mondani gli stavano

sotto i piedi.

La sua storia era una specie di mistero per gli abitanti di Barletta, e

per gli stessi religiosi del convento di San Domenico, nel quale senza

occupar nessuna carica dell'Ordine, viveva circondato da una sorta di

riverenza, che nasceva dall'esempio delle sue virtù, dal suo sapere,

e dalla persuasione ch'egli era vittima d'una persecuzione religiosa.

Si bisbigliava che fosse stato al secolo uno de' primi cittadini di

Firenze, della setta così detta de' Piagnoni, della quale era capo

Fra Girolamo Savonarola; che, vinto dalle parole di quel terribile

predicatore, avesse abbandonato il mondo e preso dalle sue mani l'abito

domenicano in San Marco. A questi fatti, che ognun teneva per veri,

si frammischiavan voci più incerte: che egli avesse, per darsi a Dio,

rotti legami di cuore.... si diceva che quel repentino cambiamento

fosse stato cagione di gravi scandali, di sdegni, di vendette per parte

della donna abbandonata, per la cui opera, avvolto nella persecuzione

suscitata contra il frate dalla corte di Roma, dopo la morte del

medesimo a stento si fosse sottratto per cura de' suoi superiori che

l'avean fatto fuggire travestito, e mandato sotto altro nome nel

convento di Barletta, ove, per essere luogo poco frequentato e fuor di

mano, se ne vivea sconosciuto.

Queste eran le voci che correvan sul conto suo. Ma la malevoglienza

più oculata avrebbe invano cercato del resto di macchiar la sua fama.

Le severe dottrine del Savonarola avean trovato il suo cuore come una

terra preparata a riceverne il seme, ed ajutate dalla sua natura,

pronta a sacrificar tutto alla verità, avean portato frutti di carità

e di zelo ardentissimo.

Il rogo, sul quale il suo maestro era stato ridotto in cenere, aveva

per così dire consumato insieme tutto il suo partito; lo spavento della

vendetta papale avea fatto tacer quelli che detestavan gli abusi della

corte romana. Fra Mariano viveva tranquillo nel suo ritiro, dacchè

Dio non l'aveva fatto degno di morir per la verità; contento di non

dover essere spettatore inoperoso di mali, contra i quali non gli era

permesso d'alzar la voce.

Sedutosi al capezzale della giovane, la benedisse, domandandole se

volea confessarsi.

--Oh sì! Padre--rispose Ginevra--non ho altro desiderio al mondo; e se

non avessi sentito mancarmi le forze e la vita, non v'avrei dato tanto

disagio a quest'ora, ma per me poco più ve n'è: perciò non perdiamo

tempo, e fate ch'io muoja nella grazia del mio Signor Iddio e della

Santa Chiesa romana.

--La vita e la morte son nelle mani di Dio--rispose Fra Mariano--e sarà

quel ch'egli vorrà: fate dal canto vostro il potere, nè dubitate che vi

manchi il suo ajuto.--

E fatto il segno di croce, dopo le preci che s'usano, disse alla

donna:--Or dite su.--

Per aprire affatto il suo cuore sin nel più interno, le fu mestieri

raccontare dal principio la storia della sua vita, il malaugurato

matrimonio, la morte supposta, l'errare che avea fatto di terra in

terra. Il suo dire era interrotto spesso dallo sfinimento, e in parte

mal connesso, perchè mal le reggeva il cervello a sì penoso lavoro.

--Padre!--disse alla fine Ginevra--sono stata, è vero, molt'anni vicina

a chi non m'era marito, ma non ho avuta altra colpa fuorchè quella

d'espormi al pericolo di mal fare; Iddio solo me n'ha liberata. Sono

stata negligente nel cercar del mio sposo, e nel chiarirmi se veramente

fosse morto.... alla fine poi l'ho trovato, ed allora subito risolsi di

ritornar con lui.... e l'eseguii.... e coll'ajuto della Vergine sperai

che mi riuscisse...... ma Dio! invece dove son caduta!....--

E qui narrava a Fra Mariano come approdando al piè della rocca avesse

veduto lo stretto colloquio d'Ettore e d'Elvira, per la qual cosa

sopraffatta dal dolore era caduta nel fondo del suo battello e s'era

risentita soltanto nella camera del Valentino; e spiegato questo crudel

fatto sino al fine, prorompeva in un pianto, convulso e disperato, ed

in parole sconnesse, che mostravan pur troppo la nascente alienazione

della sua mente.

