Un giorno m’accadde di dire che un libro ben curioso sarebbe quello che
s’avesse a fare _Dei misteri del lago di Como_. Già il lettore che mi
ha seguíto ne ha per avventura intraveduto taluno; ma siccome questo
volume è destinato a tutt’altro fine, non mi farò a rivelarli adesso,
limitandomi però a riassumere quelli che sono già caduti nel dominio
della storia, e che per conseguenza non ponno più esser misteri.
D’altronde, so che il titolo di _Misteri del lago di Como_ piacque
ad altro scrittore e li ha dettati; non li ho letti, — come si può
giungere a tutto? — ma suppongo che saranno indubbiamente una storia
immaginosa, sul tenore delle altre congeneri, — e allora non era quella
la mia intenzione[11].
Io voleva con quel pensiero alludere alle cento misteriose scene cui
furono teatro le varie ville che si stendono dall’una e dall’altra
sponda del lago; scene d’amore, scene di crimini, di romanzo e di
assisie, burlevoli e più che serie, che a raccorle ed ammannirle vi
vorrebbe la penna di Sue o di Dumas, di Ponson du Terrail — poichè v’ha
anche il terribile — o di Gaborieau, i romanzieri alla moda in Francia.
Ora in questa mia escursione non chiamerò il lettore ad assistere a
scene misteriose, ma ad uno storico avvenimento; quantunque il processo
cui fece luogo fu ben lungi dallo squarciare interamente il velo di
tutto quanto si compì fra le pareti della villa d’Este.