È evidente--Padroni!... tanto!... è evidente!...

GEMMA entra correndo vestita con la bambola.

GIULIO.

Ah sei qui!

La prende in braccio, la copre di baci.

Vieni.... lascia la bambola.

Getta la bambola sulla tavola di mezzo.

Torniamo subito. Vieni.

Via con Gemma.

SCENA QUINTA.

MARTA poi EMMA.

MARTA apre l'armadio a muro e ne prende i

piatti che porta sulla tavola a mezza luna,

poi cava dal cassetto della credenza la

tovaglia e si dispone a distenderla sulla

tavola.

EMMA.

Chi è uscito ora?

MARTA.

L'avvocato colla bambina.

EMMA.

Colla bambina?

MARTA.

Sì--non ha voluto che l'avvertissi.... dice che si

pranzerà più tardi.... io intanto apparecchiavo.

EMMA.

Lascia pure, farò io.

MARTA.

Più tardi.... cosa vorrà dire più tardi?

EMMA.

Non so.

MARTA.

Fortuna che c'è il lesso.... lo levo dal fuoco

già.

EMMA porge orecchio.

Hanno aperto lo studio. Guarda un po'.

MARTA.

Sarà l'avvocato Arcieri.... ha la chiave. Guardo?

EMMA.

No, lascia pure.... farò io.

MARTA.

Pranza qui l'avvocato?

EMMA.

No.

MARTA.

Ah! perchè avvertono sempre all'ultim'ora!

Via dal fondo.

SCENA SESTA.

EMMA e FABRIZIO.

EMMA apre l'uscio dello studio.

FABRIZIO entra.

EMMA.

Lo sapevo.

FABRIZIO.

Ero nascosto sulla scala. L'ho veduto uscire e

sono entrato. Tu parti con me. Ho pensato a tutto.

Vedrai--ora sei agitata, ma....

EMMA.

No.... non parliamo.... non parliamo. Dopo.... più

tardi.... qualche cosa sarà.... ma non parliamo

adesso. Come si fa?

FABRIZIO.

C'è la carrozza fuori al ponte. Tu esci dal

giardino.... si può uscire dal giardino?

EMMA.

Sì.

FABRIZIO.

Subito allora.

EMMA.

Subito, subito. Dove andremo?

FABRIZIO.

Dove vorrai.

EMMA.

Non importa. Via di qui. Avremo tempo a

pensare.... tutta la vita avremo tempo. Dovunque

si vada è irreparabile, non è vero? E allora?

FABRIZIO.

Vatti ad apparecchiare.

EMMA.

Sì: tu aspetti qui?

FABRIZIO.

Io faccio il giro e ti aspetto fuori dell'usciolo

del giardino, là non c'è mai nessuno.

EMMA.

No--aspettami qui--non avrei coraggio e bisogna

averlo. Che sarebbe di me in questa casa? Non ci

posso stare. Dunque?--Hai visto? Ha portato via la

bambina.

FABRIZIO.

Sì.

EMMA.

Sai perchè? ci ha indovinati.

FABRIZIO.

No.

EMMA.

Ci ha indovinati.

FABRIZIO.

Ma no.... Come vuoi?

EMMA.

Oh lasciamelo credere.... aiutami a crederlo; non

è meglio? E poi ne sono sicura, queste cose si

sentono. Perchè sarebbe uscito ora colla bambina?

È così naturale. Non è più il mio posto questo!

Con che diritto io?... Guai se non l'avesse

indovinato! Pensa.... se rientrando.... credesse

di trovarmi.... se cercasse per la casa.... Oh!

oh! oh! no.... no.... lo sa.... È tutta sua la

casa ora. tutta tutta, tutta sua! Noi saremo già

lontani.... tornerà, accenderà la lampada.... si

prenderà la bimba in braccio.... le farà tante

carezze.... la parte mia!

FABRIZIO.

Vieni! vieni, vieni!

EMMA.

Sì, vado; guarda c'è ancora un barlume di giorno.

È meglio aspettare che oscurisca del tutto. È più

prudente!--Povero Fabrizio! Che catena per te! che

impedimento nella tua vita!

FABRIZIO.

Oh sei crudele, Emma!

EMMA.

Me lo dirai eh? il giorno che ti sarò di peso!

FABRIZIO.

Vedi come sei! Se non ti strappi subito, tu

rimani. Emma. Io son sicuro che tu rimani.

EMMA.

Non vengo mica per te!

FABRIZIO.

Non mi ami più?!

EMMA.

Ci vengo perchè mi sento indegna di questa casa.

FABRIZIO.

Sono stato io!

EMMA.

Anche tu!... Ti voleva tanto bene!

FABRIZIO.

Non mi ami più?

EMMA.

Ti amo--ma ti perderò venendo con te.

