La signora Clotilde non aveva un «Amico». Non aveva neppure un'amica a
cui si sentisse disposta a confidare i suoi intimi pensieri.
--Io conosco le donne. Sono vipere, tutte quante!--diceva a sè stessa.
E si rassegnava quindi durante le frequenti assenze di suo marito a
dare alle sue considerazioni e ai suoi sentimenti una forma di
semplice soliloquio.
Nel giorno stesso in cui suo marito recitava all'amico la poesia del
maggiore Elia, ella--facendo in camera sua un po' di ginnastica
svedese secondo le prescrizioni di un Manuale intitolato «_Igiene e
Bellezza Muliebre_»,--così rifletteva:
--Ho notato che Manlio.... (la signora Clotilde si alzò sulla punta
de' piedi, allargando lentamente le braccia e respirando
profondamente) _uno_.... era alquanto.... _due_.... eccitato
iersera.... _tre_. Non so precisamente.... _quattro_.... se era per
quella canzonettista belga.... _cinque_..... oppure per una di
quelle.... _sei_.... spudorate femmine seminude... _sette_.... nei
tableaux vivants.... _otto_.
La signora Clotilde abbassò le braccia e le calcagna e tornò in
posizione di «riposo».
--Già non avrei dovuto permettergli di condurmi in un
Café-Chantant,--riflette.--Viceversa, se non mi ci lasciavo
condurre.... (la signora mise le mani sui fianchi, coi pollici in
avanti e i gomiti bene all'indietro).... probabilmente ci andava da
solo. E visto che era l'anniversario del nostro matrimonio....
_Uno_.... (la signora chinò il busto in avanti e roteò lentamente otto
volte da destra a sinistra).... questo mi sarebbe spiaciuto. _Due_....
_tre_.... _quattro_.... Tutta notte è stato.... _cinque_....
inquieto.... _sei_.... e mormorava in sogno.... _sette_.... delle
parole strane.... _otto_.--(Si raddrizzò).--«Sed Formosa!» L'ho
sentito chiaramente pronunciare più volte quelle due parole: «Sed
Formosa». Vediamo! L'epiteto «formosa» potrebbe applicarsi a me. Ma
«Sed?» Che cosa mai vorrà dire «Sed»?
La signora tornò a chinarsi in avanti e riprese il suo esercizio
girando lentamente il busto otto volte da sinistra a destra.
Quindi si sdraiò per terra rigida e supina.
--Forse era quel Tokay che bevemmo a pranzo al Savini. _U-no_....--(la
signora sollevò lentamente i piedi in aria)--_du-e_....--(li
riabbassò).--Io non ne presi che mezzo bicchiere.... _U-no_.... e
subito sentii un non so che.... _du-e_.... come uno stordimento....
_U-no_. E lui bevette tutto il resto.... _du-e_.... Sì, sì. Era
probabilmente.... _U-no_.... il Tokay.... _du-e_.
Finiti gli esercizi la signora Clotilde, sempre seguendo il Manuale
d'Igiene, si fece una frizione di Acqua di Colonia, si spalmò sulla
faccia del bianco d'uovo sbattuto, e si sdraiò sul letto per venti
minuti cogli occhi chiusi.
«_Rilassate completamente i muscoli e la mente_», diceva il Manuale;
ma ahimè! se alla signora Clotilde riusciva di rilassare i suoi
muscoli, il suo cervello rimaneva teso nello sforzo di sciogliere
l'enigma dell'agitazione di suo marito.
--L'anniversario delle nostre nozze, l'anno prossimo lo festeggeremo
in casa,--si prefisse ella. Ma questa saggia risoluzione non bastò a
tranquillizzarla sul conto del festeggiamento di ieri.
Ella ben conosceva il suo Manlio; le erano note le sue placide
abitudini giornaliere e notturne. Il suo calmo e ritmico russare che
dalle undici di sera alle sette del mattino accompagnava i loro sonni
coniugali (e che talvolta negli anni trascorsi l'aveva stizzita ed
irritata) era divenuto ormai per lei quasi una musica piacevole e
tranquillizzante, un simbolo di sicurezza maritale.
