Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra

tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.

Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene

del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5

maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.

Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in

affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di

qualche provincia.

[240] Veg. la nota 238, pag. 128.

[241] Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di

Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da

parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare

i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre,

censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della

figliuola con re Giacomo.

[242] Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono

vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi

popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato.

Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.

[243] Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si

portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata,

particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a

t.

Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la

commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e

perchè _ab hostium non ledantur insidiis_. Ibid., fog., 26.

[244] Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si

legge un capitano in Lucera.

Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in

Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.

[245] Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita

una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di

Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.

Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto

alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31

a t.

Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia

di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.

Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano

a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando

la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.

Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati

in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.

Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi

in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.

Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri.

Ibid., fog. 87.

Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini

per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.

Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog.

97.

[246] Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi

documenti:

Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino

alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia,

bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.

Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di

Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.

Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in

Calabria. Ibid., fog. 80.

Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni

pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale.

Ibid., fog. 54.

Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e

allo addoamento. Ibid., fog. 79.

In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento

de’ cavalli all’impresa di Sicilia.

[247] Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli,

per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e

Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo.

Reg. cit., fog. 51 a t.

Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine

dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini, _armis et

instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle

Capri et Procide_. Ibid., fog. 61.

Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con

accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo

si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa

300, Capua 300.

Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì,

alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati

pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una

contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.

[248] Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:

Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli

statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.

Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean

trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle

di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto

numero di cavalli e fanti, è provveduto: _quod de quolibet foculario

mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis

que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato_. Ibid., fog. 46.

Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare

servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14

aprile. Ibid., fog. 2 a t.

Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie

presentatesi al castell’Abate, _coram Roberto primogenito nostro duce

Calabrie_. Ibid., fog. 36.

Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di

Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini,

ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.

Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean

assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.

[249] Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli

stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once

520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che

vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per

cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo

diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di

Berengario d’Intensa, _e d’un negozio_ che costui dovea compiere. Vi si

fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre

forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A,

fog. 54.

Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca

Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.

Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati

altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano

in val di Crati e Basilicata _cum mero et mixto imperio et gladii

potestate_, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.

Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar

patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo

e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.

Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi

il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.

Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che

Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg.

1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.

Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per

la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.

[250] Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto

e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario

degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era,

dice il diploma di Carlo II, _ad fidem et mandata nostra reversurus_,

e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10,

per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto

della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.

Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea

preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de

Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli

dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso

Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni

dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.

Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e

Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi

in prigione. Ibid., log. 75.

Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era

tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della

compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90

a t.

Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da

questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo,

che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era

anch’egli _fedele_ di re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.

Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di

Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando

d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che

Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà,

per procaccio di Giacomo.

[251] Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due

del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento.

Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per

Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo

Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si

pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55.

Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.

Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg.,

1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di

costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di

lui un altro pagamento.

Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali

sembrano i casi de’ due documenti seguenti.

Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si

era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei

tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.

Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite

da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato

disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e

pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.

[252] _Honor est quod onus alleviat_, leggesi ne’ due diplomi dati il

10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a

Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli,

reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.

[253] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.

[254] Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg.

1299, A, fog. 113, a t.

[255] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.

Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma

del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del

regno, in Testa, op. cit., docum. 17.

[256] Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II,

dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse

tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri

abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi, _succedentibus

prosperis_, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di

Napoli, reg. 1299–1300, C.

Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.

[257] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.

Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6

luglio 1299, ivi trascritto.

Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII,

pag. 174.

Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il

giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33,

delle nemiche a 55.

Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script.

Venezia, 1771, pag. 311.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei

fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le

nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I

nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.

Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal

governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di

Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174,

a t.

[258] Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.

Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma

ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a

questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la

moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli

attribuiscono gli scrittori guelfi.

La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota

precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna, _quia dominus

papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat_.

[259] Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’

documenti del r. archivio di Napoli.

Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri,

con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà

Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a

t.

Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso

e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra

per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea

opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog.

182.

[260] Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.

[261] Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum.

19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno,

e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.

[262] Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo,

Q. q. G. 1, fog. 190.

[263] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.

Anon. chron. sic., cap. 63.

[264] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic.,

cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio

1299, pubblicata ancora in altre opere.

[265] Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi,

eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le

ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg

seg. 1299, A, fog. 152 e 173.

Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre

isole, Ibid., fog. 152.

Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la

fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci

al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog.

177.

Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II,

indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente

vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome

regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole

prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al

quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.

Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al

quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in

compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in

man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole

della vittoria che, _jam patet in orbem_, e della clemenza verso gli

abitatori di Capri e Ischia.

Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in

demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.

[266] Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299),

pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si

vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata.

Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per

costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.

Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui

è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli: _Te igitur

capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in

partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi

regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari

et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii

reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre

statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate_, etc.

ibid., fog. 171.

Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15º del regno di Carlo

II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia,

la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di

Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300,

C, fog. 6.

Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che

Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.

[267] Docum. XXXI.

Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso

Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e

d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate

da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R.

archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.

Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro

razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.

Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far

mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di

amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le

erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.

[268] Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di

mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci,

che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per

lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento

e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo

sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299,

A, fog. 155 a t.

Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a

richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.

Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi

a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid.,

fog. 136 a t.

Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni

marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.

Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati

all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio

di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si

scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto

si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico

di vittuaglie ch’era a lui destinato.

Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le

seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo,

ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di

gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.

Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a

Squarcia Riso milite, il castello e la terra, _Sancti Filadelli_ (San

Fratello) _situm in valle Demonis_, in vece di quel di Sortino, datogli

_olim serviciorum tuorum intuita_, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio

di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.

Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso

militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria.

Ibid., fog. 149.

Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale

del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone,

che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio

di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.

Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A,

appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello

di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione

o dono. Ibid., fog. 113.

[269] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.

La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I

documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano

che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran

feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.

Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta

conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede

a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg.

seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.

Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non

noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i

suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.

Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia

fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel

castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino

di Manfredonia. Ibid., fog. 250.

Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al

Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vulto

_cum gualdo suo et vallis Vitalbe_. Ibid., fog. 291.

Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè

appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.

Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo

Maletta, figliuol naturale del. _vir nobilis comes Manfridus Malecta.

V’era scritto ancora comes Minei_, e si vede cancellato. Ibid., fog.

396 a t.

Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte

Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San

Gervasio. Ibid., fog. 176.

Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino

in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori

che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani

all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.

[270] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.

[271] _Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid._,

cap. 7.

[272] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.

[273] Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni

d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue

leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della

tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi

di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile,

Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.

[274] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.

Anon. chron. sic., cap. 64.

Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione

de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era

già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli,

e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male

informato, nel parlar di queste vicende.

I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con

essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime

concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare

che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita

Catania.

Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299). _Attendentes fidem

et merita fructuosa Virgilii de Catania militis_, il re lo elegge

consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r.

archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.

Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche

1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come

abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque

dicembre). È conceduto a Virgilio de _Catania_ milite, il castel

di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto,

ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.

Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita

di Scordia da Catania, _filia quondam magistri Michaelis de Sanducia_,

il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione

del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di

Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo

titolo col quale il chiama sempre Speciale.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.

Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11

ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto

Virgilio il tenimento _Piccarani_, tenuto da Matteo di Termini ribelle,

il tenimento _Scorpionis et casale Chifala_ (forse Cefalà Diana), nella

Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli

uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.

Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di

Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a

Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea

tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella

conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.

Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11

ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di

Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.

Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al

par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la

parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di

Catania, e prendea in trattarne degli altri.

S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti,

Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.

Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di

Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di

Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto

che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejus _ministerio ac Virgilii

de Catania militis fratris sui_. Al momento gli era stata conceduta

l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si

assegnavano i casali _Chanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi

exhabitata ab antiquo_, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid.,

fog. 86.

Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è

trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son

conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di

Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando,

l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta,

com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano,

vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo

de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il

principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè

questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli

andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle

pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.

Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per

congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone

Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un

fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone,

Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.

Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato

consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma

della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C,

fog. 42 a t.

Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del

diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio,

Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi,

e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.

Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio

e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere

e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.

Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II.

Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di

Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania,

_quem militari nuper decoravimus cingulo_. Ibid., fog. 52 a t.

Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone

il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezza

_quibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre

cultum laborasse dignoscitur_. Ibid.

Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.

Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania,

stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in

territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il

casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso de _Comestabulì de Thasina

civis Cathanie_, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania,

voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.

Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in

questo fatto di Catania.

L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di

Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto,

Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a

Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro

in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane,

e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino,

concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che

Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.

L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo

II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari

e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.

[275] A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28

dicembre 1299, citato nella nota precedente.

[276] Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.

[277] _Et que_ (_servitia_) _ad presens sub continuis laboribus in

convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule

Sicilie prestat_, etc., si legge nel docum. XXXVI.

