CAPITOLO XVIII.

Bobby felice.

Nei primi tempi, dopo la morte della mamma, Aquilino aveva ogni tanto la

sensazione dolorosa, simile a un arto del suo corpo, che gli fosse stato

avulso. Guardava nel mondo; e gli pareva che vi mancasse qualcosa. Alle

volte come un fantasma gli era vicino: la mamma.

*

In quella dolorosa occasione tutti furono molto gentili con Aquilino: la

marchesa volle sapere come la cosa era andata; ascoltò con occhi buoni,

e quando vide che Aquilino ad un certo punto del racconto si intoppava,

trovò certe parole tutte belle e conclusive, per cui ella se ne andò

prima che quella specie di irrigidimento si trasmutasse in pianto.

Del resto la marchesa non avrebbe avuto difficoltà ad accordare ad

Aquilino qualche settimana di licenza perchè viaggiasse e si svagasse un

po'. Ma essendo già ai primi del maggio, si prospettavano i prossimi

esami di Bobby.

Aquilino ringraziò; ma no, egli non desiderava viaggiare. Se mamà fosse

morta lì, oh, allora! Ma lì non c'eran ricordi. Anzi lo studiare quelle

semplici cose con Bobby lo avrebbe distratto.

*

Il conte Cosimo mandò una lettera molto affettuosa: e sarebbe venuto lui

a confortarlo; ma non istava punto bene; e ne era prova che, _come fa

ogni bestia ammalata, si era rifugiato nel suo vecchio nido_: una gran

casa antica nella sua città.

Anche Bobby si mostrò gentile. Le pupille del giovinetto, alla vista del

gran lutto del suo precettore, apparvero per la prima volta

impressionate.

Guardava quel nero, come se quel nero fosse stato al contatto di una

cosa di cui Bobby sapeva appena il nome: la morte.

Domandava con premura ogni mattina: «Come sta?» quasi che il male della

morte fosse stato una specie di raffreddore.

*

Ma Aquilino, che aveva deliberato di non recarsi più nella torre di

Albraccà, vi si recava sovente. Non che il marchese Ippolito gli

permettesse di parlare della sua cara mamma, e della sua casa che non

era più!

Il marchese parlava sempre lui, e non ascoltava che le sue parole. Ma

certi suoi aberranti ragionamenti gli addormentavano il dolore o

parevano far scomparire il suo dolore in un più gran dolore.

Il marchese don Ippolito offriva anche da bere _theologaliter_, e questo

pure era un bene.

-- Mio nonno è morto, mio padre è morto -- diceva --, mia madre è morta.

Per fortuna, la mia memoria, a cagione della lontananza, non li vede

più! Io morirò. E allora? Caro maestro, lei è giovane, ma le cose

procedono lo stesso così, anche se siete giovani e non le vedete.

Alle volte erano spunti stravaganti ed inattesi: il passerotto.

-- Questo stupido animale, secondo voi, maestro, quanto tempo ha? Tre

mesi? Un anno? Voi lo dite! Io dirò che ha cinquemila anni, come le

mummie d'Egitto. È lo stesso passero che esisteva cinquemila anni fa.

Che differenza c'è? L'esistenza dell'individuo è una astrazione

dell'uomo. Questo passero è un passero del tempo di Radamès; e nulla

vieta che io mi possa credere un contemporaneo di Nabucodonosor.

L'usignolo canta agli amori di Giulietta e Romeo. L'importante è che

esistano i rosignoli. Se non è più quello di prima, cosa importa? La

gallina fa l'uovo; la formica raccoglie i cadaveri; il nibbio divora

l'usignolo; il verme ara la terra. Sempre così. E l'uomo? L'uomo fa le

classi, i generi, le specie, i molluschi, i vertebrati, l'evo medio,

l'evo moderno. Ci credete voi?

