CAPITOLO XXV.

Andrea aveva preso i denari che la generosità della signora Virginia

aveva lasciato alla povera famiglia, ed era uscito dalla soffitta colla

più ferma intenzione di recarsi a pagare tosto il padron di casa. Era

venuto infatti sino all'uscio chiovato di ferro che metteva nel

quartiere di messer Nariccia e già aveva steso la mano per prendere il

capo della corda che suonava il campanello, quando un malcapitato

pensiero lo arrestò.

— Portare a quello scellerato tutti questi bei scudi d'argento!... E

noi, poveri diavoli, stentiamo dei mesi e dei mesi per vederne il

segno!... Nariccia, tutti lo sanno, ne ha dei monti e dei monti di

monete, e questo di più o di meno non fa più effetto che un bicchier

d'acqua nel Po... Io invece, se mi potessi giovare di questa somma,

quante cose non potrei procurarmi?... A quella povera donna di mia

moglie, a quei miseruzzi di figli miei che vivono un'eterna

quaresima?... Se prima di pagare il padron di casa, andassi a comprar

qualche cosa per la famiglia? Certo questo preme più di tutto... Il

medico ha detto tante volte che Paolina bisogna sostenerla con del buon

brodo e della buona carne e dei buoni cordiali... Farei molto bene a

correre lì da Pelone, a prendere un po' di quel che ci vuole per la mia

donna, e quel brutto Nariccia pagarlo poi al ritorno...

Aveva lasciato andare il cordone del campanello, e rimaneva colà

perplesso. Gli era quanto meno un sentimento di giusto affetto verso i

suoi che si univa ad una ripugnanza istintiva di spogliarsi di quel

danaro, per farlo esitare. Ma poi pensò alle tante raccomandazioni di

Paolina, alle promesse che testè egli le aveva fatte, al piacere ch'ella

avrebbe provato, quando il marito fosse stato di ritorno dicendole:

possiamo star tranquilli fra queste quattro squallide pareti, ed elle

sono casa nostra perchè abbiam pagata la pigione; piacere che avrebbe

prodotto esso stesso l'effetto del miglior cordiale del mondo; e si

decise a non aver più indugi di sorta. Aveva di nuovo afferrata la corda

e stava per dare una tirata, quando sventuratamente suonò alle sue

spalle una ben nota voce, la voce del suo genio malefico, quella di

Marcaccio.

— Eh! che cosa fai tu costì, Andrea? Vuoi andare a far visita a quella

buona gioia di messer Nariccia?

Andrea si volse verso il nuovo venuto, e l'aspetto con cui l'accolse, e

la voce con cui gli parlò non dinotavano che gli facesse molto piacere

la vista del suo compagno.

— E tu, diss'egli, che cosa vieni a far qui?

Si ricordava egli in nube quello che era avvenuto la sera innanzi; aveva

un'ombra di rimorso di avere maltrattato sua moglie, e mentre scusavasi

col dirsi che gli era in causa e per istigazione di codestui, sentiva un

certo rancore contro di esso; quando si trovava in sentore, non poteva

dissimularsi che i consigli e gli esempi di Marcaccio erano stati quelli

che l'avevan tratto a quel brutto punto in cui era precipitato; aveva

inoltre dato alla moglie una nuova promessa di sfuggire questo fatale

amico, e questa promessa — come tutte le altre volte eziandio — l'aveva

data con animo sincero e con voglia ferma di mantenerla; ma ora, di

fronte a quest'uomo che aveva preso una tanta influenza sull'anima di

lui, Andrea si sentiva impacciatissimo a porre in atto la sua

risoluzione e manifestargli che l'avesse a lasciar tranquillo, e provava

nello stesso tempo una specie di irritazione contro Marcaccio che così

presto fosse venuto a porlo nel caso di dovere o mancare alla sua

promessa o fare un atto per cui non si sentiva tutto il coraggio

necessario.

Alla domanda di Andrea, Marcaccio diede in una risata.

— Che cosa vengo a far qui?.... Oh bella! Gli è davvero molto difficile

da indovinarsi..... Vengo a vederti ed a prenderti meco per condurti a

far colazione.

E tese una mano per pigliar l'amico sotto il braccio; ma Andrea si

trasse indietro e si schermì da quell'atto.

— Lasciami stare: disse bruscamente: io non vado a far colazione con te.

— No? Esclamò Marcaccio, mostrando un grandissimo stupore. E perchè?

— Perchè.....

Andrea cominciò con molta risoluzione la sua risposta, ma non ebbe

appena detta la prima parola, che quella risoluzione gli venne meno.

