Il segreto di una madre.
Maria non si mostrò punto sorpresa della visita; pareva ch'essa
aspettasse quella persona.
La signora sconosciuta si fermò sulla porta, e chiese piano a Maria:
--Chi è quell'uomo?
--Non temete, signora, rispose a bassa voce la povera donna. È mio
figlio.
Poi siccome pareva che quella esitasse, aggiunse più piano:
--Entrate pure!
Mentre la signora si avanzava nella stanza, Gaetano meravigliato
trasse in disparte la madre, e le chiese.
--Chi è quella signora?
Maria parve imbarazzata a rispondere, e mormorò fra i denti:
--È... una mia amica.
--Ohè mamma! soggiunse Tognetti in tuono faceto. Tua amica una signora
di quello stampo! Se tu non fossi quella brava donna che sei, faresti
pensare...
E sorridendo il giovane baciò la mano alla madre, e mosse verso la
porta.
Maria lo fermò per un braccio, e disse con tuono espressivo:
--Dunque ritorni!
--Fra cinque minuti, rispose Gaetano. Anzi se viene Curzio gli dirai
che mi aspetti.
--Pensa, replicò la madre, che mi lasci nella maggior angoscia.
--Non temere! disse Gaetano.
Poi, volgendosi alla signora velata, ch'era rimasta immobile in piedi,
nel mezzo della stanza, la salutò chinando la testa.
--Signora!
Ed uscì.
Appena fu partito il figlio, Maria accorse accanto alla donna,
dicendole:
--Perdonate, signora!
Questa rispose con un'amichevole stretta di mano, poi dopo aver
guardato intorno, per assicurarsi ch'ella era sola con Maria, alzò il
velo nero che le copriva il volto.
La principessa Rizzi ch'era dessa, era una donna, che sebbene avesse
varcato il limite dell'età giovanile, conservava tutto il prestigio di
una possente bellezza. La sua statura elevata, le forme statuarie, le
trecce d'ebano, gli occhi eloquenti, il profilo veramente romano
formavano un insieme che destava l'ammirazione, e imponeva il
rispetto.
Gli anni non avevano recata una ruga su quella fronte maestosa, quelle
labbra incantevoli conservavano tutta la freschezza dell'adolescenza.
--Perdonate! proseguiva Maria. In questi momenti io sono tanto
angustiata! Sto in pena per la vita di mio figlio.
--Buona Maria! soggiunse la principessa. Il mio cuore comprende le
angoscie del tuo: pel cuore non v'è distinzione di gradi sociali: il
cuore delle madri è sempre lo stesso, lo ti trovo tremante per la vita
di tuo figlio, e io venni appunto, perchè anch'io temo per la
sicurezza del figlio mio. È necessario che io lo veda.
--Egli deve venir qui fra poco, rispose Maria. Ha un appuntamento con
Gaetano.
--Povera Maria! riprese la principessa prendendola per mano. Tu fosti
una seconda madre pel mio Curzio; tu gli hai dato il tuo latte, gli
hai prodigate le tue cure. Quanto debbo esserti riconoscente! Ma
dimmi: egli ignora sempre chi sia la madre sua?
--Sempre. Io gliel'ho tenuto occulto questo segreto, come voi mi avete
imposto.
--Ed egli non ha indovinato che le mie premure, il mio affetto,
avevano una sorgente pura, innocente, santa?
In quel momento qualcuno bussò alla porta. La dama abbassò il velo.
--Eccolo, esclamò Maria, deve esser lui, signora!
E andò ad aprire.
Entrò un bel giovane che di poco aveva passati i vent'anni, ma
dall'aspetto maschio, virile, superiore all'età. I lunghi capelli
neri, sciolti con pittoresco disordine, lo sguardo di fiamma, la
fisonomia ispirata, l'abito negletto eppure elegante, tutto in lui
rivelava a prima veduta un'artista.
Infatti il giovane Curzio Ventura era un valente scultore. L'occhio
esercitato fin dall'infanzia sui preziosi avanzi dell'arte antica,
racchiusi in quel vasto museo che si chiama Roma, la vocazione
naturale, l'istintiva intuizione del bello, avevano abbreviato il suo
tirocinio; ed egli già plasmava nella creta le ideali creature della
sua mente, quando i suoi coetanei, modellavano gli studi
dell'accademia.
--Curzio! esclamò Maria.
--È lui! gridò la principessa, e rialzò il suo velo.
Il giovane scultore, senza badare alla dama, chiese tutto frettoloso a
Maria:
--Gaetano? Dov'è Gaetano?
--Egli è uscito per un momento, rispose la madre di Tognetti.
--Ah Dio! esclamò Curzio, con un energico movimento di rabbia. Poi si
volse, per ripartire senz'altro.
Maria lo arrestò, e disse:
--Aspettate! Egli mi ha incombenzata di dirvi che ritornerà fra pochi
istanti, che lo aspettiate.
--Non posso! rispose Curzio.
--Per pochi momenti, soggiunse Maria. Intanto.... vi è quella signora
che vuole parlarvi.
--Ah! la signora!... ma in questo momento....
--Finchè aspettate Gaetano potete trattenervi con lei.