Avete mai pensato come è ridicolo l'uomo che viaggia? Sempre si trova in

un punto del globo terracqueo egualmente distante dal centro. Tanto vale

allora rimanere fermi qui. Sapete? Nei tempi di Omero, che si credeva il

mondo fatto come una tavola, poteva essere interessante viaggiare con la

speranza di arrivare all'orlo della tavola. Ma adesso che dicono che il

mondo è fatto come una palla, non c'è più sugo. Hanno trovato oggi il

modo di elevarsi cogli aereoplani. È qualche cosa! Ma quest'uomo con la

benzina è assolutamente inferiore al mio passerotto: il quale comprende

così bene la inutilità anche di aver le ali, che preferisce stare qui.

E con tutto questo voi giovane desiderate il futuro sperando in esso

quel bene di cui finora non avete goduto; e benchè siate maestro o

professore, non vi avvedete che desiderate la vostra disfazione. Rimane

l'amore: una cosa sozza! ma l'uomo non se ne avvede alla vostra età, e

forse a nessuna età. Ma tu considera che anche le belle donne sono

_transito di cibi, guaina di corruzione_, e potrai dominare un po' la

concupiscenza.

*

Ma più insistenti erano i richiami su la morte.

Il cavallo morto.

Il cavallo, uno dei cavalli di un enorme carro da trasporto, era caduto

improvvisamente fulminato giù nel cortile. Il marchese volle che

Aquilino scendesse con lui ad osservare il cavallo morto.

-- Vedete -- dicea -- come si sta in pace! Osservatelo attentamente e poi

ditemi se anche in voi non sorge questo dubbio: il vero stato di

perfezione è il non essere, ovvero l'essere? Certamente ora riposa. Il

grave carro che esso doveva trainare, eccolo là. Voi lo vedete! E

l'altro cavallaccio dalle gambe difformi, vedete come si sta

profondamente meditabondo? Sembra pensare. E quel grosso diavolo del

carrettiere che è lì avvilito in contemplazione della sua bestia morta,

osservate che faccia da idiota. Ha in mano la frusta, e non può

frustare. Non vi pare di scorgere un risolino ironico in quel dente che

spunta fuori dal muso del cavallo morto? «Tu, o padrone, non mi

frusterai più. Te l'ho fatta!» Non dite niente, o maestro, di tutto

questo al carrettiere. Non vi capirebbe; forse vi risponderebbe in malo

modo. Gli uomini hanno bensì maggior giudizio degli animali, ma hanno

anche più errore.

Così ed altre coserelle che non istavano nè in cielo nè in terra, andava

dicendo il marchese; e non facevano dispiacere ad Aquilino perchè quando

l'uomo è in qualche grave afflizione, si compiace se altri gli prova che

non esiste ordine buono nè in terra nè in cielo.

*

Ma nella sua cameretta, fra quei mobili tutti bianchi e laccati, che

effetto faceva quella antica Madonna scura che egli aveva posato sopra

un comò. O madre di Dio, chi avrebbe detto che avresti fatto così strano

viaggio! E lì veniva anche l'imagine della mamma, perchè la lontananza

del tempo da quando la mamma partì, era poca e perciò egli sentiva

ancora il dolore e vedeva ancora l'imagine.

Una volta ci sorprese miss Edith, la quale guardava con curiosità, con

quei suoi occhi azzurri.

Ella pareva avesse un suo cotale pensiero che non sapeva come esprimere.

Ella infine disse: -- Voi in Italy avete tante Madonne! Madonna del

Rosario, Madonna della Concezione, Madonna dell'Assunta....

Però il piccolo _bebi_, Gesù Cristo, gli pareva grazioso.

E col dito si posava sul vetro della tavola nera; quel dito della

morbida mano, posato lì dove si era posata la povera mano di mamà.

Che strano viaggio aveva fatto la Madonna!

E stando ella così un poco china, Aquilino aveva sotto di sè quella

capellatura; e ne vaporava un profumo, che non pareva un artificioso

profumo. Ella era così giovane, così graziosa che -- o maraviglioso

inganno! -- non parea che anch'ella fosse _guaina di corruzione_, ma

anfora di giovinezza.

-- Già, miss Edith, -- disse Aquilino, -- la Madonna, la donna assunta nel

cielo.

