[1] Bart. de Neocastro dice Protontino, ch’era grado nell’armata,
seguente all’ammiraglio, come il mostrano tre diplomi del 16 agosto
1299, per Pietro Salvacossa. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299, A,
fog. 170, a t. e 171.
[2] Bart. de Neocastro, cap. 101.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 8.
Il Montaner, che nella sua memoria confuse orribilmente la cronologia
di questo periodo del regno di Giacomo in Sicilia, porta la tempesta
sofferta dall’armata siciliana nel 1288 o 1289, con manifesto
anacronismo.
[3] Neocastro e Speciale, loc. cit.
Anon. chron. sic., cap. 47.
[4] Bart. de Neocastro, cap. 102, nel quale si legge che Giacomo
toglier volle, _se alcuna ve n’era_, le oppressioni del popolo.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 9.
Montaner, cap. 148.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 28, loc. cit.
Anon. chron. sic., cap. 47.
La data delle costituzioni è scritta ne’ nostri capitoli del regno, 5
febbraio decimaquarta Ind. 1285, contandosi gli anni dal 25 marzo, onde
quel giorno risponde al 5 febbraio 1286 del calendario comune.
[5] Capitoli del regno di Sicilia.—Jacobus, cap. 1 a 7, 9, 44.
[6] Ibid., cap. 15, 16, 17, 18, 27, 45. Le cause col fisco si doveano
spedire anche in due mesi. Pel cap. 42 fu rimessa ai possessori la
terza parte dei furti, che si appropriava il fisco. Pel 43 permessi con
qualche eccezione gli accordi tra accusatori e accusati. Pel cap. 23 fu
proibito al fisco di sperimentare i suoi dritti su i feudi con azione
possessoria, ma si stabilì che il facesse in via di petitorio, che non
eccedesse i patti nell’agire contro i mallevadori, non eccedesse le
leggi contro gli scopritori di qualche tesoro.
[7] Ibid., cap. 8, 10, 11, 12, 13, 22, 24, 25, 26, 28, 30. Pel 29 fu
abrogato l’obbligo di pascere i porci nelle foreste del re.
[8] Ibid., cap. 14, 19, 20, 21.
[9] Ibid., cap. 31, 33, 39. Pel cap. 32 si stabilì che i balì de’
feudatari d’età minore fossero scelti tra i congiunti, e rendesser
conto al pupillo. Pel 34 che i suffeudatari non servissero alla curia.
Pel 35 che i suffeudi vacanti si riconcedessero dal barone. Pel 36 che
i vassalli de’ baroni non fossero costretti dalla curia ad esercitare
ufici. Pel 37 che non si mandassero maestri giurati della curia nelle
terre feudali o ecclesiastiche.
[10] Ibid., cap. 38.
[11] Ibid., cap. 46 e 47.
[12] Ibid., cap. 40 vietati i servigi che esigeano i castellani; cap.
41, altri provvedimenti da reprimere l’insolenza de’ soldati delle
castella.
[13] Ibid., al cap. 48, si stabiliron le pene contro i ministri e
gli oficiali trasgressori delle costituzioni. Il cap. 49 risguarda
la malleveria o l’imprigionamento degli accusati. I cap. 50, 51, 55
pel trattamento de’ prigioni; 52 per gli accordi tra accusatori ed
accusati; 53 e 54 su l’asportazione delle armi; 56 tolta l’istanza
pubblica pei delitti minori; 57 pei dritti sul ricevuto delle tasse;
58, 59, 60, 61, 63, altri provvedimenti per la riscossione delle tasse;
62 pei terragi da pagarsi al fisco o ai baroni; 64 per le foreste e
bandite.
[14] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 75.
[15] Diploma dato di Palermo a 12 febbraio decimaquarta Ind. 1285
(1286), ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 147,
pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 6.
[16] Mss. citati, fog. 149, diploma del 18 febbraio 1285 (1286).
[17] Mss. citati, fog. 150, diploma del 22 febbraio.
[18] Mss. citati G. 12, diploma del 22 marzo 1258.
[19] Ibid. G. 1, fog. 156, diploma del 17 luglio 1288. Questi tre
diplomi di Giacomo son trascritti in uno di Federigo II, pubblicato dal
Testa nella Vita di lui, docum. 8.
[20] Bart. de Neocastro, cap. 105, 106.
[21] Raynald, Ann. ecc., 1286, §. 6 a 9.
[22] Bart. de Neocastro, cap. 101.
Montaner, cap. 116, con l’errore che Giacomo fosse ito a questa impresa.
[23] Diploma del 22 agosto 1286, nell’Elenco dello pergamene del r.
archivio di Napoli, tom. II, pag. 16.
[24] Montaner attesta, a cap. 149, che Sarriano fosse cavaliere di
Sicilia.
Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15, porta questa spedizione del Sarriano
con anacronismo, rimandandola appresso la tregua di Gaeta.
[25] Bart. de Neocastro, cap. 102, 103, 104.
Diploma del 27 giugno 1286, per la catena del porto di Napoli, nel
citato Elenco, tom. II, pag. 15.
Montaner, cap. 109, 113, 116, 148, 149, 152, il quale confondendo i
tempi, pur narra questi fatti con tali minuzie che si riconoscono di
leggieri, e sen trae maggior fede al racconto del Neocastro.
[26] Bart. de Neocastro, cap. 107, 108, 109.
Che Giovanni di Mazarino fosse chiarito reo di maestà, confermasi
ancora da un diploma di re Giacomo, dato di Messina a 5 agosto 1288,
nella Bibl. com. di Palermo, Mss. Q. q. G. 3, fog. 6, col quale son
conceduti al nobile Bernardo Milo una torre e un podere presso Trapani,
confiscati a questo Giovanni. Per un altro diploma del 30 luglio dello
stesso anno fu conceduto ad un Villanuova il casale di Mazarino, Mss.
citati, Q. q. G. 1, fog. 158.
[27] Diplomi del 17 dicembre 1285 e 25 maggio 1286, nell’Elenco delle
pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 12 e 13.
[28] Bart. de Neocastro, cap. 110.
I Guelfi trovavan sì tiepido papa Onorio in tale impresa, che Giovanni
Villani, scrittor di quella fazione, nel biasima apertamente, lib.
7, cap. 113. E pur noi lo veggiamo sì duro contro casa d’Aragona ne’
trattati della liberazione di Carlo lo Zoppo.
[29] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Diplomi del 27 dicembre 1286, 15 aprile, 20 aprile, e 15 maggio 1287,
nel citato Elenco, tom. II, pag. 18 e 19.
[30] Questo sbarco a Malta si legge nell’or citato diploma del 15
maggio 1287, con l’altra circostanza che la terra d’Eraclea e altre
mandarono a offrirsi a’ Francesi; che par bugia del diploma.
[31] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 117, il quale dice 50 i legni di Rinaldo
d’Avella.
Montaner, cap. 106, con molti errori nel tempo e nei nomi.
[32] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Atanasio d’Aci, in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 279 e seg.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Nessuno di questi scrittori porta l’appunto delle forze di Giacomo, se
non che delle navali. Ma il Neocastro gli dà 1,000 cavalli al primo dì
che venne in Catania, e dice poi ingrossata molto l’oste di cavalli e
più di fanti.
Il Montaner, cap, 107, porta a 700 i cavalli e a 3,000 i fanti.
[33] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Nel Neocastro si legge che Arrigo de’ Mari fosse cittadino di Marsala.
Giovanni Villani in altro luogo parla di Arrigo de’ Mari, ammiraglio
e genovese, e così leggiamo negli Ann. del Caffari. Se dunque furon
due Arrighi de’ Mari, o un solo, nato in una di quelle città e fatto
cittadino dell’altra, è oscuro, nè importa molto il chiarirlo.
