III.

Come avevo stabilito, all’indomani m’avviai a Moltrasio di nuovo,

alla ricerca della cascata che m’aveva accennato il barcaiuolo.

Attraversando il paese scaglionato su quel pendio, io, studioso

dell’antico, ricordai come gli etimologisti pretendano derivare il nome

del paese da _Monte Raso_, e misurandone tutta la lunghezza coll’occhio

vedevo l’ampio palazzo dei conti Passalacqua, detto la Vignola,

architettato da Felice Soave con soverchia semplicità, con giardino

avanti di esso a varî piani che discendono al lago sempre fiancheggiati

da cipressi. Volgevo poi lo sguardo da l’un lato e dall’altro della

villa e cercavo indovinare dove mai avesse potuto sorgere quella del

baron Durini, citata dall’abate Amoretti nel suo _Viaggio da Milano ai

tre laghi_, dove questo autore lasciò scritto trovarvisi una magnifica

raccolta ornitologica.

Passai il paese, e a mano manca, fuori appena di esso, nella parte

superiore allo stesso si presenta infatti quel grande scoscendimento e

la cascata d’acqua che que’ del luogo chiamano l’Orrido di Moltrasio,

ma che non ne ha le condizioni, essendo ben lungi dall’ispirar orrore,

e da cui scende un torrente che attraversando il paese lo rende

veramente pittoresco.

Il lettore ne ha l’idea nel disegno veritiero che ne ha tratto

felicemente il mio amico Curioni: le mie parole non gli apprenderanno

gran che di più.

Il geologo qui ritrova un grandissimo interesse, e questa linea non

interrotta di montagne, che comincia dopo Cernobbio e procede lungo

il lago, è di un calcare bigio azzurrognolo e dell’epoca giurassica,

di struttura fossile, opportunissima alle costruzioni, facilmente

sfogliantesi in lastroni fin della grossezza di mezzo metro e con

qualche rara striscia di calcareo cristallino bianco e qualche vena di

litantrace. È conosciuta in pratica col nome di pietra di Moltrasio e

quivi cavansi altresì le ardesie onde copronsi i tetti in molti luoghi.

I cataclismi formidabili in secoli antidiluviani imperversarono

certamente in tutte queste località, e le ammoniti che ritrova col

suo martello il geologo, pesci e rettili che si rinvengono sulle cime

di queste montagne, reliquie dell’_Ursus Spæleus_ raccolte in grotte,

crepacci spaventosi, burrati e fenditure, e questo dirupamento medesimo

di Moltrasio con quelli di Molina, di Nesso, di Bellano ed altri molti,

rivelano que’ tremendi sconvolgimenti naturali, per i quali si esercita

lo studio ed anco la fantasia di tanti indagatori della natura, così

spesso traviati dalle disparate dottrine e dai sistemi.

La Caseata di Moltrasio è del più bello e singolare effetto.

Una grossa massa d’acqua gittasi da una grande altezza fra una immensa

spaccatura di montagna. Superiormente alla caduta sonvi fertili e

popolati piani; onde rasente al punto di caduta evvi una casipola che,

a chi riguarda dal basso, molto aggiunge alla vaghezza pittorica del

luogo. L’acqua, rovesciandosi spumeggiante per quelle dirupate frane,

forma in basso un piccolo bacino su cui corrono, come ponte, alcune

tavole, dove sempre il visitatore si arresta nell’ammirazione di quella

grandiosa naturale maraviglia. Alberi ed alberelli, rampicanti verdi

e rossi e muschio rivestono qui e qua i grossi massi della frana e

prestansi mirabilmente a compiere una magnifica scena.

Piena la testa, più che del frastuono dell’acque cadenti, delle

profonde impressioni lasciatemi dalla vista di sì imponenti bellezze,

ritornai sul mio cammino, raccolto nelle più svariate meditazioni,

nullamente distratto tampoco da quell’altro miracolo di cielo ed

acqua, di colli e monti, di ville e casali, di giardini e di colti

che mi stava tutt’all’intorno e che costituisce giustamente l’oggetto

dell’ammirazione e dello stupore anche del forestiero più disilluso.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 45 / 177 题