[1] _Practica de ægritudinibus; De pulsibus; Canonica de Febribus_.
Scrisse anche un trattato d’igiene: _Trattato utilissimo di molte
regole per conservare la sanità, dichiarando qual cose sieno utili da
mangiare e quali triste_. In Vinegia, 1554.
[2] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_ MS. Bibl. Magliab., Cl. XXXIV,
cod. 7, nel principio. Di questo amico e discepolo del Savonarola
avremo altrove occasione di parlare. Il _Vulnera diligentis_ è un
opuscolo in cui si difende la vita e la dottrina del Savonarola, e vi
si danno spesso notizie preziose.
[3] Furono: Ognibene, che si dette alle armi; Bartolommeo, di cui non
si conosce bene la professione; Girolamo; Marco, che col nome di Fra
Maurelio vestì poi l’abito di San Marco per le mani del fratello;
Alberto, che si distinse nella medicina. Delle donne, Beatrice
restò sempre nella casa paterna; Chiara invece si maritò, ma rimasta
vedova tornò anch’essa a vivere colla madre ed il fratello Alberto.
Burlamacchi, _Vita del Savonarola_. Lucca 1764, p. 3. Questo scrittore
fu frate di San Marco, e conobbe il Savonarola: Gio. Franc. Pico della
Mirandola, autore anch’esso d’una vita del Savonarola, ne fu pure amico
ed ammiratore; onde queste due biografie sono la sorgente principale di
tutte le notizie intorno al Savonarola.
[4] L’anno preciso è incerto. Il Fossi (_Catalogo_) dice: «Eius obitus
contigisse videtur circa finem anni 1461, vel tardius.»
[5] Jo. Franc. Pici, _Vita_ ec.; Parisiis 1674, p. 9.
[6] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, cap. VIII.
Burlamacchi, _Vita_ ec.
[7] Tanti almeno gliene dánno gli storici.
[8] Muratori, _Antichità Estensi_; Sismondi, _Hist. des Répub. Ital_.,
chap. LXXVIII; Litta, _Famiglie italiane_; Tiraboschi, _Storia della
Letteratura_, tomo VI, cap. II.
[9] Lettera al padre.
[10] Il Meier ha stampato invece _chi_; meglio forse per la grammatica,
ma non è secondo l’originale. A questo autore si deve però l’onore di
avere il primo pubblicate le poesie del Savonarola, nell’appendice alla
sua pregevolissima biografia dello stesso; lavoro quasi non conosciuto
in Italia. _Girolamo Savonarola aus grossen Theils handschriftlichen
Quellen dargestellt von Fr. Karl Meier; Berlin 1836_. Per le poesie del
Savonarola, vedi l’edizione di Firenze 1847.
[11] Burlamacchi, p. 5; Jo. Franc. Pici, _Vita_ etc., p. 9.
[12] Questo amore del Savonarola, lungo tempo sconosciuto, vien
raccontato da frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, Cap. IX.
Ed anche qui dobbiamo rendere giustizia al Meier, che è stato primo a
servirsi e valutare l’importanza di questi scritti di frà Benedetto;
sebbene assai più tardi furono ritrovati in Italia, e fatti conoscere
come cosa nuova da chi non avea letto il Meier.
[13] Nella medesima poesia, _De ruina mundi_.
[14] Vedi la lettera del Savonarola al padre, della quale or ora
parleremo.
[15] Il Savonarola stesso riferisce questo fatto nelle sue prediche,
dicendo che _una parola_ gli rimase così fortemente impressa nel cuore,
da non poterla mai più dimenticare, e dopo un anno era frate. Su questa
parola però egli tenne sempre un segreto quasi misterioso, e non volle
dirla neppure ai suoi più intimi amici. Vedi Pico, Burlamacchi, Fra
Benedetto ec.
[16] Lettera al padre, come sopra.
[17] Fra Benedetto, _Vulnera diligentis_, lib. I, cap. X.
[18] Questa lettera è riportata testualmente da tutti i biografi,
ma da tutti scorrettamente. Il conte Carlo Capponi, avendone trovato
l’autografo, ha potuto restituirla alla sua vera lezione in un opuscolo
pubblicato in occasione delle nozze di suo fratello. Noi la daremo
nell’epistolario del Savonarola.
[19] Noi daremo nell’Appendice questo scritto, fino ad ora non solo
inedito, ma creduto inevitabilmente perduto. Il Signor Aquarone, in
una biografia dei Savonarola che va pubblicando in Piemonte, crede che
l’operetta _Sul dispregio del mondo_ non sia altro che una poesia, la
quale trovasi nella Magliab., Classe VII, cod. 365. Ma il MS. posseduto
dal Gondi toglie ogni dubbio, perchè vi si trova scritto: «Ricordo
come alli 24 aprile, che fu il dì di San Giorgio del 1475, Gerº mio
figlio studente nell’arte (intendi della medicina), si partì di casa
e andò a Bologna, et entrò nelli frati di San Domenico per stare et
essere frate, e lassome a mi Nicolò della Savonarola suo padre, le
imp.te confortationi per mio contento.» Questo scritto insieme colla
lettera mandata dal Savonarola al padre, restarono nella sua famiglia
sino al 1604, quando uno dei Gondi, sempre devotissimi alla memoria
del frate, chiese a Marco Savonarola di vederli. Questi li accompagnò
con una lettera, dicendo che li mandava colle lacrime agli occhi, e
si raccomandava che fossero rimandati a posta corrente. Ma tanto la
lettera al padre, che pare sia l’autografo stesso, come lo scritto sul
_Dispregio del mondo_, che è una copia antica, rimasero sempre appresso
i Gondi.
[20] Anche questa lettera è inedita (nella bibl. Riccardiana), e sarà
da noi pubblicata nell’epistolario.
[21] Oltre del Pico e del Burlamacchi, frà Benedetto descrive
minutamente la figura del Savonarola, tanto nel suo _Vulnera
diligentis_, quanto nel _Cedrus Libani_, poemetto scritto in onore del
Savonarola, citato la prima volta dal Meier, pubblicato poi dal Padre
Marchese nell’Archivio Storico. Oltre di ciò, vi sono del Savonarola
tre ritratti, notevoli anche come bei lavori di arte. Uno di essi
trovasi nella Galleria degli Uffizi, ed è una mirabile incisione
in corniola, fatta da Giovanni delle Corniole; un altro fu dipinto
da frà Bartolommeo sotto le immagini di San Pietro martire, forse
per essere stato lavorato dopo la morte del Savonarola, e trovasi
nell’Accademia di Belle Arti in Firenze; un terzo finalmente, anche
dipinto da fra Bartolommeo, è posseduto dal Signor Ermolao Rubieri.
Questi tre ritratti lo rappresentano sotto tre diversi aspetti.
Nel primo è scolpita la fierezza dell’oratore che fulmina i vizi, e
profetizza la rovina d’Italia: la sua faccia è concitata, il suo occhio
quasi fiammeggia. Nel secondo è dipinta tutta la bontà e dolcezza del
martire: nel terzo è il santo rapito alla contemplazione delle cose
celesti. Si potrebbero citare moltissimi altri ritratti; ma non così
autentici, nè di contemporanei. Vogliamo però rammentare una vecchia
tavola che si trova in San Marco, la quale, sebbene assai sciupata e
senza alcun merito d’arte, non manca d’una certa forza d’espressione.
Tutti i ritratti dipingono il Savonarola col cappuccio in testa,
eccettuatone solo quello dell’Accademia di Belle Arti, nel quale si
vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice: ragione,
secondo alcuni, che gli facea portar sempre il capo coperto. Diremo
altrove delle molte medaglie.
[22] _Poesie del Savonarola_. Canzone II, col comento dello stesso
autore. Firenze 1847.
[23] Jacopo Ammannati.
[24] Sismondi, chap. LXXXIII; Muratori, _Antichità Estensi_, nella vita
del Duca Ercole I.
[25] Vedi Sismondi, Leo, ec.; Steph. Infessuræ, _Diarium Curiæ Romæ_,
in Jo. Ge. Eccardi, _Corpus historicorum medii ævi_, tomo II. Lipsia
1723; Platina _de Vitis Pontificum_, Basil. 1529. Vedi anche Rudelbach,
_H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt. Hamburg.
1835. Einleitung: die Signatur des fünfzehnten Jahrhunderts. 1.
Pabstmacht_.
[26] A. Politiani, _De Pactiana conjuratione historia sive
commentarium_.
[27] _Lettera_ alla madre, scritta da Pavia il dì della conversione di
San Paolo 1490. Lo stesso ripetè spessissimo nelle sue prediche.
[28] Vedi Tiraboschi, _Storia della Letteratura_, ove parla degli
oratori sacri del secolo XV. Vedi anche i sermoni di Frà Paolo
Attavanti, che dal Ficino fu paragonato ad Orfeo; e quelli di Frà
Roberto da Lecce, il più famoso discepolo di San Bernardino. Questi
però avea avuto una grandissima semplicità ed ingenuità, della quale
s’era già perduta ogni traccia nel cadere del secolo.
[29] Burlamacchi.
[30] Sismondi, cap. LXXXVIII.; Leo, lib. V, § VII.; Steph. Infessuræ
_Diarium_ etc.