Ciò detto, senza lasciar tempo a Curzio di replicare, Maria uscì dalla
stanza, entrando in una cameretta attigua. Il giovane non sapeva
dissimulare il suo dispetto.
--Vi duole di rimanere qualche istante in mia compagnia?
Così disse con accento dolcissimo la principessa, rimasta sola col
giovane.
Curzio tacque un istante, poi disse:
--Oh no, signora! Sapete bene che io nutro per voi della gratitudine e
del rispetto.
--Ma non dell'affetto, Curzio? Del rispetto e della gratitudine! Il
vostro cuore non vi detta nessun altro sentimento per me?
--Signora! È venuto il momento che io vi parli col cuore sulle labbra.
Finora io accettai i vostri benefici, senza scrupolo di sorta. Io fui
educato a vostre spese; da voi fui sovvenuto ne' miei bisogni;
assistito nelle disgrazie; da voi ebbi sempre in ogni circostanza
della mia vita una parola di affetto, e un soccorso di danaro. Voi vi
dicevate incaricata da mia madre, ed io non poteva respingere i doni
che mi facevate in suo nome. Da qualche tempo però il vostro
linguaggio si è mutato; l'espansione con cui mi parlate, il fervore
delle vostre premure, la passione, lasciate che ve lo dica, la
passione, che traspare nelle vostre parole, mi fanno comprendere che
un'altra è la ragione, un altro è il movente dei vostri rapporti con
me. No, signora; voi non siete l'incaricata di mia madre; voi agite
per conto vostro, e il sentimento che vi ispira questa condotta è
tale, che io non potrei d'ora innanzi senza arrossire accettare il
frutto della vostra bontà.
Il giovane artista pronunciò queste parole con accento solenne.
La principessa lo ascoltò anelando, di pallida ch'era si fece
vermiglia nel volto, e quando egli si tacque proruppe:
--Curzio! Tu mi stimi così poco! Tu mi credi capace di un sentimento
basso e umiliante! Ma dunque tu non hai indovinato; il tuo cuore è
rimasto muto alla voce della natura! No, Curzio; io non sono
l'incaricata di tua madre, no io, io stessa sono tua madre!
--Voi! mia madre! Ah!
Curzio si lanciò a baciare la mano della principessa, ripetendo:
--Perdono! perdono!
La madre impresse un bacio sulla fronte del giovane, con tutta
l'effusione dell'affetto lungamente compresso.
Successe qualche momento di eloquente silenzio.
--Adesso, riprese la principessa, comprendi adesso la ragione delle
mie cure, la fonte del mio affetto. Io sono tua madre, e se finora non
ti ho rivelato questo dolce nome si è perchè tutti devono ignorare i
legami che ci uniscono, mio marito pel primo, perchè egli sarebbe un
nemico terribile per te. E se quest'oggi io mi sono risoluta di
rompere il silenzio, gli è perchè quest'oggi ho bisogno d'invocare i
miei diritti di madre. Sì, Curzio; un gran pericolo ti sovrasta. Sì,
figlio mio, io so, non t'importi come, io so che tu appartieni al
comitato d'insurrezione, che tu sei anzi uno dei capi sezione, so che
voi altri avete concertato per quest'oggi un movimento di rivolta
nell'interno di Roma. Ebbene, sappi che lo spionaggio si è insinuato
nella vostre file, che la polizia è prevenuta, che il governo sta
sull'avviso. È impossibile la riuscita del tentativo; voi correte a
inevitabile rovina.
--Ebbene? chiese Curzio.
--Ebbene, fino che siete in tempo rinunziate a questo progetto.
--Impossibile! Tutto è stabilito; si è tardato anche troppo.
L'insurrezione di Roma deve scoppiare.
--Ma siete traditi, vi dico, sarete schiacciati!
--Non importa: Noi protesteremo col nostro sangue contro la tirannia
del pontefice, e se morremo, la nostra morte affretterà il giorno
della redenzione di Roma.
--S'egli è destino che debba compiersi la rivolta, si compia; ma tu
figlio mio, rimani in disparte. Pensa che il tuo sacrificio sarebbe
inutile alla causa della libertà, e fatale al cuore di tua madre.
--Che? esclamò Curzio. Che io lasci morire i miei fratelli, e che mi
tenga vilmente in disparte! Voi mia madre mi consigliate una viltà.
Ah! voi non siete romana!
--Io sono madre!
--Ebbene, armatevi di coraggio: vostro figlio sarà degno di voi.
La principessa, pure tremando per la vita del figlio, sentiva nel
cuore la santa gioja dell'orgoglio materno.
Curzio fatto un supremo cenno d'addio, mosse verso la porta per
partire.
Tutta l'angoscia della paura risorse nell'anima della madre, e con
energico sforzo essa trattenne il figliuolo. Gli si parò dinanzi, e
sclamò:
--Ah no! Io non ti lascio in quest'istante.
--È necessario! sclamò Curzio, e cercò di distoglierla dolcemente
dalla resistenza.
Ne seguì una specie di lotta, piena di affanno, di lagrime, di amore.
Da un lato combatteva la tenerezza materna: dall'altro un generoso
proposto, in contrasto coll'affetto figliale.
In quella si aperse la porta, e un uomo di sinistra apparenza comparve
sulla soglia.