CAPITOLO XI.

Al vedere entrare il direttore della fabbrica, la maggior parte degli

operai gli si fece incontro, e primi i capi dei laboratoi.

— Che cosa è successo? Domandarono tumultuosamente in più, circondando

il nuovo venuto. È egli vero quel che si dice? Ci sono i carabinieri che

vogliono arrestare il principale, che vogliono far chiudere la fabbrica?

Il direttore disse loro quel tanto che aveva appreso dalle poche e

confuse parole di Maria: che cioè il figliuolo del principale era già in

carcere e che la forza pubblica aveva invasa l'abitazione dei Benda per

menarne imprigionato anche il capo della famiglia.

Gli operai aggruppati intorno al direttore risposero a quelle

comunicazioni con una viva agitazione. Il figliuolo del padrone,

l'_avvocatino_, come lo chiamavano, non era loro famigliare di molto;

aveva egli poche attinenze con essi e raramente lo vedevano ed avevano

occasione di parlargli; ma tutti coloro che l'avevano accostato erano

rimasti presi dalle affabili di lui maniere, ed anche molti di quelli

cui non era avvenuto di parlargli mai, solo al vederlo, avevano provato

quell'influsso di simpatia che esercitava in quasi tutti la franca,

sorridente, e leggiadra fisionomia del giovane. Oltre ciò tutti sapevano

quanto amore avesse il signor Benda per suo figlio, ed il dolore che in

tale occasione provava il principale, per quelli operai che lo amavano

di molto, era potentissima cagione di commuoverli; ma non bastava, gli

era il principale medesimo di cui la libertà era minacciata, e qui,

all'affetto si congiungeva, per turbarli, la ragione dell'interesse, che

è il movente più efficace delle azioni umane. Diffatti, tutti si

domandavano che cosa avverrebbe di loro se, tratto il principale in

carcere, si dovessero chiudere gli opifici.

— Questo è un iniquo sopruso, questa è una prepotenza intollerabile,

questa è una birbanteria: gridavano in parecchi colla concitazione dello

sdegno. L'_avvocatino_ è il più buon giovane della terra; il padrone è

l'onestà in persona, è quello che dà pane a tutte le nostre famiglie. Se

si trattano i galantuomini come i ladri e gli assassini, dove andremo

noi a finire?

Il susurro cresceva come una marea che monta. Tutti avevano abbandonato

i loro posti, e in mezzo al più vasto dei laboratoi si agitavano braccia

nerborute e si corrugavano faccie minacciose annerite dal fumo dei

fornelli; ma forse tutto si sarebbe rimasto a quel rumore inefficace, se

Bastiano, su quelle polveri raccolte, non fosse venuto a recare la

scintilla della sua indignazione più viva di quella d'ogni altro. La

maggioranza degli operai amava la famiglia Benda, per cui mezzo aveva

lavoro e giusta retribuzione; più della comune l'amavano i capi-operai

che il principale aveva fatti partecipi ad una parte dei proventi; più

di questi ancora l'amavano il direttore e il sotto-direttore della

fabbrica più specialmente consociati all'andamento dell'impresa e che

quindi andavano debitori d'una certa agiatezza al signor Giacomo; ma più

di questi e di quelli e di tutti era affezionato e divoto a quella

famiglia il grande e grosso Bastiano.

Egli entrò nell'officina coll'impeto d'una catapulta e coll'autorità

d'un colonnello che va a porsi a capo del suo reggimento. Scuoteva colla

mano destra il suo poderoso bastone; aveva gli occhi pieni di fuoco e le

labbra piene di minacciose imprecazioni; possedeva quell'aspetto di

forza, quella voce potente, quell'audacia di risoluzione e sopratutto

quell'ardore di volontà e di convincimento onde sono vinte e trascinate

le masse. La sua eloquenza fu quella di un cannone che spara: una vera

mitraglia di giuraddio. Che sarebbero stati peggio di femminette a

tollerare che sotto gli occhi, di mezzo a loro, si venisse a portar via

il padrone; che di prepotenze non se ne aveva da sopportare; che la

brava gente non andava trattata come i birboni, ed a chi lo dimenticava

conveniva ridurglielo ben bene a mente. Per tutti i diavoli

dell'inferno, s'aveva da mandar via scornati quei sciagurati di cappelli

a becchi, o sarebbe stato chiaro che tutta quella mano di artigiani

erano pani in molle, mogi come cani da pagliaio.