— Perchè non vado, ecco!

— Questa non è una ragione.

— Ho da andare a pagar l'affitto a messer Nariccia.

Marcaccio inarcò le sopracciglia in un crescente stupore.

— Pagar Nariccia!.... Ma tu hai dunque dei denari?

— Sì: rispose Andrea a fior di labbra: una pietosa famiglia ci ha

soccorsi.....

— Benone!.... E tu non sai farne altro buon uso che gettarli in gola a

quel mostro succhiasangue del povero, di Nariccia?....

— Bisogna bene...

— Bisogna un corno!... Quell'avaraccio scellerato è ricco da non saper

più nemmanco lui quanto possiede. È tanto ricco di denari, quanto di

malizia e di scelleraggine, che è tutto dire... E tu appena ci hai

qualche coserella da poter passare un paio di giorni allegramente, vai a

sciuparla in questo modo per rimanere tu a becco asciutto, e tirare il

diavolo per la coda come prima?

— Se non pago e' mi caccia sulla strada tutta la famiglia.

— Eh! baie. Non avrà tanto fegato da farne una sì grossa. Gli è già

odiato come il brutto male in tutta la città e peggio in questo

quartiere; se facesse una cosa simile, le pietre stesse del selciato si

leverebbero di per sè per lapidarlo.

Andrea guardò con sospetto più spiccato di prima il suo interlocutore.

— Insomma, diss'egli, tu vuoi condurmi all'osteria per mangiarmi tu

questi denari?

Marcaccio protestò colla faccia più indignata che seppe fare.

— Io mangiarti i denari?!..... Se fosse un altro che m'avesse detto di

simili parole, che sì che gli farei assaggiare un po' di questi

argomenti.

E mostrava il suo pugno grosso, nodoso, duro come una mazza di ferro.

— Ma te ti perdono; perchè ti voglio bene, e perchè da un po' di tempo

hai debole il cervello...

— Io ho debole il cervello?

— Sicuro! Coi tuoi scrupoli, coi tuoi timori, colle tue peritanze, tu

m'hai l'aria non più d'un uomo, ma di un bambino o di una femminetta.

Veniamo a noi, e dà un po' retta. Chi è che da settimane parecchie ti

conduce all'osteria e ti fa le spese?

— Tu, non lo nego.

— Manco male!

— Ma prima, quando io aveva ancora dei denari in riserva, quando ne

guadagnavo tuttavia col mio lavoro, eri tu che vivevi alle mie spalle, e

che colle carte in mano trovavi sempre modo di farmi pulite le

scarselle.

— Eh! lasciamo stare questo passato, che è così lontano da non doversene

più ricordare.... Vedi un po'! Io non sapeva mica che tu oggi avessi

avuto de' soccorsi: avevo ogni ragione di crederti spiantato più di

ieri; ebbene, — guarda se non è amicizia codesta! — sono venuto per

toglierti al crepacuore delle tue miserie, dei guai e delle lamentazioni

di famiglia e farti passare la giornata allegramente come ieri...

Dunque, bando a tutte queste seccaggini, e vieni.

Andrea si tirò di nuovo indietro, e disse:

— No, non vado. Ieri ho fatto male, e non voglio più far male oggi, nè

domani, nè mai....

— Oh oh! Esclamò Marcaccio con ammirazione schernitiva: scommetto che

indovino donde ti vengono queste belle parlate. Qui c'è lo zampino della

moglie.

Il marito di Paolina, che sentiva mancarsi la risoluzione, proruppe con

impazienza sdegnosa:

— Che moglie o non moglie? Son io che lo dico, son io che lo voglio...,

e basta.

— Vedi se non è vero ciò ch'io ti ho detto testè!

— Che cosa?

— Che tu hai il cervello debole.

— Oh giuraddio!....

— Non istrepitare; ma bada un po'. Tu ripeti come un papagallo tutto ciò

che la moglie ti ha soffiato nell'orecchio...

— Non è vero.

— È vero! Figurati se io non me ne accorgo di queste cose!...

— Ti dico...

— Tu dici delle buggere. Ti dico io che chi si lascia mettere il piede

sul collo dalle donne è bello e spacciato, e può vestirsi le sottane

egli stesso, che d'uom non ha più nulla... E tu sei presto a quel punto.

— Io?...

— Sì, tu. È inutile farmi quei brutti occhiacci. È così, e te lo

sostengo. Tua moglie ti ha messo il piè sul collo...

— No...

