II.

E prima di tutto non lasciamoci passare queste altre che ci conducono

alla nostra meta; esse hanno tutto l’interesse al nostro sguardo:

eleganti, graziose ne accivettano a far omaggio anzitutto alla

bellezza, poi a monsignor Milione.

La prima è rappresentata nella villa Bolognini, dalla più leggiadra

e graziosa creatura, cui stia a maraviglia sulla bellissima testa

la corona ducale; la madre sua, divenuta principessa, ebbe la dedica

d’un magnifico romanzo di Balzac, in cui le è dato tributo altresì di

spirito, e quel messere in fatto di spirito poteva ben essere giudice

competente.

Ma qui ci troviamo in Cernobbio: una parola del paese.

Il nome di esso lo si fa derivare da _cœnobium_, cenobio, da un

monastero che v’era di cluniacensi, e credo che sia una delle migliori

e incontrovertibili etimologie. Ai cluniacensi succedettero le monache;

ma sembra che l’aria del lago e queste naturali maraviglie delle sue

rive rendano infiammabili gli animi, ardenti i cuori, e che le povere

recluse fossero facilmente spinte a voluttà e gusti poco ascetici, se

non soltanto qui, ma anche altrove, come vedremo, l’autorità regia, o

l’ecclesiastica, se ne dovette ingerire e mandarle a menare quella vita

altrove. Le monachelle di Cernobbio furono cacciate dal loro ridente

soggiorno da quel nemico di cocolle e di veli che fu Giuseppe II.

La cronaca ha serbato memoria d’un solo avvenimento di questa borgata,

che pare dovesse essere un tempo più popolosa e forte. Narrasi che nel

1433 alcuni uomini di Cernobbio fossero stati tratti per debiti nelle

carceri di Bellagio; che ad altri loro conterranei fosse entrato il

ruzzolo di liberarneli, e là recatisi di cheto, ne li avessero cavati

a forza. Era duca di Milano allora quel prepotente di Filippo Maria

Visconti, il marito della sventuratissima Beatrice di Tenda, che,

avuto sentore appena dell’avvenimento, mandò ad istituire il processo,

sperando scoprire i colpevoli; ma poichè la sapienza di quegli

inquisitori non giunse a darli nelle mani, il Visconti fece sommaria

vendetta, desolando tutta la terra di Cernobbio, ch’era assai più

industriosa, e consegnando alle forche quanti avevano osato opporgli

resistenza.

L’industria maggiore de’ suoi abitanti è in oggi la pesca e i nauli,

guidando essi cioè le imbarcazioni de’ molti che affluiscono a bearsi

delle delizie del Lario, ed eseguendo i trasporti di pietre, calce e

derrate.

Ho dato omaggio alla bellezza: ora alla ricchezza.

Questa è rappresentata in Cernobbio dalle due ville dei banchieri

Lejnati e Belinzaghi, che vi raccolsero in esse tutte le opportune

comodità della vita.

Più oltre un cancello vi annuncia il parco della Villa d’Este.

Il cardinal Gallio, che si pretende nato in Cernobbio, fabbricò questa

villa che è fra le più grandi e sontuose del lago; tanto così che

or fan due anni l’imperatrice di tutte le Russie vi trovava comodo

albergo. Passò di poi in proprietà ai conti Calderari, onde da Garrovo,

che si chiamava dapprima, si nomò poscia da essi, infino al dì che

Carolina Amelia Elisabetta di Brunswick, principessa di Galles, venuta

in Italia nell’anno 1816, eleggendola a propria stanza, vi impose il

nome di Villa d’Este, che le rimane ancora.

Il general Pino, che sposava una donna dei Calderari, riceveva con essa

anche la villa; e un bel dì che l’affettuosa sposa attendeva in quegli

ozj il marito, fece, sulle alture onde si chiude il recinto della villa

e che per felice combinazione rassomigliavano in minori proporzioni a

quelle su cui a Tarragona di Spagna si distendevano i fortilizî che il

marito aveva coll’armi italiane espugnati, rizzare tanti fortini che

imitassero in piccolo que’ maggiori, così preparando al marito la più

grata sorpresa. E poichè meglio si ravvivassero in lui quelle grate

e gloriose memorie, disponeva che gli alunni del collegio militare di

Milano, istituito a San Luca dal generale Teulié, vi venissero a far

loro armeggiamenti, attacchi e fuochi con mirabilissimo effetto.

Ma la Villa d’Este fu teatro a scene più importanti di questa, per

lo scandalo che ne fu fatto per Europa tutta, e che rivelò il famoso

processo che si compì in Londra nel 1820; e siccome da tutti si chiede

come, perchè e quando venne dato alla villa il nome che essa ha, come e

perchè il nome di Regina d’Inghilterra fu imposto al bellissimo albergo

che nel giardino venne edificato dal barone Ciani, che tutta la villa

acquistò e vi fabbricò per entro casini, dominato, com’era solito a dir

egli, dal mal della pietra; così mette conto che io narri questa storia

scandalosa e più scandaloso processo, compendiandola da’ _Processi

Celebri_ che la resero ne’ suoi particolari.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 32 / 177 题