La maggioranza afferrò gli strumenti del lavoro che aveva a tiro di mano

e mandò l'urlo più rivoluzionario del mondo; a quel fiume che stava per

istraripare, venne ad opporre una sua momentanea diga la opposizione

d'una minoranza che aveva formato un crocchio in disparte e guardava con

riprovatrice ironia questo agitarsi dei più. A dire il vero, questa

minoranza era composta di tutti quelli men bravi, meno diligenti e meno

onesti operai, ai quali la giusta ma inesorabile fermezza del signor

Benda, per la loro negligenza e per le loro varie mancanze, aveva

inflitto punizione di multe e minacciato al primo nuovo fallo il rinvio.

Quegli di costoro che faceva i più manifesti segni di riprovazione, si

avanzò verso il gruppo che stava per prendere le mosse dietro Bastiano,

e disse:

— Siete matti? Volete pigliarvela colla forza pubblica e ficcarvi in chi

sa che guai, per cose che non vi riguardano?

A questa inaspettata uscita, che aveva pure la sua buona parte di

ragionevolezza, Bastiano divenne rosso come un galletto.

— Che non ci riguardano? Gridò egli, dando un tremendo colpo in terra

col suo bastone. Giurabacco! Non ci ha da riguardare la sorte del nostro

padrone?

— Padrone! Padrone! Di ripicco quell'altro. E' sarà il vostro padrone,

Bastiano, che lo servite come un can da guardia; ma per noi? Non siamo

suoi servitori, noi; ed e' ci è nulla di nulla.

Bastiano ebbe una matta voglia di troncar subito il dibattito con uno

spediente che pareva il più naturale alla sua rozza e poco paziente

natura: quello di pigliar pel collo l'oppositore. Fece un passo

minacciosamente verso di costui e gli disse agitandogli innanzi agli

occhi il randello:

— Ah! per voi, Tanasio, il sig. Benda gli è nulla di nulla? Disgraziato!

Gli è quello che vi dà il pane...

Tanasio si trasse indietro.

— Non mi minacciate, Bastiano, chè tanto e tanto non mi fate paura e non

m'impedirete di dir la verità. S'egli mi dà il pane — e uno scarso pane

— io me lo guadagno col mio lavoro.

Il direttore della fabbrica comprese che la discussione era mal

impegnata in quel modo da Bastiano e che le parole del contraddittore

erano tali da produrre effetto sugli operai. Credette bene intromettere

la sua parola.

— Hai ragione, Tanasio: ma senza il sig. Benda questo lavoro che ti fa

vivere non l'avresti.

— Eh! Se non ci fosse lui ce ne sarebbe un altro. Andate là che non

mancheranno mai quelli che vorranno ingrassarsi dei sudori dell'operaio.

Egli sì che senza il nostro lavoro non potrebbe esser nulla e far nulla.

Gli è il nostro lavoro che guadagna al signor Benda i milioni; questo

nostro lavoro che, noi, ci lascia sempre nella miseria..... Perchè

volete ch'io mi scaldi il fegato per lui? Tutti i signori la scialano

levando la pelle al povero; e questo come gli altri. Mentr'egli viene un

momento a dare un'occhiata alle officine, scrive quattro scarabocchi

sopra la carta; ordina e comanda come un pascià, noi sgobbiamo tutto il

giorno e ci frustiamo la vita con un travaglio che ammazza: ed egli va

in carrozza e gode d'ogni bene di Dio, e noi mangiamo pane e polenta,

viviamo colla miseria alla gola ed andiamo a crepare all'ospedale.

Domando io se questo è giusto, se ciò vale la pena ch'io alzi pure un

dito a trarre da un mal passo questo nostro succhiasangue, ch'io mi

cacci in imbrogli per levarnelo lui?... Al diavolo egli e tutti i ricchi

del mondo; tutti gente cattiva, che vive alle nostre spalle e che

dovremmo aggiustar per le feste se sapessimo quel che ci facciamo.

Il gruppo degli opponenti diede una fragorosa approvazione a queste

parole che fecero alquanto perplessi gli altri.

Bastiano proruppe colla sua solita violenza:

— Brutto coso di un..... siete sempre nella miseria voi che tutto quanto

guadagnate non perdete tempo a sciupare in bagordi e con male femmine...

