La moglie e la madre.
Le precauzioni della polizia romana non si erano limitate a vietare
l'accesso del popolo nella piazza dell'esecuzione, e impedire la
circolazione nelle vie che i due condannati dovevano percorrere.
Alla moglie dell'uno, alla madre dell'altro era stato negato di dar
loro l'estremo addio. Ora si temeva che quelle donne pazze di dolore
fossero uscite dalle loro case, e cercando di giungere fino ai loro
cari, mentre venivano condotti al supplizio, avessero colle loro grida
chiamata gente ed eccitato del tumulto. Perciò fino dalla notte le
abitazioni di entrambe erano state circuite da un picchetto di zuavi,
che avevano per consegna d'impedire l'uscita a chiunque.
Quelle infelici, per tutto quel giorno orrendo, in cui la
immaginazione rappresentava alla loro mente lo strazio della persona
amata, ebbero presente ad accrescimento di dolore, e quasi a scherno
del loro patire, l'abborrita divisa degli zuavi pontifici.
La povera Lucia, che aveva pel lungo lagrimare essiccata la sorgente
delle lagrime, non piangeva più, ma esalava un lugubre, continuo
ululato: piangevano i figliuoletti nel vedere così mesta la madre,
sebbene non ne sapessero la terribile cagione, e Teresa doveva
reprimere il pianto e consolarli, e acquetarli, perchè colle loro
grida non rendessero più acerbe le pene della sventurata.
Ma in quell'età infantile il dolore non fa tacere i bisogni istintivi
della vita, e non molto andò che i fanciulletti chiesero del pane. In
casa non v'era cibo di sorta, e Teresa si avviò per provvederne: ma
gli zuavi di guardia le impedirono il passo. Non valsero rimostranze e
preghiere, nè il pianto dei bimbi che avevano fame. Cosa incredibile,
ma vera! Nel giorno del supplizio di Monti sua moglie, e i suoi figli
mancarono di pane!
Verso sera alla vedova infelice, si presentò, una visita inaspettata,
il colonnello De Charette, il comandante degli zuavi, quello stesso
che aveva domandato al Papa l'onore di assistere alla esecuzione di
Monti e Tognetti.
Egli entrò con aspetto triste e benevolo, si tolse di capo il
cappello, e si avvicinò a Lucia, circondata da suoi figlioletti.
--Signora! diss'egli. La sventura che vi ha colpito è di quelle che
non hanno riparo, ed io non venni a porgervi sterili parole di
consolazione. Ma voi siete madre, proseguì accennando i fanciulli, che
lo guardavano meravigliati e spauriti da quella nuova figura. Siete
madre, e i vostri figli sono certamente la cosa più cara che vi
rimanga al mondo. Vostro marito ha pagato il debito che aveva colla
giustizia; il pensiero de' miei zuavi doveva volgersi naturalmente
alla sua vedova e ai suoi orfani, che non ebbero nessuna parte nel suo
fallo, eppure ne portano la pena, restando derelitti e soli sopra la
terra. Lenire un dolore così grande e immeritato come il vostro,
signora, non è possibile: ciò che possiamo fare si è di rendere meno
trista la vostra sorte, provvedendo all'avvenire dei vostri bambini.
Gli è con questo intendimento che gli zuavi pontifici, non serbando
nessun rancore verso la famiglia del condannato, commossi anzi dalla
vostra condizione infelice, hanno posto in comune delle offerte. Esse
devono servire come ho detto a migliorare la sorte dei vostri figli, e
come madre, non potete rifiutare quanto ho l'onore di porgervi a nome
del corpo degli zuavi pontifici.
Posto fine al suo dire con un inchino rispettoso, il colonnello
presentò a Lucia un portafoglio.
