che vi fa piacere; ostentate indifferenza per questa dote eccelsa
della vostra persona, ma il fatto vi contraddice. Perchè se non
badate agli uomini, perchè vi fate più bella coi ricci bizzarri della
capigliatura, con abiti provocanti, con pizzi e merletti che sfumano
misteriosi confini? Così facendo, tradite la vostra intenzione, quella
di piacere. Ecco la colpa, ecco il male. Noi poveri uomini alla vista
di tanta leggiadria andiamo in delirio; il tocco di una bella manina
ci desta dei fremiti, le movenze graziose ci esaltano, un’occhiata
ci fulmina... noi vediamo e siamo vinti. Supplichiamo per una grazia
ed eccoci un rifiuto; domandiamo un sorriso e ci si risponde con
un’occhiata torva. Dunque resta provato che tiranneggiate per progetto,
e la responsabilità dei nostri errori ricade tutta su di voi! — (_La
marchesa lo guarda con aria quasi di crederlo... Luigi dopo una pausa
si avanza dubbioso e sorridente_). — Dopo tutto, signora marchesa,
eccomi ancor qui umile e supplichevole; lasciate che realizzi il mio
bel sogno, eppoi farò quello che più vi piacerà.
MARCH. (_con malizia_). No, no. Ah! credete che io mi lasci persuadere
da dolci parole? Io non mi piego.
LUIGI. È la virtù delle canne deboli; si rompono.
MARCH. Dite quel che vi piace. In quanto al _vostro sogno_, farete
meglio giuocandolo al lotto.
LUIGI. È questa l’ultima parola?
MARCH. No, la penultima... eccovi l’ultima (_gli dà la mano_); felice
notte.
LUIGI (_risoluto_). E sia. Signora marchesa, io ricorderò quest’ora
passata insieme come quella più lieta di mia vita.
MARCH. Ciò è cavalleresco! Badate, nello scendere, con alquanta
precauzione, vi troverete sul pergolato. Domani, se siete ancor vivo,
venite a dirmi come ve la siete cavata.
LUIGI (_un po’ serio_). Mi rincresce, ma domani non posso, vado via.
MARCH. Ebbene dopo domani.
LUIGI. Nemmeno.
MARCH. Andate dunque molto lontano?
LUIGI. Oh molto... vado in America!
MARCH. (_colpita_). Oh! che dite?
LUIGI. Parto per Lima, ove raggiungo mio fratello.
MARCH. E poi?
LUIGI (_commosso_). E poi... mi fermo là.
MARCH. (_c. s._) Per sempre?
LUIGI. Chi sa!
MARCH. Necessità d’affari forse?
LUIGI. No, signora, disgusto di stare in questa vecchia Europa, terra
per me di fallaci lusinghe.
MARCH. (_con apprensione_). Che volete voi dire?
LUIGI. Voglio dire, signora marchesa, che quando si fanno dei bei
sogni, bisogna scontarli con un triste risveglio. Voglio dire che
quando si è tanto stolti da crescere nel seno delle false speranze,
bisogna sopportarne le delusioni. Ma io non ho la forza di restar qui
coll’eterno spettacolo dinanzi agli occhi di una felicità che sarà
sempre un sogno per me. Parto, il viaggio, e gli affari faranno forse
più di quanto non potè la ragione.
MARCH. (_commossa_). Luigi! giuratemi che questa partenza non è uno
stratagemma.
LUIGI. Sull’onor mio, signora!
MARCH. (_con qualche imbarazzo_). Ebbene, poichè andate tanto
lontano... e forse non ci vedremo più! non voglio certo lasciarvi
partire disgustato. Se veramente vi fa piacere... se lo desiderate
proprio di cuore, eccovi la fronte, fatevi un bacio!
LUIGI (_con slancio represso_). Matilde, voi siete un angelo!... (_la
bacia_).
MARCH. (_un po’ confusa_). Ricordatevi degli amici... e di me!
LUIGI. Sempre serberò di voi la più cara memoria (_la bacia ancora poi
fa per partire_).
MARCH. (_con tenerezza_). Luigi! restate in Europa?
LUIGI. È impossibile, soffrirei troppo.
MARCH. (_dopo breve esitanza_). Allora PORTAMI con TE in America.
LUIGI (_tornando a lei_). Che dite?
MARCH. (_con slancio stringendogli le mani_). Dico che un cuore nobile
come il TUO si merita assai più che non sia il meschino dono della mia
mano!
LUIGI (_inginocchiandosi_). Oh! grazie!