Già qualche altra volta, quando questa sonora _berçeuse_ si era per un
breve intervallo interrotta, la signora Clotilde vigile e all'erta si
era guardata d'intorno. La prima volta--ben se lo ricordava!--si
trovavano con certe sue cuginette ai bagni di mare ad Alassio. Allora,
senza indugio, aveva deciso che si andrebbe a finire le vacanze in
alta montagna. La seconda volta ella non aveva fatto altro che
licenziare una cameriera bionda e petulante.... ed ecco che la
notturna musica da camera, col suo timbro tra il bombardone e il
fagotto, aveva ripreso il misurato ritmo abituale.
Ora, anco una volta, era interrotta; la _berçeuse_ era divenuta
spasmodica e sincopata come un «bunny-hug» americano. Manlio per tutta
la notte si era rigirato inquieto e febbrile nel letto, destandosi di
soprassalto, con una scossa, da brevi sogni agitati.
Nel buio, al suo fianco, sua moglie silenziosa ascoltava e notava quei
rotti sospiri, e si diceva:
--Clotilde!... in guardia!
Ora, di giorno, coi muscoli rilassati, cogli occhi chiusi e il bianco
d'uovo sulla faccia, ella passava in severa rivista i ricordi della
serata precedente, come un colonnello farebbe allineare davanti a sè i
soldati tra cui volesse ravvisare un delinquente.
Ripassò mentalmente l'intero programma della serata.
I primi due numeri--causa il pranzo e il Tokay--non li avevano veduti;
dunque si potevano escludere. Erano entrati nel loro palchetto a metà
del terzo numero: «_The Jolly Japs_», una compagnia di equilibristi
giapponesi; Manlio non li aveva neppure guardati; anche quelli erano
dunque esclusi.
Il numero 4 era un baritono francese. Escluso.
Numero 5: «_La blonde Aglaé_», danzatrice. Manlio l'aveva guardata;
aveva detto:--«Che rana!--e ritiratosi in fondo al palco aveva
schiacciato un sonnellino. Esclusa.
Numeri 6, 7 ed 8, esclusi, perchè Manlio dormiva.
Numero 9: Canzonettista Belga. Manlio s'era svegliato di soprassalto,
s'era affacciato all'orlo del palco; poi, ritraendosi, aveva acceso un
sigaro. Poteva essere lei?... Mah!
Numero 10: Prestidigitatore Chinese. Escluso.
Numero 11: Cani ammaestrati. Esclusi.
Numero 12: Quadri Viventi Allegorici della Guerra Mondiale.
Primo Quadro: «_Gli Alleati affrontano la Tigre Germanica_».
Niente.--Secondo Quadro: «La piccola Martire» (il Belgio).
Niente.--«_Il Sorriso della Vittoria_». Ah!... Vediamo. La Vittoria
era tutta chiusa in un'armatura d'acciaio, e invero di lei non si
vedeva, sotto l'elmetto rilucente, che il sorriso. Ora è difficile che
un sorriso per quanto radioso, basti da solo a turbare.... No. Escluso
anche il Sorriso della Vittoria.--«_La Liberazione della Colonia
Germanica Sud Africana_». Esclu.... Alto-là!