— Sì. Gli è dessa che ti gonfia con tutte quelle fatuità che fanno di te

un pulcin bagnato, il quale avrebbe la fortuna ad arrivo di mano e non

sa pigliarla. Oh! non ha avuto ieri sera l'audacia di proibirmi, a me,

al migliore amico che tu abbia, di venire in casa tua? E gli è anche per

ciò che stamattina mi sono affrettato di venirci: volevo un po' vedere

se tu avevi lo stomaco di mettermi alla porta. In poche parole, tua

moglie ti mena pel naso, e non osi più venire all'osteria con me, perchè

essa te lo ha proibito.

— Paolina non mi ha proibito niente... Non sono tale da lasciarmi

comandare io... Non vado perchè non voglio andarci, perchè ho capito che

non ci dovevo andare e nient'altro.

— Senti, Andrea: io ti devo parlare a lungo, di cose importanti e che

non si possono discorrere nè a casa tua, nè per la strada, nè qui sul

pianerottolo della scala. Gli è per questo che ti propongo di

accompagnarmi all'osteria. Se ci hai degli scrupoli, non mangerai, non

beverai, non farai altro che ascoltarmi, ed io ti parlerò facendo

colazione. Non si tratta di giuggiole: si tratta di farci ricchi tutti e

due...

— Ah! le tue parole le conosco...

— No, che non le conosci... È tutt'altra cosa da quella che

t'immagini... Tu non avresti da correr rischio nessuno... te

l'assicuro... Infine poi non ti domando che di ascoltarmi... Hai forse

bisogno di chiedere anche per ciò licenza alla moglie?

— Io non ho bisogno di chieder licenza da nessuno e per nulla: rispose

Andrea imbizzarrito.

— Dunque animo, e fa a mio modo.

Questa volta il tristo potè prendere Andrea pel braccio, e mezzo

riluttante lo trasse con sè giù delle scale e fuor del portone.

Quando furono nella strada, Marcaccio, che aveva già il suo disegno

bello e fissato in mente, adocchiò una bottega di liquorista che era lì

presso.

— Vieni costì: diss'egli al compagno. Stamattina fa un freddo così

indemoniato che non ci posso regger proprio senza almanco un bicchierino

di acquarzente.

E frattanto aveva trascinato Andrea fino sulla porta del fondaco di

liquori.

— Se volesti accettarne uno anche tu, soggiunse Marcaccio, io te l'offro

di buon cuore.

Aprì la porta e l'odore delle varie sorte di liquori che si spacciavan

là dentro venne a percuotere l'olfatto del povero Andrea.

— No, no, grazie; ebbe questi pur tuttavia la forza di rispondere,

mentre in realtà mandava giù la saliva.

— Come vuoi; ma almeno vieni dentro, chè vuoi stare a gelare lì

fuori?.... Ti scalderai una mano al braciere.

Andrea entrò.

— Un bicchierino di _cognac_: domandò Marcaccio, avanzandosi verso il

banco, mentre il suo compagno si teneva con aria quasi peritosa presso

la porta.

— Uno solo? disse il garzone che aveva visto gli entrati esser due.

— Sì, uno..... per cominciare: rispose Marcaccio.

Il liquorista gli mescette, ed egli tracannò d'un fiato tutto il

contenuto del bicchierino.

— Buono! diss'egli poi, facendo scoppiar la lingua contro il palato.

Questo sì che mette l'anima in corpo. E' dà proprio la vita ad un

galantuomo.

Tese il bicchierino al garzone.

— Ancora uno: soggiunse. Eh eh non abbia riguardo a riempirlo..... Che?

Teme forse ch'io ne lasci spandere? Ho la mano ferma, giurabacco!....

Così, va bene.

Questo secondo si pose a centellinarlo con voluttà.

— E' potrebbe anco essere più forte che non sarebbe male; ma via, tal

quale si trova, è pur già la ottima cosa. — Andrea?

Il marito di Paolina, per cui la tentazione era troppo forte, s'era

volto in là verso la strada nella quale pareva guardare traverso i

vetri.

— Che cosa vuoi? diss'egli, quando così interpellato dal suo compagno,

senza pur tuttavia muoversi menomamente.

— Voltati in qua; accostati un poco, che diavolo!

— Perchè?

— Vien qui, ti dico.

Andrea s'accostava con apparente malavoglia. Marcaccio gli pose il

bicchierino sotto il naso.

— To'; assaggia almanco un gocciolino di questa roba.

Andrea si tirò indietro vivamente.

— No, no, non ne voglio.