MARCH. (_rialzandolo_). Dunque, partirai ancora?
LUIGI. No, resto in Europa! (_l’abbraccia_).
FINE DEL LEI, VOI E TU.
VERSI
ALLA BUONA
«IL CAVALIERE»
_Mio carissimo Pipetto!_.....
Già lo sai, mio gran difetto
Sta nel fare il beccafico
Sulle cose della gente,
Schiettamente te la dico,
Sono alquanto impertinente,
Ma che vuoi? tacer non posso
In veder certi asinoni
Animali fino all’osso
Che la fanno da padroni!
Dimmi tu come ho da fare
La mia tempra a raffrenare,
Tu m’insegna a darvi passo
Ed a starmene sul duro,
Se m’incontro ad ogni passo
Con quei ceffi da figuro. —
Uno poi mi dà sui piedi,
Cavalier de’ miei... stivali,
E tu amico deh concedi
Che con te la stizza esali.
Se lo vedi andare a spasso
Con quell’aria da gradasso,
Tu lo pigli in buona fede
Per un uomo d’importanza;
Tutto serio e grave incede
Pien di boria e tracotanza;
Per costume veste in nero
Porta guanti ed occhialino,
E a vederlo sembra invero
Alcunchè di sopraffino.
Affettando negligenza
Della croce ei ne fa senza,
E portar si degna appena
All’occhiello un picciol nastro.
Tiene al collo gran catena.
Un baston da borgomastro,
Con sussiego guarda attorno,
E si gonfia dal piacere,
Se si sente dire intorno
«Riverito, Cavaliere!»
D’una bestia al paragone
Nulla vale quel bestione,
Ed andando a vero onore,
S’egli è stato decorato,
Si può far commendatore
Anche un asino calzato.
Consiglier municipale
Ei fu eletto da diec’anni,
Ma sua cura principale
È dormire sugli scanni.
Quando schiude quella bocca
La sciocchezza vi trabocca,
Dà consigli, dà sentenze
Quello stolto babbuino,
Dice tante incongruenze
Da sgradarne Bertoldino.
Sa poi leggere, ma come
Nel latin di sacristia,
E per scrivere il suo nome
Fa un error d’ortografia.
Ignorante consigliere,
Petulante cavaliere
Pien di fumo, pien di boria,
Asinone in quintessenza,
Star coi nobili si fa gloria
Giacchè, a dirla in confidenza,
Questo stolido baggeo
Vero tipo dei COLOMBI
Sdegna il sangue di plebeo
Che gli scorre dentro ai lombi.
Ei passeggia lungo i viali
Pien di carte e di giornali,
Sbircia attorno colle lenti,
E se degna d’un saluto
Crede far tutti contenti;
Se poi sa d’esser veduto
Atteggiandosi a sussiego,
Tira fuori di scarsella
Qualche carta qualche piego,
Qualche lettera o parcella.
Entra in casa gravemente,
E ’l portiere immantinente;
— _Ben tornato Cavaliere!_
Batte all’uscio e il servo lesto:
— _Riverisco Cavaliere,_
_Di ritorno così presto?_
_Forse l’aria è troppo fresca?_
Ei si stempra pel piacere,
Ed il servo alla fantesca;
— _Colazione al Cavaliere!_
Cavalier dovunque suona
E per l’aria ognor risuona,
Te lo abbaja la cagnina,
E lo canta in grotta il gallo;
Nelle sale ed in cucina
Lo ripete il pappagallo,
Ed ovunque ti rivolga
Di scappar non hai potere,
Non c’è santo che ti tolga,
Suona sempre — Cavaliere. —
Ha una faccia che dà ai nervi,
Guarda tutti come servi
Dir che è un asino, un villano
Dir che è sciocco, è poco o niente;
Egli è un fior di ciarlatano
Ignorante impertinente.
— S’è la polvere inventata
Che distrugge insetti e bruchi,
Oh perchè non fu trovata
Polve tal per questi ciuchi?
E di simil raffataglia
Tanto è zeppa quest’Italia
Che ne incontri ad ogni istante
In ogni angolo di via,
E in tal modo andando avante,
Stammi a udir la profezia,
Si faranno cavalieri
Truffatori e burattini
Gabbamondi, barattieri
Stenterelli ed Arlecchini.
LA MORALE
Sei fior del secolo
Santa morale
Sei fatta l’idolo
Universale,
Ed il tuo fascino
Trascorre a volo
Come l’elettrico
Di polo in polo;
Are t’innalzano
Tutte le genti,
E ti strombazzano
Ai quattro venti.
