Dopo averlo aspettato per quasi un'ora, il professore Salapolli si
decise ad andarsene dal caffè e ad aspettare Bruno a casa.
Gli anni non eran riusciti a curvar la sua adusta, alta figura; ma
aveva perduto fin l'ultimo capello, e in compenso s'era lasciato
crescere la barba, una barba lunga e sottile, di cui prendeva in bocca
e masticava la punta allorchè meditava sopra un'edizione aldina o
sopra qualche gran caso della vita.
Per quella figura e per quella barba e per la saviezza facile con cui
aveva condotto sempre la sua esistenza, Bruno lo chiamava qualche
volta Pantalone.
Aveva trascinato seco, partendo da Parigi, la biblioteca raccolta coi
più duri sacrifici; e da Parigi a Roma, e da Roma a Milano non l'aveva
mai abbandonata.
Egli contava di lasciarla morendo al suo alunno, ormai diventato un
maestro che ne sapeva più di lui.
Non aveva nella casa alcun ufficio speciale; faceva da bibliotecario
pei libri suoi e pei libri di Bruno, e serviva a questi da segretario,
quando Bruno non aveva voglia di sbrigare la sua corrispondenza con i
conoscenti di Parigi, di Bruxelles, di Vienna, di Roma.
Conoscenti, diceva Bruno, calcando sulla parola; perchè amici, veri
amici ai quali potesse confidarsi, non ne aveva e forse non voleva
averne. Il solo amico era il Salapolli, il quale era stato testimonio
di quasi tutta la sua vita; gli dava del tu; e il Salapolli da anni lo
chiamava conte e nulla aveva potuto ridurlo a trattarlo più
familiarmente.
La devozione per il conte Fabiano, l'affetto e l'ammirazione per
Brunello, i ricordi felici e tragici d'un passato che apparteneva
insieme a lui e a quei due signori, gli imponevano di trattare il
bambino di ieri con tenera fiducia, ma con forma rispettosa. Talora si
lasciava scappare, parlando con Brunello, anche qualche «Signoria» che
faceva ridere il giovane.
Messosi dalla finestra a guardar nella strada, il Salapolli vide
tornar Bruno in una carrozza padronale, tratta da una pariglia di
roani tarchiati.
Aveva già comperato i cavalli? Aveva già trovato amici?
Non disse nulla, ma andando incontro a Bruno, nel vestibolo, non potè
non notare un'espressione di gioia nervosa, di soddisfazione mal
contenuta ch'era in ogni gesto di lui e che gli faceva rilucere
stranamente lo sguardo.
--Ah, ah, Pantalone!--esclamò il giovane ridendo.--Mi avrai aspettato
per un bel po', non è vero?... Che vuoi? Sono stato rapito, in un
turbine di neve, da una fata bianca!
--È arrivata molta posta per lei!--annunziò il Salapolli, il quale non
aveva capito niente.
--Andiamo in biblioteca, e così vedremo!--rispose Bruno.
Consegnò il cappello e la pelliccia al domestico, e precedette il
Salapolli nella biblioteca, a pian terreno.