“Giunti al punto di maggior declivio, scrive adunque il dottor
Cornalia, il suolo comincia a rialzarsi tutto coperto di massi
accatastati l’uno sull’altro. È tra questi giganteschi, ma ancor mal
fermi macigni, che bisogna avanzarsi. Qui pure cominciano i depositi
di argilla alternantisi con croste stalattitiche e strati di sabbie
e ghiaie; le quali stratificazioni solo nelle parti più interne si
mostrano con ordine disposte, lasciando là prendere precisa idea
de’ loro rapporti. Altrove o l’uno o l’altro degli strati manca,
il fossilifero rimanendo il più costante. Le pareti dello speco e i
massi più voluminosi che ne ingombrano il suolo mostrano le striature
che le correnti rovinose e trascinanti ciottoli sogliono imprimere
alla superficie delle roccie che ne sopportano e frenano gli urti. Al
di sopra di questi massi, e lungo tutti i fianchi della grotta, una
crosta stalattitica vela agli occhi dell’osservatore la natura del
terreno; la qual crosta in alcuni luoghi arriva alla grossezza di 0.08
e più. Spaccata, mostra una serie di zone o strati d’un bell’alabastro
cristallizzato a varî colori, traccie delle successive deposizioni.
„Più s’interna il torrente, di cui prima s’udiva solo il fragore tra
i sassi profondo, e più comparisce alla superficie aggirandosi per un
piano leggermente declive. — Di là poco un lago di qualche estensione
occupa tutto il fondo che solo con un istrumento adattato alle angustie
del luogo si può traghettare. A nuoto non vi si regge: l’acqua non ha
più di 7 gr. R.[19].
„.... Fra la prima raccolta d’acqua e la seconda esistono, come io
prevedeva, altre argille che bisognerà smuovere con regolari scavi... È
nelle vicinanze del primo lago, ove non è necessaria una istraordinaria
innondazione affinchè il livello delle acque s’elevi molto e
v’abbandonino i loro depositi, che si osserva il maggiore numero di
strati.
„Superiore a tutti si ha uno strato di ghiaia, mista a sabbia
nereggiante. I ciottoli sono in parte della calcarea che forma il
monte, in parte di roccie d’altra natura. Questa sabbia si vede solo
in siti limitati. È dovuta certamente alle ultime innondazioni che
saranno state le più parziali. — Al di sotto delle ghiaie (ed ove
queste non esistono, direttamente allo scoperto) si trova la prima
crosta stalagmitica che s’estende quasi uniformemente da per tutto.
Dopo il deposito calcareo havvi uno strato considerevole di un’argilla
cinericcia d’una purezza e d’una finezza straordinaria. È compenetrata
da molta umidità, sicchè lasciasi facilmente tagliare con una lamina
da coltello e si spoglia in straterelli orizzontali esilissimi e
paralleli. È si tenace da parere elastica, e non contiene nè sabbie,
nè ciottoli, nè avanzi organici; questo deposito arriva anche a un
metro di potenza, e lui oltrepassato si trova un’altra argilla di color
bruno. Questo strato è piccolo (0^m 1) e di poca importanza mancando in
più luoghi. L’un deposito però è sempre assai distinto dall’altro. Ove
l’argilla cinerea manca, la bruna è coperta direttamente dalla crosta
calcarea. Lo strato che più di tutto deve attirare la nostra attenzione
è il sottoposto fossilifero. Consta di un’argilla tutta distinta,
grossolana, mista a del tritume calcareo; il suo colore è il gialliccio
per ossido ferrico; la sua durezza varia, in alcune parti già compatta
passando ad una marna in attualità di formazione. Questo strato
contiene dei ciottoli, taluni anche voluminosi, arrotondati, per lo più
ellittici e deposti col loro piano massimo orizzontale. Questi noduli
non appartengono tutti al calcare bituminoso della montagna, ma altresì
a roccia di diversa natura, e vanno misti a frammenti di stalattiti.
L’argilla gialla costituisce uno strato di circa 0^m 4 di spessore, ed
è in essa che si rinviene la massima parte delle ossa. Continuando gli
scavi, dopo questo strato si trova un’altra crosta stalagmitica simile
per natura e potenza alla prima, sotto la quale si ripete un’argilla
eguale alla fossilifera e che del pari contiene ossa sebbene in minore
abbondanza. È però più compatta, come più anteriore; ed i fossili sono
maggiormente petrificati. La potenza di questo strato non la conosco;
poggiando direttamente sul masso, varierà secondo i luoghi. Nuovi siti
tentati potranno in avvenire fornire differenti cifre per la potenza di
questi strati; dipendendo questi dagli accidenti del suolo.
„La natura e i rapporti di questi strati ci chiariscono
sufficientemente del modo con cui si depositarono e delle cause che li
produssero. Una corrente alquanto forte, e quale appunto sarà stata la
più antica, fu quella che depose l’argilla ocracea. Lo provano la sua
estensione, i ciottoli che contiene, le grosse ossa cilindriche che
travolse. Gli altri strati indicano correnti più miti, che durarono
però più tempo; infatti sono più limitati in estensione e composti di
finissimo limo esenti di ciottoli e di ghiaie.