— Eh! che non vorreste la povera gente si dèsse un poco di spasso? Si

divertono bene loro, i signori; e cocchi, e cavalli, e feste d'ogni

maniera, e banchetti in cui si mangia in una volta quello che ci costano

i nostri pasti di un anno. E se io vo' sollazzarmi alquanto non ho costà

la cassa di ferro, in cui sono a torrette i marenghini, da pescarci

dentro, ma bisogna che mi raccomandi a quel porco _nen-da-vend_ d'un

_Macobaro_[3], per fargli comprare per pochi soldi or questo or quello

dei miei stracci, o delle mie masserizie. E ripeto che i poveri son

matti a pigliar la scalmana pei ricchi; e che si accoppino pure tutti

quanti, non abbiamo che da rallegrarcene, chè gli è un tanto di nostro

guadagno.

[3] Di questo ferravecchi ebreo, del quale alcuni dei miei

lettori meno giovani ricorderanno forse la figura originale e la

tragica fine, il vero nome era _Jacob Aron_; ma il popolo

torinese, per somiglianza di suono, usava scherzevolmente

chiamarlo _Macobaro_, che nel dialetto piemontese significa

quell'insetto coleottero lungicorne che manda odor di rosa.

_Nen-da-vend_ (niente da vendere) è il grido usato dai

ferravecchi ebrei; e il popolo ne ha fatto il nome di que'

mestieranti.

La violenza di queste parole destò una viva manifestazione di corruccio

e di riprovazione nella maggioranza.

— Bravo! Esclamò il direttore. Se i ricchi non ci fossero, chi darebbe

lavoro e chi lo pagherebbe ai poveri?

— Se non ci fossero i ricchi, non ci sarebbero più nemmanco i poveri;

quel denaro e quelle proprietà che i ricchi hanno accaparrato tutto per

essi, che hanno usurpato sul povero, sarebbero ugualmente distribuiti a

tutti, che tutti in fin dei conti siamo uomini uguali, e ciascuno ne

avrebbe secondo suo bisogno. Quanto poi al lavoro dell'operaio, eh!

anche in ciò m'intendo ed ho sentito da persone che ne sanno più di noi,

e potete domandarne a Marcaccio, chè esso ve ne farà conoscere; ho

sentito che la è un'ingiustizia il guadagno che il padrone di fabbrica

fa sul nostro lavoro, e che tutti quei proventi gli è noi stessi che

dovremmo spartirceli fra noi....

— Quante bestialità! Esclamò il direttore. Il padrone avrebbe da

contentarsi di farci lavorare e non averne profitto....

— Ma gli è che non ci sarebbero più padroni...

— Sì il mondo alla rovescia.... Senza padroni, come ci sarebbero gli

opifizi, come le macchine, come il capitale?

— Giusto! Il capitale è il nostro nemico.... Me l'hanno provato chiaro

come il sole... Macchine, opifici e tutto quanto, sarebbe roba nostra.

— Ti ripeto Tanasio, che queste sono bestialità che non hanno il senso

comune.

— Già, le trovate bestialità, voi che partecipate dei profitti del

principale....

Il direttore lo interruppe con forza:

— E s'io sono arrivato a tal punto; gli è perchè coi miei risparmi ho

potuto raccogliere un piccolo capitale, che ho investito nella fabbrica;

e che inoltre il signor Benda ha giudicato che la mia pratica e il mio

zelo nel fare il mio dovere fossero anche loro una specie di capitale

che meritassero frutto. Il capitale è il nostro nemico, tu dici, ma non

sai nemmanco che cosa sia il capitale. Esso è il risparmio fatto sui

guadagni del proprio lavoro....

— Baje! E chi nasce ricco senza aver mai fatto nulla?...

— Costui eredita il risparmio dei guadagni del lavoro di suo padre o di

suo nonno...

— E ciò non è giusto. Che chi lavora metta in disparte e goda il fatto

sparagno, va benissimo, ma che ne goda quello che non ha avuto altra

fatica che di nascere...

— Ma se suo padre non ha lavorato e non ha risparmiato per null'altro

che per lasciargliene a lui? To'; io non era che un operaio come sei tu,

ma invece di sciupare tutte le mie paghe in istravizzi, secondo che

Bastiano ti ha giustamente accusato di fare, io vissi con tutta

parsimonia ed accumulai quel poco che ora possiedo. Se qualcheduno mi

venisse a dire che quella roba guadagnata col mio santo sudore, non

apparterrà di buon diritto a' miei figli, per Dio!... vorrei

mostrargli...

