esclusivo, perchè ho la coscienza di non _essere_ esclusivo, e delle
apparenze non soglio darmi gran pensiero. La scienza della antichità
classica è scienza enormemente complessa, è scienza della vita greca e
romana in tutte le sue manifestazioni letterarie, scientifiche, civili,
religiose, politiche, morali ecc.; mirabilmente varie attitudini esige
da chi voglia abbracciarla tutta, e forse non è ancora nato chi nel
vero senso della parola tutta la abbia posseduta. Negli individui
essa è piuttosto aspirazione che possibilità realizzabile, ma povero
quell'individuo che tale aspirazione non abbia, che nelle ricerche
speciali e minute perda di vista e disprezzi la scienza del tutto! I
tedeschi hanno avuto la fortuna di concentrarvi dalla metà del secolo
scorso alla età nostra un'ingente massa di studiosi educati allo
stesso modo, preparati con gli stessi metodi, perseveranti e idealisti
per qualità di razza; è addirittura miracolosa la tenacia con cui
generazioni di dotti si sono succedute in lavori ingrati di minuzie,
di analisi, di inventario, di pura statistica, di lessicografia, di
grammatica. Onde avviene che oggi il giovinetto tedesco, solo perchè
tedesco, in condizioni normali si trova ad avere assorbito, sarei per
dire, atavisticamente gran parte di quella preparazione formale che
noi siamo ancora costretti ad esigere esclusivamente dalla scuola,
da una scuola che forse essa stessa non darà mai tutti i frutti della
scuola tedesca. Ma, quantunque per indole il tedesco sia portato alla
costruzione sistematica, e debba quindi preferire nelle scienze quelle
discipline che della scienza sono piuttosto il coronamento che la base,
nonostante è relativamente raro il caso che i giovani trascurino quella
preparazione formale, la quale permette loro di affrontare tutte o
quasi tutte le difficoltà della speciale disciplina a cui si dedicano;
per non dire poi che anche oggi, cioè in un'epoca di reazione contro la
filologia formale, anche oggi è sempre e quasi esclusivamente tedesca
anche la produzione filologica fondamentale sulla quale edificano lo
storico della letteratura e della scienza, l'archeologo e il giurista,
il linguista, ecc. Da noi invece sono diverse le tendenze e diversi i
resultati. Le indagini storiche, letterarie, filosofiche sembrano più
facilmente guidarci alla scienza. Ognuno capisce che se rivolge le sue
cure a studiare, poniamo, la Storia naturale di Plinio, a indagarne le
fonti libro per libro, capitolo per capitolo, a cercare di determinare
nei più minuti particolari i caratteri di lingua e stile dell'autore, a
proporsi insomma come principale intento di una intera vita di studioso
la critica e la esegesi di Plinio, ognuno capisce che così facendo non
gli rimarrà tempo per illuminare del suo genio tanta altra parte della
antichità classica; e perciò invece di studiare Plinio, mal si resiste
alla tentazione di far ricami dialettici sugli studi altrui: tanto più
che non è estremamente difficile a quattro opinioni diverse opporne
con qualche verisimiglianza una quinta, ricavata per eliminazione
dall'esame delle obiezioni già fatte da altri alle prime quattro.
Poniamo anche — ed è temeraria ipotesi — che questa quinta opinione
sia la vera, e passi nella scienza col nome italiano: ma Plinio rimane
nonostante monopolio della filologia tedesca.
Or non è esagerazione dire che buona parte della nostra produzione
scientifica prenda le mosse non dallo studio immediato e diretto
delle fonti, ma dalle indagini altrui; non penetri nelle viscere
dell'argomento, ma si riduca a esercizio dialettico sulla discordia
degli altri. Sarà anche vero che i tedeschi abusino della parola
_Gründlichkeit_, con la quale indicano appunto la tendenza amorosa
e ostinata a sviscerare le questioni; ma non ho il coraggio di dire
che essi abbiano sempre torto, quando ci rimproverano appunto difetto
di _Gründlichkeit_, difetto tanto più pericoloso in quanto spesso e
volentieri si accompagna a una curiosa forma di orgoglio nazionale.
Nella scienza dell'antichità, si dice, c'è posto per tutti. Il lavoro
minuto e paziente non è per noi, che generalmente abbiamo ingegno
e fantasia da vendere e da donare. Fuori d'Italia ci preparano e
ci sbozzano la materia greggia, in Italia la metteremo in opera,
lavoreremo di fino, daremo l'ultima mano. Naturalmente sciocchezza
siffatta neppure gli stolti si arrischiano ad enunziarla così come ho
fatto io, senza ambagi e senza circonlocuzioni, ma pur troppo lo stesso
concetto traspare talvolta anche dalle parole di persone non stolte
che si sono illuse, e forse ancora si illudono, si possa parlare di
scuola italiana di filologia classica, quando questa scuola non dia
essa l'indirizzo alle discipline fondamentali della scienza. Non temete
che io voglia trattenervi a lungo su questo punto, che pure è di vitale
interesse e meriterebbe ampia trattazione. Mi basteranno per oggi
quattro parole, ma alla buona anche queste, e saranno sufficenti, oso
dire, perchè voi vi uniate a me nel combattere tale assurda tendenza.
