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Bastantemente chiaro, io son d’avviso, appariscono nel libro che
composi intorno la vita ed il pontificato del cardinale arcivescovo
Federico, l’animo generoso e le virtù di lui in ogni circostanza
gareggianti colle sublimi del santo suo cugino. Il quale volume[121]
consegnai a Primicerio Visconti, nipote suo per parte di sorella,
ed erede delle virtù avite, perchè, esaminata la mia narrazione di
que’ singolari avvenimenti, la pubblichi, se il crede opportuno. Si
ammirano in esso opere pastorali e virtù degne degli antichi vescovi ed
imperatori: fatiche, sto per dire, militari nelle cose ecclesiastiche,
animo cupido solo dell’onesto; modestia, sobrietà e quel misterioso
candor virginale[122] che mai viene facilmente creduto in alcuno, e che
Federico, per opinione comune custodì intatto per tanti anni: vi si
discorre altresì de’ suoi studj e delle opere che compose. Avessi io
almeno esposte tutte queste cose colla dignità e l’eleganza, eminenti
doti proprie di quell’esimio scrittore!
La virtù di cui egli più compiacevasi, e che recava a tutti meraviglia,
fu la vigilanza assidua pe’ suoi soggetti, non già come suol essere
in molti limitata a sole parole e consigli; ma generosa, pronta a
qualsiasi dispendio a vantaggio della pubblica salute, e della vita
degli individui.