[31] Padre Vincenzo Marchese, _Storia di San Marco_, Libro I. Firenze,
Le Monnier, 1855. In questo lavoro, scritto con molta eleganza di
stile e con uguale diligenza e precisione, si trova un gran numero
di notizie tanto sul convento, come sulla vita di Sant’Antonino. Chi
volesse ancora più minuti particolari, veda: la _Summa historialis_,
o _Chronicon_ dello stesso santo, con le aggiunte del P. Pietro
Maturo gesuita. _Lugduni_ etc. _ap. Junctas_, 1585 e 86, vol. III.;
Castiglioni, Vita di Sant’Antonino. Ciò che riguarda le istituzioni
di beneficenza, può vedersi più minutamente nel Passerini, _Storia
degl’Istituti di Beneficenza in Firenze_. Vedi anche Richa, _Notizie
storiche delle chiese di Firenze; Annales Conventus S. Marci_; Fabroni,
_Vita Magni Cosmi Medicei_.
[32] Nacque nel 1448, governò dal 1469 al 1492. Noi non istaremo
ad empiere questo capitolo d’inutili citazioni. Sono troppo noti
gli autori che parlano di Lorenzo de’ Medici, perchè vi sia bisogno
di citare i loro nomi. Diremo solamente che il Roscoe (_The life
of Lorenzo de’ Medici_), a cui tutti ricorrono, si è la guida meno
sicura che vi sia. Varrebbe assai meglio rivolgersi al Fabroni (_Vita
Laurentii Medicis_), che il Roscoe ha quasi saccheggiato, così nel
testo come nell’appendice. Lorenzo dei Medici va studiato innanzi
tutto nei suoi scritti (_Poesie di Lorenzo de’ Medici_, Firenze 1825,
4 vol. in-4; _Canti Carnascialeschi_, nella collezione del 1750), e
nelle molte opere dei contemporanei che scrissero liberamente, e non
per corteggiarlo. Non poca luce sulla vita di Cosimo e di Lorenzo
dei Medici dànno le _Opere inedite_ del Guicciardini, che si vanno
ora pubblicando in Firenze, per cura dei conti Guicciardini, con le
illustrazioni di Giuseppe Canestrini. Vedi specialmente il Dialogo sul
_Reggimento di Firenze_, nel 2º vol. Anche alcuni dei _discorsi_ di
Iacopo Nardi, che si trovano inediti nella Riccardiana (Cod. 2022),
possono servire di conferma a tutti i nostri giudizi sul dominio dei
Medici.
[33] _Ancora che fosse nelle cose veneree maravigliosamente involto._
Machiavelli, _Istorie fiorentine_.
[34] Poesie di Franco Sacchetti, Canzone IV; nei _Lirici Italiani_,
Firenze 1839.
[35] Fra questi, il famoso Pico della Mirandola.
[36] Cosimo tornò dall’esilio l’anno 1434; Lorenzo, come abbiamo detto,
non cominciò a dominare che nel 1469.
[37] Vedi il Guicciardini, _Del reggimento di Firenze_.
[38] Chi volesse, potrebbe nel Sismondi trovare l’elenco dei moltissimi
cittadini fatti da Lorenzo condannare a morte per causa politica: la
più parte erano di nobili famiglie. Vedi anche il Guicciardini, _Del
reggimento di Firenze_, pag. 43 e seg.
[39] A questo proposito, citeremo un lavoro pubblicato recentemente
in Inghilterra: _The life of Michael Angelo Buonarroti, also Memoirs
of Savonarola, Raphael and Vittoria Colonna_ by John S. Harford; in
two volumes, London 1857. Questo lavoro contiene molte notizie su quei
tempi; ma sebbene l’autore professi idee politiche diverse da quelle
del Roscoe, pure ne segue i giudizi letterari. Conviene che Lorenzo era
un tiranno; vorrebbe però darcelo pel più gran poeta del suo tempo, e
pel restauratore delle arti belle!
[40] Su questo, niuno può essere giudice migliore di Giacomo Leopardi,
il quale nel suo _Discorso in proposito di una orazione greca di G.
G. Pletone, e traduzione della medesima_, dice che i suoi scritti sono
dettati «con tanta copia e gravità di sentenze, con tal sanità, con tal
forza, con tal nobiltà di stile, tanta purità, tanta finezza di lingua,
che leggendoli, presso che si direbbe non mancare a Gemisto ad essere
uguale ai grandi scrittori greci, di quegli antichi, se non l’essere
antico. E questo fu anco il parere dei dotti della sua nazione in quel
secolo.»
[41] Tiraboschi, _Storia della letteratura_. Bruckeri, _Historia
philosophiæ_; Lipsia 1743.
[42] Basilea 1574. Una copia se ne trova nella Marucelliana di Firenze.
[43] Detto anche _Gennadius_. La sua risposta trovasi manoscritta
nella biblioteca imperiale a Parigi. Tutta questa contesa filosofica
leggesi assai minutamente illustrata nelle _Mémoires de l’Académie
des inscriptions_, vol. II, p. 715, _Querelles des philosophes du
XVe siècle_, par M. Boivin le Cadet. Vedi anche Bruckeri, _Historia
philosophiæ_; Lipsia 1743, vol. 4, cap. II e III: Leonis Allatii, _De
Georgiis et eorum scriptis diatriba_ (parla di Giorgio Gemisto, Giorgio
Scolario e Giorgio da Trebisonda o Trapezunzio), in Alberti Fabricii
_Bibliotheca Græca_, vol. X; Hamburgi 1721.
[44] Conosciuto tra noi anche col nome di Giorgio da Trebisonda, per la
patria dei genitori. Egli era nato a Creta.
[45] _Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_; Venet. 1523.
[46] Egli mandò fuori due scritti: nell’uno, Bessarionis Card.
Sabini, Patriarchæ costantinopolitani, _De naturâ et arte, adversus
Georgium Trapezuntium cretensem_, raccontò tutta la storia della
lite; nell’altro, _In Calumniatorem Platonis_, discusse lungamente la
quistione filosofica. Nella bella edizione in foglio di quest’opera
(Venetiis, in ædibus Aldi et Andreæ Soceri MDXVI), il primo scritto vi
è aggiunto e pubblicato come ultimo libro della stessa.
[47] Così chiamavasi l’Aristotele nell’originale greco, a differenza di
quello che s’era conosciuto solo per mezzo dei commentatori.
[48] Gemisti Pletonis, _De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ
differentiâ_: Bessarionis, _In calumniatorem Platonis_: Trapezuntii,
_Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_.
[49] L’origine di questa Accademia trovasi dai Ficino stesso narrata
nella lettera dedicatoria premessa alla sua traduzione latina di
Plotino. Vedi Ficini _Opera_; Basileæ, 1576 in fol.º, vol. II, p. 1320.
[50] Fra queste è da menzionare l’opera _De legibus_, nella quale erano
esposte le sue opinioni religiose.
[51] Giacomo Leopardi, nel suo _Discorso_ sopra citato, cerca di
rivendicarne il nome. «Tace la fama al presente di Giorgio Gemisto
Pletone costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità
degli uomini, siccome, possiamo dire, ogni cosa nostra, dipende più
da fortuna che da ragione...... Certo è che Gemisto fu de’ maggiori
ingegni e più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo.
Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria
ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto
caro in Italia....; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa
sua nuova patria, e medesimamente nelle altre parti d’Europa, per
quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere». È singolare
però, che il Leopardi, così dotto nelle cose greche e così preciso
in tutto ciò che dice, cada qui in due errori; chiamando il Gemisto
costantinopolitano, quando egli era del Peloponneso; e facendolo venire
in Italia dopo la caduta di Costantinopoli, quando egli era già morto
nel 1451, cioè due anni prima della presa di quella città.
[52] In età più matura condannò queste opere alle fiamme.
[53] Il Gibbon, _Decline and fall_ etc., osservò con molto acume: «So
equal, yet so opposite are the merits of Plato and Aristotle, that they
may be balanced in endless controversy; but some sparke of freedom may
be produced by the collision of adverse servitude». Tutta la fine del
cap. LXVI di quest’opera è piena di notizie ed osservazioni importanti
sul carattere e la dottrina dei Greci che vennero in Italia. Vedi anche
Meier, _Savonarola_ etc.; Zweit: Kap: Ueberblick des Wissenschaftlichen
und politischen Lebens in Florenz unter den Mediceern.
[54] _Della religione cristiana_. In Fiorenza, presso i Giunti 1568.
[55] Bruckeri, _Hist._ ec.; Marsilii Ficini _Vita, auctore Johanne
Corsio_, pubblicata da Ang. Mar. Bandini.
[56] Marsili Ficini, _Opera_; Basilea, vol. 2 in fol.
[57] Ficini, _Epistolæ_, lib. III.
[58] Lugduni 1567. — È la parte principale della sua opera _De vita_.
[59] _Commento alla Divina Commedia_: Firenze, per Niccolò de la Magna
1481. Vedi propriamente il luogo ove interpetra il Veltro allegorico.
È singolare che Lutero sia nato proprio nel mese di novembre del 1483 o
84, essendovi dubbio sull’anno preciso.
[60] _Discorsi_, lib. I, cap. LVI.
[61] _Ricordi politici e civili_, Ricordo CCXI.
[62] Questa esposizione della dottrina del Ficino è cavata
principalmente dalla sua _Theologia platonica_. Vedi Ficini _Opera_.
