NOTE:

[2601] Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.

[2602] Lupus Protospata, in Chronico.

[2603] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.

[2604] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 10.

[2605] Baron., in Annal. Eccles.

Anno di CRISTO DCCCCXCIII. Indiz VI.

GIOVANNI XV papa 9.

OTTONE III re di Germania e d'Italia 11.

Nell'archivio dell'insigne monistero di Subiaco sì legge uno strumento

scritto _anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontificis

et universali XV papae in sacratissima sede beati Petri apostoli

septimo, Indictione V, mensis februarii die tertia_, cioè nell'anno

precedente. Ma questo mese non s'accorda con quanto s'è accennato

all'anno 985 intorno al tempo della elezione di questo papa. Più si

confà un altro scritto _anno octavo, Indictione VI, mensis julii die

octava_, cioè nell'anno presente. Appena furono passati quattro mesi

dopo la morte di _Aloara_ principessa di Capua[2606], che in essa città

di Capua nel dì 20 d'aprile di quest'anno scoppiò una congiura di

malvagi contra di _Landenolfo principe_ suo figliuolo, per cui egli

restò miseramente privato di vita presso la chiesa di san Marcello. Era

parente di Landenolfo _Trasmondo conte_ teatino, ossia di Chieti, e

marchese, cioè, a mio credere, quel medesimo che di sopra dicemmo duca

di Spoleti, o almeno marchese di Camerino. Si accinse questi a vendicar

la morte dell'ucciso principe, e dopo due mesi con un competente

esercito, accompagnato da _Rinaldo_ ed _Oderisio conti_ di Marsi,

pertossi all'assedio di Capua. Vi stette sotto quindici dì, nel qual

tempo diede il guasto al territorio, cioè gastigò in vece de' rei

gl'innocenti; e senza far altro se ne ritornò a casa. Per attestato

della Cronica del Volturno[2607], entrò la peste in Capua con tal furia,

che appena restò in vita la terza parte del popolo. Giunta intanto la

nuova dell'assassinamento suddetto alla corte di _Ottone III_ in

Germania, venne un ordine ad _Ugo marchese_ di Toscana di farne rigorosa

vendetta. Adunque Ugo, ammassate le forze sue, ed unitele con quelle di

Trasmondo e dei conti suddetti, tornò ad assediare più strettamente

Capua, tanto che obbligò quei cittadini a dargli in mano i malfattori,

cioè gli uccisori del suddetto Landenolfo[2608]. Sei d'essi ne fece

impiccar per la gola; gli altri con varie pene ricevettero il pagamento

de' loro misfatti. Restò principe di Capua _Laidolfo_ fratello minore

del medesimo Landenolfo.

Attese circa questi tempi _Pietro Orseolo II_ doge egregio di Venezia a

ristorare la città di Grado, le cui fabbriche venivano meno per

l'antichità[2609]. La cinse di mura dai fondamenti; vi fabbricò il

palazzo ducale presso alla torre occidentale, e fece riporre in segreti

luoghi sotterra i corpi de' santi di quella cattedrale. E perciocchè

_Giovanni vescovo_ di Belluno seguitava ad occupar certi beni e diritti

de' Veneziani, e non voleva arrendersi nè alle ambasciate nè alle

lettere dello stesso re Ottone, proibì il savio doge ogni commercio del

suo popolo colla marca di Trivigi. Bastò questo ripiego per metter in

dovere i Bellunesi, i quali non potendo più ricevere sale, nè altre

mercatanzie, domandarono pace ai Veneziani, e l'ottennero, allorchè il

re Ottone venne in Italia. Credesi che a quest'anno appartenga la

dotazione della badia di santa Maria dei Benedettini, fondata in

Firenze[2610] da _Willa_ contessa, ivi chiamata _filia domni Bonifacii,

qui fuit marchio_, cioè di Spoleti. Era essa stata moglie di _Uberto_

duca e marchese di Toscana, ed era madre del vivente allora marchese di

Toscana _Ugo_. Le duchesse e marchesane per lo più usavano il solo nome

di _contesse_. Lo strumento fu scritto con queste note: _Otho gratia Dei

imperator Augustus, filius domni Othonis, anno imperii ejus XI, pridie

kalendas junii, Indictione VI_, cioè nell'anno presente, secondochè

pensò l'Ughelli, e dopo di lui il padre Mabillone[2611]. Ma doveasi por

mente che Ottone III non era per anche giunto alla corona imperiale, nè

in questi secoli alcun re tedesco portò mai il titolo d'imperadore, se

non dopo d'essere stato coronato dal sommo pontefice. Però quello

strumento è più antico, e s'ha da riferire all'anno 978, nel cui giugno

correva l'_anno XI_ dell'imperio di _Ottone II_ e la _Indizione VI_.

Abbiamo da Leone ostiense[2612] che i monaci di monte Casino

fabbricarono varii monisterii in Toscana _ex Hugonis marchionis

largitione et concessione_, fra' quali il suddetto di santa Maria in

Firenze. Terminò i suoi giorni in quest'anno[2613] _Corrado re_ di

Borgogna, fratello della piissima imperadrice _Adelaide_, ed ebbe per

suo successore _Rodolfo_ suo figliuolo, appellato dagli storici il

_Dappoco_. Tenne parimenti in questi tempi un placito in Verona _Arrigo

duca_, padre di santo _Arrigo_ imperadore, che governava allora non

solamente il ducato di Baviera, ma quello ancora della Carintia colla

marca di Verona. L'Ughelli[2614] rapporta i suoi titoli scorrettamente,

e si dee leggere così: _Domnus Henricus dux Bavariorum, seu

Karentanensium, atque istius marchiae Veronensium_. Fu scritto quel

giudicato _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi nongentesimo

tertio....... de mense novembri, Indictione septima_. Pretendeva

_Ocberto_ (piuttosto _Otberto_) _vescovo_ di Verona che gli fossero

stati usurpati de' beni _a Theodaldo olim marchione_, cioè dall'avolo

della _contessa Matilde_, che si vede allora molto ben vivo; nè so

perchè v'entri quell'_olim_, se pur non dee dirsi una delle

disattenzioni dell'Ughelli. Perchè Tedaldo marchese citato non comparve,

fu decretato il possesso di que' beni al vescovo. Ecco chi era

governatore della marca di Verona in questi tempi.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 337 / 339 题