Tua Annie»

Chiusa la lettera, mi si affaccia un dubbio: Bérangère Tarnier? Era

fidanzata un anno fa al conte Lucien de Lussain-Maldé di

Château-Mirval; poi non ne ho più saputo nulla. Sfumate le nozze? o

smarrito il _faire-part_?

Mi decido a indirizzare: «Bérangère Tarnier, Montreux»; e il mattino

del 24 dicembre salgo nel treno Berne-Genève con gente di ogni paese e

d'ogni colore, politico e fisico. Di fronte a me un grande e magnifico

Bey egiziano guarda con cupi occhi sfilare il paesaggio da cartolina

illustrata, sognando certo le sue pianure torride, i suoi deserti

sabbiosi, la sua gente oppressa dal ferreo pugno britannico....

Accanto a lui un uomo biondo, ancor giovane, di cui i tragici occhi

azzurri hanno scandagliato le profondità ultime del dolore; lo

riconosco: è Von Hindenburg, nipote del chiodato Feld-Maresciallo.

Presso a lui, rosea e ridente sotto al grande cappello nero, Mary

Snowden, la propagandista del Labour-party inglese, la bionda Amazzone

degli operai. Nell'angolo di fronte a me due giapponesi, a cui io mi

sentirei tentata di dire: «_Anatanohà Taxan Kiri!_» in purissimo

nippone; ma me ne astengo perchè non so più che cosa voglia dire. Alla

mia destra, biondo-ricciuta come l'immortale suo fratello, la sorella

di Paderewski mi saluta con affetto.

E il treno corre....

Qui ci starebbe un po' di descrizione di paesaggio svizzero sotto la

neve; ma le descrizioni di paesaggio si possono trovare in molti libri

scritti da altri autori.

Quindi salto subito, come in un viaggio cinematografico, alla stazione

di Montreux; ed ecco anche Bérangère, sorridente e soave, che dalla

piattaforma mi saluta sventolando il fazzoletto di seta rossa. (È

sempre stata un poco socialista, Bérangère!).

--Prenderemo il thè qui nell'Eden Palace,--dice, traendomi verso un

Grand Hôtel vicino alla stazione.--Dopo, verrai a casa mia.

Quando siamo nell'Hall, installate in due grandi poltrone, le chiedo:

--Parlo con mademoiselle Tarnier o con madame la comtesse de

Lussain-Maldé?

Ella, senza rispondermi, si slancia in una poetica dissertazione sul

Natale; sul mistico significato della Vigilia di Natale, del giorno di

Natale, della notte di Natale.... Indi improvvisamente mi chiede:

--Tu, come hai passato la notte della Vigilia, l'anno scorso?

Io riordino rapidamente i miei pensieri; poi rispondo:--Nascosta in

una casa di Londra con cinque o sei Sinn Feiners evasi dalle carceri

irlandesi. E tu?

Bérangère nervosamente gira e rigira entro le mani il suo fazzoletto

rosso e ne fa qualche cosa che somiglia a un topo, con coda e

orecchie; poi lo fa saltare da una mano all'altra.

--Io?...--dice, come per guadagnar tempo;--Ah! Io!...--E

improvvisamente si chiude il viso nelle mani.

Vi è nella sua voce un'espressione che non comprendo. Orrore? Estasi?

Disperazione? Non so.

--Dimmi,--le ordino, colla tazza di thè in mano, mentre di fuori nel

crepuscolo....

(Qui leggere due pagine di un altro autore).

--Ebbene,--dice Bérangère,--ascolta.

--Ero venuta a passare un mese dalla zia Clotilde qui sopra, a Glion,

dovendo poi raggiungere per le feste natalizie la famiglia del mio

fidanzato a Ginevra. La sera della Vigilia vi doveva essere da loro a

Château-Mirval un pranzo di famiglia seguìto da un grande ricevimento

per partecipare al mondo che l'erede dei Lussain-Maldé si

fidanzava.... a me. Da Parigi era annunciato, per l'occasione,

l'arrivo di parenti milionari che portavano in dono a lui una Peugeot

40 HP., e a me una collana di perle con sessantotto gemme scelte.

Tutta la festa doveva rivestire un carattere di grande etichetta e

solennità.

Fu deciso ch'io lascerei Glion, accompagnata dalla zia, alle due del

pomeriggio, arrivando a Ginevra verso le quattro. Indi, thè di gala;

pranzo intimo; ricevimento fastoso.

