Qualche cosa che non fosse troppo comune...
Ella credette sognare, vedendo sbucar d'un tratto da una siepe del
giardino e correre verso di lei uno svelto bambino tra i sette e gli
otto anni.
Era vestito di bianco; i calzoncini chiusi al ginocchio lasciavan nudi
i polpacci: un berretto di panno sui capelli neri era un poco
inclinato verso l'occhio destro.
Teneva in mano una canna alta e flessibile, da cui gocciolava l'acqua.
E fermatosi sul limitare, squadrò un istante Nicoletta per comprendere
con chi avesse a fare; poi disse, ben sicuro:
--Signorina....
Nicoletta s'era alzata, arrossendo.
--Vieni ad aiutarmi,--seguitò il fanciullo, appoggiandosi alla canna e
guardando attentamente Nicoletta.
--Che vuoi, caro?--disse questa.--Che ti è avvenuto?
Il fanciullo la fissava con un poco di meraviglia, ascoltandone la
voce calda e carezzevole. Poi, invece di rispondere, interrogò:
--Perchè sei diventata rossa?
--Io?--esclamò confusa Nicoletta.--Son diventata rossa?
Ma egli si distrasse, e seguitò, accennando giù, in fondo al giardino,
verso il lago:
--La mia goletta è andata troppo lontano. Ho cercato di riprenderla e
non ci riesco. Ci vuole una canna più lunga, e son venuto a
domandartela.
Ella sorrise.
La parola di lui era chiara e precisa, come era dritto e fermo il suo
sguardo.
--Davvero?--esclamò Nicoletta.--Andiamo a vedere!
E prontamente uscita in giardino, prese la destra del fanciullo nella
sua sinistra.
--Vieni ad aiutarmi?--egli disse contento.--Vieni! Vedrai; è un bel
bastimento; l'ha comperato il babbo a Parigi.
Parigi! Il nome della città richiamò alla mente di Nicoletta gli
ordini e i consigli di suo padre. Non v'era più dubbio; ella teneva
per mano il figlio del conte Traldi; già l'aveva indovinato al primo
vederlo, e aveva arrossito d'impaccio, sapendo che non poteva
accoglierlo in casa.
--Come ti chiami?--ella chiese avviandosi con lui verso il cancello.
--Bruno,--egli rispose.
--Bruno Traldi di San Pietro,--ella seguitò.--Non è vero?
--Come sai?--egli interrogò ridendo.
--Me lo hanno detto.
--Mi avevi già visto?
--No. Mai. E tu?
--Io ti ho vista ieri, in carrozza. Son belli i tuoi cavalli.
La guardò levando il capo; poi soggiunse:
--Mi piaci.
--Che strano, che strano fanciullo!--pensò Nicoletta.
Ma Bruno aveva già ripreso:
--Come ti chiami, tu?
--Nicoletta Dossena.
--Nicla,--corresse prontamente Bruno.
--Nicla; come vuoi,--assentì Nicoletta sorpresa.--Lo hai inventato
tu....
E ripensò:
--Che strano, che strano fanciullo!
Erano usciti, avevano attraversato la strada, tenendosi per mano;
ambedue vestiti di bianco, lieti sotto il sole, camminando presto, già
amici fidati.
Giunti sulla riva, Bruno indicò il bastimento; una goletta a due
alberi e a due rande, armata di cannoncini di bronzo, carica di
soldatini di piombo, alcuni dei quali davan del naso nella schiena dei
compagni.
--Se ne va!--disse Bruno ridendo.--Ora come facciamo?
E tolta la mano dalla mano dell'amica, chiese di nuovo:
--Quanti anni hai?
--Diciotto,--rispose Nicla.--E tu?
--Quando sono savio, il babbo dice che ne ho sette,--rispose
Bruno.--Quando sono cattivo, dice che ne ho otto, perchè a otto anni
bisogna essere uomo.
--Tra i sette e gli otto, dunque,--rilevò Nicla sorridendo.--E perchè
sei cattivo?
--Ah!--rispose Bruno sbuffando.--Come si fa?...
E c'era in quel sospiro tanta noia, tanta impazienza, che la fanciulla
non rise....
--Non stanno mai tranquilli,--soggiunse Bruno.--Ho visto tutto il
mondo....
Nicoletta non aggiunse parola. Aveva visto tutto il mondo!
--Andiamo, signorina,--riprese Bruno.--Bisogna fare qualche cosa pel
bastimento.
