_Dello scultore cav. P. Magni._
D’Archiloco lo strale e d’Aristarco
Il flagello tu vibri acre, temuto,
E collo stil sprezzatamente arguto
Facile t’apri agli intelletti il varco.
Se il colpo aggiusta l’infallibil arco,
Punge e vellica a un tempo il ferro acuto,
Chè tu mai non obblii, prudente e astuto,
D’ammonir dilettando il doppio incarco.
Come, o Cantor di _Gingillino_, il verso,
Che dal semplice trae forma e vaghezza,
Nella mente s’addentra e vi si chiude!
Tal che il tuo dir, sì dall’altrui diverso,
Più volontier s’ascolta, e più s’apprezza,
Quanto si mostra men, la sua virtude.
Su Ponte, sotto l’arco presso la casa de’ Bonsignori, ora Bressi, eravi
un fresco, riconosciuto come indubbiamente di Bernardino Luini; ma con
imperdonabile incuria di tutti, abbandonato alle ingiurie del tempo e
delle stagioni, in questi ultimi anni deperì e si scrostò talmente, che
l’ultimo resto, fattovi sparire dal signor Bressi, non gli può essere
ascritto a colpa.
Ora non lasceremo Pontelambro senza ascendere la vicina e magnifica
villa del signor Luigi Carpani, che l’eredò dal padre Carlo, e che fu
già architettata dal Moraglia, con giardino eseguito su disegno di quel
grande prospettico che fu Alessandro Sanquirico.
Vi precede come una specie di parco, che le aggiunge grandiosità, con
ampio viale fiancheggiato di alti alberi e roseti e tuje, e pel quale
si monta in carrozza alla casa. In essa poi vi sono pregevoli quadri
d’animali, del Londonio; qualche buon Fiammingo; due battaglie, del
Borgognone; una tela d’Arienti ed una del Migliara. Recentemente il
suo attuale proprietario vi recò altri pregevolissimi dipinti di scuole
antiche, come lo Sposalizio di S. Caterina col Bambino, del Padovanino;
una tavola di Cima da Conegliano rappresentante S. Giovanni Battista e
S. Pietro Martire; una figura veneziana, di Gentile Bellini; quattro
quadri di Santi Benedettini, di Daniele Crespi, e due tele di Brill,
una testa del Velasquez, ecc. ecc. — Dallo spiazzo avanti la casa si ha
una superba vista del Pian d’Erba.
Uscendo dalla villa Carpani, in due passi s’è al paesello di Lezza,
dove era un tempo un convento di Serviti, che il tennero dal 1508 al
1510 e che ora è abbandonato al nitro che ne invade i bei sotterranei.
La piscina che vi fu eretta e coperta di portico, raccoglie l’acqua
fresca e salubre che vi scende dal monte sovrastante.
Lezza ha estremo bisogno di imitare Pontelambro e di dar mano al
piccone ed al martello e allargare la sua unica via, così angusta da
passarvi appena una carrozza, e causa che i diretti per la Vallassina
abbandonassero affatto questa parte ed eleggessero esclusivamente la
strada di Longone.
Oltre Lezza, al di là del Lambro, siede Carpesino, che taluni presumono
tragga il nome da _Carpe sinum_, piglia il porto; e se ciò fosse,
sarebbe memoria che sin qui si estendesse l’Éupili. Vi hanno ville i
Nava e i Caldara; più su vi è Brugora come sul ciglio di un pendío,
e per istrade praticate fra’ boschi si va a Proserpio e Longone, che
noi già abbiamo conosciuto; mentre progredendo per la via che qui ne
condusse, si trova Arcellasco, poi la Resica, ove è un filatojo già de’
Carpani di Ponte, ora dei fratelli Ronchetti; e un altro dei Mambretti;
e finalmente si giugne al ponte della Malpensata.