[278] Anon. chron. sic., cap. 64..... _Non tamen quod aliquod ipsorum

captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna_.

[279]

Lo principe de’ nuovi Farisei

Avendo guerra presso a Laterano,

E non con Saracin, nè con Giudei,

Che ciascun suo nimico era Cristiano,

E nessuno era stato a vincer Acri,

Nè mercatante in terra di Soldano.

DANTE, _Inf_., c. 27.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.

Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald,

Ann. ecc., 1299, §. 6.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.

[280] Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.

[281] Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S.,

tom. IX.

[282] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.

Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.

[283] Raynald, Ibid.

[284] Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo

Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che

il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a

capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato

da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar

Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio,

e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i

particolari dell’impresa del principe di Taranto.

[285] Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse

presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il

consiglio.

[286] La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe

di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti.

Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma

le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola

di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i

cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando

senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’

nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della

battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada

e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal

s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più

degna di fede.

[287] Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo,

e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e

dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris

D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo

il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non

avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe

di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le

disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.

[288] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.

Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di

Federigo a’ Palermitani.

Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.

Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.

Montaner, cap. 192.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che

con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.

[289] Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è

pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.

Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo

larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano

egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da

Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto

fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.

[290] Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.

[291] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.

[292] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.

[293] Montaner, cap. 191.

[294] Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre,

passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni

paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105,

106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la

restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli,

reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.

[295] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.

Anon. chron sic., cap. 68.

Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion

di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia

della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del

castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per

combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello.

Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto

cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi

della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in

alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir

piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave

e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe

dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico

Montaner: ma io penso che no; 1º. pel nome diverso, appellandosi il

castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2º.

pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel

quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3º. infine per quel

nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un

inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.

Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi

due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i

seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per

la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri, _nuper mortui_ in Sicilia,

guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de

Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di

Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.

Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di

Giovanni di Joinville, _militis captivi apud hostes_. Ibid., fog. 258.

Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco

l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce,

prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.

Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa

di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia.

Ibid., fog. 161.

Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’

vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid.,

fog. 162.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’

beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in

Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.

[296] Veggasi cap. XXVII, pag. 164.

[297] Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.

[298] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.

Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron.

sic., cap, 57.

Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re

commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova,

d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei

sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due

da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici

dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in

realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r.

archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.

4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio

della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro

il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di

Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i

documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di

Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.

[299] Docum. XXXII.

[300] Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.

[301] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.

[302] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole

del breve son queste: _Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies

considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus

inserenda_. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi,

rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra

terra per parte angioina.

[303] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo

stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica

di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

[304] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo

1300 a questo effetto.

[305] Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.

Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.

Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore

della Cron. d’Asti fu testimone oculare.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.

[306] Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300,

citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno

trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli,

reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.

Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una

quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta,

avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni

della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa

Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte,

once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di

rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in

quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once

10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.

Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once

d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog.

412 a t.

Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si

legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di

danaro dato a re Carlo dal papa, _cogitans quod ad promocionem et

prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra

Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque

nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc_., e

segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli

avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi

d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla

restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di

questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come

oggi si direbbe, banchieri del papa.

[307] Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300).

Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium,

Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea

ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno;

e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie

rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi

di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli,

reg. 1299–1300, C, fog. 235.

Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo

elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da

quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da

promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in

particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli

per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.

Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’

Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi

crediti contro il re. Ibid., 287.

Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo

de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a

torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in

Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa

che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg.

1299–1300, C, fog. 144 a t.

Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano

da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con

ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti,

obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui

concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.

Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per

imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’

grani. Ibid., fog. 302.

Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’

Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di

mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in

parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le

once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog.

244.

[308] Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300).

Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle

once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier

de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg.

1299–1300, C, fog. 260 a t.

[309] Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio

tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog.

353.

[310] Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300).

Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i

nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano,

orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C,

fog. 241 a.t.

Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind.

(1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22

detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid.,

fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.

La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.

Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once

7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli

stipendi. Ibid., fog. 90.

Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per

once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.

[311] Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel

r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta

de’ soldati, _qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles

nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis

aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc._

[312] Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r.

archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia

da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun,

_rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi

ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre

prosecutione accedant_.

Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire

tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto,

sotto la ipoteca di tutti i beni del re.

[313] Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier

Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini

di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate

legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in

Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque

spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300,

C, fog. 150.

[314] Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.

Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180,

nota 1.

[315] Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli,

reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel

Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del

credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once

al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un

caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per

riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero,

fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il

rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.

Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.

Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo

nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a

t.

Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.

[316] Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a

diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera,

sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle

province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già

prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog.

237 a t. e 238 a t.

[317] Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a

Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della

sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi

quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il

cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto

di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia.

Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.

[318] Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel

reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto

capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare

a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa

straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente

fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.

[319] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.

Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati,

parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero

di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal

papa, come innanzi si disse.

[320] Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind.,

registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’_ comites

nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris_, etc.

La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi

diplomi, è detta: _Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam,

etc_.

[321] Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè

a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria

di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di

Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel

di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’

guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.

Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo

e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a

Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.

[322] Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc.,

1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.

[323] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15

gennaio 1300.

[324] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.

[325] Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di

Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco

di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee,

_ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi,

assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi

Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum

auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem

juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis,

etc._

[326] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.

Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon

replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone

de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de

Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons,

Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.

[327] Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.

Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.

[328] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.

Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova

negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il

1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento.

Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere

accolto i legati di Genova _allocutione placida et affabili, servata

gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum

oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum_.

[329] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.

[330] Ibid., §. 11.

[331] Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom.

XVII, pag. 1019.

[332] Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann.

ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si

ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di

Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami,

cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli

altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore

sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion

diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che

i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun

diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o

Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta

o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione

topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli

stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare

in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o

Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè,

distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte

terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di

Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io

non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo,

come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:

Tra Lerici e Turbia, la più deserta,

La più romita via è una scala, ec.

_Purgat_., c. 3.

Ecco l’Elenco dei diplomi:

Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.

Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit.,

fog. 257.

Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza;

consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se

Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali

contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la

repubblica per mare e per terra, fog. 355.

A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di

Latorbia, fog. 145.

Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18

aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.

A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati,

inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini,

fog. 355.

A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati, _Verum, attento

et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum

sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini

Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc_., è ordinato che i

legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino,

aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.

A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere

a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.

A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a

richiesta dei legati, fog. 200 a t.

Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre

d’Abegio, fog. 225.

Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della

consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.

A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.

A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog.

200.

Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e

a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.

A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si

parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma

del 6 maggio) _come in romana curia noviter habiti de conscientia

domini nostri summi Pontificis_. Esaminato l’altro, il re mandava ai

legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di

lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco

di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra,

contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si

pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in

Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi,

facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma

solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola

e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi

armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti

per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano

per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli

Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e

anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro.

Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero

l’accordo, fog, 195 a t.

Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.

Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè

ubbidissero, fog. 200.

Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della

pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi

si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia,

facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza

non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe,

nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di

Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di

più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di

Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi;

e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.

A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in

Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario

procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni

de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti

genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a

costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog.

267 a t.

A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a

richiesta dei legati, fog. 242.

Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il

papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender

la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi

legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di

procacciare la resa di Monaco, con ogni modo di _potenza_ o _pazienza_,

fog. 365.

Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto

gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian

questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il

trattato nol vieti, fog. 355.

Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a

richiesta de’ legati, fog. 365 a t.

A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia

data a persona fidatissima, talchè _nullus alius nisi nos ibi posse

habeat_, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra,

fog. 365 a t.

A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il

re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè

degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse

dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a

espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.

A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al

comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si

raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.

A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi,

con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si

mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito,

fog. 357 a t.

Lo stesso dì. _Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati,

consilio et communi civitatis Janue_. Si dà ragguaglio ad essi della

pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè

al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco,

accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione

di Monaco, fog. 281 a t.

A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del

trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del

monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo

da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la

più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia,

Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.

Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra

Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da

Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per

faccende del re.

[333] Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.

[334] Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301,

l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald,

Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.

[335] Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni

secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie

ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno

di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300).

Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.

Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re

confermava.

[336] Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a

t.

È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.

[337] Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.

[338] Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla

di _reversione proxima in spiritu sinceritatis_, degli uomini di Naso.

[339] Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11

maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.

[340] Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a

fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.

[341] Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di

Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.

[342] Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog.

270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero

in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e

legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri

nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a

trattenuti in Messina.

[343] Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.

[344] Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia,

signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e

disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a

fog. 47 a t. e 48.

[345] Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan

di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo

di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano

di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20

luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio

Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna,

ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1

agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del

6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.

[346] Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son

confermazioni di concessioni di Roberto.