Lucia Monti balzò in piedi con uno slancio, e sebbene un tremito
convulsivo l'agitasse, rimase ferma colla testa alta, e gli occhi
fissi in quelli del colonnello. Essa era una povera popolana, non usa
a studiare le frasi e i bei modi, in quel punto poi si trovava in tale
stato di prostrazione, che male reggeva il pensiero: ma la naturale
altezza dell'animo, e il tumulto dei sentimenti le dettarono in quel
momento solenne, le parole più proprie a rintuzzare la tracotanza
dello straniero, il quale sotto le apparenze della bontà celava la
superbia, che coi suoi zuavi lo aveva spinto ad ostentare quel
beneficio.
--Signore, disse con voce sicura, mio marito è morto! e voi lo avete
ucciso. Bastava una preghiera degli zuavi, e in ispecie del loro
comandante, perchè il Papa gli facesse la grazia. Ma voi altri invece
lo voleste morto, voi altri lo avete posto sotto il taglio della
ghigliottina. Ed ora venite ad offrirci delle monete come un prezzo
della sua vita! Avete parlato de' miei figli! Ma sappiate, o signore,
che io vorrei vederli morire ad uno ad uno di fame, piuttosto che
cibarli col vostro pane. No, i miei figli non sono poveri; essi
possedono una grande eredità, il nome del loro padre, il nome di
Giuseppe Monti!
Ciò detto, Lucia con un gesto della mano indicò la porta al
colonnello. Egli fece un altro inchino, ed uscì. V'era tanta nobiltà
nel contegno di quella donna, ch'egli si sentì profondamente umiliato.
L'avvocato Leoni, reduce col cuore affranto della chiesetta di San
Giovanni Decollato, dov'erano state deposte le bare, contenenti i
resti di Monti e Tognetti, pensò che il dolore più atroce da consolare
era quello della madre. La vedova aveva almeno un conforto, sebbene
amaro anche esso in tanta desolazione: la vista de' suoi figli.
A passi ora lenti, ora affrettati, come di chi vorrebbe giungere a un
tempo, e non vorrebbe, arrivò alla casa della Tognetti, dov'erano di
guardia, come abbiamo detto, gli zuavi. La vecchia infelice stava
prostesa in un letto, quasi assopita in quella calma, che segue un
lungo sussulto convulsivo.
Sentì appena il passo dell'avvocato, che indovinando chi era si
scosse, e spalancando gli occhi, li protese verso la persona che
veniva. Per quanto dovesse aver perduta la speranza della grazia, pure
una ostinata lusinga le stava nel fondo del cuore, che troppo
insoffribile torna al cuore di una madre adattarsi all'idea della
morte del figlio.
L'ora dell'esecuzione era trascorsa; tutto era finito. Eppure essa
sperava ancora, sperava in un evento straordinario, in un miracolo del
cielo. Poveretta! le pareva ancora impossibile che il suo Gaetano
dovesse morire a quel modo.
Al riconoscere l'avvocato parve che un segreto presentimento le
annunziasse una buona novella.
--Mio figlio! gridò. La grazia!
Il sangue le affluì alla testa; le sue mani si agitarono, come
cercando un sostegno.
La situazione di Leoni era terribile. Gli conveniva disingannare
subito quella donna: ogni indugio avrebbe accresciuta la sua speranza,
e resa più fatale la delusione.
Fece colla testa un'impercettibile segno negativo; l'espressione della
sua fisonomia disse il rimanente.
L'idea terribile di quanto era avvenuto si affacciò allora alla mente
della madre.
L'ora era passata; se la grazia non era intervenuta, e dunque la morte
del suo Gaetano era consumata. Lo pensò in un baleno.
Essa si era lasciata vincere dall'entusiasmo della speranza troppo
addentro; il contraccolpo fu tremendo.
Leoni la vide farsi livida a un tratto, e cadere all'indietro sul
letto.
Corse a sostenerla: era morta!
In quel medesimo giorno il principe Rizzi presentò a sua moglie come
un regalo l'anello insanguinato di Curzio, con queste parole:
--La partita è vinta!
La principessa mandò un grido, e fuggì dal palazzo. Poche ore dopo
essa era chiusa nel convento delle _sepolte vive_, dov'era badessa una
sua zia. Tutto il potere del cardinale suo cognato non valse a
toglierla da quell'asilo.