(LEI)
.... Intorno a me c'è musica e folla. Vorrei
essere nel silenzio del suo studio, vicino a lui
e alle sue sublimi opere d'arte. Beate, ah! beate
quelle donne marmoree ch'egli ha creato e che
inclinano a lui i volti appassionati ed estatici.
Anche a me pare d'essere una donna creata da lui,
che aspetta d'essere dalla sua mano
immortalizzata o distrutta.
(LUI)
Novità piacevole e inattesa: il Comitato
Regionale ha pagato!
Vengono oggi a prendere la «Rassegnazione che
sorride al Dolore».
Era tempo!
(LEI)
Egli è così bello quando si china su di me e i
suoi sguardi di luce filtrano obliqui sotto alle
ciglia lunghe, che ne provo un senso quasi di
vertigine, un senso di disperata estasi che non
so nè descrivere nè spiegare.
Allora mi assale un affanno, uno struggimento
dell'infinito.... o del nulla; come una profonda
nostalgia della morte....
_Mio diletto_,
_A che ora ti vedrò?_
_Viviana._
(LUI)
Viviana era diversa oggi. Mi pareva meno gaia e
scintillante.... Perchè?
_Amor mio_,
_Verrò stasera._
_Andrea._
(LEI)
Che cos'è questo struggimento? questa
inquietudine? questo affanno?
Mi pare di non poter ridere più; mi pare di non
poter parlar più. La gola mi si stringe come in
un perenne singhiozzo.
Quando gli sono lontana mi sento morire; e quando
sono con lui non ho voglia che di abbattermi sul
suo petto.... e piangere.
(LUI)
È venuto il conte Ilario d'Eril a darmi
l'incarico di eseguire una targa. Ha visto il
modello di «Gioia» rimasto a mezzo, e l'ha
trovato bellissimo.
Voglio terminarlo.
«Gioia»! La contemplo, la scruto; assomiglia a
Viviana.
E pure, strano a dirsi, talvolta mi sembra che
Viviana alla statuetta non assomigli più.
_Dolcezza mia_,
_Mi rimetto al lavoro che tu mi hai ispirato.
Così, anche da lontano, sento di essere con te.
Ci vedremo domani._
_Tuo_
_Andrea._
(LEI)
Dunque per tutt'oggi non lo vedrò.
La giornata primaverile splende e si spegne; io
sono qui, sola, triste a struggermi.
Ed egli è rinchiuso là, tra le sue spaventose e
immobili statue, macabre nella loro fissità;
terribili e contronatura perchè non mutano e non
muoiono in un mondo dove tutto muta e muore.
Egli è calmo e contento; il suo lavoro lo
assorbe, la sua arte lo affascina.
L'Arte, ah! l'Arte.... che orrore! L'Arte! la
nemica della donna, la nemica della felicità!
Ma se io gli dicessi questo, non mi
comprenderebbe.
_Amor mio_,
_Fai bene, fai bene a lavorare. L'Arte sarà per
te la Donna migliore di tutte. Essa non ti
tradirà e non ti scorderà se tu non la scordi e
la tradisci._
_A domani, dunque._
_Viviana._
(LUI)
_Mio tesoro_,
_Com'è bello ciò che tu dici dell'Arte!_
_Tu vedi la vita e l'amore diversamente da tutte
le altre donne. È per questo, forse, ch'io ti
amo così perdutamente._
_Neppure oggi mi stacco dal mio lavoro. Sei
contenta?_
_Tuo_
_Andrea._
(LEI)
Strano che il cuore dell'uomo e della donna non
siano mai, non possano mai essere completamente
all'unisono! La loro armonia sembra basata sul
contrattempo, come le note sincopate dei
«rag-times» o delle Danze Ungheresi di Brahms:
quando l'uno è sul «battere», l'altro è sul
«levare»; quando l'uno è felice, l'altro soffre;
quando l'uno comincia, l'altro termina....
L'uomo vuole la gioia dell'ora; la donna, non
appena ama, vuole il parossismo e il pathos,
vuole l'infinito e l'eterno.
Andrea s'è innamorato di me per la mia
spensierata indifferenza, la mia gaia, incurante
letizia; e non appena m'innamoro io di lui, ecco
svanire la mia gaiezza, spegnersi la mia
giocondità ed io non sono più quella che egli ha
amato. Sono cupa, fosca, esigente, noiosa, come
tutte le donne innamorate. Mi sento l'anima piena
di una esasperata ostilità e la bocca piena di
parole amare.
Flavia, a cui mi confido, scrolla le spalle: «Che
vuoi! siamo fatte così. L'amore si posa sulla
soglia del nostro cuore come una cosa mite,
luminosa, alata; ci sembra una farfalla, una
colomba, o un'allodola che batterà l'ali....
canterà e volerà via. Ma non appena è in noi,
ecco che ci accorgiamo di aver chiuso nel nostro
cuore una tigre; una tigre che ci rode, ci
strazia e ci dilania».
È vero, è vero! Anch'io sento la tigre
accovacciata in me. E pensando ad Andrea mi
domando: che cosa posso fare per tormentarlo, per
farlo soffrire come soffro io?
_Mio carissimo_,
_Poichè oggi tu non vieni, andrò alle corse con
Clerici e Giorgio di Vallefuoco. Stasera
Silvestri mi conduce a udire le poesie indiane
del Tagore. Tu sai che cosa è per me la
poesia!..._
_In ispecie quella indiana._
_Sempre tua!_
(LUI)
La statuetta non mi riesce. Il viso pare velato
da non so quale mestizia; sulle labbra non vi è
più un riso ma un «rictus», e le occhiaie sono
piene d'ombra. Forse, dopo tutto, ci vorrà una
modella.
