Ministro maggior della natura

pria di calar dietro i monti, ne baci d’un ardente bacio i culmini più

sublimi.

Voi riguardate a quel solenne occaso, nel silenzio religioso

di quell’ora; e dalla valle sottoposta, dove l’ombre giganti si

distendono, sorge e viene insino a voi la squilla vespertina del

villaggio che saluta il dì che muore.

La brezza aleggia più sollecita e viva...

Il sole è sceso dietro la linea de’ lontani monti: la luna gli succede

nell’impero del firmamento. — Ritorniamo all’albergo.

Se t’arresti più giorni sul Generoso, non obbliare l’altra vaghissima

escursione al Dosso-Bello, da dove ti si offriranno le ridenti sponde

del Lario, colla fila non interrotta di paesi e di ville, e ti verrà

dato rivedere da lunge la terra che già visitasti del Baradello, e la

striscia del fumo che libera la locomotiva che da Camerlata muove per

Monza e Milano.

L’indomani affréttati alla escursione più vagheggiata, fino alla

vetta cioè del Generoso. È la meta di quanti traggono al già descritto

albergo: e ben ne vale la pena. Sono alquanto più di cinquecento metri

di altitudine a montarsi (531); il cammino richiede almeno un’ora e

mezza.

Non isgomentarti, o lettore, delle prime asperità delle vie aperte sul

fianco orientale del monte; più agevole si rende di poi la salita,

mercè le cure del dottor Pasta. Sono cinque anfratti che avrai a

percorrere, ma dolci, senza vepri nè ciottoloni, in mezzo a pascoli

ubertosi, ricchi di mandre, che vedete liberamente pascolare, sì che

non la sete, ma piuttosto la curiosità di trovarvi fra roccie calcari

una fonte a un chilometro dall’albergo, vi trae a gustar la limpida

linfa che vi sorge.

Ma lieti e non affaticati, eccoci pervenuti alla vetta. L’ho già

detto: la punta meridionale è a 1740 metri sul livello del mare e la

settentrionale è di sei metri più depressa.

Qui sul molle e verde tappeto sediamo, perocchè le infinite meraviglie

che ad un tratto si rivelano all’esterrefatto sguardo sieno troppe, e

convenga una ad una distinguerle ed ammirarle.

Ah! voi vi sentite ora maggiori di quel che siete, quasi numi che

imperate al creato, nel veder tanta e sì stupenda natura svolgersi

sotto di voi. Ne’ giorni estivi, mentre sul vostro capo si distende

limpida e serena la vôlta de’ cieli, vedreste adunarsi i nembi

sotto de’ vostri piedi, scoppiar gli uragani, guizzar le folgori, e

l’illusione della vostra divinità vi parrebbe più vera.

Ecco: la vetta, come dissi, è partita in due distinte prominenze, l’una

dall’altra distante di circa trecento metri; questa che sogguarda al

Lario segna il principio dell’Italia; quella che al Ceresio segna il

principio della Svizzera. Su quest’ultima veggonsi gli avanzi di un

segnale trigonometrico che servì per la triangolazione iniziata dagli

astronomi ai tempi del primo regno d’Italia.

Qui posiamo, esclama pure il Lavizzari, sotto il cielo di Dante, di

Colombo, di Leonardo, di Raffaello, di Galileo; qui viviamo sul suolo

di Lutero, di Haller, di Rousseau, di Bernouilli, di Saussure. Qui

l’anello delle due nazioni; qui la terra dei vulcani tocca la terra dei

ghiacciai; qui cessano i lauri, i mirti; qui incominciano i licheni,

gli abeti; qui la rosa delle Alpi si intreccia colla peonia peregrina;

qui il ranuncolo glaciale s’annoda alla silena insubrica; qui infine la

flora del Mediterraneo si sposa alla flora germanica.

Girate ora lentamente lo sguardo all’intorno del vastissimo orizzonte.

Da questa parte, che direi italiana, voi vedete dalle montagne della

Valtellina, giù giù, seguendo la linea del lago di Como, tutta la

lunga sequela di quelle, verdeggianti per lo più, che costituiscono

l’ultimo contrafforto delle Alpi, e dietro le altre sul cui pendio

s’adagia Bellagio e più giù la Pliniana, il Moncodine o Grigna, il

Monte Campione ed il Monte Serada o, come più popolarmente è detto, il

Resegone, onorato di mirabile descrizione da Manzoni.

Pervenuto il vostro occhio alla città dei Plinii e di Volta, più in là

sospingendolo, per una infinita serie di punti biancheggianti, che sono

altrettanti paesi, vi trovate a Monza, quindi a Milano, subito di essa

avvertiti dalla freccia ardita dell’aguglia principale del suo Duomo;

indi vi si presenta la valle del Po e nel fondo l’azzurra linea degli

Appennini. Convergete la pupilla a destra e vedrete Varese, Arona,

Novara, Torino: Crema, Cremona e Vigevano le vedrete del pari al manco

lato, o in direzione su per giù di Milano.

Poi, a sfondo di quella ove avete distinta Torino, vedete le cime del

Rosa e del Bianco incoronati di perpetui geli, il Monviso, il Cenisio,

l’Ortlerspitz, il Mischabel, il Pizzo della Bernina, lo Spluga, il

Medelser, il Lucmagno, il Gottardo, il Galenstock, il Wetterhorn,

il Fünsteraarhorn, l’Eiger, il Mönch, la Jungfrau, il Bietschœrner,

l’Aletschkorn, il Fletschorner, il Mittagshorn, il Weissmies, il

Cervino, il Winterberg ed altri moltissimi, che dalla vetta di questo

Generoso vide e nominò quel rinomato naturalista che è G. Studer, nel

suo _Panorama des Alpes_, disegnato sullo stesso nel 23 settembre 1869,

e che io sono lieto di possedere.

Verso ponente poi la vista riesce per avventura più pittoresca,

dominando sulla vasta regione montuosa che dalla Val Sássina si stende

alla Val Cavargna, scorgendovisi l’estremità del lago di Lugano col

villaggio di Porlezza, un breve tratto di quel di Como verso Bellagio,

e belle ondulazioni di monti, e vallate disseminate di villaggi, di

prati e di boschi, coi più graziosi contrasti di luce e d’ombra, da

innamorare un pittore.

L’intrepido passeggiero, dove il voglia, potrà nel suo soggiorno sul

Generoso pigliarsi un bel dì lo spasso di scendere dalla sua vetta alla

Vall’Intelvi, prendendo il sentiero che mena ad Orimento, indi a San

Fedele o a Castiglione in due ore e mezza; da dove potrà andare per

San Fedele e Luino ad Osteno, che si specchia nelle onde del Ceresio,

oppure per Dizzasco ad Argegno, che si specchia in quelle del Lario.

Ma noi dobbiamo rifare la nostra strada, riedere all’albergo del dottor

Pasta, dove le cavalcature ci attendono per ridiscendere a Mendrisio.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 20 / 177 题