PARTE SECONDA

La signora Clotilde non aveva un «Amico». Non aveva neppure un'amica a

cui si sentisse disposta a confidare i suoi intimi pensieri.

--Io conosco le donne. Sono vipere, tutte quante!--diceva a sè stessa.

E si rassegnava quindi durante le frequenti assenze di suo marito a

dare alle sue considerazioni e ai suoi sentimenti una forma di

semplice soliloquio.

Nel giorno stesso in cui suo marito recitava all'amico la poesia del

maggiore Elia, ella--facendo in camera sua un po' di ginnastica

svedese secondo le prescrizioni di un Manuale intitolato «_Igiene e

Bellezza Muliebre_»,--così rifletteva:

--Ho notato che Manlio.... (la signora Clotilde si alzò sulla punta

de' piedi, allargando lentamente le braccia e respirando

profondamente) _uno_.... era alquanto.... _due_.... eccitato

iersera.... _tre_. Non so precisamente.... _quattro_.... se era per

quella canzonettista belga.... _cinque_..... oppure per una di

quelle.... _sei_.... spudorate femmine seminude... _sette_.... nei

tableaux vivants.... _otto_.

La signora Clotilde abbassò le braccia e le calcagna e tornò in

posizione di «riposo».

--Già non avrei dovuto permettergli di condurmi in un

Café-Chantant,--riflette.--Viceversa, se non mi ci lasciavo

condurre.... (la signora mise le mani sui fianchi, coi pollici in

avanti e i gomiti bene all'indietro).... probabilmente ci andava da

solo. E visto che era l'anniversario del nostro matrimonio....

_Uno_.... (la signora chinò il busto in avanti e roteò lentamente otto

volte da destra a sinistra).... questo mi sarebbe spiaciuto. _Due_....

_tre_.... _quattro_.... Tutta notte è stato.... _cinque_....

inquieto.... _sei_.... e mormorava in sogno.... _sette_.... delle

parole strane.... _otto_.--(Si raddrizzò).--«Sed Formosa!» L'ho

sentito chiaramente pronunciare più volte quelle due parole: «Sed

Formosa». Vediamo! L'epiteto «formosa» potrebbe applicarsi a me. Ma

«Sed?» Che cosa mai vorrà dire «Sed»?

La signora tornò a chinarsi in avanti e riprese il suo esercizio

girando lentamente il busto otto volte da sinistra a destra.

Quindi si sdraiò per terra rigida e supina.

--Forse era quel Tokay che bevemmo a pranzo al Savini. _U-no_....--(la

signora sollevò lentamente i piedi in aria)--_du-e_....--(li

riabbassò).--Io non ne presi che mezzo bicchiere.... _U-no_.... e

subito sentii un non so che.... _du-e_.... come uno stordimento....

_U-no_. E lui bevette tutto il resto.... _du-e_.... Sì, sì. Era

probabilmente.... _U-no_.... il Tokay.... _du-e_.

Finiti gli esercizi la signora Clotilde, sempre seguendo il Manuale

d'Igiene, si fece una frizione di Acqua di Colonia, si spalmò sulla

faccia del bianco d'uovo sbattuto, e si sdraiò sul letto per venti

minuti cogli occhi chiusi.

«_Rilassate completamente i muscoli e la mente_», diceva il Manuale;

ma ahimè! se alla signora Clotilde riusciva di rilassare i suoi

muscoli, il suo cervello rimaneva teso nello sforzo di sciogliere

l'enigma dell'agitazione di suo marito.

--L'anniversario delle nostre nozze, l'anno prossimo lo festeggeremo

in casa,--si prefisse ella. Ma questa saggia risoluzione non bastò a

tranquillizzarla sul conto del festeggiamento di ieri.

Ella ben conosceva il suo Manlio; le erano note le sue placide

abitudini giornaliere e notturne. Il suo calmo e ritmico russare che

dalle undici di sera alle sette del mattino accompagnava i loro sonni

coniugali (e che talvolta negli anni trascorsi l'aveva stizzita ed

irritata) era divenuto ormai per lei quasi una musica piacevole e

tranquillizzante, un simbolo di sicurezza maritale.