[34] Diploma dell’imperador Federigo, dato di Cremona a 20 febbraio
1248. Indi si scorge che Oddone di Camerana con molti altri Lombardi,
lasciata la patria per cagion dell’imperatore, venuti in Sicilia, ebber
dapprima Scopello, poi, non bastando, la terra di Corlone che fu data
in feudo ad Oddone. Ma essendo quella assai ricca, popolosa, e forte,
l’imperadore ripigliandola in demanio, la permutò con Militello in val
di Noto, che a lui ricadea per essersi estinta la linea della famiglia
dei Lentini (collaterale forse ad Alaimo) che la possedea. Mss. della
Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 12.
[35] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Anon. chron. sic., cap. 48.
[36] Bart. de Neocastro, cap. 110; e con minori particolarità Niccolò
Speciale, lib. 2, cap. 10 e 12, Giovanni Villani, lib. 7, cap.
117, l’Anonymi Chron, sic., cap. 48, e, non senza circostanze poco
credibili, Montaner, cap. 107. Costui con manifesto anacronismo, porta
questa fazione prima della battaglia del golfo di Napoli nel 1284, in
cui fu preso Carlo lo Zoppo.
[37] Bart. de Neocastro, cap. 110, 111.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 11.
Montaner, cap. 105, con errore di tempo e di qualche circostanza,
dicendo che i Francesi tenessero ancora il castello di Cefalù; nel
quale sappiamo che era stato già prigione Carlo lo Zoppo.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 117.
Anon. chron. sic., cap. 48.
Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 812.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 22, in Muratori, R. I. S.,
tom XI.
Cronaca di Rouen, presso Labbe, Bibl. manuscripta, tom. I, pag. 381.
Un diploma del 1 giugno duodecima Ind. (1299) attesta che Guglielmo
Sallistio fu preso nella battaglia de’ conti, ov’era nella famiglia del
conte di Monforte, e fu accecato. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg.
1299, A, fog. 88.
Un altro del 30 settembre terza Ind. (1289), dato di Napoli, accorda
una sovvenzione a un Provenzale accecato dopo che fu preso nella
battaglia navale, e perciò deve intendersi della più recente, cioè
questa del 23 giugno 1287. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291,
A, fog. 16.
Ibid. a fog. 16 a t. e 17, son due altri diplomi dati il 3 ottobre e
uno il 4, per Ruffino di Pavia similmente accecato, due uomini d’Ischia
ai quali era stato cavato un sol occhio, ec.
Finchè non avremo per tempi anteriori altri di questi documenti,
spiacevoli e non però men fedelmente da me riportati, potremo credere
col Montaner (cap. 118) che Ruggier Loria si sia dato a tali crudeltà
per rappresaglia, e molto tempo dopo che vide da’ nemici cavati gli
occhi e mozzate le mani ai nostri presi combattendo: il che non toglie
il biasimo, ma l’attenua. Montaner aggiugne che a queste rappresaglie i
nemici cessarono dall’empio lor costume.
[38] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 12.
Bart. de Neocastro, cap. 111.
La restaurazione d’Agosta è riferita dal Montaner, cap. 108. Il quale
a cap. 118, sebbene con anacronismo, dice de’ tributi che i nostri
riscuoteano da Ischia sulle merci uscite dal golfo.
Un diploma del r. archivio di Napoli, reg. seg. 1289–1290, A, fog. 54,
citato da D. Ferrante della Marra (Discorsi, Napoli 1641), attesta che
Ramondo de Baux, fatto prigione nella battaglia dei conti, fu ricattato
dal padre; il quale impegnò la contea d’Avellino per avere il denaro.
[39] Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 10 e 11.
[40] V. il cap. 12.
[41] Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra, tom. II, diplomi del 5
febbraio, 2 e 13 maggio, e 29 giugno 1286, pag. 315, 317, 318, 319.
[42] Rymer, loc. cit., pag. 326, 328, 329, 330, 331, 332, 333, due
diplomi del 15 luglio 1286, e altri del 22, 24, 25, dello stesso mese.
Altro del 15 luglio, in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I,
pag. 1217.
[43] I particolari di questi maneggi furono i seguenti:
Onorio incominciò a sollecitar Filippo il Bello, affinchè ripigliasse
l’impresa del padre; e a questo effetto diede autorità al legato
pontificio in Francia di sospendere e scomunicare tutti gli
ecclesiastici che favorissero Alfonso in Aragona. (Archiv. del reame di
Francia, J. 714. 9.)
Eduardo I appena fermata la tregua di luglio 1286, caldamente sollecitò
la corte di Roma a ratificarla (Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra,
tom. II, parecchi diplomi del 27 luglio 1286, pag. 334, 335); ed essa
mandò gli arcivescovi di Ravenna e di Morreale per trattar della pace,
senza fermarla però da lor soli, soggiugnea Onorio, in sì dilicato e
importante negozio (Ibid., pag. 340 e 341, 7 novembre e 1 marzo 1287;
Raynald, Ann. ecc., 1286, §§. 13 e 14; Cronaca di Parma, in Muratori,
R. I. S. tom. IX. pag. 810).
Ma insistendo Alfonso su i preliminari di Cefalù, il papa sdegnato
ruppe gli accordi (Raynald, Ann. ecc., 1287. §. 6, breve dato di Roma
a 4 marzo, di cui si fa menzione in due altri di papa Niccolò IV, del
15 marzo e 26 maggio 1288, in Rymer, l. c. pag. 358); sovvenne Filippo
il Bello e Valois, che nuovamente minacciassero la guerra (Raynald,
Ann. ecc., 1286, §. 28); i quali tentarono con lieve dimostrazione il
Rossiglione (Montaner, cap. 158 e 160).
Intanto le cortes d’Aragona e Catalogna, infin dai primordi del regno
d’Alfonso, avean preso ad esercitare tutti i poteri sovrani (Surita,
Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 77 e 78); la nazione disapprovava sempre
apertamente la impresa di Sicilia, e se sosteneva Alfonso era per
timore della dominazione francese (rimostranza del 1286, citata nel
cap. VIII, in nota.) Perciò Alfonso fu tratto a stipulare ad Oleron
in Bearn, il dì quindici luglio milledugentottantasette, presenti i
due legati pontifici, la liberazion di re Carlo. Si pattuì riscatto di
cinquantamila marchi d’argento: che promulgata la tregua tra Francia
e Aragona e inclusavi la Sicilia, Carlo si adoprasse a portarla
infino a tre anni, e farvi accostar la Chiesa e il Valois: che
procacciasse in questo tempo una pace soddisfacente a’ re d’Aragona e
di Sicilia, e ratificata sì dalla Chiesa. Dovea Carlo dare statichi tre
figliuoli suoi, sessanta nobili e borghesi provenzali, e giuramento
de’ castellani delle fortezze di Provenza, che rassegnerebbersi ad
Aragona, s’egli ne’ tre anni non ottenesse la pace, o non si tornasse
in prigione (Dipl. del 25 luglio 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 346,
e in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, pag. 1035–1040. Dipl. del 28,
31 luglio e 4 agosto 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 350, 351, 352).
Raffermaronsi oltre a questo le nozze tra la figliuola d’Eduardo e re
Alfonso, per tanti anni attraversate da Roma (Rymer, loc. cit., pag.
320 e 349, 27 maggio 1286, e 28 luglio 1287).
La inflessibile politica della corte di Roma, non ostante che vacasse
la sede per la morte di Onorio, distrusse questo trattato d’Oleron.
Prima il collegio de’ cardinali, poi Niccolò IV, esortavan Eduardo
a trovar altro modo alla liberazion del prigione; ammoniano Alfonso
vietandogli di aiutar il fratello; e ridavan le decime a Francia per la
guerra (Rymer, loc. cit., pag. 353, 358 e seg., 362, 365, 366, diplomi
del 4 novembre 1287, 15 marzo, 3 aprile, 26 maggio, 15 settembre 1288;
Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 11, 12, 13, 14, 15; breve del 15 marzo,
1288, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 155).
