PONTELAMBRO.

Mazonio. — La sua chiesa — Il pittor Ferrabini. — La Fusina. —

Filatoio Ohli. — Zocco Romano. — Zocco Battista. — La Bistonda.

— L’annegato. — Pontelambro. — Case Guaita e Carpani. — Una

lapide nel Camposanto. — Filatojo Bressi. — Villa Matilde. —

La Plejade de’ poeti politici moderni, sonetti. — Affresco

luinesco distrutto. — Villa Carpani. — Lezza. — Carpesino.

— Arcellasco. — Resica. — Filatoj Ronchetti e Mambretti. —

Brugora.

Scesi i quattrocento gradini della scala di Castelmarte, eccoci sulla

via che ne adduce a Mazonio, gruppo di quattro case da contadini, a

capo delle quali è la chiesa della parrocchia, che comprende, oltre

Mazonio, Ponte, Lezza e Carpesino.

La chiesa è bella, architettata da Simone Cantoni, sebbene non abbia

ancora compiuta la facciata. Non ha quadri di valore, dove eccettui

una tela del milanese Giuseppe Sogni raffigurante Sant’Anna. I freschi

laterali all’altare sarebbero stati rinnovati da Pietro Ferrabini

da Lodi, prospettico e frescante eccellente della scuola del celebre

Sanquirico; ma mentre attendeva a disegnarne i cartoni e ad un tempo

frescava la chiesa a Rancio di Lecco, cadeva da un ponte eretto nella

chiesa, colpito da apoplessia. La posizione della chiesa di Ponte è

piuttosto alta, e dal suo piazzaletto si ha un’allegra vista. Da questo

si discende per una lunga scalea cordonata. Volgendo a destra, si va a

Caslino, incominciando la via a montare.

La Fusina è un cascinale, ove è cartiera, molino e torchio, che si

presenta da questa parte dopo una casa incompiuta che siede su d’una

specie di dosso, che sarebbe buon sito a casa di campagna, se non fosse

signoreggiata dal vento, ma che non toglie sia nomata Bel Dosso. Fuor

del cascinale, il Lambro ha il suo letto sassoso, e il più spesso con

poc’acqua, sì che si passa a guado, tutt’al più facendo appoggio al

piede di qualche ciottolo più grosso.

È qui che dirompendosi il letto del torrente nella roccia del suolo

lascia scoperto il fondo granitico, e l’acqua, raccogliendosi in un

canale, va più rapida a mettere in movimento il bello stabilimento di

filatura di seta del signor Ohli, condotto con tutta l’intelligenza e

proprietà d’un vero prussiano, com’egli è. Questo punto chiamasi il

_Zocco Romano_; ma perchè così si chiami non lo chiedete: nè io, nè

quei del paese ve lo sapremmo dire. Certo è di una sua propria alpestre

bellezza il luogo. Varcato il Lambro, s’entra come in una selva, dove,

a mano manca, da un dirupo scende lungo la nuda roccia una vena sottile

d’acqua che forma bacino, d’onde esce un rivolo, e il romantico sito è

designato col poco romantico nome di _Zocco Battista_. Migliore è la

cascata che a qualche centinaio di passi di distanza, a mano destra,

si precipita da un’altezza di forse una sessantina di metri dentro un

bacino assai più vasto e profondo e che s’incaverna di sotto il masso,

e vien detta la _Bistonda_. Poetico è il ritrovo e quasi incamerata

appare la cascata, e il raggio di sole che vi penetra vi si rifrange

bellamente. Narrasi d’un garzone che venuto a bagnarsi in quest’acqua

freschissima, inoltrando di troppo, vi sarebbe perito. Un poeta

sentimentale vi troverebbe il soggetto d’un amore di Ondina, cui il

nuzial talamo sarebbero state le liane della roccia galleggianti sulla

superficie del limpido laghetto.

[Illustrazione: La Bistonda.]