[63] Molti sono gli autori che parlano dell’Accademia. Il Ficino stesso
ne discorre più volte nelle lettere e nelle sue opere. Vedi anche
_Ficini Vita, auctore Corsio_. Ne discorrono quasi tutte le storie
letterarie e filosofiche d’Italia; e così il Fabroni, il Roscoe, il
Gibbon: ed ultimamente il sig. Harford, nella sua opera più sopra
citata (_Life of Mich. Ang. Buonarroti_ etc.; London 1858, vol. 2), ha
scritto sull’Accademia Platonica alcune pagine che, senza aver nulla
di veramente nuovo, hanno il grandissimo merito di non essere la solita
ripetizione del Roscoe e del Tiraboschi.
[64] Il Cardinal Bembo scriveva al Sadoleto: «Non leggere le Epistole
di San Paolo, chè quel barbaro stile non ti corrompa il gusto; lascia
da banda queste baie indegne di uomo grave.»
[65] _Politiani Epistolæ_, Lugduni, 1533, vol. 2. — Vedi lettera a
Tristano Calco scritta nell’aprile 1489, vol. I, pag. 116. Questa
lettera è stata citata dal Villemain (_Cours de Littér. au moyen-âge_)
ed anche dal Guizot; ma, con manifesto errore, essi riferiscono al
Savonarola ciò che il Poliziano dice del Gennazzano, nominandolo
espressamente fin dal principio della lettera. — Vedi Niccolò Valori,
_Vita Laurentii Medicis_: il Quetif anche dà, nel 2º vol., parecchie
notizie sul Gennazzano.
[66] Non conosciamo di lui alcuna raccolta di prediche, nè a stampa nè
manoscritte. Vien citato un suo Sermone fatto a papa Innocenzo VIII
e stampato a Roma; ma è divenuto rarissimo. Nella Vaticana ne esiste
una copia, o almeno si trova citata nei cataloghi: malgrado però molte
ricerche, non potemmo ritrovarla.
[67] _Epistola_ di Girolamo Benivieni a Clemente VII, in difesa della
dottrina e profezie del Savonarola. MS. riccardiano, cod. 2022.
[68] _Processo a stampa._ — I processi del Savonarola son due: uno
è quello stampato nel sec. XV e dipoi dal Baluzio; l’altro fu da noi
ritrovato, ed avremo occasione di parlarne più a lungo. — Vedi anche
Padre Marchese, pag. 118; Burlamacchi; Frà Benedetto, ec.
[69] _Lauda composta l’anno 1484_; Poesia VIII, nell’edizione
fiorentina.
[70] In quanto alla cronologia della Vita del Savonarola, noi dobbiamo
rendere il debito onore al Padre Marchese, che nella sua _Storia di
San Marco_ l’ha con molta diligenza riordinata, correggendo non pochi
errori ch’erano incorsi negli altri biografi.
[71] Nel _Compendium revelationum_ e nei suoi Sermoni del 97 e 98,
si trova più volte ripetuta la storia della sua predicazione. Vedi
anche il _Processo_, la _Lettera_ del Benivieni, il Burlamacchi, Frà
Benedetto, ec.
[72] Jo. Francisci Pici, _Vita_ ec. Nel cap. V di questa biografia,
è minutamente esposto come il Savonarola trovasse nella Bibbia le
prime ragioni che gli persuasero i futuri flagelli dell’Italia e della
Chiesa.
[73] Pico, Burlamacchi, Marchese ec. Vedi anche Barsanti, _Della
Storia_ del Padre Girolamo Savonarola da Ferrara; Livorno 1787. Questa
biografia, pubblicata senza nome d’autore, sebbene sia fatta su quelle
del Burlamacchi e del Pico, è pure preziosa, perchè ci dà moltissimi
brani delle _Giornate_ di Lorenzo Violi, manoscritto importantissimo
che si è perduto. Pare che questo codice del Violi, conservato a tempo
del Barsanti dalle Suore di Santa Caterina, venisse venduto, non ha
molti anni, al libraio Molini, e da lui fosse rivenduto probabilmente
a qualche inglese; onde se ne è perduta ogni traccia. Citeremo qui
anche la biografia scritta dal Razzi, altra compilazione, ma di minore
importanza, che trovasi MS. in molte biblioteche. Il Razzi ha raccolto
pure molti scritti apologetici intorno al Savonarola, e ci ha lasciato
un compendio abbastanza esteso di tutte le _Giornate_ del Violi. Vedi
Cod. riccard. 2012.
[74] Burlamacchi, Barsanti, ec.
[75] Zio di quel Giov. Francesco Pico della Mirandola, che scrisse la
Vita del Savonarola.
[76] Jo. Pici, _Opera_; Basil. vol. 2, in fol. — La sua filosofia non
era altro che una fiacca imitazione del Ficino.
[77] _Lettera_ a Lorenzo de’ Medici: Idibus Julii 1484. Eran parecchi
allora quelli che facevano pochissimo conto della poesia di Dante.
[78] Gli scrittori che parlano di Pico della Mirandola sono moltissimi;
ma il vero giudizio intorno al suo ingegno si potrà cavare solo dalla
lettura dei due grossi volumi in foglio delle sue opere, che versano
sopra i soggetti più svariati, non di rado con molta leggerezza, ma
sempre con un amore del vero ardente e sincero. Fra i moltissimi che
ragionano di lui, vogliamo citare una miscellanea storica, che dà molte
notizie esatte e ben raccolte intorno al Poliziano, al Pico e a molti
altri, e fu pubblicata a Manchester nel 1805 dal Rev. W. Pair Greswell.
[79] Burlamacchi, Pico, Barsanti.
[80] Ripetiamo un’altra volta che la cronologia di questi viaggi del
Savonarola, è stata ordinata tutta dalle ricerche del Padre Marchese:
_Storia di San Marco_.
[81] Padre Marchese, _Lettere inedite del Savonarola_. Lettera I,
_scritta in Pavia, in fretta, il dì de la conversione di San Paulo
Apostolo, 1490_. Ne abbiamo riportato solo il senso, avvicinandoci però
alle parole del testo, per quanto era possibile.
[82] Che il Savonarola sia venuto in Firenze la seconda volta, pregato
da Lorenzo, il quale fu dal Pico indotto a chiamarlo, è un fatto
che viene narrato in tutte le biografie antiche e moderne. Il signor
Perrens (_Jérôme Savonarole, sa vie, ses prédications, ses écrits_;
Paris 1853, vol. 2.), fondandosi sopra un MS. che egli medesimo
confessa essere una cattiva parafrasi del Burlamacchi, anzi una copia
con qualche giunta fatta ad arbitrio, nega il fatto. Ma ognuno deve
seguir l’originale, piuttosto che una cattiva copia, la quale si trova
in contradizione con tutte le altre biografie. Neppure può aver forza
l’altra ragione addotta dal signor Perrens, che scorse cioè troppo
tempo dal Capitolo di Reggio alla venuta del Savonarola in Firenze, e
che Lorenzo era uso di esser subito obbedito. Potè il Pico non andar
subito a Firenze, potè Lorenzo non prendere la cosa con calore; ed in
ogni caso, un frate non dipendeva direttamente dai suoi ordini. Vedi
Burlamacchi, p. 15; Barsanti, p. 20; Marchese, p. 25; ec.
[83] Come abbiam detto più sopra, la storia della predicazione
trovasi non solamente nei biografi, ma si può con maggiore esattezza
cavar tutta dal _Compendio di Rivelazione_, e da alcune prediche del
Savonarola che avremo più tardi occasione di citare. Non poche notizie
ci han dato ancora il processo a stampa e quello da noi scoperto, oltre
la lettera del Benivieni e le opere di Frà Benedetto.
[84] Capitolo IV.
[85] Campanella, _Metaphysica_; Parisiis 1638: si trova nella
Magliabechiana. Nella Riccardiana e nella Marucelliana si trovano la
più parte delle altre opere del Campanella. Il Baldacchini di Napoli ne
ha scritto una biografia assai diligente; il D’Ancona ne ha pubblicato
le opere politiche (Torino 1851), precedute da una biografia, in cui
sono notizie importanti. Egli ha però tralasciato di pubblicare e di
esaminare la _Monarchia Messianica_; cosa che non sappiamo approvare,
perchè in quest’opera si trova il complemento di tutto il sistema
politico dell’autore. Avendo pubblicato la _Monarchia Spagnuola_, in
cui l’Italia vien sottomessa a Spagna, bisognava pubblicare l’altra
opera, in cui Spagna è sottomessa a Roma, che rimane, secondo il
Campanella, capo del mondo. Quanto al sistema filosofico, si può
vedere ciò che ne dice il Mamiani nel suo _Rinnovamento_; quello che ne
discorre lo Spaventa nei suoi dotti articoli pubblicati nel _Cimento_,
rivista piemontese; e l’esame assai minuto che ne ha fatto il Ritter,
_Geschichte der Philosophie_; Hamburg 1841-52.