Indi il trattato di Campofranco, scritto da un notaio del papa: per
effetto del quale Carlo II pagò ventimila marchi, togliendone in presto
diecimila da Eduardo; die’ sicurtà per altri settemila; statichi solo
inglesi; parola ch’entro un anno procacciasse tregua tra Francia ed
Aragona, o si rendesse alla prigione. Saragozza e altre città e baroni
d’ambo le parti garantiron l’osservanza de’ patti; e Carlo giurolli una
prima volta, e uscito di Catalogna rinnovò il giuramento, che il papa
poi sciolse (Rymer, loc. cit., pag. 368 e seg., parecchi diplomi del
18, 21, 24, 25, e molti del 27 ottobre 1288, e altri del 28, 29 ottobre
e 3 novembre dello stesso anno e 9 marzo 1289; Lünig, loc. cit., pag.
1035 a 1040; Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 16, 17).
Il dubbio in cui si restò pe’ patti di Campofranco, si scorge ancora
da una lettera d’Alfonso data 4 gennaio 1290, dove affermansi non
annullati que’ d’Oleron, e obbligatosi Carlo a procacciar la pace anche
a Giacomo di Sicilia. Carlo II fu aiutato di danari al pagamento del
riscatto, non meno da’ suoi sudditi, che da città italiane. Soprastette
prima in Provenza; poi in primavera del 1289 passò in Italia; venne nel
regno, ove fermò la tregua di Gaeta; e ripartì immantinenti per andare
in Francia, a continuar le pratiche della pace, e far la commedia del
presentarsi in Ispagna, poichè gli altri potentati accaniti non voleano
piegarsi alla pace, ch’egli procacciava, portato dalla sua indole più
che da’ suoi interessi (Rymer, loc. cit., pag. 429, 430, 435, 438,
441, diplomi del 5 e 7 settembre, 30 ottobre, 1 e 2 novembre 1289, e
4 gennaio 1290, e diploma del 1 novembre 1289, anche pubblicato dagli
archivi d’Aix, per Papon, Hist. gén. de Provence, tom. III, docum.
20; Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 1 a 11, e 13, 14, 15; Cronica di
Iacopo Malvecio, in Muratori, R. I. S., tom. XIV, cap. 103, 104, 106,
108, e diplomi di Carlo II in essa trascritti, dati di Marsiglia il
1 dicembre 1288, di Genova a 26 aprile 1289, e di Rieti il dì della
Pentecoste del 1289, da’ quali si vede che il comune di Brescia porse
2,000 fiorini a Carlo, che ne l’avea pregato con molta istanza, dicendo
dover soddisfare il danaro o tornar in prigione). L’insistenza del
papa a minacciare Alfonso dopo la liberazione di re Carlo, per ottener
quella de’ figliuoli, e l’abbandono assoluto di Giacomo re di Sicilia,
si scorge da un breve del 25 settembre 1288, due del 9 febbraio,
cinque del 31 maggio, uno del 28 giugno, e uno del 7 luglio 1289,
relativi tutti a una novella concessione di decime ecclesiastiche al
re di Francia, e una bolla del 31 maggio 1289, con la quale si dava
autorità al vescovo d’Orléans e all’abate di Cluny, di ribenedire gli
scomunicati per aderenza con Pietro o con Alfonso d’Aragona. Negli
archivi del reame di Francia, J. 714.—18, 12, 11, 12, 12, 13, 13, 14,
15, 18, 15.
I comuni del regno di Napoli nel 1287 contribuiron danaro per la
liberazione del re, come si scorge da un diploma nel citato Elenco
delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 20. Veggansi
anche per tutte queste negoziazioni, Bart. de Neocastro, cap. 111,
112.—Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15.—Tolomeo da Lucca, Hist. ecc.,
lib. 24, cap. 23, in Mur., R. I. S., tom. XI.—Gio. Villani, lib. 7,
cap. 125–130.—Ramondo Montaner, cap. 162, 166, 167, 168, 169, che più o
meno ne riferiscono il vero.
[44] Un diploma di Carlo II dato di Venosa a 23 febbraio (non segnai
bene l’Ind.) fa parola di danaro dato a Ruggier di Sangineto, a domanda
della moglie, per lo riscatto de’ suoi figliuoli. Nel r. archivio di
Napoli, reg. 1291, A, fog. 213.
[45] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 13.
[46] Bart. de Neocastro, loc. cit,, Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Veggasi anche il Montaner, cap. 116, 150, 163 e 165, il quale in vero
segna due antecedenti passaggi di Giacomo in Calabria, e dà a veder
sempre che molti fatti s’eran confusi nella sua memoria
[47] Si ritrae da’ diplomi del 27 e 28 giugno, notati nello Elenco
delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 43 e 44, nota.
2.
[48] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 13.
[49] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib 2, cap. 16.
L’appello al servigio militare entro pochi giorni, si ritrae dal citato
Elenco, tom. II. pag. 48, 49, 50 e 51, ove leggonsi vari diplomi
dell’11, 12, 13 e 16 luglio 1289.
[50] Ibid., pag. 51, diploma del 31 luglio.
[51] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 15.
[52] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Montaner, cap. 164, 165, 169.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 134.
I gravi danni sofferti dalla città di Gaeta, si ritraggono anche dalle
immunità delle tasse regie e fin delle decime ecclesiastiche, datele
poco appresso in ristorazione e premio. Raynald, Ann. ecc., 1290, §§.
24, 25, e Villani, loc. cit.
[53] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Montaner, cap. 169.
Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 65, 67.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 134, il quale dice il nostro esercito
respinto di Calabria dal conte d’Artois. Non è vero, com’altri afferma,
che Artois, cruccioso della tregua, lasciasse i servigi di Carlo;
perchè da molti diplomi notati nello Elenco più sotto citato delle
pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 62, 63, 65, 66,
ec., si ritrae che Carlo, partito poco appresso, gli commettea gli
affari del regno, chiamandone vicario Carlo Martello suo figliuolo;
e nel diploma del 27 dicembre 1290, ch’io pubblico, docum. XXV, lo
stesso Artois attesta aver giurato la tregua di Gaeta, e scrive da
ministro di re Carlo per procacciarne l’osservanza. Le condizioni della
tregua, taciute dagli scrittori che ne portan solo la durata, si leggon
chiaramente nel citato docum. XXV.
Il soggiorno di Carlo II al campo di Gaeta confermasi per un diploma
del 18 agosto 1289, nell’Elenco citato, tom. II, pag. 57.
I particolari detta pratica della tregua, scorgonsi ancora da una
lettera di Carlo II ad Alfonso d’Aragona, data il 1 novembre 1289, in
Rymer, tom. II, pap, 441.
Questi diplomi e due altri di Giacomo dati a 17 e 30 luglio 1288 in
Palermo, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 156 e
158, correggono l’errore del Neocastro e dello Speciale, che portano
quest’impresa nella state del 1288; perchè i primi dimostrano fermata
la tregua d’agosto 1289, i secondi che Giacomo nella state del 1288
fosse in Palermo. Forse nacque l’errore dal ricordare l’indizione
piuttosto che l’anno, perchè la seconda indizione ricadea appunto sul
fin della state dell’88, sì come nel corso di quella dell’89.
Bonifazio poi rimproverò a Carlo questa tregua frettolosa, fermata
senza saputa sua nè di Gherardo. Essi erano allor legati del papa
all’oste angioina; ed è strano che uno di loro si sarebbe opposto a ciò
che volea il papa. Breve del 9 gennaio 1300, peste Raynald, Ann. ecc.,
1300, §. 14.
[54] Diploma dato il 27 dicembre quarta Ind. (1290). Docum. XXV.
Queste infrazioni della tregua, che erano scambievoli, si veggono da
parecchi altri diplomi, cavati come il precedente dal r. archivio di
Napoli.