Tutto questo tratto solitario che s’addossa al monte, alla metà

del quale corre l’alpestre via che da Caslino guida a Pontelambro,

fiancheggiata da un rigagnolo che lascia parte delle sue linfe acciò

si gittino a dar vaghezza al paesaggio in spumeggianti cascate, è d’una

silvestre bellezza, e le ombre che presta giovano d’assai nella estiva

calura.

Or ritorneremo sui nostri passi, e dalla scalea della chiesa

volgiamo all’opposto lato che or percorremmo per entrare in Ponte. A

distinguerlo da Ponte di Valtellina gli si aggiunse il nome del fiume

sulla cui sponda siede e che qui lo attraversa con un ponte, da cui

certo il paese si nominò, e che è di un bello e ardito arco ristaurato

in questi ultimi tempi, rendendosene più facile l’accesso col

diminuirne la pendenza verso il paese; il quale va ognor più allargando

la sua via principale che gli corre in mezzo, a scemare i pericoli

de’ rotanti nello scambio ed a rinsanire ognor più le abitazioni.

Continuandosi nelle migliorie, di cui vuol darsi lode al già suo

sindaco, il cav. Giuseppe Guaita, che per esse affrontò ben anco

l’impopolarità, è a sperare che sparisca la brutta fama guadagnatasi

dal paese, che passa per essere copioso di gozzuti, che per altro io

non vidi mai.

Oltre la casa del predetto signor Guaita, ve n’ha pure altra signorile

del signor Cesare Carpani, al quale molto è debitore il paese per aver

concesso che da’ suoi fondi si derivasse l’acqua eccellente della quale

è ora abbondevolmente fornito; ed altra casa della signora Erminia

Carpani. Dalla prima si gode il prospetto severo della vallata di

Caslino, degna dello studio e del pennello d’un artista. Qui infatti

venivano negli anni scorsi e lo Stefani e il De Albertis e il Castoldi,

che nell’autunno del passato 1871 vi perdette la buona e affettuosa

moglie. Nel camposanto vi fu da lui collocato il monumento, pel quale

io dettai, a memoria della egregia donna, la seguente iscrizione:

A Giovanna Castoldi-Villa

Che dalla natia Milano

Venuta invano a chiedere

Alla purezza di questo aere

I consueti conforti

Vi moriva addì XVI ottobre MDCCCLXXI

Il marito Guglielmo Castoldi pittore

E i giovanetti figli Romeo e Cesare

Seco portando ovunque

La santa memoria di sue miti virtù

Qui

Dove ne deposero inconsolabili le spoglie

P. Q. P.

Presso il ponte e lungo il fiume sorge lo stabilimento a filatojo di

seta già del Bonsignori, ora del Bressi; e a notte, allorquando vi si

lavora, quelle tante finestre illuminate in quell’avvallamento in cui

si trova servono di fantastico effetto alla villa Carpani ed alla villa

Matilde, che stanno sulla sponda opposta, le quali s’uniscono ai voti

delle case Cesare Carpani e Guaita, perchè il camino del vapore venga

alzato e sia tolto l’incomodo fumo e il puzzo che in densa colonna si

svolgono da esso.

[Illustrazione: Villa Matilde a Pontelambro.]

Nella primavera del 1863 io era ospite del signor Carlo Carpani,

e nel passare questo ponte, rivolgendomi ad ammirare la pittoresca

scena del Lambro dalla parte appunto di Caslino, meravigliavo come mai

nessuno avesse mai pensato a tramutare in villa il brutto casolare che

s’ascondeva tra i peschi e mille altre piante; perocchè la postura

fosse fra le più invidiabili, essendo su facile poggio, avente a

ridosso la montagna boscosa che gli serviva di sfondo magnifico, e al

piede gli si sprofondava il Lambro col più pittoresco effetto; e sì mi

invaghii dell’idea, che in breve ora ne conchiusi per me l’acquisto,

e nel successivo anno s’elevava già su quell’eminenza la piccola

mia villa, cui, in omaggio alla mia sposa, imponevo il nome di villa

Matilde.

