Le due cugine.
Il rione di Trastevere presentava in quella mattina un aspetto
singolare. I popolani si aggiravano per le strade; si scambiavano
cenni e parole misteriose, si adunavano in crocchi, si dividevano per
ritrovarsi poco dopo in altri punti, e in mezzo a quel va e vieni
spuntavano ad ora ad ora le figure sospette degli spioni, dei birri
travestiti, che aguzzavano gli sguardi, tendevano le orecchie,
notavano le fisonomie e gli andamenti; e ad ora ad ora qualche
pattuglia di zuavi, qualche drappello di gendarmi passava per le
strade, donde al loro avvicinarsi si erano dileguati i cittadini.
Le trasteverine, quelle donne belle e sdegnose, che serbano viva la
tradizione dell'antica fortezza e maestà del popolo romano, tranquille
nel sembiante, ardenti nel cuore, si mescevano agli accordi degli
uomini loro, guardavano con piglio di provocante disprezzo i satelliti
della tirannide sacerdotale.
Una giovane di statura alta, di forme statuarie, il cui vestiario
semplice e modesto presentava quella naturale eleganza di
panneggiamento ch'è proprio delle statue romane, portando un suo cesto
colla grazia ingenita di una Flora antica, camminava sola e con passo
celere verso la propria dimora.
Uno zuavo papalino atteggiato a un portamento soldatesco fra lo
spavaldo e il galante, la seguiva dappresso, arrischiando alcuni motti
sguaiati in gergo mezzo francese, ai quali la romana non rispondeva
altrimenti che colla più sprezzante noncuranza.
Giunta alla propria casa, la giovane sta per entrare, quando il
soldato, venutole vicino, vuol seguirla oltre la soglia, ma essa,
frappostasi coll'aitante persona fra la porta e lui:
--Va via! prorompe, e passando oltre chiude l'uscio con fracasso.
--_Sacrè non!_ grida lo zuavo rimasto al di fuori; e intanto tenta,
scuotendola, la porta chiusa al di dentro.
--Mangiati la lingua, brutta figura! esclama la donzella entrata in
una stanza, dove l'aspetta un'altra giovane.
--Che cos'è stato, Teresa? Che cos'è questo rumore? questa le chiede.
--Niente, niente, risponde. Figurati che andando a fare la spesa, ho
incontrato un signore zuavo, che s'è messo a _farmi l'occhio di
triglia_, e a dirmi delle paroline inzuccherate. Io, via senza
badargli, e lui ha avuto il coraggio di seguirmi fino a casa, e voleva
entrare per forza; ma io gli ho chiuso la porta in faccia ben bene.
Così dicendo Teresa aveva deposto il cesto che recava sotto il
braccio, e ne aveva tratto dell'insalata, del pane e dei frutti che
andava disponendo sul desco.
Intanto lo zuavo seguitava a far chiasso al di fuori, bussando alla
porta, e urlando:
--_Ouvrez non de Dieu!_
E Teresa di rimando a gridare:
--Batti, batti! così ti battesse il core!
--Oh Dio! sclamò l'altra donna. Non vorrei che in questo frattempo
arrivasse il mio Peppe. Se ritrova costui lì fuori, si compromette di
certo.
--Or ora, se non se ne va, disse Teresa, vedrai, Lucia, che vado a
cacciarlo via col manico della scopa. Ma taci: mi sembra che si sia
persuaso e se ne sia andato da sè.
Infatti il papalino, stanco di bussare inutilmente o pauroso di
qualche brutto incontro, aveva lasciata l'impresa.
Una bella bambina di cinque anni entrò nella stanza dov'erano Teresa e
Lucia, e s'ebbe carezze dall'una e dall'altra. Era una brunettina
fresca e vivace.
Quella ragazzina con una sorelluccia e un fratellino più piccoli di
lei, erano i figliuoli di Lucia e di Giuseppe Monti suo marito.
Monti era un soprastante muratore, nato a Fermo, ma da più anni
dimorante in Roma, dove per causa di lavoro si era stabilito colla
famiglia.