Diplomi dati di San Gervasio il 28 ottobre terza Ind. (1289), scritti
da Roberto conte d’Artois, e Carlo primogenito del re Carlo II, a
Giacomo d’Aragona e a Ruggier Loria, lagnandosi di atti contrari alla
tregua. Reg. seg. Carlo II, 1291, A, fog. 10, a t.
Diploma di Ruggier Loria, dato di Messina a 26 settembre quarta Ind.
(1290), col quale si lagnava della preda di alcune navi siciliane
caricate in Catania di grano, del prezzo di tarì 14, 10 a salma, e
prese da sei galee e un galeone di Puglia; e chiedendo la ristorazione,
fieramente conchiudea: _Alioquin nos qui bilingui ore non loquimur
et quod in animo gerimus labiis simulari nescimus, vobis in apertum
deducimus quod treuguas ipsas genti nostre observari similiter
faciemus_. Fu indirizzata la lettera al conte Giovanni di Monforte, e
da costui ad Artois, e trascritta in un diploma dato di Corneto, il 4
novembre quarta Ind. col quale alle minacce di Loria, si pagò subito il
valsente della preda, non senza far querela di altre simili infrazioni
dalla parte de’ Siciliani. Reg. cit. fog. 163 e 164.
Altri diplomi del conte d’Artois dati di Corneto il 4 novembre quarta
Ind., indirizzati, il primo a Giacomo, il secondo a Ruggier Loria,
descrivean tutte le violazioni alla tregua, fatte di parte siciliana.
Ibid., fog. 166 e 166 a t.
Diplomi dati a 21 e 22 dicembre quarta Ind., anche indirizzati a
Giacomo e a Loria, su lo stesso argomento, e dettati su lo steso stile
del diploma del 27 dicembre seguente, da me pubblicate. Ibid. fog. 185
e 185 a t.
[55] Diploma di Roberto conte di Artois, dato di Corneto a 21 febbraio
terza Ind. (1290), per lo scambio di Guglielmo Mallardo, prigione del
Siciliani, col decano di Nicastro, preso mentre parteggiava per essi in
Calabria. Nel r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, seg. 1291, A,
fog. 5.
Diploma dato di Venosa a 6 novembre terza Ind. (1289), per mandarsi una
barca al Castell’Abate, a trattar la liberazione di Roberto di Cambray,
prigione de’ nemici. Ibid., fog. 11 a t.
Diploma dato di Napoli a 12 maggio terza Ind. (1290), a Giovanni
d’Eusebio, abate di Sorrento. Gli è data licenza d’andare in Ischia,
Capri, Castell’Abate, e se occorra anche in Sicilia, per ottener la
liberazione di un vescovo frate Pietro, d’Arrigo Filangieri, Pietro
Capece e Roberto Apperdicaro, militi, e altri uomini da Sorrento _nuper
captorum ab hostibus_. Ibid., fog. 27 a t.
Diploma dato di Napoli il 14 maggio terza Ind., al generale ministro
de’ Minori, sopra la liberazione di alcuni frati presi da’ nemici, che,
secondo la tregua, non si potean di ragione chiedere, perchè presi in
terra, non in mare. Nondimeno il governo di Napoli ne avea scritto a
Ruggier Loria. Ibid., fog. 30.
[56] Diploma dato di Venosa a 17 dicembre terza Ind. (1289). Il
giustiziere di Basilicata vada alla terra Giordana; prenda 150 cavalli
e 100 fanti; e si porti subito alle frontiere de’ nemici a combatterli.
Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291, A, fog. 23.
Altro dato di Napoli a 9 marzo terza Ind. (1290). Annunzia estrema cura
a guardar da insulto nemico il ducato d’Amalfi; e contiene molti minuti
provvedimenti di riparazione di fortezze, vittuaglie, ec. Ibid. fog. 28.
Altro dato di Napoli a 11 marzo terza Ind. Perchè Niccolò di Gesualdo,
capitano di Napoli, pigli il comando di tutta la marina dalla torre
ottava infino a Pozzuoli, per prevenir le offese de’ nemici. Ibid.,
fog. 28 a t.
Altro dato di Napoli a 9 maggio terza Ind. Somiglianti e più affannosi
ordini a Adamo Arenga, per la costiera dalla Rocca di Mondragone infino
a Gaeta. Ibid.
Altro dato di Napoli a 13 maggio terza Ind. Per provvedersi saette ne’
luoghi marittimi del ducato di Amalfi. Ibid., fog. 29.
[57] Veg. il docum. XXV, citato di sopra.
[58] Diploma del 26 settembre 1290, citato nella pagina prec, nota 1.
[59] Bart. de Neocastro, cap. 113.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 7.
[60] Bart. de Neocastro, cap. 112.
I portatori di questa o altra somigliante ambasceria di Giacomo,
passarono per lo regno di Napoli, se pur non negoziarono anche col
vicario di quello. Ce l’attesta un diploma del conte d’Artois, dato
il 4 novembre 1290 in Corneto, pel quale s’ingiunge al giustiziere di
Basilicata dì vegliare stretto gli oratori nimici, che non tramassero
coi cittadini. Elenco citato delle pergamene del r. archivio di Napoli,
tom. II, pag. 68.
[61] Questi viaggi di Carlo II, scorgonsi da’ diplomi notati
nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag.
61, nota 1.
[62] Due diplomi del 1294 e dal 1303, negli archivi del reame di
Francia, J. 511. 10, e J. 512. 24, contengono le scritte del ricevuto
per 28,500 lire tornesi prestate a Carlo II, dall’ultimo febbraio 1292,
al 27 agosto 1293, della qual somma la più parte si dovea conteggiare
col papa.
[63] Bart. de Neocastro, cap. 114.
[64] Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 21.
[65] Diplomi del 5 e 7 settembre 1289, in Rymer, op. cit., tom. II,
pag. 429, 430.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 117.
[66] Diplomi del 4 e 19 gennaio 1290, in Rymer, op. cit., pag. 456.
Conferma ciò il Montaner, cap, 172, velandolo al suo solito; e meglio
il ritrae Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap, 120 e seg.
[67] Prima si stabilì a Perpignano, dove non andarono gli ambasciadori
d’Alfonso, perchè non piacque ai commissari deputati dalle corti.
Diplomi del 18 gennaio, 2 e 3 febbraio 1290, Rymer, loc, cit.
[68] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Raynald, Ann. ecc., 1290, §§. 18 e 19, breve del 23 marzo 1290, e §.
20, diploma del 20 gennaio.
[69] Bart. de Neocastro, cap. 114.
La testimonianza di questo scrittore intorno al permesso dato a Giacomo
di mandare ambasciadori, è confermata da un breve di Niccolò IV,
indirizzato il 16 gennaio 1291, a Carlo di Valois richiedendolo di
lasciar passare ne’ suoi domini questi oratori. Negli archivi del reame
di Francia, J. 715, 26.
[70] Diploma de’ cardinali di Sabina e di San–Niccolò in carcere
Tulliano, convalidato co’ suggelli dei re di Francia e di Napoli, negli
archivi del reame di Francia, J. 511, 8.
[71] Diplomi del 19 febbraio e 12 aprile 1291, in Rymer, tom. II, pag.
501 e seg. Esiste ne gli archivi del reame di Francia J. 587, 16,
l’originale trattato dei 13 febbraio.
[72] Rymer, loc. cit., pag. 504, diploma del 20 febbraio 1291.
[73] Bart. de Neocastro, cap. 114.
Montaner, cap. 173, il quale con molti errori porta tutto questo
trattato. Per altro egli il dice fatto in Tarascon, che si riscontra
co’ diplomi; ma il Neocastro lo suppone in Aix, forse dalla vicinanza
de’ luoghi, o perchè qualche conferenza veramente si fosse tenuta in
Aix.
