Bobby felice.
Nei primi tempi, dopo la morte della mamma, Aquilino aveva ogni tanto la
sensazione dolorosa, simile a un arto del suo corpo, che gli fosse stato
avulso. Guardava nel mondo; e gli pareva che vi mancasse qualcosa. Alle
volte come un fantasma gli era vicino: la mamma.
*
In quella dolorosa occasione tutti furono molto gentili con Aquilino: la
marchesa volle sapere come la cosa era andata; ascoltò con occhi buoni,
e quando vide che Aquilino ad un certo punto del racconto si intoppava,
trovò certe parole tutte belle e conclusive, per cui ella se ne andò
prima che quella specie di irrigidimento si trasmutasse in pianto.
Del resto la marchesa non avrebbe avuto difficoltà ad accordare ad
Aquilino qualche settimana di licenza perchè viaggiasse e si svagasse un
po'. Ma essendo già ai primi del maggio, si prospettavano i prossimi
esami di Bobby.
Aquilino ringraziò; ma no, egli non desiderava viaggiare. Se mamà fosse
morta lì, oh, allora! Ma lì non c'eran ricordi. Anzi lo studiare quelle
semplici cose con Bobby lo avrebbe distratto.
*
Il conte Cosimo mandò una lettera molto affettuosa: e sarebbe venuto lui
a confortarlo; ma non istava punto bene; e ne era prova che, _come fa
ogni bestia ammalata, si era rifugiato nel suo vecchio nido_: una gran
casa antica nella sua città.
Anche Bobby si mostrò gentile. Le pupille del giovinetto, alla vista del
gran lutto del suo precettore, apparvero per la prima volta
impressionate.
Guardava quel nero, come se quel nero fosse stato al contatto di una
cosa di cui Bobby sapeva appena il nome: la morte.
Domandava con premura ogni mattina: «Come sta?» quasi che il male della
morte fosse stato una specie di raffreddore.
*
Ma Aquilino, che aveva deliberato di non recarsi più nella torre di
Albraccà, vi si recava sovente. Non che il marchese Ippolito gli
permettesse di parlare della sua cara mamma, e della sua casa che non
era più!
Il marchese parlava sempre lui, e non ascoltava che le sue parole. Ma
certi suoi aberranti ragionamenti gli addormentavano il dolore o
parevano far scomparire il suo dolore in un più gran dolore.
Il marchese don Ippolito offriva anche da bere _theologaliter_, e questo
pure era un bene.
-- Mio nonno è morto, mio padre è morto -- diceva --, mia madre è morta.
Per fortuna, la mia memoria, a cagione della lontananza, non li vede
più! Io morirò. E allora? Caro maestro, lei è giovane, ma le cose
procedono lo stesso così, anche se siete giovani e non le vedete.
Alle volte erano spunti stravaganti ed inattesi: il passerotto.
-- Questo stupido animale, secondo voi, maestro, quanto tempo ha? Tre
mesi? Un anno? Voi lo dite! Io dirò che ha cinquemila anni, come le
mummie d'Egitto. È lo stesso passero che esisteva cinquemila anni fa.
Che differenza c'è? L'esistenza dell'individuo è una astrazione
dell'uomo. Questo passero è un passero del tempo di Radamès; e nulla
vieta che io mi possa credere un contemporaneo di Nabucodonosor.
L'usignolo canta agli amori di Giulietta e Romeo. L'importante è che
esistano i rosignoli. Se non è più quello di prima, cosa importa? La
gallina fa l'uovo; la formica raccoglie i cadaveri; il nibbio divora
l'usignolo; il verme ara la terra. Sempre così. E l'uomo? L'uomo fa le
classi, i generi, le specie, i molluschi, i vertebrati, l'evo medio,
l'evo moderno. Ci credete voi?