--Io ti propongo questo,--disse Nicla seriamente.--Vedi la barca
laggiù? È mia. Quando il bastimento sarà più lontano ancora, noi
entreremo nella barca, io remerò, e la raggiungeremo.
--Sì: tu remerai e io con la canna lo farò tornare,--assentì Brunello
gioiosamente.--Lasciamolo andar lontano, più lontano ancora, fino ai
monti....
E guardava verso ponente le montagne che si disegnavano nere
sull'azzurro, e pareva con gli occhi valicare le vette e fissare altri
paesaggi sconfinati, altri monti, e fiumi e praterie e valli e città.
La goletta vacillava sull'onda e le vele sbattevano al vento insieme
al piccolo tricolore di poppa.
Nicla e Bruno tacevano, ma si scambiavano un'occhiata di tratto in
tratto sorridendo a vedere il bastimento che si dilungava a poco a
poco.
--Allora, non conosci neanche il mio papà?--disse Bruno
improvvisamente.--Egli sta in quella villa cinericcia, che è presso la
tua.
--Villa Florida,--indicò Nicla.
--Sì, villa Florida. E la tua come si chiama?
--Villa Carlotta. È il nome della mia mamma.
--La mia mamma si chiama Clara Dolores.
--È un bel nome,--osservò Nicla.--E la tua mamma è bella?
--Credo,--rispose Bruno.--Anche tu sei bella.
Nicla avvampò in viso.
Non aveva mai udito da anima viva simili parole, e quantunque
venissero da un fanciullo innocente, ne sentiva la molestia.
--Ora andiamo,--disse Brunello.--Conducimi a riprendere il
bastimento....
Sciolsero la barca lunga e sottile, raccolsero a prua la catena,
spinsero nell'acqua.
Bruno, salito per primo, si volse ad aiutare Nicla, porgendole la
mano; e partirono, la fanciulla remando prima a sciaroga e poi adagio
verso la goletta, e Bruno, seduto a' suoi piedi, guardando piuttosto
la nuova amica che il bastimento, raggiunto con pochi colpi di remo.
--Eccolo!--disse Nicla, inchinandosi sul bordo e stendendo il braccio.
--Lascialo,--ordinò Bruno.--Rema ancora. Andiamo più avanti!
Nicla obbedì, accelerò la cadenza dei remi.
Quando allargava le braccia e quando le ritraeva a sè coi remi per
puntar contro la pedagna, il busto eretto e la linea del corpo si
staccavano nitidi sul fondo azzurro: e dal basso in alto, Bruno la
vedeva candida nel cielo turchino.
Egli non parlava più; sembrava, coi grandi occhi neri velati, sognare.
Aveva sentito che Nicla non era come le altre; era invece come una
fata, che sempre lo avesse conosciuto ed atteso; e provava, il ribelle
a tutti i baci e a tutte le carezze, un timido desiderio di toglierle
i remi dal pugno e di ricoverarsi tra le sue braccia, per chiudere gli
occhi e reclinare la testa sul petto di lei.
Anche Nicla sognava, abbandonata alla cadenza uguale, ascoltando il
tonfo e lo sgocciolìo dei remi e il cigolare d'una forcola.
Rapiva il fanciullo sbucato dal giardino, e lo teneva perchè non
corresse più il mondo.
Tornato da paesi remoti con gli occhi foschi entro i quali mille
vicende oscure s'eran riflettute e le cuspidi dei campanili e il volo
dei colombi, era venuto a cercarla, balzandole innanzi d'un tratto,
sorridente e fiducioso.
Un'ora prima, l'uno non sapeva dell'altra; ambedue credevano la vita
più mesta che non fosse.
Nicla abbassò gli occhi a guardarlo.
Egli dondolava un poco sul fondo della barca ad ogni brivido
dell'onda, e Nicla sorrise, abbandonati i remi.
Bruno si levò in piedi, si puntellò alle ginocchia della fanciulla e
le posò due baci sulle guance; ella lo baciò in fronte e lo tenne
stretto fra le braccia.
--Vedi come siam lontani,--disse, accennando la riva e la goletta che
s'era fatta piccina sull'acqua.
Bruno, immobile tra le braccia dell'amica, con la testa appoggiata
alla guancia di lei, volse gli occhi a guardare in silenzio.
--Su!--fece Nicla, reggendolo dolcemente.--A cuccia ancora! Torniamo a
casa!
