Lurago. — Villa Sormani-Andreani. — Lambrugo. — Ville Galli
e Venini. — Inverigo. — L’arcivescovo Ariberto. — Bacco di
Brianza. — L’albergo. — La Rotonda. — Il castello e la villa
Crivelli. — Il Gigante. — L’Orrido. — S. Maria della Noce. —
Cremnago. — Villa Perego. — Il Cimitero.
Se ci siamo alquanto spinti al di fuori del Pian d’Erba dalla parte di
Parravicino per vedere il Soldo de’ Turati, perchè non ci spingeremo
ora oltre Nobero per ammirare la famosa Rotonda d’Inverigo e l’Orrido
dello stesso paese, che chiamano da ogni dove dalla Brianza brigate di
villeggianti e di curiosi; e la villa Perego di Cremnago?
Centro Inverigo di tutta la Brianza, sarà per noi il limite ultimo
delle escursioni che ci siam proposti di fare durante gli ozî
autunnali.
Da Nobero, che abbiam già visitato, per una bella strada si arriva a
Lurago. Quivi è la villa del conte Sormani-Andreani, con bel giardino
a pineti. Dapprima spettava alla patrizia famiglia Crivelli, che vi
risiedeva ed era feudataria d’Inverigo. Posta nella parte alta del
paese, la villa vi pompeggia e chiama lo sguardo di ognuno che passi.
Poco fuori di Lurago, la via intristisce e si fa fangosa e trascurata
fin oltre Inverigo e puossi dire fino ad Arosio, onde infiniti e
generali i reclami dai moltissimi obbligati a percorrere questo
stradale importante. E se ne riscossero finalmente i comuni limitrofi e
l’autorità, e una nuova strada e più diretta fu ordinata ed appaltata,
e comunque le opere ne procedano lentamente, fra breve sarà tuttavia
un fatto compiuto. A sinistra di Lurago, prima d’arrivare ad Inverigo e
sul ciglio della valle del Lambro, è Lambrugo, ov’era prima un chiostro
di monache, tramutato poi in villa dalla famiglia Galli. Vi villeggia
anche la famiglia Venini.
Eccoci ad Inverigo. I soliti antiquarî vorrebbero originato il nome
dalle due parole latine in aprico, come a dire un luogo situato
all’aperto ed al sole; ma altri invece pretendono sia nome celtico:
non ci frapponiamo noi a dir la nostra opinione, meglio sembrandoci
d’accettarlo qual è. Piuttosto non sarà privo d’interesse il sapere
come qui nel 1023 l’arcivescovo di Milano, Ariberto d’Intimiano,
celebre nelle nostre storie per la parte presa nelle accanite contese
surte pel celibato de’ preti, possedesse beni, ch’egli poi assegnò al
rinomato monastero di San Dionigi da lui fondato in Milano.
I colti gaudenti rammentano con maggior piacere che il vino d’Inverigo
godeva fino in antico una tal quale riputazione fra i migliori, e
appoggiano l’erudizione loro coll’autorità d’un poeta di nome Bertucci,
che, arieggiando il Ditirambo del Redi, che ognun comosce, del _Bacco
in Toscana_, scrisse alla sua volta un _Bacco di Brianza_, nel quale si
leggono i seguenti versi, che pone in bocca allo stesso Nume:
Il terzo infine colma d’Inyerigo
Valentissimo vin, la cui mercede
Al par di Siracusa
Vanta Milano ancora il suo Archimede[43].
Ma per associazione di idee, dal buon vino ricorre il pensiero
all’albergo d’Inverigo. Quest’albergo, se non presenta i conforti tutti
dell’eleganza e dell’esigenza forastiera, è nondimeno il migliore di
tutta questa parte della Brianza, onde l’autunno vegga più famiglie
di conto prendervi stanza ed esservi arcicontente. Sostiamoci quindi,
amico lettore, e dopo esserci rifocillati, potremo pigliare le mosse
per ascendere alla Rotonda.
S’innalza essa sulla parte più elevata della collina, sotto cui si
distende bellissima una valle, come tale pur ricordata nelle sue
opere da Sant’Agostino, disseminata di paesi; la sua facciata, che
giustamente fu detto rassomigliare a’ propilei d’Atene, è però rivolta
a tramontana.
La fabbricò il marchese e architetto Luigi Cagnola di Milano nell’anno
1813, — quegli cui è dovuta l’architettura dell’Arco del Sempione
di Milano, — e vi spiegò tutta la grandiosità e il gusto classici,
profondendovi egregie somme, a smentita di que’ cialtroni ch’erano
venuti accusandolo d’architettar sempre grandiosamente quando si fosse
trattato di non ispendere danari proprî.