Ella indugiava lì davanti al quadro. Un bisogno di chinarsi su quella

testa, di sfiorare quella capellatura con un bacio.... Davvero, poco

mancò che non commettesse una sciocchezza davanti alla Madonna! Non la

commise: ma non perchè si fosse in quel momento ricordato del saggio

consiglio del re Salomone, raccomandatogli dal marchese. Aquilino non

aveva più casa nè focolare; e quella dolce creatura di miss Edith gli

parve casa, focolare, famiglia. L'anima di lui si incendiò di gioia e di

lagrime. Ma che ne sapeva, povero marchese, della donna?

*

E intanto si avvicinava il tempo degli esami! La marchesa aveva ordinato

che Bobby doveva essere promosso alle prime prove, e quell'anno più che

mai, perchè la marchesa, Bobby e miss Edith avrebbero passato tutta la

state all'estero, e la marchesa non voleva preoccupazioni. Bobby era

preparato, anche: ma ad Aquilino tremava il cuore come ad un avvocato

che ha per le mani una causa giusta da sostenere, e ben si sa che è,

appunto quando le cause son giuste, molto facile aver sentenza

contraria. E d'altra parte correvano voci sinistre: il professore del

ginnasio pubblico, sotto il cui ferro doveva cadere Bobby, era un

giovanotto di nuova nomina, un po' sbarazzino, e lo aveva fatto sapere:

«Guai a chi non sa bene la grammatica latina! la storia latina! la

grammatica italiana!»

Non che costui fosse un purista, un latinista, un classicista. Era un

modernista, anzi! E l'_instauratio ab imis fundamentis_ della società

gli stava a cuore più assai del latino; ma quel _guai_ era un mezzo di

esercitare, nel limite delle sue facoltà, la guerra sociale specialmente

contro i signorini privatisti, i privilegiati che sdegnano le scuole

pubbliche, che hanno il ben pasciuto precettore in casa. Oh, li avrebbe

pettinati lui!

Quanto sudò Aquilino in quell'estate!

Bobby era beato. I laghi della Scozia! Il paradiso incantato dei laghi

della Scozia dove sarebbe andato con mamà! Il paese di miss Edith. «Auf,

che caldo qui, ma lassù in Iscozia...! Le manderò cartoline fresche

fresche.»

E per combinare quel _guai_ con gli ordini della marchesa, gli convenne

anche _ambìre_, come dicevano i latini: conoscere quel professore,

dargli ragione in tutto, ricordargli che anche lui Aquilino lavorava per

affrettare l'arrivo, al calendimaggio, dell'_instauratio ab imis_; ed

anche dovette fare una parte del tutto indecente: quella del servo

infedele, dire cioè un po' male dei suoi signori, che gli davano il pane

e il companatico.

Il professorino ne godeva: -- Ah, io sono indipendente, indipendente --

diceva.

-- Forse un po' troppo! -- pensava Aquilino.

Una mattina del mese di luglio, e per l'appunto il dieci di luglio,

Bobby saltava dalla contentezza come un vero saltamartino.

Cettivaio, per sua fortuna, in quell'estate, cadeva a pezzi, esausto

dalla lotta contro gli inglesi, e perciò non offriva più resistenza agli

assalti di Bobby. Ma anche Aquilino era esausto.

Si adagiò su di una poltrona, si asciugò l'abbondante sudore; ma, grazie

a Dio, era salvo, in fine.

La tabella esposta quella mattina nell'atrio del Regio Ginnasio Liceo,

recava _Torrechiara Roberto, (idest Bobby), promosso_. Oh, ma attorno a

Roberto, una strage!

Tutti i nobili amici di lui, privatisti come lui, tutti mortalmente

caduti! Egli ne ripeteva i nomi, con esuberante letizia: Un _record_!

Lui solo, ritto!

Aquilino dovette tenere Bobby per mano durante tutta la strada del

ritorno. Gli pareva di essere un villano che mena alla fiera un vitello,

o un poledro giovane.