— Uh! l'ostinato!.... Un gocciolino, ti dico, nel mio bicchiere

stesso... Ciò non conta; e non fai lo sgarbo di rifiutare ad un amico.

— Per farti piacere.... disse Andrea esitando.

Marcaccio gli pose in mano il bicchierino.

— Sì, sì, me ne terrei offeso se non l'assaggiassi.

Andrea bevette un sorso.

— Sì, gli è buono.... veramente buono: esclamò cogli occhi in cui

brillava il desiderio eccitato, non soddisfatto.

Le sue labbra si attaccarono di nuovo all'orlo del bicchiere, e non

poterono spiccarsene più finchè vi rimase una goccia di liquore.

— Grazie: diss'egli poi volendo rendere il bicchiere.

— Questo poco non t'ha forse fatto bene?

— Sì.

— Dunque vedi che avevi torto a non volerlo... Ma intanto tieni il

bicchiere che ne vogliamo prendere ancora un altro: quello non era che

il sorso d'un canarino e tu sei un uomo.

Andrea non tentò nemmanco più di schermirsi: il secondo bicchierino fu

bevuto da lui con pieno abbandono; e quando i due compagni uscirono da

quel fondaco, l'effetto dell'acquarzente, su cui aveva calcolato

Marcaccio, era già ottenuto; ciò era che nel marito di Paolina era quasi

svanita del tutto quella diffidenza ostile, quella riservatezza, quello

stare in sulle guardie, con cui da principio aveva egli accolto il suo

perfido amico tentatore. Furono adunque obliati e la moglie e i

figliuoli; e il disgraziato, preso a braccetto da Marcaccio, entrava

poco stante nella taverna di Pelone.

Gli era giusto il momento in cui il bettoliere stava aggiustando alcune

sue ragioni col vecchio Jacob Arom, e Maddalena, la serva dell'osteria,

si era recata nel _Cafarnao_ alla chiama del _medichino_. Rimaneva a

servir gli avventori quell'imbecille di Meo, il quale colla faccia più

melensa che mai, gli occhi che parevan di cristallo fuor della testa,

sapeva anche meno del solito che cosa si pescasse ed era nelle sue mosse

impacciato, lento e disadatto più ancora che non solesse.

Marcaccio si gettò a sedere sopra una panca presso al muro, dietro la

tavola che si trovava più prossima al braciere semispento, il quale

consumava i suoi pochi carboni dentro un ammasso di cenere, in faccia

all'uscio a vetri colle tendoline rosse che metteva nella stanza vicina,

dove stavano discorrendo Pelone ed Arom; e percotendo colla palma della

mano sopra la tavola, gridò a Meo che s'avvicinava di mala voglia:

— Vogliamo far colazione, e una buona colazione; ma tu, addormentato da

due quattrini, non sei quello che fai per noi. Va a chiamare la

Maddalena e mandacela.

Meo guardò fisso chi gli parlava, coi suoi occhi senza espressione, e

rispose coll'accento d'un bambino che faccia greppo per piangere:

— La Maddalena in questo momento non c'è.

— Come! non c'è? esclamò Marcaccio di cattivo umore. Questa la è strana

davvero; ogni qual volta io vengo ed ho bisogno di essere servito,

quella schizzinosa la non si lascia vedere. La mette su delle arie

adesso, con noi che l'abbiamo vista, corpo d'una botte, più misera d'un

verme; la protezione del _medichino_ la inorgoglisce. Che sì che io son

quell'uomo un giorno o l'altro da farle passare i fumi e la voglia di

far delle preferenze.

All'allusione che fece Marcaccio delle attinenze che passavano fra il

_medichino_ e la Maddalena, nelle pallottole vitree degli occhi di Meo,

si sarebbe potuto scorgere qualche cosa come un lampo di sdegno.

— Io ci scommetto, continuava Marcaccio, che quella smorfiosa è laggiù

in cucina a scaldarsi, o costà in questa stanza e non la si vuole

scomodare per sì poca cosa come siam noi. Valla a chiamare, Meo,

giuraddio! e che la venga, o ch'io faccio un chiasso dell'inferno.

E per mostrare la verità di codesta sua intenzione, scaraventò un pugno

sulla tavola che la fece trabalzare, e in quello stanzone lungo e basso,

suonò come un colpo d'arma da fuoco.

L'uscio a vetri della stanza vicina si aprì vivamente, e comparvero il

naso madornale, la berretta unta e la faccia cadaverica di mastro

Pelone.

— Che cos'è? Domandò questi colla sua voce cavernosa. Ah! siete voi

Marcaccio? Perchè tanto fracasso? Qual tafano vi punge?

