L’avo dell’illustre letterato Virunio Pontico della famiglia dei
Busioni di Mendrisio, era Pietro, uomo d’alto affare; e Margherita
sua moglie era ornamento delle donne de’ suoi tempi. La loro figlia
Lavinia colla rara sua bellezza destava tale ammirazione, che vedevasi
costretta ad evitare il pubblico sguardo. Invaghitosi perdutamente
di costei il ghibellino Vizzardo Rusca, dimandolla sposa, rinunciando
alla dote, e offrendosi non solo alla pace, ma ad imbrandire le armi
contro i nemici della famiglia di lei. La supplichevole inchiesta
fu negata dai genitori; ma Vizzardo, non perdendo la speranza, e
vagando di nottetempo al modo degli innamorati intorno alla dimora
della fanciulla, udì una sera da una stanza terrena i genitori di
Lavinia dire che avrebbero piuttosto strozzata colle mani loro la
figlia, anzichè concederla sposa a Vizzardo. Questi, fremendo d’amore
e di sdegno, diessi ad ordire il feroce disegno di esterminare tutta
la nemica famiglia. Egli uccise nove figli di Pietro; ma non potè
raggiungere Lavinia, che il padre aveva nascosta entro un sotterraneo,
ove rimase finchè Vizzardo fu ucciso. Il costui cadavere fu trascinato
sulla sepoltura dei nove innocenti e quivi lasciato in pasto alle
fiere. Frattanto moriva il padre, il quale fu sepolto in marmoreo
avello nella chiesa di San Sisinio alla Torre, sovra un poggio presso
Mendrisio.
I Ghibellini andavano tessendo insidie a Giorgio, avvenente fanciullo,
decimoquinto figlio di Pietro, e che fu poi padre di Virunio
Pontico[7]; volevano farlo divorare dai mastini, che a tal uopo
nutrivano. A Margherita riescì di celare il prediletto Giorgio ne’ suoi
poderi di Besazio presso il monte San Giorgio. Ma nel tornarsene a casa
l’afflitta e irrequieta donna, di nuovo corse indietro per rivedere
il figlio, e non avendolo tantosto colà trovato, cadde svenuta, nè si
riebbe se non quando il rivide. Diede allora al figlio molto denaro
ed un gomitolo di refe (_marsupium pecuniarum auri et glomum rephi
tradit_)[8], comandandogli di fuggire tanto lungi che non udisse più
il nome del suo paese. Giorgio recossi a Napoli; e mentre da parecchi
anni viveva in molto favore della regina Giovanna, la madre, caduta in
potere degli spietati nemici, veniva tratta da Mendrisio al castello
di Capolago, e quivi sul lato sinistro della via crudelmente sospesa
ad un’arbore. L’infelice Margherita, in procinto di morte, implorava
contro gli uccisori de’ nove innocenti suoi figli un vendicatore. Udito
l’orrendo fatto, Antonio, altro suo figlio, maggiore di Giorgio, radunò
la sua fazione, e nella notte di Natale, entrato nella chiesa di San
Pietro in Castello, trucidò uomini, donne, fanciulli ed il sacerdote
all’altare; vi lasciò più di cento cadaveri. Questa inaudita strage
avvenne nel 1390, quando già da dieci anni Antonio e Giorgio erano
andati in lontano esilio. Lavinia, innocente causa di sì miserandi
fatti, ricoveratasi a Belluno, ove il fratello Giorgio era capitano
del presidio, si consacrò a vita claustrale e fu sepolta nella chiesa
di San Francesco. Antonio, andando peregrino al Santo Sepolcro per
espiare, secondo l’uso de’ tempi, i suoi delitti, perì in mare.
Compiuta così questa gioconda camminata, rifacciamo ora la strada e
riconduciamoci, piena l’anima di sì svariate impressioni, a Como; nè
più deviamo quindinnanzi dal proposito delle nostre escursioni per le
sole terre dal Lario e per quelle dall’Éupili bagnate.