Il giorno 23 mandammo a Ginevra bauli e valigie; il 24, alle due,

uscimmo dall'albergo e ci avviammo alla stazione della funicolare per

scendere a Montreux.

Ed ecco che sulla strada nevosa e ghiacciata mia zia scivola, cade, si

sloga un piede.

Agitato ritorno tra le braccia del portiere all'Hôtel! affannati

telefonamenti al dottore di Montreux--assente! a quello di

Territet--presente ed accorrente. Compresse d'acqua vegeto-minerale.

Altri telefonamenti ai de Lussain-Maldé, Château-Mirval, Ginevra.

«Verrò, io sola, col prossimo treno. Arrivederci stasera alle 21,10».

Disperate proteste dall'altra estremità del telefono. Laceranti gemiti

dal letto di zia Clotilde. Nuove compresse d'acqua vegeto-minerale.

Tristi riflessioni: niente thè di gala! niente pranzo intimo! Unico

conforto: arriverò a tempo per il fastoso ricevimento.

Difatti alle 17,50, avviluppata in fluttuanti veli da viaggio,

scendevo nella neve e la nebbia alla Funicolare Glion-Montreux; alle

18 e 20 m'aggiravo quaggiù nella stazione di Montreux con quaranta

minuti da aspettare. Era buio; faceva freddo; la sala d'aspetto era

lugubre e deserta. Nessuno viaggiava in questa serata. Pensai al

pranzo di famiglia--tavola risplendente, visi sorridenti, vini

spumeggianti, discorsi augurali, ed io, a fianco di Lucien, eroina di

tutti i festeggiamenti.... Un'irrefrenabile tristezza mi morse il

cuore e mi riempì gli occhi di lagrime. Ma subito il pensiero di

arrivare in casa de Lussain cogli occhi gonfi, frenò il mio pianto, e

decisi di andare nella _Salle de Toilette_ a dare un ultimo ritocco ai

miei capelli ondulati, un soffio di cipria alle mie guancie....

Quest'idea mi confortò.

M'avviai per il vasto andito deserto, percorsi un altro lungo

corridoio ed arrivai davanti all'uscio della «_Toilette pour Dames.

(Luxe). 50 centimes_». Girai la maniglia ed entrai.

La custode aveva già lo scialle in testa per partire e stava riponendo

in un armadietto il «luxe», costituito da un pacco di forcelline, una

scatola di cipria e una saponetta rosa. Parve contrariata dal mio

arrivo.

--Capirà,--mormorò,--è la Vigilia. I bambini aspettano ch'io vada ad

accendere l'albero di Natale.

--Non occorre che aspettiate,--diss'io;--lasciatemi il sapone e un

asciugamano.--E togliendo dalla borsetta (unico mio bagaglio, poichè

il resto mi aveva preceduta a Ginevra) alcune monete d'argento, gliele

porsi augurandole buon Natale. Essa ringraziò con effusione; indi,

salutandomi e raccomandandomi di «badare alla porta», uscì.

Io udii risuonare a lungo i suoi passi per l'andito sonoro.

Chiusi con cura la porta ch'essa aveva lasciata semi-aperta e mi

dedicai alla mia toilette. Non fu spiacevole occupazione; m'incipriai;

mi lucidai le unghie; constatai che i miei occhi non erano per niente

gonfi; appena un leggero arrossamento delle palpebre tendeva a

darmi--colla mia carnagione bianca e i miei capelli color

rame--un'aria un poco tizianesca. Pensai con soddisfazione alla mia

entrata nel gran salone di Château-Mirval, all'effetto che produrrei

sui parenti milionari, al primo sguardo di Lucien.... Indi mi disposi

a tornare sul _quai_ ad aspettare il treno.

Richiusi la borsetta, gettai un ultimo sguardo nello specchio e

m'avviai alla porta.

Afferrai la maniglia. Non girò. Spinsi la porta--non cedette. Tirai la

porta--non si mosse. Tentai di scuoterla--era rigida, solida,

incrollabile. Mi guardai d'intorno in cerca d'una finestra. Non ve

n'era.

Allora chiamai. Chiamai: «Custode!... Facchino!... Portiere!...»

