I Magistrati pensano a più efficaci rimedj.

Ormai la peste era patente, confessata anche dai più ostinati

contraddittori, e faceva mostra di sè colle stragi e i mucchj di

cadaveri come in battaglia, invadendo ogni parte della città: pur

nondimeno molti disprezzavano la furia e la tremenda possa di lei. Fu

necessario istituire tribunali, mettere guardie, pubblicar editti, e

d’ogni cosa aver cura con somma attenzione e previdenza.

Furono eletti a presidenti della Sanità due gravissimi senatori;

Giovanni Battista Arconati, e M. Antonio Monti suo successore[61].

Entrambi con vera carità della patria esposero la vita nell’ufficio

loro, sprezzando il pericolo per difendere con prudenza, fedeltà

e vigilanza le reliquie della misera città e la nostra milanese

provincia, bellissima tra le contrade soggette al cattolico re.

Il regime fu il seguente: tutti gli altri magistrati e i primarj

nobili davano consiglio ed ajuti alla Sanità, a misura del coraggio

di ciascuno e della prudenza nel pericolo. In ogni porta e regione

di Milano vennero fissati i giorni e le volte che ciascun nobile

doveva visitarle, e gli uffici da esercitarvi. Si ordinò primamente

che uomini, animali e merci non si lasciassero entrare in città senza

prima esaminare le bollette comprovanti la provenienza loro da’ luoghi

sani. E perchè non si sforzasse il passo, si misero cancelli fuor delle

porte, e dietro i cancelli s’innalzarono capanne, dove stavano giorno e

notte i soldati a custodia.

Altri nobili e persone dai medesimi elette, giravano ogni giorno nelle

regioni, nelle parrocchie e nei borghi di Milano, visitando le case e

provvedendo ai bisogni di molti a spese pubbliche, ed anche con private

elemosine.

Quanto al male, ai sospetti ed ai casi giornalieri di peste,

fu proveduto nel modo seguente. Quelli che ammalavano venivano

immediatamente trasportati al Lazzaretto, in uno colla famiglia, e

quanti dimoravano sotto lo stesso tetto; ovvero se esternavano il

desiderio di rimanere in casa, si custodivano, postevi le guardie

di Sanità[62]. Coloro poi su’ quali non eranvi che vaghi sospetti,

venivano per cautela segregati, ma con meno severa custodia,

ricevendo gli alimenti dal pubblico se riconosciuti poveri. I cadaveri

trasportavansi sopra carri, preceduti da un fante, il quale, gridando,

allontanava i passaggeri, avvisando ad alta voce chiunque venisse

all’incontro di tirarsi in disparte, d’astenersi da qualunque contatto

e scansare i Monatti, chè erano ivi i morti, ivi la peste. Furono

scavate immense fosse profonde sino al livello dell’acqua, e depostivi

i cadaveri, gettavasi sopra ogni fila uno strato di calce viva, perchè

col suo caustico più presto assorbisse il putridume, pericoloso anche

da sotterra, alla vita ed alla comune salute[63].

Ma ormai sembrava non esservi più speranza di vita e salute, chè quanti

più morti seppellivansi ogni giorno, e tanto più ne cresceva ad ogni

momento il numero. Riempite quelle immani voragini, altre ed altre se

ne scavarono, e neppur queste bastavano.

La peste di Milano del 1630 · 第 36 / 107 题