Perdonerà il lettore, se l’affetto ch’io porto a questo loghicciuolo,

al quale ebbi la presunzione d’essere io medesimo architetto, mi trasse

qui a fornirgli il riscontro di sua veduta; nè poi, permettendo ch’io

dica dell’opera mia, concederà che ne parli, togliendo alcuni brani

da un’appendice a stampa del giornale _La Fama_, di quel mio dotto

e dilettissimo amico che è Pietro Cominazzi, e che egli riprodusse a

parte nell’accompagnarmi sette sonetti ad illustrazione di altrettanti

medaglioni di marmo de’ quali decorai, per un mio concetto patriottico

e letterario ad un tempo, la terrena sala.

“E poichè parlasi del Pian d’Erba non vuole chi traduce[33] lasciarsi

sfuggire il destro di ricordare la _Villa Matilde_, proprietà dello

scrittore di queste lettere, un Casino Svizzero che, quasi grazioso

nido d’augelli, si addossa al monte di San Salvatore non lungi dalle

scaturigini del Lambro e sovrasta al popoloso ed industre borgo di

Ponte. Coll’intuizione del poeta, il Curti scoperse quel sito, sebbene

nascosto tra fittissime piante, e coll’ingegno dell’artista architetto

il cangiò da umile abituro in leggiadra dimora, non angusta, ma

comodissima, sebbene ristretta, togliendo ai massi della montagna lo

spazio che facea d’uopo ad ampliarla ed a compierne la salita ed il

giardino. L’amore alle arti, che il guidò nell’opera bella e sagace, e

diresse ogni cosa dalle bisogne più ricercate alle più umili, il trasse

ad arricchire l’amenissimo soggiorno di squisiti dipinti e di pregiate

scolture, sette delle quali, a bella posta trattate in medaglioni

con cui adornar si piacque un’ampia sala, recano, effigiate dallo

scalpello del Tantardini, del Magni e del Buzzi-Leone, le sembianze

dell’Alfieri, del Monti, del Foscolo, del Parini, del Niccolini,

del Leopardi e del Giusti; oltre un bel gruppo di Giovanni Cabialia,

cresciuto alla scuola di P. Marchesi. Una copiosa biblioteca conforta,

nei riposi del corpo, lo spirito del Poeta, lo ristora delle assidue

ed onorate fatiche del Foro e del Parlamento, e giova a rinvigorire la

memoria dell’erudito, che da quel suo tranquillo e beato asilo scopre

ne’ villaggi circostanti le grandi orme del Popolo Re. Fra i molti

dipinti primeggiano un Salvator Rosa, un Maratti ed un Poussin, e

recano fede del buon gusto e dell’amore del Curti allo stile classico

ed immortale, e fra le opere moderne ha i primi onori un bel ritratto

di donna, di Cesare Poggi e una bella tela del Castoldi, testè ammirata

alla pubblica mostra nel Palazzo di Brera, nella quale si raccoglie

e compenetra il bello per arte e per natura, esternamente visibile,

della villa che abbiamo in guisa rapida e succinta imperfettamente

descritta.„

Più tardi, cioè nell’agosto 1870, il medesimo Cominazzi, regalandomi

d’una sua pubblicazione _Plejade dei Poeti Politici Italiani moderni,

medaglioni in marmo nella villa Matilde_[34], ristampando la lettera

suddetta, vi soggiungeva:

“Ora risalutando la villa e le sembianze dei Poeti, Plejade gloriosa

da te riunita a ricordo di quegli illustri che fecero famosa ai nostri

giorni o poco addietro nel politico arringo l’età che viviamo, pensai

di tributare a ciascheduno di loro, col mio povero verso, l’omaggio di

chi sente e non dimentica,

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 107 / 177 题