— Il diavolo che vi porti anche voi, vecchio catarro!... Voglio essere

servito dalla Maddalena.

L'oste fece colla squarciatura che gli serviva di bocca una smorfia che

nel suo repertorio significava un amichevole sorriso, ed accostandosi

con quel suo passo senza rumore al desco dove sedevano i due amici,

rispose:

— La Maddalena non può proprio venire; la è occupata altrove, in parola

d'onore...

— Dove? Domandò Marcaccio con tono d'incredulità e di minaccia.

Pelone puntò alla tavola una e poi l'altra delle sue mani da scheletro

lunghe mezzo metro e curvò la sua lunga persona verso l'interrogatore,

come per fargli una confidenza. Meo che non s'era ancora mosso di lì,

allungò il collo e tese le orecchie per udire anche lui; ma il padrone

se ne accorse.

— Che cosa fai tu costì, figliuolo di mala femmina, brutto impiastro di

martuffo? Gli disse con accento degno delle parole. Vai a prendere

subito una _pinta_ di vino, pane e salame per questa brava gente... che

poi diranno quello che occorre loro di vantaggio.

Meo non aspettò altri complimenti e sparì per la botola onde si scendeva

nella cantina e nella cucina sotterranee.

Allora l'oste pronunziò all'orecchio di Marcaccio alcune parole che

ebbero la virtù di subitamente acchetarlo.

— Va bene: diss'egli. Ebbene sentite, Pelone, oltre il salame che verrà,

fateci preparare una buona frittata colle cipolle, un quarto d'agnello

arrostito, e mandateci eziandio di quei peperoni gialli d'Asti all'aceto

che brucian la lingua e raschiano la gola.

— Sarete serviti in un amen: rispose l'oste, ridrizzando lentamente la

sua lunga persona allampanata, e muovendosi con quella tardità pesante

di membra che gli era abituale.

Andò egli dapprima all'uscio de' vetri, e semiapertolo cacciò dentro

queste parole:

— Aspettate un poco, _Macobaro_, che vengo subito.

— Che? Esclamò Marcaccio. C'è costì quel vecchio birbone d'un ebreo?

Pelone fece un cenno affermativo. Marcaccio si alzò di fretta e s'avviò

verso quella stanza.

— Non ve ne fa mica nulla che andiamo ad assettarci nel gabinetto? Ho

molte cose da dire a questo mio amico, ed ho piacere che _Macobaro_

prenda parte al discorso, uomo di buon consiglio qual è.

Ma Pelone con una vivacità di mosse maggiore di quella che si sarebbe

potuta aspettare, si cacciò innanzi a Marcaccio, fra l'uscio e lui.

— No: diss'egli a voce bassa che Andrea non potesse udire; se foste voi

solo, ma con quell'altro lì che non appartiene alla _cocca_...

— Si tratta appunto di farvelo entrare: rispose sommessamente del pari

Marcaccio. Se ne ha bisogno, e Graffigna mi ha detto di sollecitare più

che si possa. Lo tengo già per una buona falda, se _Macobaro_ mi aiuta,

con qualche pinta, lo abbranchiamo del tutto.

— Benone; ma frattanto egli non c'è ancora, e non possiamo mica

scoprirgli il segreto passaggio di cui nemmanco un terzo di quei della

_cocca_ conosce l'esistenza. Ed ora che il _medichino_ è in _Cafarnao_ e

c'è con esso la Maddalena, da un momento all'altro possiamo aver motivo

d'aprire...

— È giusto. Staremo dunque dove siamo; ma se poteste far venire con noi

_Macobaro_, questo sì che ci aiuterebbe nell'opera.

— È subito fatta. _Macobaro_ ed io abbiamo bello e finito; gli dico di

venir qua con voi che gli offrite da colazione.

— Ebbene chiamatelo.

Pelone tornò ad aprire l'uscio a vetri.

— Venite un po' qua: diss'egli al personaggio che si trovava in quella

stanza. C'è qui due buoni amici che vi offrono da colazione pel piacere

d'avere la vostra compagnia.

La faccia da uccello di rapina di Jacob non tardò a comparire nello

stanzone.

— Chi è che mi chiama? Diss'egli... Ah siete voi Marcaccio? Ed anche voi

Andrea? Godo di vedervi tuttidue in buona salute. Siete voi che avete

qualche cosa da dire a questo povero vecchio?

— Niente altro, rispose Marcaccio, che desideriamo di mangiare un

boccone in compagnia con voi..... Sedetevi qua, e faremo quattro ciarle

senza conseguenze.

