I due compagni s'inoltrarono cautamente a tentoni, tenendosi per mano.

Curzio inciampò in qualche cosa che diede un suono metallico.

Sporse innanzi la destra e tastò. Era un fascio di fucili.

Procedettero innanzi, e questa volta fu Monti che incespicò, e quasi

cadde: aveva inciampato contro un mucchio di mattoni.

Quivi si fermarono, argomentando di trovarsi nel bel mezzo del

camerone.

--Eccoci nel magazzino, disse Curzio a bassa voce. E qui sopra sta la

caserma degli zuavi.

--Ed ora, disse Monti, aspettiamo Tognetti. Non tarderà molto.

--Le cose sono male avviate, riprese il primo, e senza questo colpo

decisivo la causa della libertà è perduta.

--Ma si sentono sempre delle fucilate. I nostri si battono tuttora.

--I nostri sono inermi, che vengono scannati senza pietà dalle

bajonette e dal piombo degli stranieri. Sì, Monti, or ora n'ebbi

l'avviso. Le spie della polizia hanno scoperto il deposito delle

nostre armi fuori della Porta San Paolo, e tutti i fucili colle

munizioni furono sequestrati. In questo momento il popolo romano

senz'armi e senza difesa è abbandonato alla strage.

--Ma dunque non c'è speranza?

--Sì, Monti, c'è una speranza ancora. I nostri stanno in questo

momento assaltando il Campidoglio, sono armi per essi il furore e il

disperato coraggio. Quando noi avremo fatto saltare questa caserma, e

avremo impedito così che nuovi nemici vadano ad assalirli alle spalle,

non tarderanno a impadronirsi di quel sacro e antico asilo di libertà.

Colassù potremo tener fermo finchè ci giunga il soccorso di Garibaldi.

È necessario che l'alba di domani vegga sventolare la bandiera

nazionale sulle alture di Roma; altrimenti tutto è finito.

Una vettura si fermò sulla strada, e poco dopo un colpo leggerissimo

fu bussato alla porta.

Curzio si avvicinò, e chiese sommessamente:

--Chi è?

--La Libertà di Roma! rispose piano del pari la voce di Gaetano

Tognetti.

La porta fu aperta. E Tognetti coll'ajuto dei due compagni, trasse

dalla vettura, e introdusse nel magazzino due barili, poi entrò dentro

anch'esso.

La porta fu richiusa: la vettura partì.

--Come vanno le cose nostre?

Così chiese Curzio a Tognetti.

--Male, rispose. I nostri si trovano dappertutto senz'armi, e vengono

massacrati senza pietà.

--Bisogna pensare a soccorrerli, disse Curzio. Entrando qui dentro

abbiamo urtato in un fascio di fucili. Eccoli... sono qua. Noi

porteremo loro queste armi.

--Ma prima, disse Tognetti, dobbiamo eseguire questo colpo della mina.

--Per la mina basto io solo! esclamò Monti. Voi altri andate.

--Che dici?

--Sì, fidatevi di me! penso io a tutto. Voi altri andate ad assistere

i nostri fratelli, che si battono uno contro dieci.

--Qua, Tognetti, dammi la miccia e parti, al resto penso io.

--La miccia?

--Ma sì.

--Ah! non ci ho pensato!

--Disgraziato! e come fare?

--Vado a cercare...

--Ma no, non v'è da perdere un istante. Ogni minuto che passa costa la

vita di cento romani.

--Non c'è più scampo!

--No, no, disse Monti. C'è un riparo!

--Quale? chiesero Curzio e Tognetti, ansiosamente, a una voce.

--Ecco qua: io tengo in saccoccia dei fiammiferi e un pezzo d'esca,

questo mi è sufficiente.

--Che dici?

--Andate voi altri. Qui basto io solo, vi dico.

--No, no: un tanto pericolo vogliamo dividerlo con te.

--Ah sì!

--E i fratelli che hanno bisogno del nostro soccorso, li lascerete voi

senza ajuto? Andate! non perdete tempo; andate a portar loro dei

fucili.

--Ma tu come farai?

--Accenderò questo pezzo d'esca, poi lo porrò vicino alla polvere.

--Ma tu ti esponi così a una morte quasi sicura.

--Non importa: se io rimango morto, pensate voi alla mia povera

moglie, a' miei figli.

--L'Italia intera ci penserà, disse Curzio. Tu rinnovi l'eroismo di

Pietro Micca.

--Andate, andate; prendete i fucili.

--E dobbiamo lasciarti solo in tanto rischio!

--Non andate ad arrischiare la vita anche voi altri? correte dove c'è

bisogno di voi.

I misteri del processo Monti e Tognetti · 第 19 / 65 题