Non è alcuno di noi che, giungendo la prima volta in ferrovia alla
Camerlata, non appena uscito dal vagone, non abbia rivolto lo sguardo
a quella torre che sta di sopra il colle che sogguarda alla stazione,
e non sia corso a ricordare le mille storie che nell’infanzia gli
saranno state raccontate dalla nonna o dalla fante intorno ad essa, e
con certa curiosità non vi abbia per qualche istante tenuto l’occhio,
quasi a dirsi: non era dunque una panzana quella che aveva udito del
_Castell Baravell_, che così appunto nel nostro bisbetico dialetto
abbiam travisato il nome di Baradello. E siccome una volta almeno anche
l’ultimo de’ popolani s’è tolto lo spasso di visitare la città de’
_missoltini_, — così chiamati que’ dolcissimi pesci che dà il Lario,
quando si misaltano o vengono disseccati —; così non è più adesso pel
minuto popolo nostro un mito, una favola, un alcun che di immaginoso
questo _Castell Baravell_, che ha udito le tante volte ne’ suoi giorni
d’infanzia ricordare.
Ma siccome questo libro non è fatto unicamente per i miei concittadini,
non mi soffermerò più altro nè a ritessere quella storia della prima
fanciullezza, nè a sceverarla dalle ubbie e dalle fole immaginate
all’opportunità dalle serve o bambinaie per aver savî i lor marmocchi;
così ora toccherò al sodo ed a quel meglio che interessi.
Sia che tu movendo da Milano percorrendo il cammin di ferro che si
ferma a Camerlata, sia che da Colico tu scenda col piroscafo per il
lago infino a Como, il castello Baradello ti si annunzia prestamente;
perocchè egli torreggi sovra il colle, o monte che meglio ti piaccia
di chiamare, il qual si eleva fuori appena la porta che riesce appunto
alla via che scorge a Camerlata e per di là a Milano.
Questo colle, io ti consiglio di ascendere, o lettore, nella gita
che vorrai fare a Como, perocchè di là ti si parerà avanti il più
superbo panorama che si possa figurare; miracolo di cielo e d’aria,
vista di città e di paesi, di lago e di ville, di giardini e di
poggi amenissimi, di palagi e di chiese, di poveri tugurî e di
vasti stabilimenti industriali, di monti selvosi e di massi e vette
cinericcie e brulle d’Italia e di Svizzera, che gli è a pochi tratti di
distanza, ed anche di Savoja, che si fa rappresentare dal nevoso Monte
Rosa.