Egli s'acquattò di nuovo ai suoi piedi.
Incontrarono la goletta a metà via e la raccolsero a bordo.
--Ci vedremo ancora, signorina?--chiese Brunello a un tratto.
--Quando vorrai,--rispose Nicla.
--Io voglio sempre.
--E allora tu mi aspetterai sulla riva, io ti vedrò, e uscirò a
prenderti.
--Anche tu mi vuoi sempre?
--Quando sei savio.
--Quando ho sette anni,--riflettè Bruno.
Tacque un poco, indi riprese:
--Tu, che vuoi fare?
--Come?--domandò Nicla, che non aveva compreso.
--Io voglio guidare i cavalli e scrivere le memorie di viaggio. E tu?
--Io?--ripetè Nicla.
Stette un poco a pensare, poi rispose umilmente:
--Non so.
Bruno la guardò sorpreso.
--Non ti piace nulla?
--Molte cose mi piacciono, ma non so come averle. Mi piace essere sola
e libera. Comprendi?
--Anche senza di me?--chiese Bruno scorato.
--Tu hai la tua mamma e il tuo papà,--osservò Nicla.
--Ah!--disse Bruno, senza gioia.--E per questo non mi vuoi?
--Ti voglio. Ma sarà per poco. Il tuo babbo ti condurrà ancora
lontano.
--Chi sa?--mormorò Bruno con un accento in cui era tutto il dubbio
inconsapevole del destino.--E allora non mi dici che farai?
--Volevo essere un'artista, e me lo hanno proibito,--disse Nicla con
esitazione, quasi stesse confidandosi a un giudice.
La barca strisciò sulla sabbia e la fanciulla ritirò ì remi perchè la
prua toccasse la riva. Scesero, legarono, tiraron la prua più in alto.
--Un'artista!--ripetè Bruno, mentre lavorava a passar la catena
nell'anello ch'era sulla spiaggia.--Di quelle che cantano? Io le ho
viste a Parigi, quelle che cantano, e venivano anche a casa mia. Ma tu
non hai le unghie dipinte e l'acqua d'odore nei capelli....
--Oh, no, no, Bruno, che dici?--esclamò Nicla stupita.--Io volevo
essere una grande attrice.
--Ah, è più bello; un'attrice, che fa la commedia e la tragedia, e ti
fa ridere e ti fa piangere: so com'è; ho visto; è molto difficile, ma
a me piace.
--Sì, la commedia e la tragedia, ridere e piangere!--assentì
Nicla.--L'arte, insomma, non le unghie dipinte.
--E allora, quando cominci?
--Mai,--rispose la fanciulla.--Il mio papà e la mia mamma non
vogliono.
--E perchè? Il mio papà mi lascerà guidare i cavalli e scrivere le
memorie.
--Tu sei un piccolo uomo, che può tutto,--rispose Nicla.--Io sono una
donna che non può nulla. Mi hanno detto le ragioni per le quali una
signorina non deve essere attrice; e sono giuste.
Bruno, che s'era messo a sedere a prua e stava ascoltando con le mani
in mano, parve incredulo.
--Una signorina non deve far la commedia e la tragedia e far ridere e
piangere?--interrogò.--Allora le attrici non sono mai signorine?
--Non puoi capire!--rispose Nicla sorridendo.--Si tratta forse di
pregiudizi!: ma è così.
--Che cosa sono i pregiudizii? E allora non farai nulla?
--Nulla. Farò la signora, come le altre.--disse Nicla.--Sarò forse
contessa.
--Come la mamma?
Nicla osservò attentamente Bruno, aspettando con ingenuità il suo
giudizio.
--Ma questo,--egli seguitò,--non fa nè ridere nè piangere. Non diverte
nessuno!...
--Oh, hai ragione!--esclamò Nicla con un breve sorriso.--Non diverte
nessuno.
--Addio,--disse Bruno staccandosi dalla barca.--Più tardi, io tornerò
sulla riva, e se mi vorrai, uscirai a prendermi.
--Sì, verso le cinque; prima fa troppo caldo. Addio, Bruno!
--Addio, signorina!
--Chiamami Nicla!
--Addio, Nicla!
Stese le braccia, attirò a sè il viso della fanciulla e la baciò sugli
occhi, sull'uno e sull'altro sapientemente. Poi si mise a correre, si
volse a salutar con la mano, e scomparve oltre il cancello della villa
Florida.