Arom girò intorno il suo sguardo d'avoltoio sulla faccia dell'oste, poi

su quella di Marcaccio, poi su quella d'Andrea: i due primi gli fecero

un leggerissimo cenno d'intelligenza, cui afferrò tosto l'occhio

esercitato del ferravecchio; Andrea aveva volto in là il viso con una

certa ripugnanza. Gli era capitato pur troppo di dover passare per le

unghie di quel vecchio scorticatore, e la compagnia di lui non era tale

da tornargli piacevole il meno del mondo. Già si pentiva d'essersi

lasciato tirare là dentro, e se l'avesse osato se ne sarebbe partito

senz'altro.

_Macobaro_, che aveva capito press'a poco ciò che si voleva da lui,

rispose colla solita umiltà bassa e codarda del suo contegno e della sua

voce:

— Vi ringrazio molto, padroni miei, della vostra bontà, della vostra

generosità. Un pover'uomo, un vecchio da nulla come sono io è troppo

onorato da sì gentile invito; ma... mi rincresce... mi rincresce

profondamente... di non potere accettare. Le mie abitudini... io non

bevo mai vino... la mia cagionevole salute... io non posso mangiar mai

altro che certe minestre cui sa prepararmi soltanto la mia vecchia

Debora... la mia religione... siamo in certe epoche in cui ci viene

imposta una rigorosa astinenza... tutto ciò mi impedisce di accettare;

ma non ne sono meno riconoscente: e se la mia povera compagnia non vi

torna affatto disgradita, ebbene io mi onorerò di sedermi qui al vostro

desco e di assistere alla vostra colazione...

— Come volete: interruppe Marcaccio. A voi Pelone, sollecitate, e

intanto svegliate un po' quel Meo che arrivi col salame e col vino.

Jacob sedette in faccia ai due operai, ed appoggiando sulla tavola i

suoi gomiti stette lì cogli occhi bassi ad aspettare che gli si volgesse

il discorso.

Meo sopraggiunse col vino e col salame. Marcaccio pose in mano d'Andrea

per prima cosa un buon bicchiere pieno colmo.

— Bevi codesto, e alla nostra salute; anche alla vostra, _Macobaro_.

— Grazie, grazie mille. Vi restituisco a cento doppi gli augurii. Che

voi possiate essere felici, sani e contenti, e con in tasca di buoni

denari che non finiscano mai più, che la è poi la cosa principale in

questo mondo.

I due operai avevano urtato insieme i loro bicchieri e tracannatone il

contenuto d'un fiato.

— Voi dite proprio bene, _Macobaro_: soggiunse Marcaccio deponendo il

bicchier vuoto sulla tavola e dando mano al tondo del salame di cui una

mezza dozzina di fette fece cadere sul piatto del compagno. Voi dite

bene. Aver denari in tasca, ecco il punto.... Quanto a me non mi

lamento. Ho ben trovato io il modo di ricavarmela bene, senza farmi più

a correggiuole la pelle, come facevo un tempo, quando ero uno sciocco

qual sei tu Andrea, quando sgobbavo da mattina a sera e mangiavo pan

secco... Ma gli è qui questo buon figliuolaccio d'Andrea che tira

maledettamente il diavolo per la coda, e non glie ne resta mai manco un

pelo tra mano... Bevi, Andrea.

E gli mesceva un altro colmo bicchier di vino.

— Io m'interesso a questo brav'uomo ed alla sua famiglia: continuava

Marcaccio parlando a Jacob ed additando Andrea: io mi c'interesso con

tutta l'anima. Vero come questo salame di maiale è fatto con carne di

maledetta rozza!

— Ciò vi fa molto onore: disse col suo accento di piacenteria il

ferravecchi; ciò mostra il vostro buon cuore.

— Sì, io ho un gran buon cuore.

Si rivolse al compagno, nel quale i bicchieri bevuti avevano già

dileguata alquanto quella ripugnanza che aveva provato da principio.

— Vedi, Andrea, io vorrei vederti nelle mie stesse condizioni.... E se

tu m'avessi ascoltato, a quest'ora saresti in ben altri panni da quelli

in cui ora ti trovi.

— Oh sì: disse _Macobaro_: bisogna ascoltarlo, Marcaccio; esso è uomo

che sa, che è pratico del mondo e che come si è aggiustato per bene le

cose sue saprebbe aggiustar benissimo anche quelle degli amici.