Già qualche altra volta, quando questa sonora _berçeuse_ si era per un

breve intervallo interrotta, la signora Clotilde vigile e all'erta si

era guardata d'intorno. La prima volta--ben se lo ricordava!--si

trovavano con certe sue cuginette ai bagni di mare ad Alassio. Allora,

senza indugio, aveva deciso che si andrebbe a finire le vacanze in

alta montagna. La seconda volta ella non aveva fatto altro che

licenziare una cameriera bionda e petulante.... ed ecco che la

notturna musica da camera, col suo timbro tra il bombardone e il

fagotto, aveva ripreso il misurato ritmo abituale.

Ora, anco una volta, era interrotta; la _berçeuse_ era divenuta

spasmodica e sincopata come un «bunny-hug» americano. Manlio per tutta

la notte si era rigirato inquieto e febbrile nel letto, destandosi di

soprassalto, con una scossa, da brevi sogni agitati.

Nel buio, al suo fianco, sua moglie silenziosa ascoltava e notava quei

rotti sospiri, e si diceva:

--Clotilde!... in guardia!

Ora, di giorno, coi muscoli rilassati, cogli occhi chiusi e il bianco

d'uovo sulla faccia, ella passava in severa rivista i ricordi della

serata precedente, come un colonnello farebbe allineare davanti a sè i

soldati tra cui volesse ravvisare un delinquente.

Ripassò mentalmente l'intero programma della serata.

I primi due numeri--causa il pranzo e il Tokay--non li avevano veduti;

dunque si potevano escludere. Erano entrati nel loro palchetto a metà

del terzo numero: «_The Jolly Japs_», una compagnia di equilibristi

giapponesi; Manlio non li aveva neppure guardati; anche quelli erano

dunque esclusi.

Il numero 4 era un baritono francese. Escluso.

Numero 5: «_La blonde Aglaé_», danzatrice. Manlio l'aveva guardata;

aveva detto:--«Che rana!--e ritiratosi in fondo al palco aveva

schiacciato un sonnellino. Esclusa.

Numeri 6, 7 ed 8, esclusi, perchè Manlio dormiva.

Numero 9: Canzonettista Belga. Manlio s'era svegliato di soprassalto,

s'era affacciato all'orlo del palco; poi, ritraendosi, aveva acceso un

sigaro. Poteva essere lei?... Mah!

Numero 10: Prestidigitatore Chinese. Escluso.

Numero 11: Cani ammaestrati. Esclusi.

Numero 12: Quadri Viventi Allegorici della Guerra Mondiale.

Primo Quadro: «_Gli Alleati affrontano la Tigre Germanica_».

Niente.--Secondo Quadro: «La piccola Martire» (il Belgio).

Niente.--«_Il Sorriso della Vittoria_». Ah!... Vediamo. La Vittoria

era tutta chiusa in un'armatura d'acciaio, e invero di lei non si

vedeva, sotto l'elmetto rilucente, che il sorriso. Ora è difficile che

un sorriso per quanto radioso, basti da solo a turbare.... No. Escluso

anche il Sorriso della Vittoria.--«_La Liberazione della Colonia

Germanica Sud Africana_». Esclu.... Alto-là!

Della Colonia Germanica Sud Africana, rappresentata da una giovane

negra che tendeva le braccia incatenate verso un gruppo di soldati

alleati, non si vedeva il sorriso.... ma si vedeva quasi tutto il

resto. Quelle braccia tese all'altezza del volto le celavano i

lineamenti ma concedevano interamente allo sguardo del pubblico il

corpo, quasi nudo, di un bel color mogano scuro. La linea di quel

corpo, appena interrotta da una sciarpa rossa legata intorno ai

fianchi, era perfetta; poteva anche dirsi conturbevole.... La signora

Clotilde aveva creduto udire dietro di sè un piccolo fischio sommesso

in scala discendente.... e s'era voltata di scatto.--Manlio? Cos'hai

detto?--Ma Manlio non aveva detto niente. Allora la signora, china in

avanti e movendo i piedi irrequieti, aveva esclamato:--Guarda un po'

