Dalla sua entrata nel Chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.
[1475-1482.]
Il Savonarola dimorò sette anni nel convento di San Domenico a
Bologna. Ivi, fra i solitari chiostri, nel tempio maestoso, ove le
ceneri del fiero fondatore dell’ordine riposano sotto quel monumento,
che è opera stupenda di Nicola Pisano, divise i suoi giorni fra la
preghiera e le privazioni. I superiori però, si avvidero ben presto
della dottrina e delle qualità non comuni della sua mente; onde, invece
di adoperarlo a quegli umili uffici a cui volea solamente darsi, lo
posero all’insegnamento dei novizi. In sul primo fu dolente di togliere
una parte del suo tempo alla preghiera ed alle pratiche religiose; ma
considerando poi che l’obbedienza era divenuta il suo primo dovere, e
che egli poteva dirigere i suoi compagni nella via della virtù e della
vera religione, si piegò volonterosamente al nuovo ufficio.
Chi però dalla obbedienza ed umiltà del Savonarola volesse argomentarne
tutti i suoi pensieri, anderebbe di gran lunga errato. Il suo era uno
spirito pieno di fede, ma anche pieno d’impeto e pieno d’ardore. La
corruzione del secolo lo avea deciso a chiudersi nel chiostro, ove
sembrava aver trovato pace nella solitudine e nella preghiera: ma
quando egli si faceva a considerare le tristi condizioni della Chiesa,
l’animo ribolliva di sdegno, e nel suo petto nascevano pensieri che
invano egli s’adoperava a frenare colla disciplina religiosa e con
tutte le forze della sua volontà.
L’anno medesimo che lasciava il mondo, quell’anno d’esaltato fervore,
egli dava sfogo ai pensieri più segreti del suo animo in una Canzone,
che intitolò _De ruina Ecclesiæ_. In essa egli domanda alla Chiesa, che
figura sotto l’immagine d’una casta vergine: — Ove sono gli antichi
dottori, gli antichi santi; ove la dottrina, la carità, il candore
antico? — Ed in risposta la vergine, presolo per mano, lo conduce
in una spelonca e gli dice: — Quando io vidi la superba ambizione
penetrare in Roma e contaminare ogni cosa, allora mi ritirai e chiusi
in questo luogo,