[86] Il Padre Marchese, _Storia di San Marco_, pag. 164, volle notare
una somiglianza fra le idee politiche del Savonarola e del Campanella,
paragonando la _Città del Sole_ col trattato del _Reggimento di
Firenze_. Ma le idee politiche dei due frati erano, come vedremo, molto
diverse: oltre di che, nella _Città del Sole_ trovasi l’_utopia_ del
Campanella, e non già il sistema ch’egli voleva veramente mettere in
pratica; quindi mal si paragona al _Reggimento di Firenze_. Ma di ciò
altrove. Quanto poi alle opere filosofiche, il Marchese (pag. 104)
dice: «Abbiamo pertanto in questo compendio un sunto di tutti gli
scritti, comechè svariatissimi, dello Stagirita.» — Il Meier, così
diligente nell’esaminare le opere del Savonarola, non dice altro,
che: «Aristoteles bildet natürlich die Grundlage, doch zeicht sich bei
haüfiger Berücksichtung des Thomas von Aquino, auch eigenes Urtheil und
Kritik. Der Stil ist meistens leicht, und ein Streben nach Klarbeit
und Bestimmtheit nicht zu verkennen.» (_Savonarola_ ec., Erst. Kap.,
s. 25.) — Anche il Poli, nelle sue addizioni al Tennemann, avea notato
quest’ordine e chiarezza del Savonarola. — Il Rudelbach si occupa
solo di cercare le idee protestanti, e quindi tralascia affatto gli
scritti filosofici. — Il signor Perrens ha il merito di aver preso
in considerazione questi scritti; ma egli, secondo il suo costume,
ne traduce dei brani, senza occuparsi di giudicare l’insieme delle
dottrine. Esprime non pertanto la sua opinione in queste parole:
«Ces écrits sont, pour ainsi dire, des catéchismes sans prétension.
_L’auteur n’y met rien du sien_.» (Vol. II, pag. 308.)
[87] _Aristotelis pene omnia opera, et Platonis abreviati._
Nell’Appendice daremo questo catalogo, _De operibus viri divini non
impressis_, da noi trovato in una biografia latina del Savonarola,
MS. passato dal Convento di San Marco alla Magliabechiana, I, VII,
28. Nel Convento di San Marco a Firenze è una Miscellanea ms. di molte
cose relative al Savonarola, nella quale si parla anche di varie opere
inedite, e di moltissimi autografi del Savonarola, ora smarriti.
[88] Venetiis, apud Juntas, 1542. Un’altra edizione ne fu fatta a
Vittemberga, nel 1596. Non sappiamo quali sieno tutte le edizioni
più antiche. Nella Magliabechiana di Firenze trovasene una della
Logica: _Impressum Pisciæ MCCCCLXXXXII. die XV Augusti, ad laudem
individuæ Trinitatis_. L’Audin cita un’edizione del sec. XV, S. L. A,
dell’opuscolo: _De omnium scientiarum divisione_ ec.
[89] Lib. I. 17. «In omni doctrina a notioribus nobis est incipiendum.
Sic enim facilior est disciplina, quia faciliter magis nota ducunt in
cognitionem earum quæ sunt nobis ignota vel minus nota, quae tamen sunt
_secundum naturam notiora_.»
[90] «Homo autem potest facere talem collationem: ratio enim hominis
inferior, est collativa singularium et intentionum individualium; unde
ex multis memoriis unius rei colligit experimentum. _Ex multis autem
experimentis fit universalis quadam acceptio de omnibus similibus._»
Lib. I, 28.
[91] Lib. I, 6, 7, 8, 9, 10.
[92] «Illa pars huius scientiæ quæ est de substantia sensibili, prior
est ea quæ est de insensibili (qui sta per _suprasensibili_) ordine
doctrinæ.» Lib. I, 28.
[93] L. XIV, 7. «Intellectus agens est virtus animæ. In anima
est virtus quædam, per quam anima se ipsam possit reducere in
actum intelligendi: hoc autem fit per hoc, quod sensibilia fiunt
acta intelligibilia; quod nullo modo fit nisi a conditionibus
individuantibus abstrahuntur et fiunt universalia; conditiones
autem individuantes per phantasmata intellectui afferuntur, seu
appropinquantur, et per virtutem intellectus agentis similitudo
universalis resultat in intellectu possibili.» _Logica_, Lib. XIV, 7.
[94] «Omnis doctrina et omnis disciplina intellectiva fit ex
præexistenti cognitione. Primum quidem, omnis cognitio intellectiva
fit præexistenti cognitione sensus. Per sensum enim acquirimus
cognitionem in intellectu. Quædam igitur intellectus, _absque discursu
et absque doctore, mediantibus sensibus cognoscit_; sed doctrinam et
disciplinam acquirens, vel per se ipsum vel per alterum habere non
potest sine _præexistenti cognitione intellectiva_. Si enim omnino
nihil cognosceret, esset in pura potentia ad cognitionem, et ideo se
ipsum non posset in actum cognitionis reducere, nec per alterum reduci
posset.» _Logica_, Lib. VIII, 5.
[95] Comp. Phil. L. I, 13. «Cognitio veritatis partim facilis, partim
difficilis. Facilis quidem est, quia nullus ita expers veritatis quin
aliquid cognoscat; et licet unus solus parum apponat ad veritatem,
tamen facile est ut multi faciant magnam veritatis aggregationem,
et maxime quia nullus est qui erret circa prima principia, juxta
proverbium: in foribus quis aberret? Difficilis autem est, quia
_difficilis est composita resolvendo usque ad ultimas causas, et
componentia usque ad compositionem perfectam reducere_.» Lib. I, 13.
Vedi anche Lib. I, 17, 18; L. II, 4; Logica Lib. VIII, 6, 7, 8. Dai
brani che abbiamo citati, il lettore può facilmente vedere come il
linguaggio, la forma e molte idee sieno tutte aristoteliche, e come
malgrado ciò l’insieme della dottrina sia nuovo ed originale. Bisogna
anche riflettere che, dando lezione a novizi, il Savonarola era forzato
a prendere quella forma; giacchè nei chiostri allora, e per molti
secoli dipoi, non si è insegnato altra filosofia che la Scolastica.
Oggi gli studi vi sono decaduti e non vi fiorisce che la teologia; ma
essa, come ognun sa, si veste ancora della forma scolastica.
[96] _Comp. Phil. Mor._, Lib. I, 25.
[97] Idem. Lib. I, 2.
[98] Idem, Lib. III, 23.
[99] Sebbene siasi da alcuni levata a cielo la divisione delle scienze
fatta da Tommaso Campanella, essa è quasi identica con quella del
Savonarola, e in fondo non differiscono quasi punto da quella degli
scolastici. È ben vero che qualche volta si trovano nel Campanella idee
che farebbero supporre una divisione secondo principii assai più alti;
ma sono idee che rimangono solo accennate, e spesso anche contraddette.
Il quadro seguente darà la divisione delle scienze secondo il
Savonarola, accennando ove il Campanella differisce. Aggiungiamo solo,
che essi sono in perfetto accordo intorno alle idee sull’importanza e
natura della teologia.
— — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
| | | |
| | | MECCANICA |
| | |— — — — — — — — — — — — — — — —
| | | | _Etica,
| | | | Economica,
| | | | Politica._
| REALE | PRATICA | |
| | | MORALE | Di questi 3
| | | | trattati, il
| | | | Campanella ne
| | | | fa un solo in
| | | | tre parti.
FILOSOFIA |— — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
UNIVERSALE | | | | Campanella:
| | | FILOSOFIA | _De sensu rerum,
| | | NATURALE | De rerum natura._
| | |— — — — — — — — — — — — — — — —
| | | | Campanella:
| | | MATEMATICA | _Astrologicorum._
| | |— — — — — — — — — — — — — — — —
| | | |
| RAZIONALE | SPECULATIVA | METAFISICA |
| | |— — — — — — — — — — — — — — — —
| | | | Il Campanella
| | | | divide la Logica
| | | LOGICA | in _Dialettica,
| | | | Grammatica,
| | | | Rettorica,
| | | | Poetica_, ec.
— — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
[100] _De divisione_ etc., Lib. IV. Anche queste parole trovano
un singolare riscontro nel Campanella. Vedi la sua _Poetica_, e il
trattato _De libris propriis_.
[101] Proemio al _Trionfo della Croce_.
[102] Cap. I.
[103] Si potrebbe citare anche Lorenzo Valla, ingegno arditissimo; egli
fu il primo che mosse guerra ad Aristotele: lo fece però in un senso
piuttosto grammaticale che filosofico.
[104] Burlamacchi, pag. 5. Pici _Vita_, pag. 8. «Mirus erat veritatis
amator, eo usque provectus, eius gratia, ut in his quos coleret
doctoribus, si quid non placeret, ingenue fateretur.» Fra Benedetto,
e tutti quelli che conobbero personalmente il Savonarola, ripetono le
medesime osservazioni. Vedi _Vulnera Diligentis_, ec. Tutti i dotti
del secolo XV tennero poi in altissima stima la dottrina filosofica
del Savonarola. Il Ficino (lettera a Gio. Cavalcanti, 12 dicembre
1494) ed il Poliziano (lettera a Iacopo Antiquario, giugno 1492) lo
chiamano uomo per dottrina _insigne_; Pietro Crinito, nel suo libro,
_De honesta disciplina_, lib. I, cap. 3, dice di lui: _qui ætate nostra
in omni prope philosophia maxime præstat_. Ma, per concludere, citeremo
l’opinione d’un uomo che varrà per tutti. Francesco Guicciardini fu
uno dei grandi ammiratori del Savonarola, come risulterà chiaro dalla
sua _Storia di Firenze_, che è per vedere la luce. Egli aveva studiato
diligentemente le sue opere, fatto alcuni sunti delle sue prediche,
di cui discorre con grandissima ammirazione. Della filosofia, poi,
dice che egli era il più valente in Italia, e ne ragionava con tanta
maestria, da sembrare quasi che _lui l’avesse fatta_.
[105] Con questa promessa, la Riforma prima tolse allo scetticismo ed
al materialismo una buona parte del genere umano; poi dètte occasione
al cattolicismo di combatterla, e nella lotta riprendere forza e
ringiovanirsi: e questa è opinione approvata dagli scrittori più
ortodossi.