Il fabbricato ha nel mezzo un’ampia sala circolare, che s’alza gigante
con cupola che costituisce la Rotonda; quindi tutto l’edifizio è
esteriormente riquadrato, poste essendosi agli angoli le camere della
restante abitazione. Il concetto d’una rotonda maestosa fece sì che gli
altri locali fossero ad essa sagrificati. Fu compiuta così un’opera
del più perfetto classicismo, se si vuole; ma dopo ciò, si domandano
molti, cosa vuole, a che serve, perchè qui collocato questo gigantesco
edificio? Come villa ha l’esteriore principesco; ma l’interno, a parte
la sala principale della Rotonda, non vi corrisponde.
Come nella facciata, così pure nella parte postica, a mezzogiorno,
e che sogguarda la superba valle, vi sono ampie scalee; quella della
facciata poggia sopra un sotterraneo; l’altra su d’un terrazzo recinto
di balaustrata e sorretto da sei gigantesche cariatidi, che sono dello
scalpello di Pompeo Marchesi.
Fu da esso che il re di Napoli, Ferdinando II, padre dello spodestato,
venuto tra noi, ammirando la sottoposta valle, di non so quante miglia
di circuito, così ben coltivata e ordinata quasi ad aiuole di fiori,
ebbe a chiedere bonariamente al marchese Cagnola, se tutto quel che si
vedeva fosse giardino della sua villa.
[Illustrazione: Orrido d’Inverigo.]
Se la collina su cui posa la Rotonda si digrada al paese, dall’opposto
lato risorge ad eminenza, sovra cui è il castello, ora palazzo e
giardino del marchese Luigi Crivelli, che ognun desidera veder meglio
curati, perchè abbian tutte le forme per costituire una delle più
grandiose ville. Ha molti ed annosi cipressi, e su d’un altipiano a
sinistra del palazzo vedesi una colossale statua di Ercole, alquanto
offesa dagli anni, che da’ terrieri si designa col nome di _Gigante_.
Discendendo la collina de’ Crivelli, pei loro campi si va al bosco,
dove la natura e i cataclismi hanno prodotto siffatte spaccature di
roccia, per dove filtrano e scorrono limpide e fresche acque, che
formano un Orrido dell’effetto il più pittoresco.
E meglio ancora il produrrebbero, se l’acque più riunite scorressero;
ma come l’età piega al positivo, così parte furono deviate a mettere in
movimento mulini.
Con tutto ciò all’Orrido d’Inverigo, di proprietà del marchese Luigi
Crivelli suddetto, non v’ha chi venga al paese e che non tragga a
vederlo, sovente convegno ad amiche brigatelle che lo eleggono a luogo
di refezioni e riposo.
A ponente della villa Crivelli si discende per uno stradone alla
Madonna della Noce, luogo piacevole assai e al quale convengono a
settimanale mercato da tutti i circonvicini paesi.
Chi ama conoscere le migliori villeggiature e farsi adeguato concetto
della ricchezza de’ loro proprietarî, essendo in Inverigo, non lascia
di fare una scarrozzata a Cremnago, dove sorge il magnifico palazzo
della famiglia Perego. Se gliene è dato l’accesso, potrà il lettore
ammirarlo nelle sue parti tutte; e se nelle ampie scuderie vedrà molti
cavalli e taluni anche pensionati a riposo perpetuo, sorretti persino
da cinghie, potrà cavar argomento del cuore del ricchissimo padrone,
il quale del resto non restrinse alle bestie sole gli effetti della sua
bontà, prima avendola addimostrata nel dotare i suoi coloni di belle e
comode case.
Il cimitero del paese merita pure di essere veduto. È buona
architettura di Giuseppe Chierichetti, e in esso è il sepolcreto
della famiglia Perego. È questo un’edicola di forma quadrangolare e
cilindrica, e alla parte superiore con gradinata e cupola d’ordine
dorico, colle pareti laterali fregiate di colonne, quattro delle
quali formano il pronao con cornice, architrave e frontone, entro cui
leggesi scolpito _Hypogeum_, e tutto condotto in miarolo rosso. Le
pareti interne sono a stucco lucido, la luce piove dal lucernario della
cupola, e nel fondo è l’altare marmoreo, con un bel gruppo in marmo
di Carrara, rappresentante la Maddalena a’ piedi della Croce, lodevole
opera dello scultore Labus.
Per ritornare ora al nostro Pian d’Erba, rifacciam la medesima via di
Lurago e Nobero: è più agiata e vi giungeremo più presto.