Bastiano, che fremeva d'impazienza, uscì fuori allora colla sua vociona

e col suo solito impeto:

— Maledetti da Dio! Quante inutili ciancie noi stiamo qui infilzando che

non valgono un fruscolo, mentre quei cani laggiù ci portano via il

padrone e mettono a soqquadro tutta la casa. Aspettate ad accorgervi

qual sia il vostro interesse quando avranno mandato in rovina il

principale, sarà chiusa la fabbrica e voi sarete sul lastrico a crepar

di fame. Io non ne capisco un acca delle vostre quisquiglie, ma so che

quel Marcaccio, che voi Tanasio citate come un'autorità, è un tristo

arnese capace di qualunque peggior cosa, e so che il signor Giacomo è il

re dei galantuomini.

E qui si mise a ricordare tutti i meriti della famiglia Benda, la

giustizia e la benevolenza del signor Giacomo verso gli operai, la

carità della signora Teresa, la graziosa bontà della ragazza e la

domestica affabilità di Francesco; il direttore e i capi-operai

rincarirono; le teorie sovversive di Tanasio avevano allarmato l'animo

retto dei più; l'idea di rimaner senza lavoro, se il signor Benda loro

mancasse, li spaventava; la gratitudine e l'interesse si congiungevano

ad accrescere l'affetto che portavano al principale; breve, Bastiano e i

capi-officina riuscirono a trascinar seco la massa degli operai non

ostante l'opposizione dei pochi, e concitati, apparvero

tumultuariamente, come vedemmo, nel salotto dell'abitazione del

principale.

Il signor Giacomo comprese tosto di quanto pericolo fosse per lui e per

Francesco quell'aiuto, e pensò allontanare senza ritardo gli operai

ammutinati, ordinando loro, pregandoli di rientrare nei laboratoi e star

tranquilli. Si fece innanzi verso di loro con questo intendimento, ed

avrebbe di certo ottenuto lo scopo, giacchè la sua parola era appo que'

popolani autorevolissima, e massime sul capo e sul più furibondo di

essi, il portinaio Bastiano; ma una imprudente bravata del brigadiere

dei carabinieri venne a guastar tutto ed impedire ogni buon effetto.

Quest'eccellente Corpo di truppe fu sempre il più zelante nel suo

dovere, il più valoroso e disciplinato che sia stato mai: ma durante

l'assolutismo, investito di poteri maggiori di quel che si doveva, quasi

discrezionali, dotato di attribuzioni politiche e favorito di una

privilegiata protezione in ogni suo fatto, in ogni urto eziandio che per

ragione della sua eccessività nella sorveglianza politica gli avvenisse

di avere, non che coi privati, ma colle autorità civili e giudiziarie

altresì, era naturalissimo che trascendesse in una certa sicurezza di

sè, la quale in alcuni suoi membri di carattere più violento, a

qualunque grado della gerarchia appartenessero, dal generale comandante

all'ultimo allievo, si scambiava in prepotenza. Il brigadiere che aveva

accompagnato Barnaba in casa Benda era di questo genere. La senapa gli

saliva presto al naso: ed abituato a vedere innanzi alla sua temuta

divisa umiliarsi tutta la gente, credeva suo dovere mantenere ad ogni

modo, in ogni occasione questo sovrano prestigio all'_arma_, colla

minaccia e coll'impiego eziandio della forza, anche quando nè la

prudenza, nè il bisogno non consigliavano l'uso di essa.

Egli per ciò stimò opportuno e facile domar quella riotta con un atto

risoluto che subito ne imponesse ai tumultuanti. Il padre di Francesco,

avanzatosi verso gli operai per sermocinarli come dissi, era passato fra

Selva e i carabinieri; al brigadiere parve questo movimento inteso a

sceverare da lui e dai suoi uomini l'arrestato, affine di impedire loro

di seco menarnelo. Quindi, senza dar tempo al signor Benda di aprir

bocca, aggiustatosi di nuovo al petto la tracolla della sciabola per un

moto che gli era solito, fu in un passo al petto dell'industriale e

colla voce più rozza e col tono più burbero che potè gridò:

— Alto là! Si crede forse qua di opporcisi nell'esercizio delle nostre

funzioni? Di impedirci di fare il nostro dovere? Corpo del diavolo! La

sbagliate di grosso. Voi altri (e accennava col dito teso in atto di

comando agli operai) sgomberate più che in fretta; e Lei (e prese al

petto il signor Benda) Lei se fa la menoma opposizione ai nostri

comandi, lo arresto com'è vero Iddio!