[106] _Trattato dell’Umiltà._ In Firenze, per Antonio Miscomini, a dì
ultimo di giugno 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495, Venezia
1538, 1547. L’Audin ne cita altre quattro del secolo XV., S. L. A. —
Nella esposizione di questi opuscoli ci atteniamo, secondo il nostro
uso, per quanto è possibile, al linguaggio stesso dell’autore.
[107] _Trattato o vero sermone della Orazione._ Firenze, per Antonio
Miscomini, 20 ottobre 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495;
Venezia 1538; quattro del secolo XV, S. L. A.
[108] Firenze 1492, 1495. Venezia 1538, 1547: altre due edizioni del
secolo XV, S. L. A.
[109] Firenze, per Antonio Miscomini, a dì XVII maggio 1492; 28 carte.
Una seconda edizione se ne fece nel giugno dello stesso anno, altre
cinque sono S. L. A. Queste edizioni degli opuscoli del Savonarola sono
assai eleganti; spesso anche illustrate da incisioni dei primi artisti
di quel tempo.
[110] _Libro della vita viduale_; Firenze, per ser Francesco
Bonaccorsi, 1391; 30 carte. L’Audin cita altre tre edizioni: due S. L.
A.; una per ser Lorenzo Morgianni, 1486; 26 novembre.
[111] Nel principio della Bibbia Magliabechiana (per cui vedi la nota
in calce a questo Cap.), fra le altre postille autografe, trovasi
questa: _Conemur ita Scripturas exponere, ut ab infidelibus non
irrideamur_; e ciò, in fondo, altro non volea dire, se non che: le
mie visioni vengono direttamente da Dio; non avrebbero quindi bisogno
d’altra conferma, se però gli uomini non fossero oggi increduli.
Vogliamo qui rammentare che queste postille erano scritte per uso tutto
privato.
[112] «Dictis quæ aperta credimus, cum interjecta aliqua obscuriora
invenimus, quæri quibusdam stimulis pungimur ut ad aliqua altiora
intelligendum vigilemus; et tunc obscurius perlata sentiamus ea etiam
quæ aperta putavimus.» Nelle postille autografe della medesima Bibbia.
[113] Vedi la nota in calce a questo Capitolo.
[114] «Ad charitatem, familiaritatemque Christi non pervenerit quisquis
Sacræ Scripturæ deliciis abundare non contendit.
»Sic, si familiaritate alicui homini ignoto conjungamur, usu colloquii
eius etiam cogitationes indagamus, dum alia ex aliis colligimus; ex
quibus cognoscimus aliud esse quod voces intimant et aliud quod sonant:
ita summe augendum cum accedimus in Scripturis et in eis assuescimus;
nam nobis locutiones earum innotescunt....
»Intelligentia dictorum ex causis est assumenda dicendi, quia non
sermoni res, sed rei est sermo subjectus. _Vide Hilarium._ Optimus
lector dictorum intelligentiam expectet ex dictis, potius quam imponat,
et retulerit magis quam attulerit, ne cogat id videri dictis contineri
quod ante lectionem præsumpserit intelligendum. Cum ergo de rebus
dictis sermo est, concedamus Deo sui cognitionem, dictisque eius pia
veneratione famulemur.» _Ibidem._ Queste postille sono qualche volta
bellissime, e confermano non di rado quanto abbiamo già detto sulla
indipendenza dell’ingegno del Savonarola. Da esse si potrebbero cavare
anche dei piccoli trattati inediti, delle esposizioni compiute di molti
Salmi (vedi, p. es., il Salmo 94 nella _Bibbia Magl._), di moltissime
parti dell’Apocalisse ec., che formerebbero quasi altrettante operette
inedite.
[115] »In exponendis Scripturis, semper grammaticum utamur sensum,
videlicet literalem primo; et ubi sunt plures sensus, eum maxime
sequimur quem plures gravioresque sequuntur, _præsertim cum sequitur
eum Ecclesia Romana_: non spernentes tamen expositiones contrarias
aliorum Sanctorum.
»Circa ea quæ ad fidem pertinent, quædam sunt de substantia, ut
articuli; et circa hæc non licet contrarium opinari: et quædam non
sunt de substantia, ut diversæ doctorum expositiones; et circa haec
contingit opinari contraria.
»Quia lumine super rationali Scriptura est, non debemus ab expositione
Sanctorum recedere, maxime in sensu literali, ne labamur in hæresim;
ne etiam ab infidelibus irrideamur, et falsa pro veris asseramus:
neque etiam debemus eam exponere contrarie ad philosophiam naturalem.»
_Ibidem._
[116] Egli stesso sembrava temerlo, perchè di continuo noi troviamo
delle note con cui avverte sè stesso di stare in guardia; come si vede
in alcune di quelle citate più sopra, e come si può vedere in questa:
«Cave ne voluntas præcedat intellectum, aut etiam intellectus tuus
intellectum Dei in Scripturas, ut velis illas exponere sicut prius
concepisti et tuo sensui aptare: sed potius earum intellectui te ipsum
accomoda, ut semper dicit Hilarius.»
Quest’altro pensiero trovasi anche assai spesso ripetuto. «Nec etiam
ab infidelibus irrideamur et falsa pro veris sumamus, non debemus
Scripturas exponere contra philosophiam naturalem veram. Si nos
Dominus doceret aliud per lumen naturale, aliud contrarium per lumen
supranaturale, aut dicerent homines eum decipere aut errare. Ergo
Scriptura est summa philosophia vera, quia verum vero consonat.»
_Ibidem._
[117] Ibidem.
[118] Erano messer Domenico Bonsi, Guidantonio Vespucci, Paolo Antonio
Soderini, Bernardo Rucellai e Francesco Valori. — Vedi Burlamacchi,
Pico ec. È notevole che quasi tutti e cinque divenissero più tardi
partigiani del Savonarola, e l’ultimo di essi fosse dipoi il più caldo
de’ suoi seguaci.
[119] Questi fatti si trovano ripetuti nel Burlamacchi, nel Pico
e nella lettera di Girolamo Benivieni a Clemente VII, che trovasi
nella Riccard., Cod. 2022, e fu pubblicata in calce alla Storia del
Varchi, ediz. Le-Monnier 1857-58. Vedi anche un sunto della biografia
del Savonarola intitolato: _Extracto d’una epistola Fratris Placidi
de Cinozzis, ordinis præd. S. Marci de Florentia: de vita et moribus
Rev. P. F. Hieronymi Savonarolæ_ ec. (Cod. Ricc. 2053.) Ne parla anche
Frà Benedetto, che ha scritto sulle profezie del Savonarola un’opera
che trovasi inedita nella Magliab., Cl. XXXIV, Cod. 7: _Secunda Parte
delle Profezie dello inclito Martire del Signore Hyeronimo Savonarola_.
Questo lavoro è la seconda parte di un’opera, il cui titolo era _Nova
Jerusalem_: la prima parte sembra ora smarrita. In questo codice si
trova anche un piccolo ritratto del Savonarola, ed è una delle poche
miniature autentiche di Frà Benedetto.
[120] Nell’originale dice 90, seguendo l’uso dei Fiorentini che
cominciavano l’anno il 28 di marzo.
[121] _Compendium Revelationum._ Vedi l’edizione del Quetif, p. 227.
[122] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Pico; Barsanti; Razzi, ec.
[123] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Barsanti, ec.
[124] Pico, Burlamacchi, Barsanti, Razzi, ec.
[125] _Sermoni sulla I Epistola di San Giovanni._ Vedi tutto il Sermone
I, il V e il VI passim. Citeremo l’edizione di Prato 1846, perchè
è la più facile a trovarsi da chi volesse riscontrare l’originale.
Avvertiamo però, che essa è mutilata in alcune parti; onde chi vuole
esser diligente, non potrà servirsene senza averla posta a confronto
con le altre di Venezia 1547 (italiana) e 1536 (latina).
[126] _Serm._ X, p. 93.
[127] _Serm._ V, p. 47-50.
[128] _Sermone_ VI, p. 52.
[129] _Sermone_ V, p. 43, 44.
[130] _Sermone_ XVII, p. 164-9.
[131] Il Cerretani, nella sua _Storia di Firenze_, che trovasi
manoscritta e autografa nella Magliabechiana, discorre così delle
prediche del Savonarola: «Introdusse quasi un nuovo modo di pronunziare
il Verbo di Dio; cioè all’apostolica, senza dividere il sermone, non
proponendo questione, sfuggendo gli ornamenti d’eloquenza: solo il suo
fine era d’esporre qualche cosa del Vecchio Testamento, e introdurre la
semplicità della primitiva Chiesa.» Il Guicciardini, nella sua _Storia
inedita di Firenze_, dice che dopo aver lette e considerate le prediche
del Savonarola, le trova eloquentissime, e d’una eloquenza _naturale e
non artificiosa_. Aggiunge che da secoli non s’era visto un uomo tanto
dotto nelle Sacre Carte; e che mentre niuno riuscì mai a predicare in
Firenze più di due quaresime, senza stancare, il Savonarola fu quegli
che solo potesse andare avanti molti anni, crescendo sempre nella
estimazione del popolo. Questa Storia vedrà ben tosto la luce, e noi
dobbiamo alla gentilezza del signor Canestrini l’averne potuto scorrere
sin da ora alcune pagine. Come abbiam detto più sopra, il Guicciardini
era uno dei più alti estimatori del Savonarola, delle cui prediche fece
un sunto, che trovasi scritto tutto di suo pugno. Il suo giudizio,
poi, ha tanto maggiore importanza, in quanto egli si adoperò sempre
in favore dei Medici, non era punto un uomo religioso, e molto meno
fanatico.