se vedi dove è andato a finire il mio sgabellino....--E Manlio per

tutto il tempo che aveva durato la Liberazione della Colonia Sud

Africana era rimasto a brancolare per terra in cerca dello sgabello

(ch'era poi sotto la sedia della signora Clotilde). Quando si rialzò,

una bianca e grassa «_Pace Imperante sul Mondo_», reggendo una colomba

imbalsamata aveva sostituita la Colonia Sud Africana che,

probabilmente, era andata a rivestire di etiopici drappeggi le sue

belle membra crepuscolari....

La signora Clotilde balzò dal letto. Che si chiamasse Sed Formosa

quella femmina nera?

Ritrovò sul tavolo da toilette il programma. (Aprendolo notò che oggi

vi era una matinée all'Alhambra). No. La negra non si chiamava Sed

Formosa; si chiamava Alabama Loo.

--Del resto,--riflettè la signora Clotilde mettendosi le calze

(ch'erano di seta fino ai ginocchi, e di cotone più in su)--quella

donna non era affatto formosa. Lo sono assai più io.

Ciò che noi, pudichi lettori, ci asterremo dal constatare o

contrastare.

La signora Clotilde scese mezz'ora dopo, e cercò suo marito nello

studio. Non c'era. Sulla scrivania giaceva un libro aperto e la

signora Clotilde si chinò a guardarlo. Commossa e stupita constatò

ch'era la Bibbia: un'edizione bilingue, in latino a sinistra, in

italiano a destra. Era aperta al Cantico dei Cantici.

Ed ecco che una parola nella colonna latina balzò, tonda come un molle

pugno, agli occhi della signora Clotilde!

--_Formosa!_--Sì, sì.... ed era preceduta dalla paroletta: _Sed._ Lo

sguardo di falco della signora viaggiò a ritroso e trovò la parola

«_sum_», preceduta a sua volta dalla parola «_Nigra_».

«Nigra sum sed formosa». Che cosa voleva dire? Guardò la colonna a

destra e ne trovò la traduzione: «Non ti dispiaccia, amato mio....

ecc. _Nera io sono ma bella!_».

Un grido sfuggì alle labbra della signora Clotilde. Manlio!...

Dov'era?

L'intuizione la illuminò come una folgore: Manlio era andato alla

matinée!

Le intuizioni non sono sempre esatte. Manlio non era alla matinée. La

signora Clotilde, in agguato dietro una colonna nell'atrio

dell'Alhambra, dovette convincersene vedendo vuotare la sala, e la

folla che le passava dinanzi riversarsi sul Corso.

Ma subito un'altra intuizione la illuminò, mozzandole il respiro e

facendole mancare i ginocchi. Manlio era colla negra! Era nel camerino

della negra!... Ebbene--ci andrebbe anche lei.

. . . . . . .

.... La fecero aspettare parecchio in corridoio. Miss Alabama Loo non

poteva riceverla. Stava svestendosi.

--Ma che svestendosi!--esclamò sdegnata la signora Clotilde.--Se era

già svestita!

Dopo un quarto d'ora ribattè alla porta. Ancora no.... Miss Alabama si

vestiva.

Tremando e ansando la signora Clotilde aspettò, dicendosi:--S'egli

esce di lì deve passare di qui. S'egli non esce, entro io. E guarderò

negli armadi!...

--Entri pure, signora--disse una donna affacciandosi alla porta. E la

signora Clotilde entrò.

Vide subito che non vi erano armadi. Vide anche che non vi era Manlio.

E vide infine che non vi era neppure la negra.

Una signorina bionda, alta e sottile, stava incipriandosi davanti allo

specchio. Fremente la signora Clotilde si guardò intorno.

--Dov'è?... Dove sono?...--chiese con voce rauca e tremante.