Nessuno rispose; nessuno venne. Tutti erano a casa a fare il pranzo

della Vigilia. Tutti erano intorno agli alberi di Natale accesi; ed io

ero qui rinchiusa nella «Toilette pour Dames, luxe, 50 centimes».

Udii da lontano un fischio, seguìto quasi subito dal fragore del treno

che entrava nella stazione. La disperazione mi colse; poi rinacque la

speranza: qualcuno sarebbe venuto; qualche «dama» che per 50

centesimi....

Nulla. Nessuno venne. Urlai, strillai, diedi dei calci nella porta e

nel muro, corsi in su e in giù, aprii e richiusi una porticina in

fondo su cui spiccavano due lettere maiuscole dell'alfabeto

inglese....

Un altro fischio, un rintocco di campana, un rullìo: il treno usciva

dalla stazione--andava a Ginevra senza di me! La festa del

fidanzamento avrebbe luogo senza la fidanzata.

Colla calma della completa stupefazione sedetti sull'unica

seggiola--quella della custode--e cercai di riordinare i miei pensieri

sconvolti. Non c'era più treno per Ginevra fino alle 2 del mattino.

Viceversa c'era un treno proveniente da Ginevra alle 23,28. Pensai:

Lucien prenderà quel treno e verrà a cercarmi. Chiederà, cercherà;

interrogherà il bigliettario, il capostazione.... Il bigliettario non

mi aveva veduta, poichè avevo preso il biglietto direttamente da

Glion; ma il capostazione, sì. Durante quei pochi minuti in cui avevo

girato per la stazione prima di venir qui, l'avevo scorto col suo

berretto rosso; ed anch'egli mi aveva veduta. Era un capostazione

giovane, con baffetti biondi.... e se li era arricciati, guardandomi.

Sì, sì! il capostazione direbbe a Lucien d'avermi veduta; mi

cercherebbero, mi troverebbero, mi salverebbero!

Ma erano le 19,10. Come far passare le ore fino alle 23,28? Non avevo

altra occupazione che di lucidarmi le unghie; non avevo altro da

guardare che il lavabo di marmo, la saponetta rosa, l'asciugamano e la

tavola; non avevo altro da leggere che le due lettere maiuscole sulla

porticina in fondo.

Mi chiusi nei miei pensieri. Pensai a Lucien, al mio avvenire con

lui.... pensai al pranzo di famiglia.... agli alberi di Natale accesi

per il mondo....

E lentamente--oh! come lentamente!--le ore passarono. Ogni tanto

emettevo qualche strillo per il caso che qualcuno potesse udire. Ma la

mia voce in quel silenzio mi gelava il sangue. Cominciai ad aver

paura, a guardarmi attorno; mi pareva di veder muovere delle ombre

negli angoli della stanza.

Allora provai a dire tutte le preghiere che sapevo; poi tutte le

poesie che ricordavo. Cominciai con «_Napoléon écolier_».

«À genoux, à genoux au milieu de la classe,

L'enfant mutin,

Dont l'esprit est de feu pour l'algèbre, et de glace

Pour le latin!...».

Ma il terrore mi riprese, mi agghiacciò. Il cuore mi batteva così

forte che pensai: «Adesso morirò di sincope. Mi troveranno domani,

giorno di Natale, seduta qui, morta--tragica e ridicola in questa

esecrabile «Toilette».

Le 22. Le 22 e un quarto. Le 22 e mezzo. Le 23. A momenti sarebbe

arrivato il treno da Ginevra.... e Lucien! Questo pensiero mi agitò

tanto che mi misi a gridare e non smisi più; gridai, gridai frenetica

e forsennata, e i corridoi vuoti echeggiarono dei miei urli stridenti.

Un passo! Sì, era un passo. Smisi di strillare un attimo per

ascoltarlo, poi ripresi più forte. Il passo si fermò; indi riprese,

affrettandosi, avvicinandosi: e una voce chiamò:

--Allò! allò! Dove siete?

--Qui! qui! qui!--e lo stridìo della mia voce si ripercuoteva in tutti

gli angoli.

--Ma dove?

--Qui! _Toilette pour Dames! Luxe! Cinquante centimes!_--ululai. E

caddi, quasi svenuta, sulla seggiola.

Dopo molto lavorìo colla maniglia la porta si aprì, e il mio salvatore

apparve sulla soglia. Era il capostazione.

Gioia! · 第 17 / 39 题