[132] Vedi la nota a pag. 133.
[133] Politiani, _Epistolæ_. Iacopo Antiquario, XV kalendas iunias 1492.
[134] Burlamacchi, Pico, Barsanti, Razzi, ec.
[135] Vedi la nota in fine del Capitolo.
[136] Nardi, _Storia di Firenze_; Guicciardini, _Storia d’Italia_;
Sismondi, _Hist. des Rép. Ital._; ec.
[137] Erano: Alessandro Acciaioli, Cosimo Rucellai e Carlo Carnesecchi.
Questa predizione, come abbiamo già detto, trovasi menzionata nel
Burlamacchi; nel Barsanti; nella lettera del Benivieni a Clemente VII;
nel Cinozzi, _Extracto_ etc., MS. riccardiano citato più sopra; in Frà
Benedetto, _Secunda parte delle prophetie dello inclito Martire del
Signore Hyeronimo Savonarola ferrarese_ ec., MS. magliabechiano citato
più sopra. Il Savonarola stesso, nelle prediche, accenna più volte a
questa sua predizione.
[138] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Sismondi, _Hist. des
Rép. it._; Leo, _Storia d’Italia_; Muratori, _Annali_, ec.
[139] Fratello di Lodovico il Moro.
[140] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Guicciardini, _Storia
d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Rép, it._; Leo; Muratori, ec.
[141] Guicciardini, _Storia d’Italia_.
[142] Guicciardini, _Storia_; Machiavelli, _Legazioni_; Sismondi,
_Histoire des Rép. it._; Michelet, _Renaissance_; Burchardi _Diarium_.
[143] _Comp. Revelationum_, ediz. del Quetif, pag. 231 e seg.
[144] Era un giovane venuto dalla Liguria a studiar legge nello studio
di Pisa. Noiatosi del mondo, volle nell’aprile 92 vestir l’abito; e
dopo pochi giorni noiatosi del chiostro, domandava di uscirne. Appunto
allora venne a Pisa il Savonarola, dalle cui prediche il Codiponte fu
cosiffattamente commosso, che non solo tornò al primo proposito, ma
vi restò tanto fermo e divenne così osservante della religione, che un
mese dipoi il Savonarola dovea quasi rimproverargli il soverchio zelo,
in una lettera (22 maggio 92) che è fra le più belle che egli abbia
mai scritte. Questa lettera, che fu da noi trovata nella Riccardiana
(cod. 2053), sarà pubblicata nell’Appendice. Vedi, per queste notizie,
gli _Annali del Monastero di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati
nell’_Archivio Storico_.
[145] Questa lettera, piena d’affetto e di consigli cristiani, si trova
nel Quetif, vol. II, pag. 99.
[146] Burlamacchi, Barsanti, ec.
[147] Idem.
[148] Idem.
[149] Burlamacchi, 26-77; Barsanti.
[150] Burlamacchi (pag. 15-16) pone questa visione nel viaggio che il
Savonarola fece dalla Lombardia a Firenze; ma egli venne allora per
Genova e non per Bologna: d’altronde, quel biografo erra continuamente
nelle date; onde noi abbiam creduto di dover narrare la visione in
questo luogo.
[151] Il Libri, nella sua _Histoire des sciences mathématiques_,
porta una lettera di Cristoforo Colombo, nella quale descrive una
simile visione che egli ebbe in America; quando essendo stato da tutti
abbandonato, venne da una voce divina incoraggiato a continuare la sua
impresa. Ed a ragione il Libri giudica quella lettera come una delle
più eloquenti nella nostra letteratura.
[152] Marchese, pag. 83. Di ciò parlò più volte il Savonarola: ne
parlavano anche i Dieci nelle lettere che scrivevano a Roma su questo
affare; per le quali vedi le note che seguono.
[153] Nell’Archivio delle Riformagioni sono, infatti, due lettere
dei Dieci; una all’ambasciatore Filippo Valori, a Roma; l’altra al
Cardinale Oliviero Caraffa, in data del 10 maggio 1493; le quali
raccomandano caldamente la domanda dei frati di San Marco.
[154] Una minuta narrazione di questi tumulti si trova nel Parenti,
_Storia di Firenze_, vol. I, pag. 23 e seg. — Ms. nella Magliabechiana,
palch. II, 129.
[155] Erano per San Marco: il Card. Giovanni dei Medici; il Card.
Oliviero Caraffa, arcivescovo di Napoli; il generale de’ Domenicani,
Gioacchino Turriano. Pei Lombardi erano: il Moro, i Genovesi, il Duca
di Ferrara, i Bentivoglio di Bologna, e pare anche il re di Napoli.
[156] Burlamacchi, pag. 47.
[157] È inedito nella Riccardiana, cod. 2053. Vedi nell’Appendice.
[158] Essi avevano, prima che fosse segnato il breve di Roma, spedito
da Milano un ordine, col quale s’imponeva al Savonarola di partir
subito da Firenze. Per fortuna, però, l’ordine fu indirizzato al
priore di Fiesole, che si trovava assente; onde non venne consegnato
al Savonarola se non dopo l’arrivo del breve. Allora essi, valendosi
dell’aiuto di Piero de’ Medici, fecero accettare al Savonarola una
convenzione, nella quale si diceva che la Congregazione Lombarda
riteneva in Toscana la sua antica autorità, in tutto quello però che
non contraddicesse al breve già ottenuto. Convenzione ch’era per sè
stessa nulla, e che il Savonarola perciò accettava con una brevissima
lettera di due o tre versi; la sola che scrivesse a Piero de’ Medici.
Il signor Perrens, riportando questa lettera, sembra non aver saputo
la vera cagione per cui fu scritta, e la cita perciò (vol. I, pag. 51,
nota 2) come una prova di _souplesse_, e come una dimostrazione che «le
prieur sut fort bien, dans l’occasion, faire acte de soumission, sinon
à Laurent, du moins à son fils Pierre.» (vol. I, pag. 51.) Ma questa
lettera, insieme colla convenzione di cui abbiamo parlato, si trova
nell’Archivio Mediceo acclusa in un’altra di Iacopo Salviati; e dai
tre documenti che daremo nell’Appendice, risulta chiarissimo che non si
tratta nè di _souplesse_ nè di _soumission_. — Vedi Burlamacchi, pag.
46; Barsanti; Pico ec.
[159] Vedi Burlamacchi, pag. 46; ec. Pare che il Savonarola andasse
così oltre in questa sua idea, che avesse già fatto tagliare una selva
sopra un monte, dove voleva costruire il romitorio.
[160] «Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà
volontaria: la mia maledizione e quella di Dio cada sopra colui che
porterà le possessioni in questo ordine.» Tali furono le ultime parole
di San Domenico ai suoi discepoli. Il Beato Angelico avea dipinto sul
muro esterno del dormentorio la Vergine con molti santi, e fra questi
San Domenico con un libro aperto dove erano scritte quelle sue parole.
Vedi Lacordaire, _Vita di San Domenico_; P. Marchese, _Storia del
Convento di San Marco_.
[161] Burlamacchi; P. Marchese, _Storia di San Marco_. Spesso il
Savonarola parla nel suoi _Sermoni_ di queste varie lingue che ha
introdotte nel convento, e dell’uso che dovranno avere. Il Rio (_Art
Chrétien_) ha parlato con eloquenza delle scuole di belle arti in San
Marco, esagerandone però l’importanza.
[162] Marchese, _Storia di San Marco_.
[163] In una lettera al Papa, della quale avremo più tardi occasione di
parlare, il Savonarola discorre di questi odii, e dei pericoli ai quali
fu per essi esposto.
[164] Vedi _Annali del convento di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati
nell’_Archivio Storico_.
[165] Questi fatti si cavano da documenti esistenti nell’Archivio di
Siena.
[166] _Prediche sul Salmo_ Quam bonus; Prato 1846. È la medesima
edizione delle prediche sulla I. Ep. di S. Giov.; Predica IV, pag. 237.
Vedi anche le edizioni di Firenze 1528, e di Venezia 1544.
[167] Ibidem.
[168] Predica IX, pag. 20-21.
[169] Predica VIII, pag. 299 e seg.
[170] Predica IX, pag. 323.
[171] Il Rudelbach (vedi _Savonarola_ etc., cap. 3º della 3ª parte:
_Savonarola’s dogmatischer Standpunct_) è senza dubbio il più forte
sostenitore della prima opinione; ma egli è stato nella stessa Germania
combattuto vittoriosamente dal Meier, che anch’esso cerca fare del
Savonarola un protestante; ma vorrebbe, almeno in parte, moderare le
esagerazioni del suo connazionale. Il Rudelbach (pag. 359) prende in
appoggio delle sue idee specialmente queste prediche sul salmo _Quam
bonus_; ma il Meier è costretto a dirgli: «Die Folgerungen welche
Rudelbach (s. 359) aus diese Stelle zieht, sind den Vorstellungen
Savonarola’s fremd und beruhen lediglich, wie so Vieles in der
genannten Schrift, auf willkürlich eingeschobenen Deutungen des
ursprunglichen Textes.» Nota 2 alla pag. 274. Da tutto ciò si vede
quanto male si sia consigliato il signor Perrens nel riportare (dopo
aver dato il Savonarola per cattolico) quel capitolo del Rudelbach,
come la vera esposizione delle dottrine del frate. L’autorità del
Rudelbach, quando fosse valida, rovescerebbe tutto ciò che il signor
Perrens ha detto nella sua biografia.