E con violento sgarbo, rigettato di mezzo il padrone della fabbrica, il

brigadiere andò a ghermire Giovanni, cui trascinò presso i carabinieri,

i quali lo afferrarono e tennero alle braccia.

— E questo non ci scappa più, nè per Iddio, nè pel diavolo! Gridò il

brigadiere con un tono di minaccia e di trionfo che era altresì una

sprezzosa sfida a quegli uomini accorsi in aiuto del loro principale.

Molte volte avviene che un atto di coraggiosa, anzi di temeraria

risoluzione ne imponga ad una folla; e qui, avrebbe forse la violenza

del brigadiere ottenuto quest'effetto, se non ci fossero state due

circostanze ad impedirlo: la prima che gli operai entrati in quella

stanza erano dei più affezionati al principale, e il veder questo

trattato a quel modo, troppo li sdegnava; la seconda che a loro capo

c'era Bastiano, il quale per carattere non era alieno dalla violenza

ancor esso quando la gli bolliva, ed aveva un coraggio da non lasciarsi

così facilmente intimidire.

Vi fu un momento d'esitazione dopo quell'atto del brigadiere. La cosa

stette in bilico un istante; ma Bastiano la fece traboccar tosto dalla

parte della resistenza.

— Oh che, abbiamo da veder maltrattato il nostro buon padrone innanzi ai

nostri occhi?

A quegli uomini parve quello allora un maltrattamento fatto a loro

medesimi nella persona del loro principale; quella stessa violenta presa

di Giovanni tornò loro come uno sfregio per essi; si strinsero

minacciosi intorno a Bastiano che li dominava colla sua grande statura e

mandarono voci e parole di assai minaccia.

— Sgombrar noi! Continuava Bastiano sempre più concitato. Sono questi

brutti uccellacci che devono partirsene e senza tanti discorsi,

lasciando in pace l'onesta gente. Fuori di qua subito! Fuori!

— Fuori! Urlarono gli operai che circondavano il portinaio.

— Fuori! Ripeterono i compagni, che dall'altra camera facevano ressa

alla porta per vedere e per intervenire in quella scena ancor essi.

E quella massa compatta fece un movimento per cacciarsi addosso agli

agenti della forza pubblica.

— In difesa! Gridò il brigadiere, traendo egli rattamente di tasca una

pistola. I suoi uomini e gli arcieri ne imitarono l'esempio; e dieci

canne di pistola si volsero verso il gruppo degli operai che indietrò

alquanto sovrappreso a quella vista.

— Figliuoli! Che fate? Per carità! Gridò il signor Giacomo volendosi

slanciare in mezzo, ma trattenuto dalla moglie e dalla figliuola, le

quali pallide come morte sclamavano con infinito spavento: —

Misericordia!... Per amor di Dio!...

Bastiano era muso da non ispaventarsi punto alla vista di quelle

pistole, e il suo esempio poteva sui suoi compagni; oltre ciò, tutti lo

sanno, e quasi tutti lo hanno provato, quando il sangue è venuto in un

certo eccitamento, la lotta e il pericolo medesimo di essa esercitano

sull'uomo una tal quale attrazione, un fascino che gli travolge il

cervello e molte volte fa un battagliero anche dell'uomo il più prudente

e il più pacifico del mondo; aggiungete che quegli altri operai che si

trovavano nella camera vicina, non posti menomamente in rispetto da

quelle canne di pistola che non vedevano, seguitavano a gridare ed a

spingere innanzi. Una collisione pareva imminente: le parole del signor

Giacomo, nè le grida supplicanti delle donne non erano udite nemmanco, e

quel salotto stava per diventar teatro d'una dolorosa tragedia, quando

di botto là in mezzo suonò una voce fatta per essere ubbidita, e si

drizzò in tutta la imponenza della sua virile bellezza, della sua forza

giovanile, del suo indomabile coraggio la figura di Gian-Luigi.

— Abbasso quelle armi! Indietro voi altri! Intimò egli agli agenti della

forza pubblica dall'una parte, agli operai dall'altra. Qui non è luogo

di conflitto, e guai il primo che colla violenza fosse causa di spargere

pure una goccia di sangue!