Commosso fin nel profondo del cuore il buon frate, prese con quella

prudenza che richiedeva l'importanza del caso tutti i modi per

ridurla in calma, e solo vi riuscì in parte dopo molto tempo, quando

la natura stanca diede luogo a quel parosismo, che lasciò l'infelice

sensibilmente più sfinita e mal ridotta di prima.

--Padre!--seguitava Ginevra con voce indebolita,--è possibile dunque

che Dio, che la Vergine abbian ributtate le mie lagrime, maladetto il

mio dolore? La vendetta di Dio è piombata sul mio capo come un fulmine,

quando pareva mi promettesse pietà.... già o stato immenso il castigo

dei miei peccati.... ma ne temo un altro più tremendo.... sento che

morrò disperata d'ottener perdono..... sento che Dio mi indurisce il

cuore in questi ultimi momenti..... sto per passare, e non posso nè

scordar quell'uomo...... nè perdonar a colei.... Oh pregate per me!

ajutatemi! fin che è tempo, parlatemi di speranza....

--Di speranza?--interruppe il frate--non sapete che quegli che mi

manda a voi, è quel Dio che comprò la vostra salute colla morte

della croce, che vi promette misericordia, e ve la promette se foste

carica de' peccati di tutto il mondo, purchè non facciate ingiuria

a tanto amore disperando del suo perdono? E che cosa vi domanda per

meritarlo, e meritar quella corona di gloria e d'allegrezza che non

avrà più fine? Vi domanda di amarlo come egli v'ha amata; di soffrire

un poco per amor suo, com'egli ha sofferto, e tanto, per amor vostro;

di perdonar a chi v'ha fatto ingiuria, com'esso perdonò gli strazi,

le percosse, gli oltraggi e la morte. Eccolo in cielo che v'aspetta

ed anela d'accogliervi fra le sue braccia, d'asciugar il vostro

pianto, e volgerlo in una gioja che non avrà misura. Il nemico, che

vi teneva per sua, non può sopportar che gli fuggiate di mano; egli

tenta ogni via di riavervi; egli fa prova di togliervi la speranza, ma

non gli verrà fatto. Io, ministro di Dio eterno (e s'alzò in piedi,

in atto solenne stendendo le mani sul capo di Ginevra) vi giuro pel

suo santo nome che col perdono è scritta nel libro eterno la vostra

eterna salvezza, se con un solo atto d'amore sapete comprare un tanto

premio: il divin sangue del Verbo scenda sull'anima vostra come celeste

rugiada, ne lavi ogni macchia, v'infonda pace, allegrezza, e dolore

d'aver offeso chi lo sparse per voi, vi dia vigore a respingere, a

sprezzare gli assalti del nemico che vuoi la vostra rovina.

--Oh padre mio!--disse Ginevra, tutta compresa di venerazione per le

parole che udiva--Iddio parla per bocca vostra: dunque ancora posso

sperare, e non sono abbandonata per sempre?

--No, anima benedetta! anzi quanto più duro è il combattere, tanto

sarà più gloriosa la palma. Ma ora che Iddio vi dà grazia e tempo di

conoscere le vostre colpe e le sue misericordie, pensate a non tornar

addietro, e ricordatevi di ciò ch'egli dice: sarebbe stato meglio

per loro non conoscere le vie della giustizia che il ritrarsene dopo

averle conosciute. Chi pone mano all'aratro e poi si volge indietro non

è degno della mercede. L'immagine di quell'uomo non può uscirvi del

cuore? Vedete dove avevate poste le vostre speranze, da chi aspettavate

gioja e conforto! Vedete per chi avete sprezzato l'amore del vostro

Dio! Per uno che, quella fede mondana e colpevole che v'avea data,

neppure ve l'ha saputa serbare; che ad un soffio s'è volto altrove

senza curarsi di voi. Così attiene il mondo le sue promesse; e non

ostante sprezzate, per seguirlo, le promesse immancabili dell'Eterno!