Quanto alla romana Teresa, essa era una cugina di Lucia, rimasta
priva, dei genitori in giovane età. Era tenuta dalla moglie di Monti
in conto di una vera sorella.
Era vicina l'ora in cui Giuseppe soleva venire a casa per dividere
colla sua famigliuola il pasto frugale, e ritornarsene poscia al
lavoro quotidiano.
Lucia, avvicinatasi al focolare, attendeva alla minestra perchè si
cuocesse; intanto Teresa accudiva ad altre faccenduole; e la piccola
Paolina, così come lo comportava l'età infantile, prestava l'opera sua
ora all'una ora all'altra delle due donne, con quel vezzo adorabile
che è proprio della sua età, e spesso la madre ricambiava coi baci i
suoi tenui servigi.
Finalmente le due cugine si diedero ad apparecchiare la mensa.
E Teresa non ristava di parlare colla sua spigliata loquela, mentre
stendeva la tovaglia o recava i piatti, i bicchieri, le posate.
--Ma sai, Lucia, che ci vuole una bella fronte! andava dicendo. Oh! i
bei difensori che ha il Papa! Villani rifatti che si danno bel tempo
con l'obolo di san Pietro. O che san Pietro manteneva dei soldati?
Questa non l'ho mai sentita a dire. _Managgia l'anima loro_! Perchè
non stanno ai loro paesi? Fortuna che siamo alla fine, per quanto
pare! Ma non sai la bella notizia? Garibaldi se n'è fuggito da
Caprera. E adesso si trova coi volontari là fuori; si può dire alle
porte di Roma. Guarda!
E la bella giovane toltasi di saccoccia una coccarda tricolore, la
mostrò tutta allegra a Lucia.
--Questa me la sono composta da me, e voglio mettermela sul petto
appena Garibaldi sarà entrato in Roma. Ma che non ti rallegri anche
tu? non salti dalla contentezza?
--Che vuoi? disse tristamente Lucia. Io non posso dividere la tua
letizia. Ho un presentimento che mi opprime. Non so perchè, ma ho
paura che la voglia finir male!
--Sei pazza? E che, credi che i soldati papali potranno resistere ai
Garibaldini? Ma se ne hanno già prese tante, se ne hanno prese! Quel
bravo giovane di Menotti, il degno figliuolo di Garibaldi, che Dio lo
benedica, gliene ha già date finchè ne hanno volute. Li abbiamo pure
veduti ritornare in città scornati e fuggiaschi, tutti quegli zuavi e
antibojani ch'erano usciti come tanti rodomonti. Li hai pur visti
anche tu!
Lucia taceva, crollando il capo, come se cupe visioni le ingombrassero
la mente; poi dopo qualche istante di silenzio, soggiunse a un tratto:
--E se ritornassero i Francesi?
--I Francesi! esclamò Teresa; ma non è possibile!
--E perchè dici che non è possibile?
--Perchè... perchè... ce ne sono tanti dei perchè, ma non li posso
spiegare. Oh! non si sono impegnati con una... so molto io... con
una... _convocazione_? non hanno promesso insomma di non tornare più?
--Le promesse sono chiacchiere belle e buone! Io ho paura, ecco!
--Tu hai paura, ed io invece mi sento un coraggio da leone.
Teresa pronunciando quelle parole ardeva negli occhi, e il suo bel
volto esprimeva tutta l'energia d'un'anima virile. Si sarebbe detto
che in lei riviveva lo spirito della vergine Clelia.
Bussarono alla porta.
--Ohè! sclamò Teresa, che sia quella marmotta? Mo' lo concio io per le
feste.
E avvicinatasi alla porta, chiese ad alta voce:
--Chi è?
--Son io! rispose una voce tremolante.
Teresa aperse, e apparve sulla soglia la figura sparuta e paurosa di
Don Omobono, il prete di vettura.
Egli era un vicino della famiglia.
--Oh don Omobono! sclamò Teresa. Venite avanti.