[172] Predica IV, pag. 237-38.
[173] Predica V, pag. 246.
[174] Predica XII, pag. 373.
[175] Predica XIV, pag. 309-400.
[176] Predica XVI, pag. 443.
[177] Tutti i biografi riportano questo suo motto, che egli stesso
ripete nelle sue prediche. Vedi p. es., la predica V sopra Giobbe.
[178] Predica II, pag. 208-10.
[179] Predica VII, 271-4.
[180] Filateria era una carta che gli Ebrei portavano avvolta intorno
al braccio, e nella quale erano scritti i passi della Bibbia e i
Comandamenti della legge.
[181] Predica VIII, pag. 296.
[182] Predica X, pag. 344-5.
[183] Predica XIII, 383-4.
[184] Predica XVII, 543. e seg.
[185] Predica XXIII. Il medesimo pensiero trovasi ripetuto in molte di
queste prediche, e quasi forma il fondo di questo Avvento.
[186] _Compendium Revelationum._
[187] Venezia 1536, _ex officinâ divi Bernardini_. Per capire con
quante lacune furono messi insieme questi sermoni, bisogna prima di
tutto leggerli, e poi vedere ciò che ne dicono tanto l’editore di esse,
quanto quello delle _Prediche sopra Job_.
[188] Frà Benedetto, _Cedrus Libani_, poemetto pubblicato dal Padre
Marchese nell’_Archivio Storico_, Cap. II. «Sunto delle profezie le
quali udì predicare el compilatore al profeta Jeronimo, esponendo
l’arca di Noè, quando nullo sospetto era di tribulazione alcuna.»
[189] L’editore veneto ha messo il titolo di _Avvento_ a questi 13
sermoni, che sono premessi ai 43 della quaresima e furono stampati
colle medesime scorrezioni. Ma nelle opere del Savonarola stampate a
Venezia, gli errori di tal sorta sono frequentissimi. L’avvento del 93
fu quello sul Salmo _Quam bonus_, e l’avvento del 94 fu sopra _Aggeo_.
Questi 13 Sermoni sull’Arca non debbono, perciò, precedere ma seguire
il quaresimale del 94, come si può veder chiaramente leggendoli. Il
3º di essi, infatti, espone le parole: _Ecce ego adducam aquas_, ed
il Savonarola stesso ci dice, nel _Compendio di Rivelazioni_, che ciò
avvenne il 21 settembre; quindi dopo la quaresima. Egli usava far delle
prediche fra la quaresima e l’avvento, che chiamava prediche _delle
feste_; e tali sono queste tredici sull’Arca di Noè. Il signor Perrens
si è lasciato ingannare dall’editore; ma leggendo quei sermoni, si
sarebbe egli stesso potuto chiarire.
[190] «Aveva predicato in Santa Reparata, ed avendo innanzi all’entrata
del re di Francia appunto chiuso l’Arca, con tanto terrore, spavento e
grida e pianti aveva fatto alcune prediche, che ciascuno quasi semivivo
senza parlare per la città si aggirava.» Cerretani, _Storia_, MS.
autografo nella Magliabechiana.
[191] Machiavelli, _Legazioni_; Francesco Guicciardini, _Storia
d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Répub. ital._; Michelet, _Renaissance_;
Parenti, _Storia di Firenze_; Cerretani, idem. Le ultime due opere si
trovano Mss. nella Magliabechiana.
[192] «Le dict seigneur Ludovic estoit homme tres sage, mais fort
craintif, et bien souple quand il avoit peur (j’en parle come de celuy
que j’ay congnu et beaucoup de choses traicté avec luy), et homme
sans foy, s’il voyoit son profit pour la rompre.» Philippe de Comines,
_Mémoires_ etc., Lib. VII, chap. II. Vedi anche gli autori più sopra
citati.
[193] Alcuni di questi dispacci, scritti la più parte dal Pontano, sono
importantissimi, e si trovano nell’Archivio di Napoli.
[194] Si vedano i medesimi autori citati più sopra.
[195] Vedi i medesimi autori.
[196] Sismondi, _Hist. des Rép. ital.; Histoire des Français_. Il
Michelet, nella sua _Renaissance_, ha trattato questo soggetto con
molta eloquenza ed originalità.
[197] Il carattere di Carlo VIII è descritto mirabilmente dal
Guicciardini, _Storia d’Italia_. Vedi anche il Nardi, _Storia di
Firenze_; il Parenti, Ms. sopra citato; il Cerretani, _Storia di
Firenze_, Ms. idem; Sismondi; Michelet ec. Sopra ogni altro autore,
però, bisogna leggere, per tutto questo periodo di storia, _Les
Mémoires de Philippe de Comines_, che fu uno dei più grandi osservatori
e diplomatici del secolo XV. Può anche giovare: _Histoire de Charles
VIII depuis l’an 1485 jusqu’à 1498_, par Guill. de Jaligny, A. de la
Vigne etc.; Paris 1618.
[198] Il Gibbon meditava una volta di scrivere la storia della discesa
di Carlo VIII in Italia: «an event,» egli dice, «which changed the face
of Europe.» Nel 3º vol. delle sue _Miscellaneous works_ (London 1814)
si trova l’idea di questo lavoro, e vi è esaminata la nullità delle
ragioni a cui pretendeva la corona di Francia.
[199] Guicciardini, _Storia d’Italia_; Dispacci di re Ferdinando,
nell’Archivio di Napoli. Vedi l’Appendice.
[200] Burchardi, _Diarium_, ecc.
[201] _Memoires de Messire Philippe de Comines, seigneur d’Argenton,
sur les principaux faicts et gestes de Louis XI, et Charles VIII, son
fils, roys de France;_ Paris, 1580. Nel Cap. V del settimo libro,
parla di due ambascerie mandate da Piero de’ Medici a Carlo VIII,
nella prima delle quali erano il vescovo d’Arezzo e Piero Soderini. «A
la seconde fois envoya le dict Pierre (de’ Medici) à Lyon, un appelé
Pierre Capon, et autres; et disoit pour excuse (come ja avoit fait),
que le roy Louis onzieme leur avoit commandé à Florence se mettre en
ligue avec le roy Ferrand.... En toutes les deux ambassades y avoit
tousjour quelcun ennemi du dict de Medicis, et pour especial ceste
fois le dict Pierre (Capponi), et faisait sa charge plus aigre qu’elle
n’estoit, et aussi conseilloit qu’on bannist tout Florentin du royaume.
Cecy je dis pour mieux vous faire entendre ce qui advint après; car
le roy demoura en grande inimitié contre le dicte Pierre; et les dicts
general et seneschal (Beaucaire e Brissonet) avoyent grand intelligence
avec ses ennemis en la dicte cité, et par especial ce Capon, et avec
deux cousins germains du dict Pierre, et de son nom propre.» — Da
ciò risulta evidentissimo che il Capponi e tutto il partito liberale
volevano i Francesi. Per le stesse ragioni, e coi medesimi fini, li
favoriva anche il Savonarola.
[202] Guicciardini, _Storia d’Italia_.
[203] Phil. de Comines, _Memoires_. «Ego quantum potero præstabo armis,
pecuniâ, equis; viris iuvabo etc.» così scriveva il Moro a Carlo VIII,
in una lettera riportata dal Corio nella sua _Storia di Milano_.
[204] Forse non bisogna prendere alla lettera le parole del
Machiavelli, il quale più volte ripete questa sua sentenza, senza
dubbio esagerata. Pure, tristi assai dovevano essere i tempi di cui
tali cose potevano dirsi.
[205] Il Porzio, _Congiura dei Baroni_, LI, § II, descrive minutamente
e con molta maestria le armi italiane di quel tempo. Vedi anche
Guicciardini, Sismondi, ec.
[206] Sismondi, _Hist. des Répub. ital.; Historie des Français_:
Michelet, _Renaissance_; Guicciardini, ec.
[207] Un uomo d’arme era composto da un cavaliero, due balestrieri ed
altri due cavalli da servire in caso di bisogno; sicchè facevano in
tutto cinque cavalli e tre cavalieri. Ma questo numero variava assai
spesso, e variava ancora grandemente la moltitudine di servi, di paggi
e d’altra gente che si traeva dietro un esercito.
[208] La differenza degli storici antichi su questo proposito è tanta,
che non staremo a citarli: essi giudicavano sempre ad occhio o per
udita. Noi abbiamo seguito il computo del Nardi, che viene accettato
anche dal Sismondi e dal Michelet.
[209] Il Parenti, nella sua _Storia di Firenze_, scrive che Piero
dicesse in quella occasione: «Ciascuno faccia per sè.» Per questo
viaggio del re vedi: Comines, de la Vigne, Sismondi, Michelet,
Guicciardini, Nardi, Parenti, Cerretani, ec. ec. Su tutti questi fatti
gli storici vanno perfettamente d’accordo.
[210] Philippe de Comines, _Memoires_ etc. Egli medesimo se ne era
persuaso, e ripete più volte: «Dieu monstroit conduire l’entreprise.»
[211] La fortezza di Pietrasanta costò alla Repubblica 150,000 ducati
e un assedio di due mesi; quella di Sarzana costò 50,000 fiorini. —
Vedi Rinuccini, _Ricordi storici_, pag. 141: questo importante Diario
fu pubblicato dall’Aiazzi nel 1840, in Firenze. Vedi anche Cerretani,
_Storia di Firenze_, p. 524: Ms. magliabechiano.