Avete mai pensato come è ridicolo l'uomo che viaggia? Sempre si trova in
un punto del globo terracqueo egualmente distante dal centro. Tanto vale
allora rimanere fermi qui. Sapete? Nei tempi di Omero, che si credeva il
mondo fatto come una tavola, poteva essere interessante viaggiare con la
speranza di arrivare all'orlo della tavola. Ma adesso che dicono che il
mondo è fatto come una palla, non c'è più sugo. Hanno trovato oggi il
modo di elevarsi cogli aereoplani. È qualche cosa! Ma quest'uomo con la
benzina è assolutamente inferiore al mio passerotto: il quale comprende
così bene la inutilità anche di aver le ali, che preferisce stare qui.
E con tutto questo voi giovane desiderate il futuro sperando in esso
quel bene di cui finora non avete goduto; e benchè siate maestro o
professore, non vi avvedete che desiderate la vostra disfazione. Rimane
l'amore: una cosa sozza! ma l'uomo non se ne avvede alla vostra età, e
forse a nessuna età. Ma tu considera che anche le belle donne sono
_transito di cibi, guaina di corruzione_, e potrai dominare un po' la
concupiscenza.
*
Ma più insistenti erano i richiami su la morte.
Il cavallo morto.
Il cavallo, uno dei cavalli di un enorme carro da trasporto, era caduto
improvvisamente fulminato giù nel cortile. Il marchese volle che
Aquilino scendesse con lui ad osservare il cavallo morto.
-- Vedete -- dicea -- come si sta in pace! Osservatelo attentamente e poi
ditemi se anche in voi non sorge questo dubbio: il vero stato di
perfezione è il non essere, ovvero l'essere? Certamente ora riposa. Il
grave carro che esso doveva trainare, eccolo là. Voi lo vedete! E
l'altro cavallaccio dalle gambe difformi, vedete come si sta
profondamente meditabondo? Sembra pensare. E quel grosso diavolo del
carrettiere che è lì avvilito in contemplazione della sua bestia morta,
osservate che faccia da idiota. Ha in mano la frusta, e non può
frustare. Non vi pare di scorgere un risolino ironico in quel dente che
spunta fuori dal muso del cavallo morto? «Tu, o padrone, non mi
frusterai più. Te l'ho fatta!» Non dite niente, o maestro, di tutto
questo al carrettiere. Non vi capirebbe; forse vi risponderebbe in malo
modo. Gli uomini hanno bensì maggior giudizio degli animali, ma hanno
anche più errore.
Così ed altre coserelle che non istavano nè in cielo nè in terra, andava
dicendo il marchese; e non facevano dispiacere ad Aquilino perchè quando
l'uomo è in qualche grave afflizione, si compiace se altri gli prova che
non esiste ordine buono nè in terra nè in cielo.
*
Ma nella sua cameretta, fra quei mobili tutti bianchi e laccati, che
effetto faceva quella antica Madonna scura che egli aveva posato sopra
un comò. O madre di Dio, chi avrebbe detto che avresti fatto così strano
viaggio! E lì veniva anche l'imagine della mamma, perchè la lontananza
del tempo da quando la mamma partì, era poca e perciò egli sentiva
ancora il dolore e vedeva ancora l'imagine.
Una volta ci sorprese miss Edith, la quale guardava con curiosità, con
quei suoi occhi azzurri.
Ella pareva avesse un suo cotale pensiero che non sapeva come esprimere.
Ella infine disse: -- Voi in Italy avete tante Madonne! Madonna del
Rosario, Madonna della Concezione, Madonna dell'Assunta....
Però il piccolo _bebi_, Gesù Cristo, gli pareva grazioso.
E col dito si posava sul vetro della tavola nera; quel dito della
morbida mano, posato lì dove si era posata la povera mano di mamà.
Che strano viaggio aveva fatto la Madonna!
E stando ella così un poco china, Aquilino aveva sotto di sè quella
capellatura; e ne vaporava un profumo, che non pareva un artificioso
profumo. Ella era così giovane, così graziosa che -- o maraviglioso
inganno! -- non parea che anch'ella fosse _guaina di corruzione_, ma
anfora di giovinezza.
-- Già, miss Edith, -- disse Aquilino, -- la Madonna, la donna assunta nel
cielo.