Andrea, al quale il vino bevuto cominciava a dar maggiore comunicativa e

più facile abbandono, scosse la testa e interruppe:

— Sì, sì: egli si è saputo aggiustar bene; ma la sua fortuna durerà

finchè durerà.... Gli è per una strada che può da un momento all'altro

rintopparsi coi carabinieri.

Marcaccio e _Macobaro_ si guardarono con un ammicco di soddisfazione.

Quando una coscienza, che si vuol corrompere, non ha più per tenersi

nella strada della virtù la paura di fallire all'onestà, ma quella

soltanto della repressione sociale, questa coscienza è molto presso a

capitolare. E diffatti Andrea, che a mente tranquilla sentiva tuttavia

un grande orrore alla sola idea di poter essere colpevole, quando i fumi

dell'ebbrezza cominciavano ad offuscargli la mente, non discerneva più

le cose sotto l'aspetto di prima e le proporzioni maggiori di ostacolo

al male, le prendevano non le ragioni della virtù, ma quelle del timore

del carcere.

— I carabinieri! Esclamava Marcaccio crollando la spalle; ma buonuomo

che sei! si rintoppano in essi soltanto i minchioni e gli imprudenti;

ora io non ti dico mica di essere nè l'uno, nè l'altro. E finchè

ascolterai me, va là che non correrai nessuno di questi pericoli.

Pelone veniva loro innanzi coi piatti fumanti che Marcaccio aveva

ordinati.

— Cominciamo per far ragione di questa buona roba che ci porta il nostro

bravo ostiere. To', prendi e mangia e prestaci soltanto un poco di

orecchia a _Macobaro_ ed a me, che ti dimostreremo facilmente la cosa.

Pose sul piatto di Andrea un'enorme porzione e mentre il marito di

Paolina si metteva ad ingollare grossi bocconi, Marcaccio continuava:

— Vedi mo, se io ho mai avuto il menomo imbroglio coi cagnotti della

polizia... E Macobaro?

— Io sono un onest'uomo: esclamò con indignazione il ferravecchi.

— Ed ancor io son tale! disse Marcaccio con pari accento; e vorrei

vedere chi mi venisse a sostenere il contrario.

— Siamo onesti uomini tuttidue: soggiunse Jacob con voce più insinuante

che mai.

— E seguirai ad esserlo tu pure: continuò il tentatore. Insomma, te l'ho

già detto tante volte e te lo ripeto: è disonesto chi leva un fazzoletto

di tasca all'uomo che passa e si lascia cogliere dall'orciere; ma

Nariccia, per esempio, il quale ha raccolto dei milioni strozzando il

suo prossimo, è onestissimo: perchè non faremmo noi i Nariccia in

piccolo secondo le nostre possibilità?

Jacob Arom si chinò sul desco verso Andrea e disse a sua volta:

— Sicuro, sicuro. Il sistema di Nariccia è il vero. Non vi consiglierei

mai cosa diversa. Eh corpo di bacco: tutti hanno il diritto di sfruttare

le loro capacità e la loro abilità..... Voi, Andrea, per esempio, valete

più d'ogni altro in una cosa.....

— Sì, nell'opera del ferraio: soggiunse Marcaccio. Non c'è chi ti bagni

il naso, Andrea, nel far, per esempio, una chiave, nell'aprire una

serratura.

— Bene, ripigliava il ferravecchi. Voi fate parte d'una frotta di amici

che si dividono il lavoro; voi fate una chiave, non sapete nemmanco a

che cosa servirà, a che serratura andrà, ma sapete che verrà utile a

quei vostri amici, con cui vi siete collegato. Questi vostri amici ve ne

ricompensano con una parte che vi danno od in numerario, od anco in

oggetti..... Il numerario, bene: ve lo mettete in tasca, gli oggetti, vi

recate per esempio da me, per venderli; io ve ne do tutto quello che si

può dare onestamente di denaro — sono segreto come una tomba — mai più

nessuno non saprà niente.

Andrea che cominciava già a sentirsi il cervello in ciampanelle per le

frequenti libazioni a cui lo aveva sollecitato Marcaccio, pur tuttavia

scosse ancora la testa.

— Nessuno saprà niente, ma lo saprò io..... E come oserei ancora

sollevare lo sguardo in faccia a mia moglie?

— Ci siamo colla moglie adesso! esclamò Marcaccio con ischerno. Vuoi che

ti ripeta anche una volta che sei un bambolone che ti lasci menar pel

naso dalla donna.

Ma il ferravecchi colla sua voce insinuante e piaggiatrice entrò in

mezzo.