. . . . . . .
Viviana fu oggi da me per pochi istanti. Era
strana. Mi fissava con uno sguardo di fuoco e un
sorriso di gelo. Mi disse che Clerici era di
fuori in automobile. D'improvviso mi ha
domandato:
--Per quanto tempo m'amerai?
Io risi.
--Hai forse qualcuno che aspetta il suo
turno?...
--Rispondi!--fece lei colle labbra strette.
Allora le presi le due mani:
--Per sempre.
--Uh, che orrore!--esclamò con una risata
cinica.--Non voglio. Voglio essere amata per
poco tempo.
--Perchè? perchè?
--Perchè.... le cose lunghe diventano serpi!--mi
disse lei.
E mi lasciò.
Più conosco le donne e meno le comprendo.
(LEI)
Sincera! Volevo essere sincera con lui. Ma qual'è
la donna che può essere sincera con un uomo?
È nostro destino mentire, mentire sempre. Mentire
all'uomo, per non perderlo, quando non lo si
ama.... Mentire, mentire mille volte di più, per
non perderlo, quando lo si ama!
Se ad Andrea io svelassi tutto il mio cuore, se
gli gridassi sul viso:--Ti amo! Ti amo! Non posso
più vivere così.... Portami via, tienimi con te
per sempre!... oppure, dammi la morte! Fa ch'io
piombi dal tuo abbraccio nel Nulla!--egli mi
guarderebbe stupito con quei begli occhi
tranquilli e profondi, e penserebbe con un lieve
senso di noia e di stanchezza:--Mio Dio! Come è
eccessiva ed esaltata questa donna!
Non è così fatto il cuore degli uomini?
L'eccessiva passione, l'esaltazione del
desiderio, la dedizione completa, invece di
avvincerli li allontana.
_Mio caro_,
_Impossibile vederti questa sera. Vado al Regio
con Oldofredi a udire il concerto di musica
boema. Tu sai quanto adoro la musica.... in
ispecie quella boema._
_Addio._
_Viviana._
_A meno che ciò ti dispiaccia?..._
(LUI)
Strano questo bisogno che hanno le donne di
correre di qua e di là coll'uno e coll'altro....
Probabilmente se io la pregassi di non andare,
mi troverebbe geloso e tirannico e mi
prenderebbe in odio.
_Amor mio_,
_Nulla di ciò che a te piace può dispiacere a
me._
_Andrea._
(LEI)
No. Nel cuore della donna l'amore non è la gioia:
è lo strazio, è lo struggimento, è una fosca e
frenetica disperazione senza ragione e senza
rimedio.
Non c'era concerto al Regio iersera. Egli avrebbe
potuto accertarsene, guardando il giornale.
Poteva telefonarmi; accorrere, protestare,
pregare; poteva rimproverarmi, ingiuriarmi,
insultarmi.
Niente! Si è rassegnato. Come la sua statua, la
sua aborrita e orrenda statua: «la Rassegnazione
che sorride al Dolore».
Io odio la Rassegnazione. Odio la gente che si
rassegna. Odio le statue. Odio tutto.
(LUI)
Il modello in creta di «Gioia» è terminato. È
indubbiamente ciò che di meglio ho fatto finora.
Melzi mi fa osservare che dico sempre questo di
ogni mio lavoro più recente.
Sarà così.
Tuttavia «Gioia» mi sembra senza contestazione
il mio capolavoro.
Viviana ne sarà felice.
(LEI)
Vorrei morire! morire subito, fulminata ai suoi
piedi! Non posso più vivere, non posso più
mentire. Non posso più sorridere colla Tigre che
mi sbrana e mi dilania. Non penso più che alla
morte, al silenzio, alla pace, all'oblio.
Esco sul balcone e guardo il fiume che scorre
calmo e lucente sotto alle mie finestre. Perchè
non correrei fuori nel grigio crepuscolo e mi
lascerei scivolare giù in quell'argentea
profondità? Dopo un breve attimo di terrore, di
soffocazione, di disperata lotta, calerei
lentamente al fondo, e vi giacerei immobile,
calma e placata, colla fronte al cielo.... E le
tranquille acque mi scorrerebbero sul viso.
Oh, dolce giacere immobile e supina sotto quel
liquido e mobile frescore! oh, dolce sentire
l'acqua scorrere sopra il mio viso!...
Perchè non morire?... O allora.... dirgli tutto?
(LUI)
Ho deciso di concorrere per la Fontana
Monumentale di Piazza Solferino.
(LEI)
Gli ho detto tutto. Tutto!
Gli ho detto:--T'amo troppo. Soffro troppo.
Voglio lasciarti.
--Ma perchè soffri? Non t'amo forse? non
t'amo?--mi chiedeva lui smarrito.
--Sì, sì! m'ami!--E gli accarezzavo i capelli,
mentre dentro la tigre mi lacerava e mi sbranava.
Allora egli mi è caduto ai piedi.--Dimmi che cosa
debbo fare! Che cosa vuoi che faccia? Io non ti
capisco. Non so perchè soffri, non so perchè dici
che ti rendo infelice.
--Non lo so neppur io,--risposi singhiozzando.
Allora egli mi chiuse tra le braccia come fossi
una bambina.--Vuoi che lasciamo tutto? Vuoi venir
via con me? Vuoi?... Vuoi che si vada lontano
dove nessuno ci conosce a vivere insieme per
sempre?
. . . . . . .
Mio Dio, mio Dio! Vi ringrazio.
Partire con lui!... Andare lontano, dove nessuno
ci conosce! Vivere insieme!... per sempre!...
La tigre è morta.
(LUI)
«Alea jacta est». Partirò con lei.
Sarà quel che sarà.