Ella indugiava lì davanti al quadro. Un bisogno di chinarsi su quella
testa, di sfiorare quella capellatura con un bacio.... Davvero, poco
mancò che non commettesse una sciocchezza davanti alla Madonna! Non la
commise: ma non perchè si fosse in quel momento ricordato del saggio
consiglio del re Salomone, raccomandatogli dal marchese. Aquilino non
aveva più casa nè focolare; e quella dolce creatura di miss Edith gli
parve casa, focolare, famiglia. L'anima di lui si incendiò di gioia e di
lagrime. Ma che ne sapeva, povero marchese, della donna?
*
E intanto si avvicinava il tempo degli esami! La marchesa aveva ordinato
che Bobby doveva essere promosso alle prime prove, e quell'anno più che
mai, perchè la marchesa, Bobby e miss Edith avrebbero passato tutta la
state all'estero, e la marchesa non voleva preoccupazioni. Bobby era
preparato, anche: ma ad Aquilino tremava il cuore come ad un avvocato
che ha per le mani una causa giusta da sostenere, e ben si sa che è,
appunto quando le cause son giuste, molto facile aver sentenza
contraria. E d'altra parte correvano voci sinistre: il professore del
ginnasio pubblico, sotto il cui ferro doveva cadere Bobby, era un
giovanotto di nuova nomina, un po' sbarazzino, e lo aveva fatto sapere:
«Guai a chi non sa bene la grammatica latina! la storia latina! la
grammatica italiana!»
Non che costui fosse un purista, un latinista, un classicista. Era un
modernista, anzi! E l'_instauratio ab imis fundamentis_ della società
gli stava a cuore più assai del latino; ma quel _guai_ era un mezzo di
esercitare, nel limite delle sue facoltà, la guerra sociale specialmente
contro i signorini privatisti, i privilegiati che sdegnano le scuole
pubbliche, che hanno il ben pasciuto precettore in casa. Oh, li avrebbe
pettinati lui!
Quanto sudò Aquilino in quell'estate!
Bobby era beato. I laghi della Scozia! Il paradiso incantato dei laghi
della Scozia dove sarebbe andato con mamà! Il paese di miss Edith. «Auf,
che caldo qui, ma lassù in Iscozia...! Le manderò cartoline fresche
fresche.»
E per combinare quel _guai_ con gli ordini della marchesa, gli convenne
anche _ambìre_, come dicevano i latini: conoscere quel professore,
dargli ragione in tutto, ricordargli che anche lui Aquilino lavorava per
affrettare l'arrivo, al calendimaggio, dell'_instauratio ab imis_; ed
anche dovette fare una parte del tutto indecente: quella del servo
infedele, dire cioè un po' male dei suoi signori, che gli davano il pane
e il companatico.
Il professorino ne godeva: -- Ah, io sono indipendente, indipendente --
diceva.
-- Forse un po' troppo! -- pensava Aquilino.
Una mattina del mese di luglio, e per l'appunto il dieci di luglio,
Bobby saltava dalla contentezza come un vero saltamartino.
Cettivaio, per sua fortuna, in quell'estate, cadeva a pezzi, esausto
dalla lotta contro gli inglesi, e perciò non offriva più resistenza agli
assalti di Bobby. Ma anche Aquilino era esausto.
Si adagiò su di una poltrona, si asciugò l'abbondante sudore; ma, grazie
a Dio, era salvo, in fine.
La tabella esposta quella mattina nell'atrio del Regio Ginnasio Liceo,
recava _Torrechiara Roberto, (idest Bobby), promosso_. Oh, ma attorno a
Roberto, una strage!
Tutti i nobili amici di lui, privatisti come lui, tutti mortalmente
caduti! Egli ne ripeteva i nomi, con esuberante letizia: Un _record_!
Lui solo, ritto!
Aquilino dovette tenere Bobby per mano durante tutta la strada del
ritorno. Gli pareva di essere un villano che mena alla fiera un vitello,
o un poledro giovane.