— Il buon Andrea ha ragione. La buona moglie, lo dicono i proverbi di

Salomone, è una ricchezza che vi concede l'Eterno. Nessuno più di me

apprezza e rispetta la vita della famiglia..... Aimè! Mi ricordo come ho

vissuto in pace, concordia ed amore colla mia Giuditta che mi ha fatto

felice per tanto tempo, e mi ha lasciato morendo il prezioso regalo

d'una figliuola, un tardo fiore nella mia vecchiaia. Ma come la donna

deve essere sottoposta all'uomo, e Dio l'ha creata da una costola

d'Adamo appunto per indicare insieme e che ci deva essere cara come cosa

nostra, e che ci è dipendente ed inferiore; così la donna, dei consigli

e delle opere dell'uomo deve sapere quel tanto solamente che alla

prudenza dell'uomo apparisca opportuno di dirle. La moglie ha il governo

delle cose domestiche, ma subordinato all'alta direzione del marito.

Ella spendere e provvedere per la famiglia; lui procurargliene i mezzi e

non lasciare che i dispendi eccedano. Ma quando l'uomo dia alla massaia

i mezzi necessarii e non lasciandole mancar nulla di quanto occorre,

secondo i proprii bisogni e condizioni, la donna non ha diritto di saper

di più d'onde questi mezzi egli li tragga, e l'uomo farà benissimo a

tacerli; quando il parlare possa nuocere o soltanto destare in qualche

modo susurri in casa.

Jacob venne interrotto da Maddalena, la quale ad un tratto venne fuori

dalla stanza dell'uscio a vetri.

— Ah ah! sei qui furfantella: esclamò Marcaccio tra scherzoso e tra

irritato. Oramai ti fai più preziosa tu d'una regina, principessa da

lavandino... Vieni a sederti qui presso a noi, biricchina, ed onoraci

col bere un gotto di vino in nostra compagnia.

Maddalena crollò le spalle con atto d'impertinente impazienza.

— Voi mi seccate, Marcaccio. Ho altro da fare che andarmi a sedere

vicino a voi, e bere in vostra compagnia non ne ho punto voglia il meno

del mondo.

— Oh superbiaccia d'una superbiaccia! Rimbeccò il compagno d'Andrea. Tu

ti abusi della protezione di _quel tale_. Ma per la barba di mastro

Impicca, un giorno o l'altro _egli_ ti darà un calcio e ti manderà fuor

de' suoi piedi come uno straccio frusto, ed allora vedremo che cosa

avrai fatto della tua superbia, e se darai ancora di queste risposte

alla brava gente che ti ripagherà del tuo presente orgoglio.

La fante volse a Marcaccio uno sguardo ed un sogghigno pieni di fiele:

— Vorreste che ripetessi le vostre parole a _quel tale_?

— Ripetile al diavolo che ti porti: gridò in furia Marcaccio.

Pelone, che era presente, intromise la sua parola e disse colla solita

voce cavernosa:

— Lasciamo questi inutili discorsi..... Tu Maddalena va alle tue

bisogne, e voi Marcaccio non fatemi arrabbiare questa brava giovane che

non conviene nè a voi, nè a me.

Marcaccio, come per mandar giù la bizza, bevette di un tratto un colmo

bicchier di vino e poi riprese a masticare con furore i grossi bocconi.

— _Macobaro_, disse Maddalena, toccando sulla spalla il vecchio ebreo,

udite un po' qua una parola.

Jacob si alzò con premura, e fattosi in là di alcuni passi colla

giovane, udì da questa che il _medichino_ lo aspettava in _Cafarnao_ fra

un'ora.

— Va bene, rispose, non mi muovo più di qua, e quando sia tempo ci sarò

senza fallo.

La fante scese giù per la botola nelle stanze sotterranee; colà trovò

Meo coi suoi occhi di vetro fuori della testa più ancora del solito.

— Maddalena, Maddalena: diss'egli tremando della voce e di tutte le

membra: io vi voglio..... sì vi voglio bene..... un gran bene, e

voi.....

La figura del bietolone apparve alla giovane, ed era così ridicola, che

ella ruppe in una gran risata.

— Ah Meo! esclamò essa fra gli scoppi di risa. Se vedeste come siete

bello in questo momento!

Il povero sciocco si pose a tremare più ancora di prima; agitò le labbra

come per parlare, ma non seppe farne uscire suono nessuno; si sferrò dal

luogo in cui era, e salì la scala a chiocciola inciampando nei gradini

come uomo ebbro.

— Ah quel _medichino_! Diceva egli fra sè. Potessi vederlo impiccato!

Potessi vederlo impiccato!

La plebe, parte II · 第 34 / 37 题