Della Colonia Germanica Sud Africana, rappresentata da una giovane
negra che tendeva le braccia incatenate verso un gruppo di soldati
alleati, non si vedeva il sorriso.... ma si vedeva quasi tutto il
resto. Quelle braccia tese all'altezza del volto le celavano i
lineamenti ma concedevano interamente allo sguardo del pubblico il
corpo, quasi nudo, di un bel color mogano scuro. La linea di quel
corpo, appena interrotta da una sciarpa rossa legata intorno ai
fianchi, era perfetta; poteva anche dirsi conturbevole.... La signora
Clotilde aveva creduto udire dietro di sè un piccolo fischio sommesso
in scala discendente.... e s'era voltata di scatto.--Manlio? Cos'hai
detto?--Ma Manlio non aveva detto niente. Allora la signora, china in
avanti e movendo i piedi irrequieti, aveva esclamato:--Guarda un po'
se vedi dove è andato a finire il mio sgabellino....--E Manlio per
tutto il tempo che aveva durato la Liberazione della Colonia Sud
Africana era rimasto a brancolare per terra in cerca dello sgabello
(ch'era poi sotto la sedia della signora Clotilde). Quando si rialzò,
una bianca e grassa «_Pace Imperante sul Mondo_», reggendo una colomba
imbalsamata aveva sostituita la Colonia Sud Africana che,
probabilmente, era andata a rivestire di etiopici drappeggi le sue
belle membra crepuscolari....
La signora Clotilde balzò dal letto. Che si chiamasse Sed Formosa
quella femmina nera?
Ritrovò sul tavolo da toilette il programma. (Aprendolo notò che oggi
vi era una matinée all'Alhambra). No. La negra non si chiamava Sed
Formosa; si chiamava Alabama Loo.
--Del resto,--riflettè la signora Clotilde mettendosi le calze
(ch'erano di seta fino ai ginocchi, e di cotone più in su)--quella
donna non era affatto formosa. Lo sono assai più io.
Ciò che noi, pudichi lettori, ci asterremo dal constatare o
contrastare.
La signora Clotilde scese mezz'ora dopo, e cercò suo marito nello
studio. Non c'era. Sulla scrivania giaceva un libro aperto e la
signora Clotilde si chinò a guardarlo. Commossa e stupita constatò
ch'era la Bibbia: un'edizione bilingue, in latino a sinistra, in
italiano a destra. Era aperta al Cantico dei Cantici.
Ed ecco che una parola nella colonna latina balzò, tonda come un molle
pugno, agli occhi della signora Clotilde!
--_Formosa!_--Sì, sì.... ed era preceduta dalla paroletta: _Sed._ Lo
sguardo di falco della signora viaggiò a ritroso e trovò la parola
«_sum_», preceduta a sua volta dalla parola «_Nigra_».
«Nigra sum sed formosa». Che cosa voleva dire? Guardò la colonna a
destra e ne trovò la traduzione: «Non ti dispiaccia, amato mio....
ecc. _Nera io sono ma bella!_».
Un grido sfuggì alle labbra della signora Clotilde. Manlio!...
Dov'era?
L'intuizione la illuminò come una folgore: Manlio era andato alla
matinée!
Le intuizioni non sono sempre esatte. Manlio non era alla matinée. La
signora Clotilde, in agguato dietro una colonna nell'atrio
dell'Alhambra, dovette convincersene vedendo vuotare la sala, e la
folla che le passava dinanzi riversarsi sul Corso.
Ma subito un'altra intuizione la illuminò, mozzandole il respiro e
facendole mancare i ginocchi. Manlio era colla negra! Era nel camerino
della negra!... Ebbene--ci andrebbe anche lei.
. . . . . . .
.... La fecero aspettare parecchio in corridoio. Miss Alabama Loo non
poteva riceverla. Stava svestendosi.
--Ma che svestendosi!--esclamò sdegnata la signora Clotilde.--Se era
già svestita!
Dopo un quarto d'ora ribattè alla porta. Ancora no.... Miss Alabama si
vestiva.
Tremando e ansando la signora Clotilde aspettò, dicendosi:--S'egli
esce di lì deve passare di qui. S'egli non esce, entro io. E guarderò
negli armadi!...
--Entri pure, signora--disse una donna affacciandosi alla porta. E la
signora Clotilde entrò.
Vide subito che non vi erano armadi. Vide anche che non vi era Manlio.
E vide infine che non vi era neppure la negra.
Una signorina bionda, alta e sottile, stava incipriandosi davanti allo
specchio. Fremente la signora Clotilde si guardò intorno.
--Dov'è?... Dove sono?...--chiese con voce rauca e tremante.