Veggasi per le nozze della figliuola di Carlo II con Carlo di Valois,
il diploma del 18.....1290, in Lünig. Cod. Ital. dipl. tom. II, Sicilia
e Napoli, n. 62; e in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I, pag.
1236.
Due diplomi di Carlo II, negli archivi del reame di Francia, J. 511, 7,
dati il.. dicembre 1289 e il 18 agosto 1290, contengono le condizioni
del matrimonio; tra le quali la principale è, che le due contee si
trasferivano al Valois anche nel caso di morte di Margherita, quand’ei
cedesse il dritto su l’Aragona. Premorendo Valois alla moglie, costei
avrà l’usufrutto, e Filippo il Bello la proprietà. Il secondo dei
diplomi si trova in Dumont, Corps diplom., tom. I, part. 1, pag. 420.
Un altro diploma di Filippo il Bello, dato in Parigi, settembre 1290,
dice già celebrato il matrimonio del Valois. Papon, Hist. gén. de
Provence, tom. III, docum. 23.
[74] Annali genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 600
[75] Bart. de Neocastro, cap. 114, 115, 116, 117.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 17.
Montaner, cap. 174, 175, 176.
Anon. chron, sic., cap. 48, il quale scrive: _Sub cujus regis Jacobi
dominio, omnes existentes in Sicilia de bono in melius multiplicantes
ditati sunt, etc_.
La rinomanza a che salì Giacomo per la difesa della Sicilia, è toccata
leggiadramente da Amanieu des Escas in una poesia provenzale in cui il
trovadore esalta il valor della sua donna su quello del
...Rey Jacma d’Arago
Que reys es dels Cecilias
Ses grat de Frans’ e de Romas.
RAYNOUARD, _Choix_, etc. t. V, p. 24.
Il titolo dì Federigo, Infante dell’Illustre re d’Aragona, Luogotenente
generale del regno di Sicilia, si legge in parecchi diplomi. L’uno ne
la chiesa di Cefalù, dato in Palermo 30 dicembre settima Ind. (1294),
ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. fog. 70, pubblicato in
parte dal Pirro, Sic. sacra, Not. ecc. Ceph. xv. e dal Testa, Vita di
Federigo, docum. 11.
L’altro del 24 gennaio quinta Ind. (1292), Testa, Ibid. docum. 15.
[76] Veggasi i cap. VIII e IX e in particolare la not. 1 alla pag. 226,
t. I.
[77] A questo supposto ci conducono i testamenti di Alfonso e di
Giacomo citati qui appresso, e il vario linguaggio degli storici
intorno le ultime disposizioni di Pietro. Veggansi il Montaner, cap.
185; Bartolomeo de Neocastro, cap. 124, ove si legge: _Non enim quod
pater decrevit in ultimis_, etc.; e Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 7 e
17: _Quod si testamentum patris in suis viribus consistebat, ex tunc
regnare debuisset in Sicilia Fridericus_.
[78] Diploma nel Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 3.
Scurita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 120.
[79] Testamento di Giacomo, dato di Messina a 15 luglio 1291, in
Bofarull, tom. II, pag. 251, citato da Buchon, edizione di Montaner,
1840, pag. 388.
[80] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 123.
[81] Ibid., cap. 124; Bartolomeo de Neocastro, cap. 118.
Mariana, Storia di Spagna, lib. 14, cap. 15.
[82] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap 125.
Montaner, cap. 177, 178.
[83] Diploma dei 10 agosto 1292, in Capmany, Memorias, etc., tom. IV,
docum. 8.
[84] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 53, 55.
Un’altra bolla di Niccolò, data il 13 dicembre 1291, concedea al
vescovo di Carcassonne, e all’abate di S. Germain di ribenedir gli
scomunicati d’Aragona, per favorire il Valois. Questi, per un diploma
del 13 ottobre 1292, diè larga autorità a perdonare e ricevere omaggi
in Aragona a Eustachio di Conflans, governatore di Navarra e a Giovanni
di Burlas; negli archivi del reame di Francia, J. 715, 15, e J. 587, 17.
[85] Raynald, Ann. ecc., 1291, §. 59; e 1293, §§. 15 e 16.
[86] Annali Genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 601.
[87] Bart. de Neocastro, cap. 119.
[88] Montaner, cap. 179.
[89] Bart. de Neocastro, cap. 119.
Raynald, Ann. ecc. 1292, §. 14 a 19.
Questa deliberazione della repubblica non si legge negli annali
genovesi; ma gli altri fatti che vi si narrano la rendon probabilissima
e forse necessaria, come la riferiste il Neocastro, aggiugnendo con
grande esattezza gli stessi nomi del podestà e de’ capitani che son
registrati ne’ detti annali sotto quell’anno.
Nel Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 6, si leggono le
istruzioni date da Giacomo di Barcellona a 3 Aprile 1292, a Oberto di
Volta suo legato in Genova. Il re d’Aragona si lagnava di armamenti
fatti contro di lui, di qualche ostilità commessa in mare, e de’
commerci interrotti con la Sicilia; e chiedea che si assicurassero le
amichevoli comunicazioni. Copie di queste istruzioni furon mandate a
cinque fratelli Doria, tre Spinola, due Volta, due Escatrafico, Niccolò
Fiesco, e Manuele Zaccaria.
[90] Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 603, 604, 605.
[91] Bart. de Neocastro, cap. 120.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 145.
[92] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 56, 58, 59.
[93] Gio. Villani, lib. 7, cap. 119, 121, 151.
[94] La penuria di danari e debolezza del governo di Napoli in questo
periodo, si scorgon da parecchi diplomi del 1292–94, nel citato Elenco
delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 91, 102. 111,
115, 131, 132, 149.
Carlo chiedea danari per la guerra o col pretesto della guerra. Levò
una nuova colletta che si chiamava il Terzo. Ibid., pag. 91 a 131.
[95] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 18.
[96] Bart. de Neocastro, cap. 121, 122, 123.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 19.
Montaner, cap. 159, 160, non senza anacronismi e altre differenze.
Ei scrive queste scorrerie dianzi l’impresa di Giacomo nel 1289;
fa depredar prima delle Isole e della Morea, anche Tolomitta e i
mari d’Egitto, e poi Patrasso e Cefalonia, di che non fan motto gli
scrittori siciliani. Costui e Speciale portano in Terra d’Otranto
l’affronto con Guglielmo Estendard, che il Neocastro dice avvenuto
alle Castella, ed io così anche ho scritto, per parermi il Neocastro
diligentissimo in questo periodo. Delle minacce della nostra flotta
su le coste pugliesi nella state del 1292, portan testimonianza tre
diplomi nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II,
pag. 95, 98.
[97] Bart. de Neocastro, cap. 123, 124.
[98] Si ritrae da tutti gli autori citati in questo capitolo; e assai
vivamente dal soprannome di regina della santa pace, che dier gli
Aragonesi e’ Catalani a Bianca, figliuola di Carlo II, quando si maritò
con Giacomo per effetto di questo bramato accordo. Montaner, cap. 182.
[99] Queste occulte cagioni, che trascinarono Giacomo divenuto re
d’Aragona ad abbandonare o tradir la Sicilia collegandosi co’ suoi
nimici, si ritraggono qua e là da tutte le autorità citate nel presente
capitolo; e massime dal Surita, Ann. d’Aragona, lib. V, cap. 1 a 10.
[100] Bart. de Neocastro, cap. 118.
Alle parole di questo istorico do piena fede quanto all’ottimo governo
di Federigo luogotenente, perch’egli avea interesse a mostrarsi giusto
e zelante del ben pubblico; e che il fosse stato, il provano ancora il
fatto del popolo che lo esaltò al trono, e i suoi medesimi atti nei
primi tempi del regno. Non mi è parso ricordar la lapide di Girgenti
del 1293, pubblicata dal Testa, op. cit., docum. 4, ove Federigo è
chiamato _Juris amator_, perchè i grandi, o buoni o pravi, non patiron
penuria mai di si fatte parole, nè v’ha testimonianza istorica più
fallace che le lodi a principi contemporanei.