L'autorevolezza della voce, dell'aspetto, della mossa nobilissima era

tanta che e i carabinieri e i birri, come gli artigiani, ne rimasero

sovraccolti. Quelli che si trovavano a capo degli operai si

allontanarono lentamente respingendo indietro il fiotto de' loro

compagni che premevano alle loro spalle; gli agenti della forza pubblica

chinarono a terra la bocca delle loro pistole.

Gian-Luigi era veramente fatto per dominare le turbe, coll'impronta

d'una natura superiore che gli raggiava in sul volto, colla potenza

della sua volontà che gli brillava nello sguardo, che gli fremeva nella

sonorità della voce. Fece egli scorrere i suoi occhi neri come un

carbone, profondi come un abisso, lucenti come un raggio di sole, sopra

il crocchio confuso dei popolani, e soggiunse con un accento

inesprimibile di efficacia, in cui all'autorità, quasi al comando, era

unito, e si sentiva, avreste detto, come una carezza, un sentimento

seduttivo di affettuoso interesse:

— Rientrate nei vostri opificii. Il passo che avete fatto vi onora di

molto, ma è falso e non otterrebbe lo scopo che vi proponete; e inoltre

non ha ragione di essere. Avete creduto minacciata la persona del vostro

principale, e sprezzando ogni pericolo, sorpassando ogni considerazione

di prudenza, da quei bravi, valorosi e affezionati operai che siete, non

avete posto tempo in mezzo ad accorrere in sua difesa. Felice quel

principale che ha cotali operai nelle sue officine!

Il popolo, la folla, è come le donne. Le adulatrici lusinghe ne

guadagnan di colpo le grazie. Tutti quegli operai prestarono la più

simpatica e la più deferente attenzione a quel bel giovane, che aveva sì

autorevoli sembianze e che parlava così bene. Non ci fu che Bastiano, il

quale, tenendo stretto stretto con tuttedue le mani il grosso bastone su

cui si reggeva, tentennava il capo con aria poco persuasa.

Gian-Luigi continuava:

— Ma per fortuna i vostri timori non sono fondati; e nessuno minaccia il

meno del mondo la libertà nè la persona del nostro caro signor Benda.

Un'esclamazione di soddisfacimento corse i ranghi degli operai che si

trovavano nella sala.

— Che cosa c'è? Che cosa c'è? Si domandò dall'altra stanza, dove le

parole di Gian-Luigi non erano giunte chiaramente intelligibili.

— Il principale è lasciato libero: dissero quelli che erano presso la

porta; ed anche dagli operai raccolti nella camera vicina si mandò

quella voce di soddisfazione per quel fatto che essi interpretavano

quasi un loro trionfo.

Ma Bastiano non era uomo da contentare con tanta agevolezza.

— Che ci dia quest'assicurazione Lei, signore, che non conosco, va

benissimo: così disse il portinaio; ma andrebbe meglio se ce la dessero

quei signori là.

E col suo grosso bastone accennava al gruppo dei carabinieri e degli

_arcieri_.

— Avete ragione, brav'uomo: disse Quercia col più lusinghiero de' suoi

sorrisi. E quei signori ve la daranno tanto esplicita e compiuta quanto

la potete desiderare.

Si accostò al brigadiere, e dissegli a mezza voce:

— Avete voi l'ordine di arrestare il sig. Benda?

Il brigadiere si strinse nelle spalle, poi si volse con muta

interrogazione verso Barnaba, il quale scosse la testa in segno

negativo.

— Pare di no: disse il brigadiere.

— Or bene: riprese a dire il dottor Quercia; non dovreste avere

difficoltà nessuna a dichiarar ciò a questa brava gente.

— Uhm! Fece il carabiniere esitante.

— Date retta: soggiunse vivamente Gian-Luigi con voce, accento e mossa

che lo atteggiavano a dominatore della situazione; so che cosa debba

essere la fermezza d'un militare, ma so eziandio che fra le virtù del

vostro ufficio si deve pur contare la prudenza. Stimate voi prudente lo

sfidare tutta questa baraonda d'operai che il pericolo del loro padrone

mette in furore? Ne ammazzerete qualcheduno; ma badate al numero loro, e

guardate che faccie risolute e che braccia d'atleta! Sarà una grande

responsabilità quella che cadrà su chi sia stato cagione d'un conflitto.