[212] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
[213] «Firenze, tu sai che sessanta anni hai avuto un forte armato in
casa.... Costui se ti toglieva la roba e ti toglieva le donne, e’ ti
bisognava avere pazienza.... Dove era l’appoggio tuo? In che governo
ti trovavi tu allora, che era un governo non so come fatto? Dimmi che
cervelli avevi tu dal tuo? Con lui erano migliori cervelli del tuo,
dico quelli che erano suoi aderenti ec.» _Predica_ fatta la terza
domenica della quaresima del 1496.
[214] _Prediche sopra Aggeo_, fatte nell’avvento del 1491. Pred. Iª.
Aggeo fu il profeta che parlò agli Ebrei, usciti appena dalla servitù
di Babilonia, incitandoli a ricostruire il tempio: è facile, quindi, il
comprendere perchè il Savonarola lo prendesse allora ad esporre.
[215] Calendis igitur Novembris, id est Sanctorum omnium solemnitate,
et duobus proximis diebus, voci ei lateri non perperci, et (ut omni
populo notum est) tantum ex pulpito declamavi, quod infirmior corpore
factus, pæne langui. _Compendium Revelationum, edit. Quetif_., p. 236.
[216] Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era
in quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si
deve, per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo
sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace
e la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che
seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova. Il
Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono il
Savonarola. Nel suo dialogo _Sul reggimento di Firenze_, p. 28, egli
fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi abbiate
un obbligo grande a questo frate, che per avere levato a buona ora il
romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza di quello che
arebbe partorito quella vostra forma di governo; perchè io non dubito
che arebbe introdotto discordie civili di qualità, che si sarebbe
presto venuti a qualche mutazione disordinata e tumultuosa.» Ma come
il Savonarola fosse il solo a salvare la repubblica dai disordini, il
Guicciardini lo descrive e ragiona assai distesamente nella sua _Storia
di Firenze_.
[217] Cerretani, _Storia di Firenze_.
[218] Il Cerretani ci ha lasciato una minutissima narrazione di questa
pratica (Ms. magliab., carta 594 e seguenti): egli però mette in bocca
del Nerli queste parole, che furono veramente pronunziate dal Capponi;
a cui, infatti, essendo uomo di età matura, si addicevano assai meglio
che al Nerli, giovanissimo. Vedi Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_,
nell’_Archivio Storico_, vol. IV., parte II.
[219] Cerretani ed Acciaioli, come sopra. Il Capponi ebbe sempre
una grande venerazione pel Savonarola e pel convento di S. Marco
Egli si confessava da Fra Salvestro; e nelle sue lettere, pubblicate
nell’_Archivio Storico_ in calce alla vita del Capponi, si vede più
volte come egli facesse gran conto dell’autorità del Savonarola.
[220] Vedi la parte del _Priorista Gaddi_, pubblicata nel sopracitato
volume dell’_Arch. Stor. Ital._, in appendice alla Vita del Capponi.
Ivi si nominano altri due ambasciatori: Pandolfo Rucellai e Giovanni di
Niccolò Cavalcanti.
[221] Parenti, _Storia di Firenze_.
[222] _Prediche sopra Aggeo_, pred. III.
[223] Parenti, _Storia di Firenze_, Ms. magliab. Vedi nel novembre 1494.
[224] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
[225] Il Proposto mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.
[226] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_, pag. 41 e seg. (ediz. Arbib.);
Rinuccini, _Ricordi Storici_; Gaddi, _Priorista_; Parenti, _Storia di
Firenze_; Cerretani, _Storia di Firenze_.
[227] Vedi gli scrittori più sopra citati.
[228] Più tardi papa Leone X.
[229] Poi duca di Nemours.
[230] Questa è l’opinione non solo del Nardi e degli altri storici, ma
del Savonarola stesso, che perciò attribuiva la cacciata dei Medici
all’aiuto divino. — «Iddio t’ha levato questo forte armato: non sia
nessuno che ti dica, io fui io; non sia nessuno che se ne vanti; perchè
non avevi tanta forza, che potesse sbarbare tanto gran casa e sì forte
armato.... Iddio è venuto più forte di lui; hagli tolto le spoglie sue
e la roba sua, e l’autorità sua sopra di te.» _Predica_ fatta la terza
domenica della quaresima del 1496.
[231] Nel 1434 Cosimo tornò dall’esilio; nel 1478 seguì la congiura dei
Pazzi.
[232] Questo discorso si trova riportato nel _Compendium Revelationum_.
Nel racconto di tutti questi fatti, noi abbiamo seguito principalmente
il Nardi, che è minuto, diligente ed esatto; ma ci siamo valsi ancora
molto del Cerretani, Parenti, Rinuccini, Gaddi; del Guicciardini,
Machiavelli, Comines, ec.
[233] Sismondi, _Histoire des répub. ital._; Michelet, _Renaissance_;
Leo, _Storia d’Italia_; Guicciardini, Machiavelli, Nardi, Parenti,
Cerretani, Rinuccini, Gaddi, Comines, ec.
[234] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
[235] Nardi, Parenti, Cerretani, Sismondi, ec.
[236] Quello che oggi chiamasi Palazzo Riccardi.
[237] Cerretani, _Storia di Firenze_.
[238] L’autore del _Priorista_, quello stesso che fece il discorso al
re quando egli entrava nella città.
[239] Tutta questa narrazione abbiamo cavata principalmente dal Nardi,
Gaddi e Rinuccini, che si trovarono presenti all’entrata del re Carlo.
Il Cerretani descrive assai minutamente l’esercito francese: molte
notizie dànno il Parenti, il Guicciardini ed il Comines: tra i moderni
vanno menzionati sopra tutti il Sismondi, _Hist. des répub. ital._ e
_Histoire des Français_; il Michelet, _Renaissance_.
[240] Questo fatto, quanto onora il Capponi, altrettanto dimostra in
che misero stato dovesse allora trovarsi l’arte della guerra in Italia.
Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_, nell’_Arch. Stor._ vol. IV. parte
II.
[241] Lettere del Capponi, pubblicate nell’Appendice alla sua Vita più
sopra citata, pag. 55. Vedi anche ciò che ne ha scritto il marchese
Gino Capponi, nella sua bella avvertenza in fine dei primo vol.
dell’_Archivio Storico_.
[242] Parenti, _Storia di Firenze_.
[243] Con queste parole il re ed i suoi s’andavano vantando.
[244] Vedi la descrizione di questo tumulto nel Cerretani (Magl.,
Palch. III, Cod. 74) pag. 211 e seg.; e nel Parenti (MS. Magl.) pag.
74. Il Cerretani conclude la narrazione del fatto con queste parole:
«La qual fu tenuta animosa difesa, e conobbesi nei Francesi paura non
piccola; chè la maggior parte, benchè armati si raunassino, temevano
come femmine.»
[245] Il marchese Gino Capponi, dice a questo proposito: «Egli ebbe la
fortuna di vivere in uno di quei momenti che bastano a tutta una vita.»
Vedi Cerretani; Parenti; Guicciardini; Nardi; Machiavelli; Acciaiuoli,
_Vita del Capponi_, ec.
[246] Sono assai noti quei versi del Machiavelli, ne’ suoi Decennali:
Lo strepito dell’armi e de’ cavalli
Non potè far che non fosse sentita
La voce d’un Cappon fra cento Galli.
[247] Il trattato fra Carlo VIII e la repubblica fu pubblicato nel
primo vol. dell’_Archivio Storico_, dal marchese Gino Capponi, con
alcune belle riflessioni.
[248] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_. Questi sermoni, pronunziati
nell’Avvento del 1494, furono raccolti dalla viva voce da quel frate
Stefano da Codiponte, di cui abbiamo parlato più sopra, e stampati
a Venezia nel 1544. Come già abbiamo detto, le edizioni venete sono
scorrette, e gli editori s’ingannano assai spesso anche nel mettere
il titolo all’opera, e nelle parole che aggiungono in principio o
in fine di alcune prediche. Così in queste, la predica 4ª ci vien
data come quella fatta dopo la cacciata dei Medici, e la 5ª come
quella pronunziata dopo il ritorno del frate da Pisa: il che ha fatto
erroneamente credere al Perrens, che il Savonarola fosse partito da
Firenze per Pisa dopo la cacciata dei Medici. Leggendo però queste
prediche sopra Aggeo, ed osservando che la 1ª, 2ª e 3ª furono fatte
nei giorni 1, 2 e 6 novembre; si vedrà che la 4ª è quella fatta dopo il
ritorno di Pisa, e che nella cacciata dei Medici il Savonarola non era
in Firenze; secondo appare anche dai Cronisti del tempo, e dalla data
del giorno in cui furono eletti gli ambasciatori, cioè il 5 novembre.
[249] Oltre ai biografi, il Savonarola medesimo racconta più volte
questi fatti. Vedi la pred. XXVI _sopra Michea_, fatta il 28 ottobre
1496.
[250] Comines, _Mémoires_. liv. VIII, chap. IX.
[251] Comines, come sopra; Sismondi, _Hist. des Rép._, chap. XCIII.
[252] Parenti, _Storia Fiorentina_, vol. I, pag 51: settembre 94.
[253] «La vituperazione sua (del Poliziano) non tanto dai suoi vizi
procedeva, quanto dall’invidia in cui era venuto Piero de’ Medici nella
nostra città.» Parenti, loc. cit.
[254] Ecco le due iscrizioni come si leggono in San Marco.