Tu sei l’immagine
D’una speranza
Bella ed eterea
Nella sembianza,
Tutti ti guardano
Siccome un punto
Inaccessibile
Non mai raggiunto,
Tutti t’ammirano,
Ognun ti ha in bocca,
Ma infin dell’opera
Nessun ti tocca.
Il prete in pergamo
Ti canta lodi,
E di te predica
In mille modi;
Ma spesso ipocrita
Mentre si piega,
In fondo all’anima
Poi ti rinnega,
E lodi e prediche
Che a josa insacca,
Non son che il trespolo
Della baracca.
Dall’alte cattedre
Gravi retori
D’austere regole
Son banditori;
Coll’arma facile
Della parola
Fan d’arzigogoli
Confusa scuola,
Ma infin gonfiandosi
Con ciance vane,
Fan nulla e gracchiano
Come le rane.
Tutti t’inneggiano
MORALE Santa,
Ognun discepolo
Di te si vanta,
Delle tue massime
Si fa gran smercio
Come d’articoli
Messi in commercio;
E ti conservano
Nella vetrina
La dama rigida
E la sgualdrina.
Severi giudici
E magistrati
Sempre si vantano
Da te guidati;
Di te si dicono
Spezzata lancia,
Ma moralissimi
Son per la pancia;
Di Temi cingono
L’alma corona,
E tengon moccolo
Al Dio Mammona.
T’han messa in musica
In prosa e in rima,
Ma il mondo sdrucciola
Peggio di prima;
All’ombra placida
Di tua grandezza,
Si cela un’intima
Spudoratezza,
Tutti ti espongono
Con nobil gara
Siccome il balsamo
Di Dulcamara.
Passi qual zeffiro
Che lieve spiri,
E ’l mondo visiti
Per mille giri;
Ascendi al culmine
Di reggia aurata,
E là rimani
Mistificata;
Trascorri rapida.
Discendi all’are,
Ma ti tradiscono
Trono ed altare.
Servi di maschera
A una genìa
Grama per cinica
Ipocrisia;
Se badi a chiacchiere,
Sei vocazione
D’ogni ridicolo
D’ogni buffone;
Tutti ti spacciano
A piene mani,
Pseudo-filosofi
E ciarlatani.
Gente da trógolo
Sinistra e scura,
Coscienze livide
D’ogni lordura
Di te s’adornano
E vanno attorno,
Alto acclamandoti
E notte e giorno;
Ma sotto all’egida
Della tua maglia
Il marchio celano
Della canaglia.
Quei contafrottole
Leccastivali
Che ti strascinano
Su pei giornali,
Son gente equivoca
Che fa negozio
Di buone massime
Per stare in ozio;
Anime tenere
Fior di candore
Che ai loro comodi
Hanno il pudore.
Codesti arcangeli
Della grand’era
Diventan nottole
In sulla sera;
Deposto l’abito
Dell’apparenza,
Si fanno lecita
Ogni impudenza,
E poi risalgono
Sulla bigoncia
E ti contrattano
Un tanto all’oncia.
Nuovi proseliti
De’ tuoi dettati
Lenoni e protei
Son diventati;
Di fede in pubblico
Fan l’impresario,
Trecconi ignobili
Dietro il sipario,
E da neofiti
Di simil razza
Povera vittima
Sei tratta in piazza.
Oh! dalle nuvole
Sublime Dea
Scendi terribile
Nuova Adrastea,
E la tua collera
Più non si stanchi,
Sulla combricola
Dei saltimbanchi
Che del tuo nome
Fan triste scempio,
E ti profanano
Altare e Tempio!
FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME
INDICE DEI DUE VOLUMI
VOLUME PRIMO
Prefazione Pag. 5
=Un Soldo= » 15
=Un’Avventura galante= » 87
VOLUME SECONDO
=Una Croce meritata= » 5
Sproloquio » 7
Manifestazioni d’un genio! » 9
Eureka » 15
Nemo propheta in patria » 25
La forza del Destino » 31
Il sole entra in Capricorno » 43
La dabbenaggine alla prova » 51
Diplomazia dell’asino » 61
Apoteosi » 71
=Lei, Voi e Tu= » 75
=Versi alla buona=
Il Cavaliere » 111
La Morale » 119
NOTE:
[1] Badi l’attore che il sogno è una finzione... un colpo di malizia
per dichiararsi. Tutto va detto leggiermente con scherzo.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.