Quando fu giunto a casa, gli diede la molla. -- Ora salta fin che vuoi --
disse fra sè.
Oh, ma la signora marchesa non ne dubitava che il suo Bobby sarebbe
stato promosso! Così naturale! Ma Aquilino solo sapeva quello che gli
era costato salvare Bobby dalla strage. Quanta eloquenza (_e la
persuasione, e la perorazione, e la mozione degli affetti_) dovette
svolgere, seguendo, su e giù pel corridoio, quel monosillabico scuro
regio preside!
E tutto questo per persuadere quel signore che _se poenitet_ invece di
_illum poenitet_, è errore sì, ma errore veniale e non mortale, così che
il signor professore di latino sommando tutti gli errori, i mezzi
errori, i quarti di errore, doveva arrivare ad un _cinque e tre quinti_.
Ora se egli metteva a Bobby _cinque_ soltanto, Bobby veniva defraudato
di quei _tre quinti_; ai quali se per magnificenza del signor preside
fossero stati aggiunti _due quinti_, si arrivava al _sei_, cioè alla
salvezza, cioè al colle della beatitudine nella commedia degli esami di
ciascun scolaro.
Più dolorosa fu la umiliazione davanti al signor professore di
matematica (tutti fatti su di uno stampo quei professori di matematica!)
Aquilino gli si protestò umilmente convinto che il non sapere trovare
bene il _minimo comune multiplo_ è un fatto grave, gravissimo; e perciò
giusta causa di rimandare un allievo al mese di ottobre. Ma ben è vero
che Bobby in tale caso avrebbe sofferto ingiusta pena, perchè tutta la
colpa era sua, della sua presunzione, che aveva voluto istruire il
giovinetto anche nelle matematiche: _me poenitet, illum poenitet_! Ma,
per amor del cielo, mutasse il signor professore quel lugubre segno
algebrico del _cinque_ in un simpatico _sei_, chè l'anno venturo,
deposta ogni presunzione, gli avrebbe affidato Bobby e lo studio su la
aritmetica ragionata.
-- Se il signor professore vive anche fuori della scuola, osserverà che
il non saper trovare il _minimo comune multiplo_, è un fatto che si
verifica spesso.
*
Ora Bobby dopo aver saltato _ad abundantiam_, si preparava a collocare
in una profonda tomba i libri della sua adolescenza.
«Gothardbahn! Saint-Moritz! Calais! Ostenda, Inghilterra, Scozia», erano
le parole che squillavano su le sue labbra.
Non si aspettava per partire che la promozione di Bobby.
Molti imponenti bauli erano già pronti in anticamera. Fra quei bauli,
aristocratico, enorme, nero, era il baule di miss Edith.
Il giovane guardò a lungo la camera, ora disfatta, di miss Edith.
L'anima delle piccole cose, delle care eleganze di lei era sparita.
-- Non tornerà più, miss Edith, in Italia? -- le domandò Aquilino.
-- Forse che sì, forse che no -- rispose sorridendo.
La marchesa fu più esplicita: -- Forse che sì.
Il senatore aveva quasi assicurato il posto a miss Edith. E quando un
uomo, come il senatore, propone allo Stato una data partita, lo Stato
compera.
Aquilino questa volta baciò Bobby. Bobby era in abito da viaggio, ma non
saltava più.
-- Cos'ha, Bobby?
-- C'è paparone che non voleva che io partissi.
-- Perchè, Bobby?
-- Perchè.... E Bobby nominò un'altra cosa, della quale non soltanto lui,
piccolo fanciullo, ma quasi tutte le generazioni degli uomini null'altro
oramai più sapevano se non il nome.... -- Perchè lui, paparone, ha detto
alla mamma che ci sarà la guerra.
-- E mamà?
-- Mamà ha detto che paparone sogna sempre e sèguita a sognare.
*
-- _Good-bye_ -- disse all'ultimo momento miss Edith, gaiamente, fissando
Aquilino con i suoi occhi chiari.
*
E quella parola straniera gli stette nel cuore come un profumo di lei.