Quando fu giunto a casa, gli diede la molla. -- Ora salta fin che vuoi --

disse fra sè.

Oh, ma la signora marchesa non ne dubitava che il suo Bobby sarebbe

stato promosso! Così naturale! Ma Aquilino solo sapeva quello che gli

era costato salvare Bobby dalla strage. Quanta eloquenza (_e la

persuasione, e la perorazione, e la mozione degli affetti_) dovette

svolgere, seguendo, su e giù pel corridoio, quel monosillabico scuro

regio preside!

E tutto questo per persuadere quel signore che _se poenitet_ invece di

_illum poenitet_, è errore sì, ma errore veniale e non mortale, così che

il signor professore di latino sommando tutti gli errori, i mezzi

errori, i quarti di errore, doveva arrivare ad un _cinque e tre quinti_.

Ora se egli metteva a Bobby _cinque_ soltanto, Bobby veniva defraudato

di quei _tre quinti_; ai quali se per magnificenza del signor preside

fossero stati aggiunti _due quinti_, si arrivava al _sei_, cioè alla

salvezza, cioè al colle della beatitudine nella commedia degli esami di

ciascun scolaro.

Più dolorosa fu la umiliazione davanti al signor professore di

matematica (tutti fatti su di uno stampo quei professori di matematica!)

Aquilino gli si protestò umilmente convinto che il non sapere trovare

bene il _minimo comune multiplo_ è un fatto grave, gravissimo; e perciò

giusta causa di rimandare un allievo al mese di ottobre. Ma ben è vero

che Bobby in tale caso avrebbe sofferto ingiusta pena, perchè tutta la

colpa era sua, della sua presunzione, che aveva voluto istruire il

giovinetto anche nelle matematiche: _me poenitet, illum poenitet_! Ma,

per amor del cielo, mutasse il signor professore quel lugubre segno

algebrico del _cinque_ in un simpatico _sei_, chè l'anno venturo,

deposta ogni presunzione, gli avrebbe affidato Bobby e lo studio su la

aritmetica ragionata.

-- Se il signor professore vive anche fuori della scuola, osserverà che

il non saper trovare il _minimo comune multiplo_, è un fatto che si

verifica spesso.

*

Ora Bobby dopo aver saltato _ad abundantiam_, si preparava a collocare

in una profonda tomba i libri della sua adolescenza.

«Gothardbahn! Saint-Moritz! Calais! Ostenda, Inghilterra, Scozia», erano

le parole che squillavano su le sue labbra.

Non si aspettava per partire che la promozione di Bobby.

Molti imponenti bauli erano già pronti in anticamera. Fra quei bauli,

aristocratico, enorme, nero, era il baule di miss Edith.

Il giovane guardò a lungo la camera, ora disfatta, di miss Edith.

L'anima delle piccole cose, delle care eleganze di lei era sparita.

-- Non tornerà più, miss Edith, in Italia? -- le domandò Aquilino.

-- Forse che sì, forse che no -- rispose sorridendo.

La marchesa fu più esplicita: -- Forse che sì.

Il senatore aveva quasi assicurato il posto a miss Edith. E quando un

uomo, come il senatore, propone allo Stato una data partita, lo Stato

compera.

Aquilino questa volta baciò Bobby. Bobby era in abito da viaggio, ma non

saltava più.

-- Cos'ha, Bobby?

-- C'è paparone che non voleva che io partissi.

-- Perchè, Bobby?

-- Perchè.... E Bobby nominò un'altra cosa, della quale non soltanto lui,

piccolo fanciullo, ma quasi tutte le generazioni degli uomini null'altro

oramai più sapevano se non il nome.... -- Perchè lui, paparone, ha detto

alla mamma che ci sarà la guerra.

-- E mamà?

-- Mamà ha detto che paparone sogna sempre e sèguita a sognare.

*

-- _Good-bye_ -- disse all'ultimo momento miss Edith, gaiamente, fissando

Aquilino con i suoi occhi chiari.

*

E quella parola straniera gli stette nel cuore come un profumo di lei.

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 29 / 42 题