Avvisi e consigli del Cardinale al suo clero.
Esiste una lunga nota di rimedj e di cautele pubblicate da Federico per
uso del clero, ed io credo non inopportuno riferirne le principali,
e per mostrare l’attiva vigilanza del nostro Pastore, e per utilità
altrui se mai in alcun luogo, che Iddio tolga, ne venisse il bisogno.
Quanto al battesimo de’ bambini nati da donne appestate e in pericolo
di vita, Federico ingiungeva:
«Ove occorra a te, parroco del luogo, o a te, sacerdote, che ne
adempi le funzioni, di battezzare uno di codesti bambini, procura di
avvicinare alla faccia il fuoco per dissipare l’aria pestilenziale
d’intorno al volto del bambino, o almeno correggerla: adopera altresì
absenzio o erbe aromatiche per preservativo.
«Quanto all’amministrare il sacramento della penitenza, la seconda
porta di salvezza dopo il battesimo, ti regolerai nel modo seguente.
Se l’ammalato trovasi in istato che si possa muovere, lo farai venire
in luogo dove entrambi siate all’aria aperta; ed ivi ne udirai la
confessione; che se non può muoversi, ti collocherai vicino alla
finestra o sull’uscio in tale distanza però, che i segreti della
confessione non corrano pericolo d’essere uditi al difuori. Ove poi
necessitasse l’avvicinarsi di più, bada a non toccare colla tua veste
gli abiti o le coperte del malato, ed abbi la massima cura di non
aspirare l’alito suo[135], tenendo, per quanto è fattibile, la faccia
rivolta dall’opposta parte della sua bocca.
«La camera in cui sarete dovrà purgarsi con qualche suffumigio per
scacciarne la puzza e l’aria contagiosa. Ciò si ottiene con facilità,
bruciando lauro, ginepro od altre simili bacche; e in caso estremo, che
null’altro si trovi, anche paglia. Giova altresì umettare con aceto
la fronte e le tempia, ed avvicinare al naso pallottoline d’avorio o
d’osso con entro spugne odorifere, come si usò anche nell’ultima peste.
Voi, usando tali cautele e tenendovi riguardati, avrete ad ogni modo
almeno il merito dell’ubbidienza».
Con eguale premura il Cardinale prescrisse a’ suoi sacerdoti
quant’altro concerneva il loro ministero. Poter essi tralasciare
del tutto il sacramento dell’estrema unzione, che prepara all’ultima
lotta i moribondi; che se alcun sacerdote d’esimia pietà voleva pure
amministrarlo, ungesse soltanto l’occhio, omettendo le unzioni meno
necessarie alle reni ed alle gambe; ingiungesse poi al malato di
giacere colla bocca chiusa e il corpo ricoperto, per evitare di contrar
la peste dall’alito o dalle esalazioni di lui. Quanto ai matrimonj,
diceva Federico, che non abbisognando contatto, il sacerdote poteva
tenersi lontano dagli sposi mentre pronunziava le parole del sacro
rito. Circa poi alla messa, mistero del quale è impossibile escludere
il popolo, che si raccoglie promiscuamente nelle chiese, ordinava di
collocare un altare portatile vicino alla porta del tempio, affinchè la
gente potesse udire la messa in modo che nè il sacerdote contragga la
peste dall’accalcata moltitudine, nè questa ritorni a casa con maggior
numero di appestati che non aveva al suo venire[136]. Però badasse il
celebrante di non adoperare paramenti usati da altro sacerdote morto di
peste.
Morto appena un prete, tutti i sacri arredi, i camici, le tovaglie, i
pannolini e le robe medesime del defunto, dovevansi spurgare e porre
in disparte. Soggiungeva che sarebbe anzi meglio avanti la sua morte,
ai primi indizj di vicino pericolo, mettere in custodia gli oggetti
preziosi della chiesa e quanto è difficile a spurgarsi, facendone
un esatto elenco, affinchè, cessata la peste, si potessero scernere
le cose integre dalle sospette. Anche le cerimonie e i riti funebri
temperò a seconda del pericolo.
Tutte le quali cose, quantunque di minor conto, io le ho riferite
per vieppiù chiaramente mostrare la vigilanza del nostro Pastore, che
nulla trascurava, e perchè argomenti il lettore quali fossero le cure
di lui nelle cose di rilievo, dacchè anche delle più lievi cotanto
s’interessava.
Le pastorali diramate dall’Arcivescovo ai parrochi ed ai vicari della
milanese diocesi, esprimono ancora più al vivo i sentimenti di lui
per le anime del suo gregge. Le parole di Federico sembrano quelle
dell’apostolo Paolo.
«Vestite viscere di carità: vedete il gregge, vedete ridotti
all’estremo bisogno i figli, che la santa Madre Chiesa vi partorì e
vi affidò. Siate pronti come noi siamo pronti a perdere questa vita
mortale anzichè abbandonare la nostra famiglia, la casa, i figliuoli.
Abbracciate la peste come vita e consolazione, purchè possiate
guadagnare un’anima a Cristo. La modestia, la sobrietà e la pudicizia
vostra e tutte le virtù risplendano come fiaccole. Ciò placherà l’ira
celeste».
Altre ammonizioni quasi colle stesse parole ritrovai nelle lettere
arcivescovili da lui dirette ai parrochi, cui inculcava ammonissero
sovente il popolo di non dissimulare e tener occulta la peste, perocchè
il farlo era gravissimo peccato.