„Questi depositi poi occuparono lungo spazio di tempo a formarsi e
furono separati da lunghi intervalli, come ne sono prova i ripetuti
e grossi strati stalagmitici interposti. La corrente attuale è del
certo un tenue avanzo di quelli, cui gli strati descritti devono la
loro esistenza, e che altre volte avrà sempre o assai di frequente
occupato tutto il lume della caverna. Che se anche attualmente le acque
venissero a crescere a dismisura e la crepa già esistente non bastasse
ad inghiottire quelle che a metà della caverna si inabissano, esse,
occupato tutto il primo basso fondo, si alzerebbero a segno di livello
da uscire dall’apertura attuale della grotta.
„Nel vedere questa successione di strati tanto simili a quelle
descritte per le caverne ossifere di Francia, di Germania, di Ungheria,
ecc. ecc., ricorre subito alla mente la possibilità della presenza di
ossa fossili. Queste che io rinvenni, e delle quali sotto il rapporto
paleontologico parlerò poi, hanno nel _Buco dell’Orso_ due modi
distinti di giacitura, che però accennano ad una medesima causa: le
correnti.
„L’uno di essi già indicai per incidenza: la giacitura cioè nel
deposito dell’argilla giallastra inferiore alle prime due. È sulla fine
di questo strato che esse si depositarono, ed anzi molte giacciono alla
sua superficie tra l’argilla gialla e la bruna. Alcune anzi trovansi
già in quest’ultima, e il colore bigio che assunsero indica la loro
giacitura.
„Anche la seconda argilla, quella che giace al di sotto della più
antica crosta stalattitica, contiene questo avanzo organico, ma in
minor copia: una sola mezza mascella inferiore e qualche osso della
gamba (genere _Ursus_) io vi trovai in tutto fino ad ora. Questi pezzi
sono più che gli altri alterati.
„Le ossa robuste e solide sono le più numerose; le più fragili
andarono quasi tutte perdute. Sebbene anche delle prime alcune siano
abbondantissime, altre invece rare assai. Così, per esempio, mentre
che raccolsi molte ossa del carpo e del tarso, e falangi (persin le
unghiali), e piccoli molari, trovai appena una vertebra caudale e
qualche incisivo. Forse perchè queste parti assai facili a staccarsi
dal restante scheletro vennero dalle prime correnti in altre direzioni
trascinate e altrove deposte. Una prova che queste ossa debbono
la loro attuale giacitura alle correnti, la trovo in ciò che la
maggior parte si ricetta nei piccoli seni che formano le rientranti
e sporgenti pareti della grotta, e che rimangono per opera de’ massi
difesi dall’impetuosa corrente. Ivi l’acqua, perdendo di sua forza e
diffondendosi più tranquilla, potè deporre le ossa fin là travolte. Un
altro modo di trovarsi le ossa nel _Buco dell’Orso_ merita attenzione,
giacchè spiega l’origine d’una natura particolare di roccie: impasto
di ossami, di frantumi calcari e di marne da tempo celebri lungo le
rive del Mediterraneo, intendo dire delle _breccie ossifere_. Su quei
grossi macigni che dissi occupare per lungo tratto e molto spessore il
suolo della caverna, l’acqua attualmente non scorre o scorrerà solo
nelle epoche di massima innondazione, mentre che in tempi più remoti
facilmente avrà raggiunto quel livello e vi avrà sopra trascinate le
sostanze che travolgeva. Ma le ossa, e le voluminose di preferenza, e
i grossi tritumi di roccia, percorsi alcuni dei meati esistenti tra i
massi, vi si impegnarono e valsero anzi ad arrestare alla lor volta le
sorvegnenti materie che tenevano la medesima via. Il limo, le sabbie
sottili, ecc. passaron oltre per quella specie di filtro. Queste ossa
così non restarono circondate dall’argilla che invase le altre. Che se
però andarono prive d’una materia meccanicamente deposta, valsero ad
attirare e trattenere chimicamente le particelle di carbonato calcare
che le acque del torrente o stillanti contenevano, e di esse se ne
fecero involucro e cemento. Io stesso, non senza fatica, introducendo
delle picche tra gli interstizi dei macigni, riuscii a staccare molte
ossa disordinatamente aggruppate e cementate da un calcare grossolano e
cavernoso. Così ha origine una breccia, alla cui formazione noi siamo
contemporanei e presenti, simile alle descritte da Cuvier[20] e da
altri. — Così anche questo modo di trovarsi delle ossa è spiegato dalle
correnti. Le quali sono provate altresì dalla mancanza di coproliti,
dalla mancanza di quello strato di terra nera, bituminosa, comune in
altre grotte e che s’attribuisce allo sfasciamento delle parti molli
dell’animale; finalmente dalla mancanza delle ossa di animali che
avrebbero potuto servire di cibo a quei primi feroci abitatori della
caverna[21].„