Per le poesie di Federigo l’Aragonese si vegga il Quadrio, Storia e
ragione d’ogni poesia, correggendolo solo in questo, che attribuisce
tai versi a Federigo III di Sicilia detto il Semplice, non a Federigo
II. Veggasi ancora il docum. XLIV.
[101] Veggasi un diploma di Carlo II, dato di Napoli il 29 settembre
1300, pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8,
cavato dal r. archivio di Napoli, nel quale si legge per Giovanni di
Procida: _Sane per conventiones inhitas???? super reformatione pacis
inter nos et magnificum principem dominum Jacobum Aragonum regem
illustrem, nunc filium nostrum carissimum, tunc hostem pubblicum,
nobisque molestum tamquam per duces belli inter alia fuit conventum:
Quod Joannes de Procida rebus tunc humanis perfruens ad certa bona
stabilia in regno Sicilie que per culpe contatagium contra majestatem,
etc.......... perdiderat restitueretur in integrum ex nostro beneficio
principali, etc._
[102] Diploma del 20 marzo 1293, dal r. archivio di Napoli, registro dì
Carlo II, segnato 1290, A, fog. 164, citato ne’ Discorti di D. Ferrante
della Marra, Napoli, 1641, pag. 155.
Sì può sospettare che non ad altro effetto fossero stati mandati in
Sicilia, sotto specie di consultare con Giovanni di Procida per gravi
lor malattie, quasi mancando al tutto i medici nel reame di Napoli,
Gualtiero Caracciolo e Manfredo Tomacello, come si scorge da’ diplomi
del medesimo archivio, citati dal Marra nello stesso luogo.
Duolmi non aver potuto nè pubblicare nè leggere per tenore il detto
importantissimo diploma del 20 marzo 1293, perchè quel registro fu
distrutto in una delle sommosse che recaron tanto guasto agli archivi
pubblici di Napoli. Per altro non è da dubitare della esattezza della
citazione, quando se ne trovano fedelissime mille e mille altre del
Marra, e io stesso studiando que’ registri, ho veduto una infinità di
diplomi segnati certo da lui, perchè toccavano uomini della propria
famiglia o d’altre affini. Costui, che avrebbe potuto fabbricare una
base saldissima alle istorie della alla patria, durò sì penosa fatica
per tesser la genealogia di tutte le famiglie nobili imparentate con la
propria!
Danno argomento di somiglianti pratiche in Sicilia nel 1294 altri
diplomi, l’uno dato d’Aquila a 3 ottobre ottava Ind. anno 10 di
Carlo II, ch’è salvocondotto per quaranta di ad Arnaldo de Mairata,
almugavero catalano, venuto testè di Sicilia, e disposto a far ritorno,
pro certis suis negotiis; e l’altro dato di Napoli a 16 novembre ottava
Ind. salvocondotto al frate Rinaldo de Poncio, prior degli Spedalieri
in S. Eufemia, per recarsi in Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg.
1294–1295, A, fog. 28 a t. e 54 a t.
[103] L’ufficio di costui nell’ordine Gerosolimitano, ch’è stato
argomento di dubbio tra i nostri istorici, si legge precisamente nel
diploma del 10 ottobre 1294, citato in questo medesimo capitolo, pag.
62, in nota.
[104] Bart. de Neocastro, cap. 114.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20, 24.
Montaner, cap. 181.
Un diploma di Carlo di Valois negli archivi del reame di Francia, J.
587,18, dato d’aprile 1293, annunzia che si dovea fare un abboccamento
tra i legati di Carlo II, Filippo il Bello e Giacomo di Maiorca,
con que’ dei tre fratelli Giacomo, Federigo, e Pietro; e promette
rinunziare alla concessione del reame d’Aragona, se fosse mestieri per
la pace.
[105] Così leggiamo nel Neocastro, dal quale è tolta tutta la diceria
del Falcone, ch’ei forse udì raccontare dall’oratore medesimo.
[106] Bart. de Neocastro, cap. 124.
La più parte de’ nostri istorici, non escluso il Testa, confondendo
questa con l’altra ambasceria del 1295, ne portano una sola, mettendo
insieme i nomi degli oratori dell’una e dell’altra. Non attendon essi
che il Neocastro assegna a questa ambasceria la data del 1293, e
riporta che Giacomo negasse il trattato; che lo Speciale e i diplomi
mostran l’altra seguita d’ottobre 1295, e che il re confessasse il
trattato: nè che son diversi i nomi degli oratori. Ad Accorgersi
dell’errore sarebbe ancora bastato il riflettere su le parole del
Neocastro, dalle quali si vede espresso ch’egli scrivea durante ancora
il regno di Giacomo in Sicilia; quando ognun sa che esso ebbe fine con
la seconda ambasceria, e che questo istorico ci abbandona appunto alla
prima risposta del re, senza parlare di Celestino V, nè di Bonifazio
VIII, nè degli altri uomini o fatti che precedettero il trattato
d’Anagni. Però sono evidentemente diverse le due legazioni.
[107] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8, il quale par che l’abbia
cavato da documenti, scrivendo con la usata diligenza, che il 4
novembre 1293 si stabilì l’abboccamento, e seguì nel corso di quel mese.
[108] Raynald, Ann. ecc., 1294 §. 3.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 5; e tutti gli altri contemporanei.
[109] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8.
[110] Ciò non dice alcun cronista, ma lo fa supporr il silenzio loro
intorno i fatti della guerra, e il provano fuor di dubbio i seguenti
diplomi del tempo:
Diploma dato di Capua a 26 ottobre ottava Ind. (1294), a Pietro de
Rigibayo milite, perchè rendesse a un terrazzano di Castell’Abate once
trenta, presegli per riscatto contro i patti della tregua; di che avea
scritto al governo dì Napoli Federigo d’Aragona. Nel r. archivio di
Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 34.
Diploma dato di Napoli a dì 8 novembre ottava Ind. anno 10 del regno di
Carlo II, perchè, secondo la tregua, si rendesse a Zaccaria di Roberto
e Bernardo di Mili da Messina, una lor nave carica di grano, spinta da
fortuna di mare a Gaeta. Ibid., fog. 49.
Diploma del 23 novembre, su la restituzione della medesima Ibid., fog.
65.
Diplomi dati di Napoli a 1 e 11 dicembre ottava Ind., per l’omicidio di
alcuni d’Ischia in Gaeta, del quale sollecitava la punizione Federigo,
figliuolo di Pietro una volta re d’Aragona. Ibid., fog. 64 a. t. e 79 a
t.
[111] Diploma dato di Aquila a 7 settembre 1294, ottava Ind. anno 10
di Carlo II. Cotrone era tornata in fede per opera d’un Ugone, detto
Rosso di Soliaco. Ratificava il re quantunque costui avea permesso a
favor di quella città: dava perdono, e assicurazione de’ beni in piena
forma, e anco, per quattro anni, franchigia dalle collette, taglie e
sovvenzioni, dritto di legnare ne’ boschi, e altri simili favori. Nel
r. archivio di Napoli, reg seg. 1294–1295, A, fog. 11.
[112] Diploma dato d’Aquila a 14 settembre ottava Ind. (1294).
Franchigia per 10 anni dalle imposte, accordata agli uomini di Castro
Simero in Calabria, in mercè de’ danni sostenuti nella guerra. Nel r.
archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 3 a t. e 4 a t.
Diploma dato di Napoli a 21 novembre ottava Ind., che fa parola de’
danni che nella presente guerra avean sostenuto gli uomini di Positano.
Ibid., fog. 65.