--Dove sono chi?--domandò con amabile sorpresa la signorina.

--La negra.... e mio marito.

La giovane si fermò impietrita col piumino della cipria in mano. Che

fosse pazza questa povera signora?

--Suo marito, non so. La negra.... sono io.

.... La signora Clotilde ebbe un breve accesso convulso, e fu

premurosamente assistita dalla signorina e dalla cameriera. Riavutasi

alquanto, spiegò le sue angoscie e i suoi sospetti alle due, che

ridevano sgangheratamente.

La Colonia Sud Africana non era affatto bella, e la signora Clotilde

si trovò quasi a desiderare che Manlio fosse qui a vederla. E poi non

era neanche «nigra-sum», si disse la signora con sarcastico

compiacimento.

Era una buona e semplice creatura contenta di parlare di sè e di

rivelare alla elegante visitatrice tutti i segreti della sua toilette:

una parrucca di lana nera, una bottiglia di liquido bruno, un vasetto

di vasellina color caffè....

--Ma non sarebbe più semplice mettere una maglia scura, invece

d'impiastricciarsi tutta a quel modo?--chiese la signora Clotilde.

--Magari!--esclamò la signorina.--Ma la Direzione non permette. Il

pubblico se ne accorgerebbe subito.

--E non è difficile levare tutto quel colore?

--No, no; affatto. Con questa lozione--e la signorina additò una

grande bottiglia quasi piena di un liquido incolore, chiaro come

l'acqua,--si toglie tutto. È un preparato americano, meraviglioso!

Guardi come lascia la pelle bianca e levigata.--E stese alla signora

Clotilde una mano bianca e un braccio fine e candido.--Appena appena

se le unghie restano un pochino scolorite....

In quel momento si battè alla porta.

La signora Clotilde sussultò.

--_Manlio!..._

Ma non era Manlio. Era un telegramma urgente. La signorina l'aprì, lo

lesse e diede uno strillo d'esultanza:

--Parigi, Parigi! Sono scritturata a Parigi!...--E nella sua gioia

abbracciò la cameriera. E quasi quasi avrebbe abbracciato anche la

signora Clotilde se avesse osato.--Mi ha portato fortuna, mi ha

portato fortuna!--esclamava stringendole le grassocce mani inguantate.

Ma d'un tratto si fece seria e guardò di nuovo il telegramma.--Si va

in scena il primo del mese. E oggi è già l'ultimo. Cielo! Per arrivare

a tempo dovrò partire stasera col diretto delle nove.

--Ma è impossibile!--esclamò la cameriera, molto agitata

anch'essa;--poichè qui andiamo in scena alle nove e quaranta....--La

cameriera non andava affatto in scena, ma quando si alludeva alle

funzioni artistiche della sua padrona parlava sempre al plurale.

--E che importa? Credi ch'io voglia perdere la scrittura di Parigi per

un'ultima rappresentazione qui? Vuoi dire che per questa sera troverò

una sostituta; oppure si ometterà il quadro, e pagherò la penale. Sì,

sì! Che cosa importa?... Pagherò la penale.

La signora Clotilde ebbe un lampo d'ispirazione. Drammatica e maestosa

mosse un passo avanti.

--Voi non pagherete la penale. Vi sostituirò io!

Un momento di silenzio esterrefatto seguì questa dichiarazione; ma la

signora Clotilde, a testa alta, nell'atteggiamento ispirato e solenne

di Martire Cristiana entrante nell'Arena, ripetè:

--Vi sostituirò io. Io, Clotilde de Luca, nata Arpiggiani, di eminente

famiglia bolognese, figlia di avvocato e nipote di sottoprefetto,

comparirò stasera sul palcoscenico dell'Alhambra vestita unicamente di

tintura marrone, di una sciarpa rossa, e di una parrucca di lana!

Ah!... Ma questo sacrificio ch'io compio, questa immolazione dei miei

più sacri istinti e delle più eccelse tradizioni della mia famiglia,

avrà la sua ricompensa! Allorchè mio marito questa sera tornerà al suo

focolare, tutto fremente della sua illecita passione, io gli andrò

incontro colle braccia aperte, col sorriso sulle labbra: «Manlio!