Pensate alle conseguenze. Tutte le famiglie di questa povera gente

sarebbero ruinate; — e voi non uscireste vivi, neppur uno, da questa

stanza. Non vi par egli adunque più saggio e conveniente, non dico il

cedere, non dico il rinunziare al vostro dovere, ma di rinserrarne

l'esecuzione in certi limiti e dare così alcuna soddisfazione a questi

accalorati?

Quelle parole fecero un'evidente impressione sul brigadiere.

— Il giovane che abbiamo arrestato verrà con noi: disse egli quasi

interrogando più che affermando.

— Sì certo. Nessuno pensa a torvelo di mano. Voi non avete che da

rinunziare a molestare dell'altro questa famiglia....

— Diavolo! E la perquisizione?

— L'avete fatta nella camera che più importava; avete preso colui che

fuggiva, certo colle cose appunto che si aveva interesse di sottrarvi,

dunque...

— Gli è vero.

— Dunque, ripigliava Gian-Luigi, non avete che da dire a questa turba

che voi ve ne andate senza altro.

Il brigadiere tornò a consultare con uno sguardo l'agente della polizia:

e Barnaba, al quale ora per assai ragioni, a dir il vero, pareva

mill'anni di essere fuori da quel ginepraio, fece di bel nuovo un cenno

affermativo colla testa.

— Va benissimo: disse allora il carabiniere graduato, si farà come Lei

dice...

— E andate là: soggiunse vivamente Gian-Luigi facendo scorrere uno

sguardo verso l'agente poliziesco sempre imbacuccato; andate là che vi

traggo fuori da certe belle peste!

Il brigadiere mosse d'un passo verso gli operai che stavano attendendo

tuttavia in attitudine ancor minacciosa, e disse ad alta voce

aggiustandosi al petto, secondo il suo solito, la tracolla della

sciabola su cui brillava la piastra colle cifre dell'arma:

— No, non vogliamo arrestare il signor Benda. La nostra missione è

compiuta, e se voi co' vostri atti non c'imponete nuovi obblighi, noi

stiamo per ritirarci.

Quercia aggiunse del suo:

— Il che, tradotto in buon piemontese, vuol dire che rientrando voi

pacificamente nei vostri laboratoi, questi signori si ritireranno da

parte loro, lasciando liberi del vostro principale la casa, la famiglia

e lui stesso.

— E ci renderanno anche l'_avvocatino_? Domandò con impeto Bastiano.

— Questo ve lo prometto io. Appena fuori di qui, correrò da chi fa

bisogno, e non tarderete a riavere fra voi il mio buon amico Francesco.

Gli operai ruppero in uno scoppio d'applausi che si ripercosse nella

camera vicina.

Gian-Luigi, con sempre maggiore quel tono di padronanza e di sicurezza,

continuò:

— Ritornate adunque nell'ordine ed al lavoro. Il signor Benda vi è

gratissimo del potente contrassegno d'affezione che gli avete dato, e vi

è più grato ancora, se adesso, uniformandovi al suo desiderio,

rientrerete tranquilli negli opifici.

Il signor Giacomo si accostò agli operai colle mani tese, con le lagrime

agli occhi, veramente commosso.

— Sì, diss'egli, cari figliuoli, vi ringrazio..... vi ringrazio

tanto..... Ma ora tornate al lavoro, vi prego.

E strinse le mani con forza a tutti coloro che erano in prima fila

dell'assembramento.

— Viva il nostro principale! Gridarono gli operai. Viva il signor Benda

e la sua famiglia!

E si ritrassero lentamente, come il fiotto del mare quando la marea

s'abbassa.

Allora Barnaba per segni diè l'ordine di partirsi a' carabinieri e

birri, e s'avviò egli primo verso la porta.

— Signore: disse Gian-Luigi accostandosi a Selva che i carabinieri

conducevano via tenendolo in mezzo: non trascurerò di occuparmi eziandio

di Lei, e spero, anzi son certo di ottenere colla liberazione

dell'avvocato Benda, anche la sua.

— La ringrazio: disse Giovanni; ma quello che intanto vorrei, sarebbe

che non avessi da passare in mezzo di Torino, scortato così come sono, a

vista di tutta la gente.

— Ha ragione. Vorrei offrirle il mio legnetto se non che ne ho bisogno

per correr tosto ad informare di ciò che qui accadde il conte di

Staffarda, il marchesino di Baldissero e lo stesso conte Barranchi,

perchè s'affrettino a farvi porre riparo nel modo il più completo. Ma il

signor Benda potrà mettere a disposizione di questi signori una sua

carrozza.....