[347] Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C,

le concessioni di questa natura.

Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto

dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a

Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod

dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto

di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio

non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a

tenersi in demanio.

Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog.

358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia,

a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.

[348] Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da

re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni

di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo.

Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.

[349] Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog.

19.

[350] Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20,

Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel

registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento

del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.

[351] Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.

[352] Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di

Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.

[353] Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser

tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag.

193, 194.

Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione,

del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99;

trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi

danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel

di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300,

C, fog. 372 segnato per errore 332.

[354] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.

[355] Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate, _quasi evo

prestantior_ tra gli altri capitani, e cel mostra _concutiens caput

jam vergens ad senium_. Questo attestato parrebbe in contraddizione

alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che

si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi,

tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma

supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia

di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le

due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il

diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero

in quell’anno castellano del castel di Favignana.

[356] _Semiviri_, Speciale.

[357] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69.

Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304.

Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in

Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da

Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’

nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.

Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio

di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio

tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo

de Sulteri da Tolone, che: _dimicans cum hostibus in marino conflictu

cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc._

[358] Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un

diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a

t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani, _tunc

morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis)_.

[359] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.

[360] Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.

[361] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.

[362] Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad

occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro

e Castrogiovanni.

[363] Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto

Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.

[364] Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui

che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana,

con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento

la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.

[365] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.

[366] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.

[367] Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a

Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori

di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II,

1299–1300, C, fog. 271.

Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino

milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.

Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro

d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto

d’alcuni suoi concittadini prigioni.

[368] Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno

è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe

di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso

a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del

regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.

Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto

simile in favor dello stesso Prestorano.

Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t.

Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana,

perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui

sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.

Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto

Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo.

Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.

[369] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.

Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti

cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa

in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di

Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.

[370] Seguo nello Speciale piuttosto la lezione _Frumentinum_, che

_Furnuntinum_; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice

di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella

del real palagio di Palermo, pag. 87.

[371] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.

Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla

corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie

de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.

[372] Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12,

opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione

cit. Parigi, 1840, pag. 409.

[373] Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni,

da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe

spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del

sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno,

che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.

[374] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.

Montaner, cap. 196.

[375] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.

Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore,

e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero.

Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio

focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è

tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.

[376] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.

[377] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta

questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.

[378] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.

[379] Montaner, cap. 193.

[380] Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.

[381] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.

[382] Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca

si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza

del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la

condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma

negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de

l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio

negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il

Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.

[383] Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio

1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve

del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data

dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata

rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J.

723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de

Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois

morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma

preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.

[384] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre,

21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve

del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si

accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per

decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois,

assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del

reame di Francia, J. 721, 1.

Montaner, loc. cit.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.

Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.

Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976

e seg.

Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301,

Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.

[385] Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui

pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di

Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.

[386] Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722,

5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa,

seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part.

2, pag. 4.

[387] Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma

l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in

Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.

[388] Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.

[389] Docum. XXXVII.

[390] Docum. XLI.

[391] Docum. XLII.

[392] Docum. XXXIX e XL.

[393] Docum. XXXVIII e XLIII.

[394] Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois

in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:

Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.

Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.

Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.

Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è

detto il soprannome di Carlo senza terra.

[395] Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.

[396] Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.

[397] Montaner, cap. 197.

[398] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

[399] Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la

testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente,

anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel

1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.

[400] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Montaner, cap. 197 e 198.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.

[401] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.

[402] Veggasi la nota 2, pag. 223–24.

[403] Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.

[404] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.

[405] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.

Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.

Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.

Montaner, cap. 198.

Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere

alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci

danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§.

3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli

Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la

brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto

con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di

Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.

Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto

1302, furon questi:

«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia

e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e

assoluto.

«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.

«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.

«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto

quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.

«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione

di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra

Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir

la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e

il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della

restituita Sicilia.

«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.

«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»

Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste

mutazioni:

«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come

piacerebbe meglio a re Carlo.

«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non

asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero

sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.

«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle

di Calabria in dì 45.

«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima

della rivoluzione dell’82.

«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre

città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino

al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’

Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»

I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo

stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei

resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal

mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi

chron. sic., cap. 70.

E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si

cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303,

Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:

Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo,

per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’

patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo;

dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir

nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati

i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli

Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea

tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il

dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del

papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi,

o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in

caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di

Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò;

restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar

alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per

la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante

vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi

patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti,

fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e

dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re

di Trinacria, finchè tenesse l’isola.

Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di

Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti

citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato

nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al

trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il

possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di

tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel

trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois,

che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge

dal documento citato qui appresso.

[406] Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.

[407] Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea

di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici

o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e

quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia

di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire

de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità,

solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia:

_Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae_, contro i patti

stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè

tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato

da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del

reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato

in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili

di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di

Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in

buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti

alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da

Filippo il Bello.

[408] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.

Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo

per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati

del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23

settembre.

[409] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.

[410] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.

[411] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.

Montaner, cap. 198.

Anon. chron. sic., cap 70.

[412] Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di

Federigo II, docum. 22 e 26.

[413] Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.

[414] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.

Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.

Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre

decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliere

_Felicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum

fidelium, etc_. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q.

G. 2.

[415] Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag.

962 e 978.

[416] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.

Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.

[417] Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,

[418] Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il

diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.

[419] Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante

nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che

disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò

sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori

in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del

Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro,

vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza

s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero

mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le

quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’

Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega

di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per

la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata

siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli.

Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo

al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà,

scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan

sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la

mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:

Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,

............

Vadi a mia bella figlia, genitrice

Dell’onor di Cicilia, e d’Aragona.

_Purg_., c. 3.

E qui Benvenuto da Imola notava: _Idest honorabilium regum; Quia domnus

Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum_; nè può

ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:

Che non si puote dir dell’altre rede;

Iacomo, e Federigo hanno i reami:

Del retaggio miglior nessun possiede.

_Purg_., c. 7.

Vedrassi l’avarizia e la viltate

Di quel, che guarda l’isola del fuoco,

Dove Anchise finì la lunga etate:

E a dare ad intender quanto è poco,

La sua scrittura fien lettere mozze,

Che noteranno molto in parvo loco.

_Parad_., c. 19.

E quel che vedi nell’arco declivo,

Guiglielmo fu, cui quella terra plora,

Che piange Carlo e Federigo vivo:

_Parad_., c. 20.

_Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid

tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis

marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite

carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed

praestat ad propositum repedare quam frustra loqui._

_De Vulgari Eloquio_, lib. 1, cap. 12.

E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo,

pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il

campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione

che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di

Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta,

l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.

[420] In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di

Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre,

ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett,

ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.

[421] Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di

terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.

[422] Lib. 8, cap. 112.

[423] Deletu per delectu. Sine deletu personarum, _senza riguardo a

persona_, Du Cange, Glossar.

[424] Morula per Mora.

[425] Emendis, _espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende_,

Du–Cange, Glossar.

[426] _Piuttosto_ fulguribus, _che meglio conviene alla forte immagine

del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle

regioni occidentali e settentrionali d’Europa_.

[427] _Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo

continua senza nè anco una pausa_.

[428] Ortabatur _da ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo

in luogo_ di obstare, Du Cange, Gloss. _Potrebbe essere anche una voce

barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata da_ ortus.

[429] _Propongo la variante_ sopit at nuda Cathana, _che darebbe un

significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre

il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione.

La figura dell_’aura incendii _sembra tratta dal noto fenomeno

dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è

prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori

del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea

il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si

dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena_.

[430] _Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa

far comprendere il_ Pape videtur libet et gemere, _dandogli questo

senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre

tal incredibil cumulo di mali, etc.?»_

[431] _in senso di schiacciati, calpestati; da_ irrumpere, _violare,

infrangere_.

[432] _Questa voce_ corvulo _non so che sia. Par che derivi da_ corvus,

_e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di

stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della

schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variante _corculo_.

Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore

della marina_.

[433] _Il verbo_ domentare _par d’invenzione dello scrittore di questa

epistola. È tratto evidentemente da_ doma _tetto_, Du Cange, Gloss.

[434] _A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe

sostituire_ migrandum _che non reggerebbe alle regole della grammatica,

ma darebbe pure un barlume di senso_.

[435] Polis, urbs; Du Cange, Gloss.

[436] _Senza dubbio_ exuteratione. _L’atroce fatto creò questo nuovo

sostantivo_.

[437] _Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel

precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur

troppo._

[438] _Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e

ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla_.

[439] _Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’

forastieri, e di refettorio de’ monaci,_ Du Cange, Gloss. _Si potrebbe

leggere anche_ paleum o palmum _questa parola che è abbreviata con

segni non molto chiari nel Ms_.

La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII · 第 103 / 104 题