Diploma dato di Napoli a dì 11 dicembre ottava Ind. Franchigia
accordata a que’ di Scala, Sorrento e Ravello per la miseria in cui li
avea gittato la presente guerra. Ibid., fog. 78 a t.
[113] Iacopo da Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom.
IX.
Francesco Pipino, lib. 4, cap. 10, in Muratori, ibid.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 29 a 32, in Muratori, R. I.
S., tom. XI.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 5.
[114] Bolla di Celestino, in Lünig, Codex Ital. dipl., tom. II, Napoli
e Sicilia, num. 63; e in Raynald, Ann. ccc., 1284, §. 15.
È da avvertire che il Giannone (Storia civile del regno di Napoli,
lib. 21, cap. 3, addiz. dell’autore) porta questo trattato con la data
del 14 novembre 1293, citando una bolla di Celestino, in Raynald,
Ann. ecc., tom. XV, in appendice. Questa citazione, che mi è costata
grandissima fatica al riscontrare, è inesatta. In quel luogo dei
Raynald, segnato dal Giannone sulla edizione di Roma per Mascardo,
che nella più corretta edizione di Lucca 1749, da me adoperata sempre
nel presente lavoro, risponde al §. 15 dell’anno 1294, non si legge
data degli accordi tra Giacomo e Carlo che vi sono inseriti. Forse il
Giannone tolse questa data da Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8;
e pure errò, perchè quegli porta il 14 novembre come il giorno in cui
si stabilì di far poscia un abboccamento tra i due re, seguito, come
aggiugne il Surita, nel corso dello stesso mese.
[115] Brevi del 1, 2, 5, 7, 8 ottobre 1294, in Raynald, Ann. ecc, 1294,
§. 15.
[116] Questo, oltrechè si scorge da’ trattati successivi, è anche
provato dalla frequenza de’ messaggi che Carlo II mandava a Giacomo per
trattar la pace, non solamente dopo gli accordi di Junquera, ma ancor
dopo la ratificazione di papa Celestino, come il dimostrano questi
documenti:
Diploma dato d’Aquila a 19 settembre ottava Ind. (1294). È il
passaporto ad alcuni messaggi del re per Catalogna. Nel r. archivio di
Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 4, a t.
Diploma dato d’Aquila il 2 ottobre ottava Ind. Tre religiosi sudditi
di re Carlo, Ruggier di Salerno, Rodolfo di Granville, e Roberto di
Pilaneto, mandati dal papa in Francia per negozi del re. Ibid., fog.
17,, a t.
Diploma dato d’Aquila a dì 3 dello stesso mese, al podestà e consiglio
di Lucca. Sovente occorrendo mandare e aver messaggi tra il re e
Giacomo d’Aragona perchè s’ultimasse la pace, il re chiedeva al comune
di Lucca, che nel transito non molestasse gli oratori di Giacomo.
Simile diploma lo stesso dì ad Amerigo signor di Narbonne, e ad Amerigo
figliuolo di lui. L’uno e l’altro, ibid., fog. 27, a t.
Diploma della stessa data e oggetto agli officiali del re di Francia.
Ibid., fog. 28.
Diploma della stessa data al podestà e consiglio di Lucca, per
Giuglielmo Lulio, e Bertrando d’Avellano da Barcellona, trattanti
questa pace. Ibid., fog. 28.
Diploma del 10 ottobre ottava Ind. Salvocondotto e raccomandazioni
per lo vescovo di Valenza e Bonifazio di Calamandrano, _Magistrum
Hospitalis Sancti Joannis Hierosolimitani in partibus cismarinis_,
messaggi del papa a Giacomo. Ibid., fog. 84, a t.
Diploma della stessa data e oggetto a Giacomo re di Malora. Ibid.
[117] Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,
Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom.
IX.
Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.
Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.
Guardai, e vidi l’ombra di colui,
Che fece per viltate il gran rifiuto.
DANTE, _Inf_., c. 3.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,
Per lo qual non temesti torre a ’nganno,
La bella donna, e di poi farne strazio?
_Inf_., c. 19.
E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse
tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.
[118] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.
[119] Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl.
arag., tom. I, pag. 163, 168.
[120] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.
Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.
Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.
Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di
Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29,
30.
[121] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.
[122] Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.
[123] Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo
di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui
senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del
reame di Francia, J. 587, 19.
[124] Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo
di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di
Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio
era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo
di tregua. Ibid., J. 598, 8.
[125] Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa de
_Fligella_ in Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea
accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1
e 2.
[126] Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali
d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a
vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de
Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me
nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di
Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare
i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel
trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla
presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate
di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas,
Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge,
legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias,
etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J.
589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della
restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato
segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture.
Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla
concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20
giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di
Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma che
_inter caetera_ si era stabilita la cessione della Sicilia. Della
quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor
s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno,
in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.
Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei
beni a Giovanni di Procida.
Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8,
cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.
[127] Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i
diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.
Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con
poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51;
Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.
[128] Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione,
Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti,
Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di
Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria,
Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di
Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria
il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas,
etc., tom. II, pag. 192.
Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato,
ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o
ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse
conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due
diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di
Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178
e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo
scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua
amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il
secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo
un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo
diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di
Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra;
l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle
casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro
degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto
di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su
le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i
comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione
di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60
sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico
che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese
e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima
parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti
su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti
degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il
prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse
in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di
questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere
d’Aragona.
[129] Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.
[130] Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204,
attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.
[131] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni
di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.
[132] Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.
Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in
parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che
deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo
dell’adunanza.
[133] Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto
parola dell’ambasceria de’ Siciliani.
[134] Jerem. Threni, cap. I, v. 12.
[135] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si
legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.
[136] Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di
Federigo II di Sicilia, docum. 5.
Veggasi anche il Montaner, cap. 182.
[137] Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig,
loc. cit.
[138] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[139] Montaner, cap. 184.
[140] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.
Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap.
184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.
[141] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[142] Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri
motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne
faccia parola.
[143] Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.
[144] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.
Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig,
Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.
[145] Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.
Anon. chron, sic., cap. 54.
Montaner, cap. 185.
Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato
nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15
maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8
e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si
trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo
Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo,
Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato
quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale
gli si era scoperto contrario.
[146] Docum. XLIV.
[147] Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib.
1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del
presente lavoro.
[148] Per le _difense_ e l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le
inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi
e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei
giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi
giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario,
cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause
oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i
poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.
[149] Cap. 7 ed 8.
[150] Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo
ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19
disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.
[151] L’antico fiume Gela o Imera.
[152] Cap. 20.
[153] Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi
transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e
ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali
trasgressori di questi capitoli.
[154] Cap. 31, 32.
[155] Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e
cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per
avventura ricevessero dalla corte.
Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4,
cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al
baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode
di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da
considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni
del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran
tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà,
e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di
feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel
secolo XIV.
[156] Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo
II di Sicilia, docum. 8.
Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che
sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data
del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag.
464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre
il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò
Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.
[157] Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.
[158] Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio,
Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum.
15.
[159] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 55.
[160] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.
[161] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.
Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor
signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra.
La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le
medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima
Ind. (1299), docum. XXVI.
[162] Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da
molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.
Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom.
II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard,
per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto
capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana,
diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg.
1299, A, fog. 117.
[163] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.
[164] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.
[165] Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.
[166] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.
[167] Anon. chron. sic., cap. 55.
[168] Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla
dell’anno precedente.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
[169] Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.
[170] Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e
presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.
Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio
nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.
[171] Raynald, 1296, §§. 13 e 15.
[172] Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r.
archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.
[173] Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.
[174] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.
[175] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.
[176] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.
[177] L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò
Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto
comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi
e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno
il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i
comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che
militassero da ausiliari.
[178] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.
Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per
quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il
partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta.
Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate
in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il
25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa.
Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo
l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni,
e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda
dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale,
e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento
convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole
di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital
quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse
stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla
sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese
deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento
municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose
io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito
nello Speciale (cap. 18) la lezione, _Fridericus Messanam egreditur_,
anzichè la più naturale di _regreditur_, ritenuta dal di Gregorio. La
seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per
le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri
capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di
Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il
parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose
che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il
Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che
avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose
quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto
in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma
Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i
capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor
vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da
diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce
verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se
ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone
istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un
prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come
afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa,
che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa
tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5,
cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.
[179] Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.
[180] Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.
[181] Cap. 45.
[182] Cap. 55, 41, 56.
[183] Cap. 53.
[184] Cap. 59 infino al 75.
[185] Cap. 76.
[186] Cap. 77 infino ad 84.
[187] Cap. 82, 83, 85.
[188] Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.
[189] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.
Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20
ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II,
l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si
trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.
[190] Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.
[191] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96
nel presente capitolo.
[192] Surita, ibid., cap. 28.
La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a
16.
Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.
[193] Raynald, ibid., §. 17.
[194] Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di
Federigo, docum. 7.
[195] Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.
[196] Ibid., §. 25.
[197] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.
È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di
riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero
Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse
risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre
appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi.
Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita
(diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il
6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato ad _Apostolicae
sedis gratiam et mandata_, il castello e la terra di Aci, del dominio
della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti
(Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio
di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di
Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni
furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già
tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee
conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In
ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era
gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio
dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea
portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a
menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a
Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica,
accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono
Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro
le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso
gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui,
cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante
ambizione.
[198] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.
Anon. chron. sic., cap. 56.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata
della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re
d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le
concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297,
citati nella nota precedente.
[199] Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i
beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo
angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o
tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i
registri angioini.
Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto
della sua corte: _In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida,
palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio
circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et
castaneis etc._ e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i
nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san
Martino, Natale e Quaresima (_carniprivio_) e trenta uova per Pasqua.
Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.
Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche
entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in
compenso _de bonis quondam Joannis de Procida militis_, che il detto
Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni
di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.
Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno
facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da
Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti
creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il
giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.
Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210,
pubblicato a docum. XXVIII.
Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son
resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre
persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è
notevole il principio: _Sub presentanone promissionis facte per nos
magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo
de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis
bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii
discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat,
etc_. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.
Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida,
simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.
Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio
si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito
che avea contratto con lei _quondam Joannes de Procida miles dum erat
in gratia clarissime memorie domini patris nostri_, Ibid., fog. 213.
Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni,
ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li
aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.
Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di
Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.
[200] Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo
sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di
san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi
si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865.
Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria
dell’ammiraglio per la sua sepoltura.
[201] Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che
finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma
del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale
riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di
cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura
nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli
altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota
precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo
1299.
[202] Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a
mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.
[203]
Vadi a mia bella figlia, genitrice
Dell’onor di Cicilia, e d’Aragona.
DANTE, _Purgat_., c. 3.
[204] Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3.
Anni 1260–61–62.
[205] In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza,
da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.
Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si
confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza: _nec non
Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc_.
Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.
[206] Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige
nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299,
pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.
[207] La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma
del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo
Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss.
della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.
[208] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 57.
La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da
un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione,
pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del
castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò
guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in
Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma
pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.
[209] Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia
stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame
di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile,
7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297,
nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag.
179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che
accorda once 10 a un Giovanni _pro sumptibus itineris ad exercitum_.
[210] Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile
1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis
alcune terre in Calabria, _dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie
romane et Regis fidem redeat a qua defecerat_. Elenco cit., tom. II,
pag. 179.
[211] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.
[212] Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio
undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo),
pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.
[213] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
[214] Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri
accennati nel seguito di questo capitolo.
[215] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.
L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo, _operante
supradicto papa Bonifacio_.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro
Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare
la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con
centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di
quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma
crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con
queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì
lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che
v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»
Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono
direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per
amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di
Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere.
Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui
appresso notati:
Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237,
permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni
non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci
co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297,
pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore
del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato
a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo
differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di
Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle
stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e
Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15
febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.
[216] Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real
cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409,
ed. 1733.
[217] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 58, 59.
[218] Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee
e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156
pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo
numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero
non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate
in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori
per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani
e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in
questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi
diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di
Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.
Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga
nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite
sofferte nello assedio di Siracusa.
L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non
ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per
vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più
tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli
dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre
per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di
Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.
[219] Anon. chron. sic., cap. 59.
Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.
[220] Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a
Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de
Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi
del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto
pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo
e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel
cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità,
che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la
esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco
prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come
sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu
dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque
una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma
di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.
[221] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.
Anon. Chron. sic., loc. cit.
[222] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.
Anon. chron. sic., cap. 59.
[223] Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno
dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.
[224] Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale: _plus
sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo
possidente possideas_. Questo traditore giovò molto alla causa dei
nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299,
nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella
ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re
angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A,
fog. 158 a t. e 24 a t.
Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli
concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento
annuali. Ibid., fog. 158.
Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo
fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re
d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma
dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della
Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero
e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre
1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r.
archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di
Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.
Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un
diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il
castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo
Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26
gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2º del regno di
Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la
decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno
dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal
errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio
dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune,
perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo,
cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il
riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di
Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.
[225] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.
[226] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.
Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon.
chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.
Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo
soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’
prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine;
non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario,
la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come
ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola
garsagnini, spiega per _sfregiati, marcati_, rappiccandola con la
voce _garsa_ che suonava profondo cincischío, e così è rapportata
dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui
talvolta si pronunzia anche _gassa_. Ma io non so accettare che i
siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici
di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non
fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con
ferite. Perciò crederei più tosto leggere _garfagnini_ per metatesi
da _qrafagnini, grifagnini, grifagni_, o derivato da aggraffare, e in
siciliano _aggranfari_. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri
cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati
venderecci di Giacomo.
Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai
Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.
[227] Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma
del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a
Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte
Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.
[228] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.
[229] Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.
[230] Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.
[231] Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23
giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro
Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.
[232] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.
Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.
Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli
da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.
La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di
Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima
Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumento _pro
adventu illustris regis Aragonie_, il re comandava trovarne subito
2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r.
archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.
Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e
tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato
in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona....._existente etiam
et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum
Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per
sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae
Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et
Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo
feliciter, amen_.
Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della
Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.
Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere
settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un
diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di
mandarsi ad _partes Sicilie_ per conto di Ruggier Loria 10 salme di
sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola
provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.
[233] Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26
ottobre anno 4.
[234] Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.
[235] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.
[236] Docum. XXIX e XXX.
[237] Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del
21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind.,
nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23,
33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle
città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a
Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che
quelle città avean promesso per la presente guerra.
Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento
di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che
forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini
d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.
Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento
stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario
di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per
nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once;
un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.
Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il
denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario
di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23
giugno nelle seguenti note.
[238] Diploma del 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di
Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit.,
docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:
Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavalli _alferrati_ (cioè
uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli
alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da
pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora,
nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once
2,071,15.
Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto
maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo
rimasta gran pezza ne’ porti.
Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti
151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.
Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per
supplimento a’ cavalli morti o perduti.
Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato
queste genti il papa o re Carlo.
[239] I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi,
prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la
tratta de’ grani.
Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si
legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore
Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte
dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea
promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once
4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel
r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.
Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della
compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adria _graffiere_ di Carlo
II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati
insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra,
e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia
Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme
di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000,
da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.
Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000
once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini
di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato
rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E
Bonifazio il dovea a Carlo _pro pretio quorundum jocalium_. Ibid., fog.
183.
Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea
a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once
1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il
rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo
Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da
Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa,
se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8
giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle
frontiere.
Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito
da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con
cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.
Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri
imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di
Firenze.
Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’
Bardi. Ibid., fog. 97.
Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’
Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato
in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di
quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog.
185 a t.
Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di
mercatanti italiani.