--Dove sono chi?--domandò con amabile sorpresa la signorina.
--La negra.... e mio marito.
La giovane si fermò impietrita col piumino della cipria in mano. Che
fosse pazza questa povera signora?
--Suo marito, non so. La negra.... sono io.
.... La signora Clotilde ebbe un breve accesso convulso, e fu
premurosamente assistita dalla signorina e dalla cameriera. Riavutasi
alquanto, spiegò le sue angoscie e i suoi sospetti alle due, che
ridevano sgangheratamente.
La Colonia Sud Africana non era affatto bella, e la signora Clotilde
si trovò quasi a desiderare che Manlio fosse qui a vederla. E poi non
era neanche «nigra-sum», si disse la signora con sarcastico
compiacimento.
Era una buona e semplice creatura contenta di parlare di sè e di
rivelare alla elegante visitatrice tutti i segreti della sua toilette:
una parrucca di lana nera, una bottiglia di liquido bruno, un vasetto
di vasellina color caffè....
--Ma non sarebbe più semplice mettere una maglia scura, invece
d'impiastricciarsi tutta a quel modo?--chiese la signora Clotilde.
--Magari!--esclamò la signorina.--Ma la Direzione non permette. Il
pubblico se ne accorgerebbe subito.
--E non è difficile levare tutto quel colore?
--No, no; affatto. Con questa lozione--e la signorina additò una
grande bottiglia quasi piena di un liquido incolore, chiaro come
l'acqua,--si toglie tutto. È un preparato americano, meraviglioso!
Guardi come lascia la pelle bianca e levigata.--E stese alla signora
Clotilde una mano bianca e un braccio fine e candido.--Appena appena
se le unghie restano un pochino scolorite....
In quel momento si battè alla porta.
La signora Clotilde sussultò.
--_Manlio!..._
Ma non era Manlio. Era un telegramma urgente. La signorina l'aprì, lo
lesse e diede uno strillo d'esultanza:
--Parigi, Parigi! Sono scritturata a Parigi!...--E nella sua gioia
abbracciò la cameriera. E quasi quasi avrebbe abbracciato anche la
signora Clotilde se avesse osato.--Mi ha portato fortuna, mi ha
portato fortuna!--esclamava stringendole le grassocce mani inguantate.
Ma d'un tratto si fece seria e guardò di nuovo il telegramma.--Si va
in scena il primo del mese. E oggi è già l'ultimo. Cielo! Per arrivare
a tempo dovrò partire stasera col diretto delle nove.
--Ma è impossibile!--esclamò la cameriera, molto agitata
anch'essa;--poichè qui andiamo in scena alle nove e quaranta....--La
cameriera non andava affatto in scena, ma quando si alludeva alle
funzioni artistiche della sua padrona parlava sempre al plurale.
--E che importa? Credi ch'io voglia perdere la scrittura di Parigi per
un'ultima rappresentazione qui? Vuoi dire che per questa sera troverò
una sostituta; oppure si ometterà il quadro, e pagherò la penale. Sì,
sì! Che cosa importa?... Pagherò la penale.
La signora Clotilde ebbe un lampo d'ispirazione. Drammatica e maestosa
mosse un passo avanti.
--Voi non pagherete la penale. Vi sostituirò io!
Un momento di silenzio esterrefatto seguì questa dichiarazione; ma la
signora Clotilde, a testa alta, nell'atteggiamento ispirato e solenne
di Martire Cristiana entrante nell'Arena, ripetè:
--Vi sostituirò io. Io, Clotilde de Luca, nata Arpiggiani, di eminente
famiglia bolognese, figlia di avvocato e nipote di sottoprefetto,
comparirò stasera sul palcoscenico dell'Alhambra vestita unicamente di
tintura marrone, di una sciarpa rossa, e di una parrucca di lana!