La scienza dell'antichità classica è un complesso di sapere storico,
è storia dell'antichità classica: ha quindi base e fondamento in
testimonianze storiche, non in concetti della nostra mente. Queste
testimonianze storiche sono le fonti della scienza, e si riducono a due
categorie principalissime: monumenti scritti e monumenti non scritti.
Da una parte dunque le opere superstiti dei poeti, degli storici,
dei filosofi, le iscrizioni pubbliche e private, le leggende delle
monete ecc., e dall'altra parte i frammenti superstiti delle opere
d'architettura, di scultura, di pittura, gli oggetti di uso comune e
così via. I monumenti non scritti, che si potrebbero dire monumenti
muti, sono spesso di gran lunga più eloquenti di tutti gli altri. Un
fregio del Partenone vi dà dell'arte antica un'idea ben più viva ed
esatta che non qualsiasi descrizione a parole. Ma la interpretazione,
la classificazione, l'uso scientifico dei monumenti muti è impossibile,
senza il sussidio costante dei monumenti scritti. Sopprimete, ad
esempio, il libro di Pausania, e domandate agli archeologi quanta
parte della loro scienza scompare. I documenti scritti sono dunque
in primissima linea le fonti della storia dell'antichità classica,
ma queste fonti non sono già qualche cosa di fisso, d'immutabile.
Esse scorrono abbondanti o scarse, limpide o limacciose, a seconda
del lavoro buono o cattivo, che si è fatto, dirò così, nella cava di
presa. È lavoro da scavatori, da zappatori, da facchini, tutto quel
che volete, ma beverete acqua torbida se il lavoro non sarà fatto a
modo. Ora, tutto questo lavoro è nelle mani dei tedeschi da un secolo
in qua. In buona parte la materia prima viene distribuita dai tedeschi
al mitologo, all'archeologo e così di seguito. E c'è chi crede si possa
imprimere la marca di fabbrica italiana alla storia greca e romana,
alla storia letteraria, alla mitologia, alla archeologia, finchè
questa condizione perdura, finchè è elaborazione tedesca il Livio e
il Tacito di cui vi servite, il Virgilio che decantate, il Pausania
che vi guida nelle vostre indagini archeologiche. Eppure quelli
che tra noi hanno tenacemente combattuto per questo concetto così
evidentemente vero, che cioè gl'Italiani stessi debbano sfruttare i
tesori delle loro biblioteche, e mirare principalmente a impossessarsi
delle fonti e imparare a prepararle per l'uso scientifico; quelli che
hanno modestamente dimostrato come si possa e si debba riuscirvi, sono
chiamati pedanti, e chi tali li proclama, trova persino appoggio in
persone di senno.
Signore e Signori, io mi sono messo per una via per cui agevolmente
potrei continuare parecchie ore con molta soddisfazione mia, con
molto tedio vostro. Preferisco rinunziare alla soddisfazione mia, e
concludere anche senza aver poste e senza aver dichiarate tutte le
premesse. Gli studi classici in Italia si sono ridestati dal 1860
in qua, abbiamo una legione di filologi classici, e una discreta
produzione scientifica. Si può anche aggiungere che abbiamo nei
vari rami della scienza dell'antichità un numero notevole di opere
di grandissimo valore, e dobbiamo compiacerci che il nome italiano
ricompaia degnamente anche in questo ordine di indagini scientifiche.
Ma conviene ricordarci che abbiamo dormito tre secoli. Lo stadio del
risveglio è un po' in proporzione del lungo periodo di sonno, un po'
di torpidezza occupa ancora il nostro spirito, non abbiamo ancora
una visione esatta e sicura della via da percorrere: alcuni nuvoloni
ministeriali di tanto in tanto ci risospingono nella inerzia, se non
addirittura nel sonno. Il caldo sole d'Italia trionferà di questi
umidi vapori, e fra cinquant'anni si potrà, magari in questa stessa
sala, affermare con verità che nella investigazione della antichità
classica il nostro paese tiene gloriosamente il posto d'onore, il posto
che merita. Per ora bisognerà contentarsi di affermazioni molto più
modeste; e forse non troppo immodesta troverete la speranza mia che,
parlando del _risveglio_ degli studî classici, io non abbia risospinti
nel sonno i miei gentili uditori.
INDICE
Autori e Attori drammatici Pag. 5
La sincerità nell'Arte. (_L'Arte dal '48 al '61_) 45
Le prime glorie di Giuseppe Verdi 85
Il risveglio degli studi dell'antichità classica 117
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.