— Subito: disse con premura il signor Giacomo. Do gli ordini e in pochi

minuti....

Barnaba scosse la testa in segno negativo, e disse colla voce soffocata

dalle pieghe del mantello:

— No. Poscia ai carabinieri, facendo loro un cenno imperioso del capo:

Avanti!

Non ci valse parola. Giovanni fremente fu trascinato dai carabinieri e

dalle guardie, a capo dei quali camminava l'agente di polizia. Questi

l'aveva amarissima contro il giovane arrestato per la bruciata carta, e

si piacque di far contro di esso così bassa vendetta. Nè bastò. Appena

fuor della casa, Barnaba, lasciando cader giù dal viso la falda del

mantello e parlando colla sua voce naturale, poichè non aveva più da

sottrarsi allo sguardo di Quercia, disse con accento di comando ai

carabinieri:

— Ammanettatelo.

Giovanni si richiamò altamente, rosso di sdegno nel volto. Il brigadiere

stesso esitò. L'agente di polizia ripetè seccamente l'ordine.

— Costui ci ha mostrato, soggiunse, quanta pervicacia sia la sua! Si

merita questo ed altro: nè voglio che mi sfugga come avvenne d'altro

rivoluzionario a Roma... Obbedite!

A Selva che dovette cedere alla forza, vennero per furore ardenti

lagrime negli occhi; si morse le labbra fino al sangue, ma non aprì più

bocca. Per un momento camminò a capo basso, vergognoso; poi scossa

fieramente la testa, levò la fronte, e pallido, ma risoluto nel viso,

seguitò la strada con quella fermezza e quella sicurtà che ha il martire

d'un'idea perseguitata dalla forza. E così attraversò egli Torino in

mezzo alla oltraggiosa curiosità dei passeggieri, deriso dal volgo,

compassionato da alcuni, dignitoso sempre nella sua nobile calma.

Quant'odio raccogliessero nelle anime oneste contro il Governo i suoi

agenti con cotali atti è facile immaginare, e conveniva bene che in

questa gioventù piemontese fosse forte e profondo il patrio affetto,

perchè tutti i rancori, tutti i desiderii di vendetta suscitati per

simili infami tratti svanissero quel giorno in cui quel Governo medesimo

bandiva la politica nazionale e si sposava colla libertà.

Quercia intanto, partita la schiera poliziesca, erasi accostato

premurosamente ai genitori di Francesco.

— Si rassicurino: aveva loro detto con quell'accento che sapeva rendere

così simpatico ed insinuante. Io metterò in opera tutto il mio credito,

tutte le mie influenze per restituir loro quanto prima il figliuolo.

C'era tanta sicurezza nelle parole e nell'aspetto di quel giovane che

Giacomo e Teresa, e più ancora Maria, accolsero quella come una certa

promessa.

— Dio la benedica! Esclamò la povera madre prendendo a Quercia una mano.

— Le saremo eternamente grati: soggiunse il signor Giacomo stringendo al

giovane l'altra mano.

Maria, ella, venne innanzi al dottore e incrociando le sue manine in

atto quasi di supplica, quasi di ammirazione, esclamò con voce impressa

di tanto affetto:

— Oh sì! Le saremo eternamente grati.

E poscia arrossì fino sulla fronte sotto lo sguardo pieno di fuoco con

cui il giovane le rispose.

— Ci conto su: disse Quercia mezzo sul serio, mezzo scherzosamente.

Corro adunque senza perder tempo, e fra poco ne udranno le novelle.

Partì scambiando con quella affettuosa famiglia i più affettuosi saluti.

Maria corse alla finestra per vederlo un'ultima volta mentre egli saliva

in carrozza. Ed egli pure la vide; e i loro sguardi s'incontrarono come

due raggi di luce. Era egli partito, e Maria rimaneva ancora immobile a

quel posto, la candida fronte appoggiata ad una delle traverse

dell'intelaiatura delle invetrate. Vedeva nel suo pensiero la bella

figura di quel giovane ardimentoso nell'atto che affrontava con tanta

sicurezza il pericolo, che dominava con tanta supremazia le turbe, che

s'imponeva con tanta autorità a tutti, e il cui sguardo pur tuttavia era

certe volte sì dolce!...

Povera Maria!

La plebe, parte II · 第 20 / 37 题