Ah!... Ma questo sacrificio ch'io compio, questa immolazione dei miei
più sacri istinti e delle più eccelse tradizioni della mia famiglia,
avrà la sua ricompensa! Allorchè mio marito questa sera tornerà al suo
focolare, tutto fremente della sua illecita passione, io gli andrò
incontro colle braccia aperte, col sorriso sulle labbra: «Manlio!
Colei che tu credi d'amare, colei che ti conturba i placidi sonni....
la «Nigra sum sed formosa», _sono io!..._ Io che t'amo, e ti
perdono!».
Questa prova generale di una scena così commovente turbò la
protagonista stessa a tal punto che scoppiò in lagrime, e di nuovo
toccò alla buona Alabama Loo e alla fida cameriera di calmarla. A dir
vero, parevano anch'esse in preda a un accesso di commozione convulsa;
erano rosse in faccia e ogni tanto si coprivano la bocca colle mani.
Riavutesi tutte e tre, la cameriera, ancora colle lagrime agli occhi,
interrogò la sua padrona:--Che cosa ne dice?
La signorina sfiorò cogli occhi la persona breve e tondeggiante della
signora Clotilde.--Dico ch'è un'idea magnifica!
--Ma,--fece in uno scoppio la cameriera,--il direttore non consentirà
mai!
--Ma che!--esclamò Miss Alabama.--Non ha bisogno di saperlo.
--Già!... che non se ne accorgerà!--strillò la cameriera, dimenandosi
convulsa.
--Se ne accorgerà troppo tardi,--singhiozzò Miss Alabama, coprendosi
il viso.--Noi saremo già in treno.... lontane.... Del resto, a lui
importerà poco, visto che è l'ultima sera dei Quadri Allegorici....
Furono impartite accuratamente alla signora Clotilde le istruzioni
necessarie per l'uso del liquido bruno, della vasellina marrone, della
cipria color caffè; e della lozione americana decolorante. Si fecero
delle prove, che riuscirono perfette, sulla faccia della cameriera e
sulle braccia di Miss Alabama. E poi anche sulle mani della signora
Clotilde.
La signora Clotilde ringraziò Miss Alabama, Miss Alabama ringraziò la
signora Clotilde.
Si lasciarono con un abbraccio.
. . . . . . .
--Chi m'avesse detto che avrei baciato Alabama Loo!...--riflette la
signora Clotilde andando a casa in carrozzella.
Quella sera Manlio, tornando a casa verso le sette, trovò sua moglie
incappellata e ammantellata, pronta ad uscire.
--Pranzo in casa di mia nipote (la figlia del sottoprefetto!)--spiegò
la signora ad occhi bassi, mettendosi i guanti.--Capirai, non potevo
rifiutare.... Non aspettarmi prima delle undici.
--Oh, guarda un po',--fece Manlio,--come capita bene! Io per l'appunto
stasera devo uscire....
--Ah, devi uscire?--fece ella, subdola, sogguardandolo.
--Ho da trattare un affare,--rispose disinvolto Manlio.
Un lampo passò negli occhi della signora Clotilde.--Te lo tratterò io
l'affare,--disse tra sè e sè.
E uscì.
Manlio pranzò solo, con placido godimento, poggiando alla caraffa
dell'acqua il giornale della sera.
Alle nove si trovò davanti alla porta dell'Alhambra dove l'amico, come
d'accordo, l'aspettava.
. . . . . . .
La Colonia Sud Africana ebbe quella sera un grande successo d'ilarità
e d'applausi; e nella Direzione del teatro si decise, seduta stante,
di continuare la serie dei Quadri Viventi, sostituendo però ai _Quadri
Viventi Allegorici_ una serie di _Quadri Viventi Umoristici_--visto
che il pubblico pareva dilettarsi ancor più al comico che
all'estetico.
Ma nella sala, Manlio, sprofondato nella sua poltrona accanto
all'amico, esclamava sbigottito:
--Misericordia!... Che orrore!... Che orrore!...--E si batteva coi
pugni la fronte.--Ma cosa avevo io iersera?... Le traveggole?... O
allora che cosa diavolo m'avevano messo in quel Tokay?...