FABRIZIO.

Non importa.... vieni.... non andar più di là....

vieni come sei....

EMMA.

Sì sì, come sono.... aspetta.... qui c'è uno

scialle.

Sulla sedia presso la tavola da lavoro ci

sarà uno scialle modestissimo, grigio, EMMA lo

prende.

Così....

Indica lo studio.

Usciamo di là eh?

Si appoggia alla tavola di mezzo per reggersi

e vede la bambola, la mostra a Fabrizio.

Fabrizio! guarda!

FABRIZIO.

Che?

EMMA.

Guarda. Lei, sì che crede di trovarmi tornando.

Domanderà tanto di me! colla sua piccola voce

cara. Tanto domanderà! che potranno risponderle?

FABRIZIO.

Dio! Dio! Dio!

EMMA.

Lei non sa nulla. Si avvezzerà certo a fare senza

di me. Sì che l'amerà suo padre! E lei.... che

adorazione!

FABRIZIO scorato.

Resta.... resta, va!... povera donna! resta!

EMMA.

E quando sarà grande....

FABRIZIO.

Addio!

EMMA lasciandosi cadere sulla sedia.

Addio!

FABRIZIO.

Lo sapevo, sai, venendo.

EMMA.

Sì, anch'io--volevo--ma sentivo che non avrei

potuto.--Dove vai?

FABRIZIO.

Non so.

EMMA.

Parti subito?

FABRIZIO.

Sì

EMMA.

Che sarà di te?

FABRIZIO.

Lavorerò.

EMMA.

Mi scorderai?

Con sorriso triste.

FABRIZIO.

Non lo spero.

EMMA.

Tuo padre resta?

FABRIZIO.

Sì. Io non l'ho più veduto. Ho pagato un suo

grosso debito e gli ho lasciato....

EMMA.

Penserò a lui.

FABRIZIO.

Grazie!

EMMA.

Non diciamoci nulla! eh?

FABRIZIO.

No.... ci lasciamo per sempre.

EMMA.

Pregherò tanto per te!

FABRIZIO.

Addio, Emma!

EMMA.

Addio, Fabrizio!

FABRIZIO via per lo studio.

SCENA SETTIMA.

EMMA sola.

EMMA.

Così, così.

Si passa la mano sulla fronte, guarda

piangendo la porta per cui è uscito Fabrizio.

Singhiozzando prende la bambola, la bacia, la

depone sul sofà, poi si dispone ad

apparecchiar la tavola: d'un tratto scoppia in

un dirotto pianto e si getta sul sofà col viso

nelle mani. In questo, suono del campanello.

SCENA OTTAVA.

Detta, GEMMA indi GIULIO.

GEMMA.

Ah ci sei!

Corre dalla mamma.

EMMA.

Oh Gemma, Gemma! Sì ci sono! Credevi di non

trovarmi!...

Prendendola in braccio.

GIULIO entra ed osserva.

EMMA seguitando.

Ti avevano detto che non mi avresti più trovata?

No, bimba mia, no; non sono andata via, no, cara,

non sono andata. Sono qui. La tua mamma sta qui

sempre, sempre, sempre con te. Cara la mia bimba!

Con te! Hai il viso freddo freddo, poverina! Qui

che te lo scaldi! Qui! fa freddo eh fuori? Gemma!

Gemma!

Si accorge di GIULIO, depone la bambina e

scatta in piedi.

Ah!

GIULIO.

Perchè deponi la bambina? Gemma, va' di là un

momento eh?... un momentino!

GEMMA via. A EMMA.

Non sei andata via.--Hai fatto bene. C'è la

bambina! Capisci che non perdono. C'è la memoria

che non si può distruggere. Ho creduto che tu

andassi: e non te lo avrei impedito! Ma così potrò

far meglio la parte mia che è di procacciare uno

stato a Gemma. Se un giorno sarà ricca, potrà

forse sposare un uomo che non sia costretto a dare

tutto il suo tempo al lavoro, e chi sa.... che non

le riesca più facile essere un'onesta donna.--Noi

siamo due associati in un'opera utile e sarà così

per tutta la vita! Queste cose non finiscono....

si trascinano disperatamente. Ora chiama Gemma, e

quando sarà pronto, chiamerai anche me. Io vado

nello studio. Il mio posto è là!

Si avvia allo studio, EMMA rimane immobile.

_Cala la tela._

FINE.

NOTA del trascrittore:

Sono state effettuate le seguenti correzioni;

in [parentesi] l'originale:

subdolo! Chi lo avverte da principio[princicipio]?

e virilmente[vilmente], hanno tutti il

Ah mi rincresce[rincrese] tanto per madama,

Non affrettarti[affrettati] a confermare tu--tu

Tristi Amori · 第 3 / 3 段