Colei che tu credi d'amare, colei che ti conturba i placidi sonni....

la «Nigra sum sed formosa», _sono io!..._ Io che t'amo, e ti

perdono!».

Questa prova generale di una scena così commovente turbò la

protagonista stessa a tal punto che scoppiò in lagrime, e di nuovo

toccò alla buona Alabama Loo e alla fida cameriera di calmarla. A dir

vero, parevano anch'esse in preda a un accesso di commozione convulsa;

erano rosse in faccia e ogni tanto si coprivano la bocca colle mani.

Riavutesi tutte e tre, la cameriera, ancora colle lagrime agli occhi,

interrogò la sua padrona:--Che cosa ne dice?

La signorina sfiorò cogli occhi la persona breve e tondeggiante della

signora Clotilde.--Dico ch'è un'idea magnifica!

--Ma,--fece in uno scoppio la cameriera,--il direttore non consentirà

mai!

--Ma che!--esclamò Miss Alabama.--Non ha bisogno di saperlo.

--Già!... che non se ne accorgerà!--strillò la cameriera, dimenandosi

convulsa.

--Se ne accorgerà troppo tardi,--singhiozzò Miss Alabama, coprendosi

il viso.--Noi saremo già in treno.... lontane.... Del resto, a lui

importerà poco, visto che è l'ultima sera dei Quadri Allegorici....

Furono impartite accuratamente alla signora Clotilde le istruzioni

necessarie per l'uso del liquido bruno, della vasellina marrone, della

cipria color caffè; e della lozione americana decolorante. Si fecero

delle prove, che riuscirono perfette, sulla faccia della cameriera e

sulle braccia di Miss Alabama. E poi anche sulle mani della signora

Clotilde.

La signora Clotilde ringraziò Miss Alabama, Miss Alabama ringraziò la

signora Clotilde.

Si lasciarono con un abbraccio.

. . . . . . .

--Chi m'avesse detto che avrei baciato Alabama Loo!...--riflette la

signora Clotilde andando a casa in carrozzella.

Quella sera Manlio, tornando a casa verso le sette, trovò sua moglie

incappellata e ammantellata, pronta ad uscire.

--Pranzo in casa di mia nipote (la figlia del sottoprefetto!)--spiegò

la signora ad occhi bassi, mettendosi i guanti.--Capirai, non potevo

rifiutare.... Non aspettarmi prima delle undici.

--Oh, guarda un po',--fece Manlio,--come capita bene! Io per l'appunto

stasera devo uscire....

--Ah, devi uscire?--fece ella, subdola, sogguardandolo.

--Ho da trattare un affare,--rispose disinvolto Manlio.

Un lampo passò negli occhi della signora Clotilde.--Te lo tratterò io

l'affare,--disse tra sè e sè.

E uscì.

Manlio pranzò solo, con placido godimento, poggiando alla caraffa

dell'acqua il giornale della sera.

Alle nove si trovò davanti alla porta dell'Alhambra dove l'amico, come

d'accordo, l'aspettava.

. . . . . . .

La Colonia Sud Africana ebbe quella sera un grande successo d'ilarità

e d'applausi; e nella Direzione del teatro si decise, seduta stante,

di continuare la serie dei Quadri Viventi, sostituendo però ai _Quadri

Viventi Allegorici_ una serie di _Quadri Viventi Umoristici_--visto

che il pubblico pareva dilettarsi ancor più al comico che

all'estetico.

Ma nella sala, Manlio, sprofondato nella sua poltrona accanto

all'amico, esclamava sbigottito:

--Misericordia!... Che orrore!... Che orrore!...--E si batteva coi

pugni la fronte.--Ma cosa avevo io iersera?... Le traveggole?... O

allora che cosa diavolo m'avevano messo in quel Tokay?...

Gioia! · 第 24 / 39 题