e quando egli vi fa toccar con mano la vanità de' vostri desiderj,

quasi vi sdegnate, invece di prostrarvi innanzi a questo miracolo di

bontà? Non potete perdonare a colei? Ed in che v'offese? Prima, nè

pur vi conosce; poi, è donzella libera, può attendere senza delitto

a questi pensieri. Oh quanto dovreste piuttosto amarla, ed adorare

in lei lo stromento che la mano di Dio adopra per la vostra salute!

Anch'io son peccatore, lo fui, fui tanto sciagurato e cieco di cercar

nelle creature la pace del cuore. Dio mi chiamò; seguii la sua voce

nell'amarezza da prima; ma poi, qual ricco compenso non m'ha accordato

la divina bontà pel piccolo sacrificio? Qual tranquilla allegrezza di

amare ed esser certi d'un contraccambio eterno ed immenso? Oh! credete

a me, anima benedetta! che son uomo e peccatore più di voi; e ne sono

stato alla prova, tutto è fiele, incertezza e tenebre, fuorchè amar

Dio, servirlo, e sperare nelle sue misericordie.

--Oh sì--disse Ginevra interrompendolo, e dando in un pianto

dirotto,--m'avete aperta la mente, e m'avete vinta: sì, perdono, e

perdono con tutta l'anima, e ne darò prova. Venga colei; che la veda

prima di morire, e l'abbracci; e vivano felici insieme, come spero che

Dio avrà pietà di me nella vita avvenire.--

Cadde ginocchioni il frate accanto al lettuccio, ed alzando al cielo

gli occhi e le mani disse:--_Variis et miris modis vocat nos Deus!_

Adoriamo l'opera della sua misericordia.--

E rimasto così un momento orando, s'alzò, benedisse, ed assolse la

giovane, poi riprese:

--Dunque, veramente siete risolta a veder colei, e far quest'opera di

paradiso?

--Sì, padre; fate che venga: sento che ho bisogno di morir perdonando.

--E Dio, ve lo dico in suo nome, già vi ha perdonato, già siete sua:

questo santo proposito è il segno della vostra salute.--

S'avviava il frate per cercar di Donna Elvira. Ginevra lo richiamò.

--Una grazia--disse--mi resta a domandarvi, e non dovete negarmela,

se volete che muoja in pace. Quando non ci sarò più, andate al campo

francese, trovate mio marito (fra' soldati è chiamato Grajano d'Asti,

ed è al soldo del duca di Nemours) e ditegli che alla mia ultim'ora ho

domandato perdono a Dio, come lo domando a lui, se l'ho offeso: ditegli

che, pel passo in cui mi trovo, gli giuro che l'anima mia uscendo di

questa vita, è pura com'era quando mi ricevette da mio padre: che non

maledica la mia memoria, e faccia dir una messa in suffragio dell'anima

mia.

--Siate benedetta!...... State quieta, il vostro desiderio sarà

adempiuto.

--Un'altra grazia vorrei chiedervi--seguitò Ginevra...--Non so se sia

bene o male.... ma Dio, che vede il mio interno, sa se parlo a buon

fine.... Vorrei che cercaste anche di lui.... d'Ettore Fieramosca,

voglio dire, che è lancia del signor Prospero....... ditegli che

pregherò per lui, e che gli perdono..... cioè..... no, non gli parlate

di perdono..... alla fine non son poi certissima..... potrebbe esser

stato un altro che gli somigliasse.... No, no, ditegli soltanto che

pensi all'anima... che conosco adesso in quanto errore eravamo... si

ricordi dell'altra vita, che questa passa come un fumo, e glielo dice

chi n'è alla prova, e gli vuol.... e pensa al suo vero bene. Ditegli

poi che se Dio, come spero, m'accoglie nella sua misericordia, pregherò

per lui, onde vinca la sfida, e sia difeso l'onor dell'armi italiane.--

Ettore Fieramosca: ossia, La disfida di Barletta · 第 35 / 46 题