Spionaggio.
L'avvocato sostenne la principessa che vacillava.
--Non si devono frapporre indugi, disse una voce a poca distanza da
loro: la sentenza deve eseguirsi immediatamente.
--E se intervenisse la grazia sovrana? soggiunse un'altra voce.
--È impossibile! riprese la prima. In questo caso la grazia sarebbe
abdicazione. Se quei due ribaldi non venissero decapitati, manderei
all'aria il mio cappello rosso.
La principessa si volse; quegli che aveva pronunciate queste ultime
parole era suo cognato, il cardinale Rizzi, ch'era sceso in giardino,
passeggiando con monsignor Pagni.
Essa rabbrividì fino nelle ossa, si strinse al braccio dell'avvocato,
e quasi trascinandolo, fece ritorno con esso alle sale del ballo.
Passando accanto al cardinale Rizzi, aveva sentito l'orrore che si
prova al contatto di un'aspide, e a quella sensazione penosa per
contraccolpo era succeduto il baleno di un'improvvisa speranza.
Alla festa assisteva un altro cardinale, ch'era appunto il
contrapposto di quello; era uno di quei rari esempi di tolleranza e di
moderazione, che appajono come eccezioni in mezzo allo stuolo idrofobo
delle eminenze e dei prelati. Il cardinale Baldoni, più che
sessagenario, aveva una testa coronata di capelli bianchi, sulla quale
stava impressa la serenità dell'anima. Egli doveva la porpora alla
profondità de' suoi studi teologici, che per quanto assidui, non erano
giunti a isterilire del tutto il suo cuore. Si sapeva che il Papa lo
stimava, e gli voleva bene, e spesso i suo' miti consigli erano
riusciti bene accetti a Sua Santità; sebbene nel fatto avesse poi
prevalso la volontà dei più accaniti clericali. Costoro disponendo
dell'obolo di San Pietro, e degli arrolamenti della marmaglia
mondiale, avevano acquistato un tale sopravvento nelle cose di
governo, che sovente lo stesso cardinale Antonelli aveva dovuto
piegarsi ai loro voleri.
Conoscendo l'indole buona del cardinale Baldoni, la principessa pensò
che da lui solo si poteva ottenere una intercessione abbastanza
potente per indurre il Papa a fare la grazia ai due condannati, o
almeno al più giovane di essi, ch'era Tognetti.
Si avvicinò dunque al porporato, e lo pregò di passare con essa in un
salottino, dove a sua richiesta li seguì anche l'avvocato Leoni.
La signora lo presentò al cardinale, come l'avvocato che aveva
strenuamente difesi i due condannati a morte dalla Sacra Consulta, poi
espose con tutto il calore la domanda, ch'essa medesima gli faceva in
nome di lui. Tutto ciò che può dettare la passione a una donna essa lo
disse; l'avvocato aggiunse tutte le ragioni, che la giurisprudenza e
la logica suggerivano, per consigliare la grazia sovrana in quella
occasione.
Egli fece osservare a Sua Eminenza come Monti e Tognetti non potessero
dirsi autori principali del delitto di Lesa Maestà, pel quale erano
stati condannati, non potendo essi venir considerati altrimenti che
come agenti subalterni della ribellione, e perciò non dovevano essere
puniti colla pena capitale; tanto più che la condanna, non solo non
era stata pronunciata all'unanimità, ma era stata anzi decisa da una
debolissima maggioranza. Che Tognetti in ispecie, stando anche
all'accusa, non avrebbe avuto nel fatto che una parte del tutto
secondaria, e militava poi anche a suo favore la giovane età di
ventitrè anni.
Il cardinale Baldoni ascoltò attentamente, stette alquanto pensoso in
silenzio. Poi prese una mano della principessa e una dell'avvocato, le
strinse colle sue e disse:
--Domani io mi presenterò a Sua Santità; e tutto quanto è possibile
per ottenere la grazia dei due condannati, o almeno del solo Tognetti,
io lo dirò, e lo farò. Pregate il Signore perchè mi assista.
La principessa e l'avvocato, con moto spontaneo e concorde, si
abbassarono a baciare le mani del cardinale, ch'era in quel momento il
sacerdote vero dell'amore e del perdono.
La principessa Rizzi non aveva chiusa la porta del gabinetto per non
destare sospetti, e credendo che nessuno sarebbe stato tanto
indiscreto da scrutare il segreto di quel colloquio.
Ma ella si era ingannata.
Il cavaliere Marini era, come sappiamo, nella festa. Quell'uomo
possedeva un istinto poliziesco tutto speciale, un colpo d'occhio da
vero inquisitore: erano queste le qualità che lo distinguevano, e che
avevano fatto di lui il processante pontificio per eccellenza.
Con queste facoltà naturali perfezionate da un lungo esercizio, esso
era arrivato a un tal punto di percezione subitanea, che nulla, di
quanto si diceva o si operava intorno a lui, gli sfuggiva. Coglieva a
volo le frasi, vedeva colla coda dell'occhio, e a forza di raziocinii
istantanei penetrava nell'intima ragione dei fatti.
Egli si accorse dunque delle parole che la principessa rivolse al
cardinale Baldoni, quando essa lo pregò di accompagnarla nel
gabinetto; e ne aveva indovinato istintivamente il motivo.
Quando poi vide la signora ritirarsi in compagnia del cardinale, e
seguirli l'avvocato Leoni, non ebbe più dubbio sull'oggetto di quella
conferenza, e passando più volte innanzi alla porta del gabinetto, vi
ficcò dentro lo sguardo; vide l'avvocato parlare con calore, mentre la
principessa era atteggiata alle preghiere, di più intese pronunziare
il nome di Tognetti, e infine vide lo slancio con cui i due
supplicanti avevano attestata la loro riconoscenza al cardinale.
Era ormai cosa evidente per il giudice processante. L'avvocato e la
principessa avevano pregato l'eminentissimo Baldoni, perchè chiedesse
al Papa la grazia dei due condannati a morte, ed esso aveva
acconsentito. A' suoi occhi era quella una specie di complotto, che
metteva in pericolo il governo, la religione, e più ancora il
compimento dell'edifizio processuale da lui con tanta fatica
innalzato, e che doveva essere coronato con due capi recisi.
Quelle tre persone non erano ancora uscite dal gabinetto, che il
cavaliere Marini, correndo a rompicollo giù per la scala della loggia,
scendeva in giardino per dare avviso della sua scoperta al cardinale
Rizzi. Questi inorridì alla sola idea che i due ribelli potessero
andar salvi dalla morte, che un suo collega, una delle colonne di
Santa Madre Chiesa, potesse proporne la grazia al Pontefice. Pensò che
non v'era tempo da perdere per scongiurare un tanto pericolo.
Ringraziò fervorosamente il giudice processante: e senza risalire
nelle sale, fece venire la sua carrozza, e non ostante che fosse notte
inoltrata comandò al cocchiere di condurlo al _Gesù_, celebre convento
dei gesuiti romani.