[661] Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro supplizio

di Arnaldo: fu GEROH, priore di Reichersberg (morto nel 1169), il quale

consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che i preti non si dovessero

intromettere nelle podestà temporali. _Quem ego vellem pro tali

doctrina_ (le sue massime politiche) _tua quamvis prava, vel exilio,

vel carcere, aut alia poena, praeter mortem, punitum esse, vel saltem

taliter occisum, ut Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret

— quare non saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores

metuerent, quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota

esset, sed de his ipsi viderint_. E dice che l’operosità di Arnaldo fu

nobile e generosa. — _Zelo forte bono, sed minori scientia_...: il suo

supplizio _nex perperam acta_.

[662] Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione) questa

pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio 1862: «Ai

13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono dei manifesti ne’

quali era detto: «Viva il Papa non Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva

il clero liberale!» Due scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran

caratteri, si affissero financo sulla facciata del duomo.» Questo era

avvenuto in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a

certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano stati

provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno alla

Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si aveva fatto proposta di

erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse il solo dramma nazionale

che possiedano gli Italiani è l’_Arnaldo da Brescia_ del fiorentino

GIOVANNI BATTISTA NICCOLINI.

(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa

Antona-Traversa. (N. del T.)

[663] SICARD., _Chron._, p. 599: _in quorum (sc. Romanorum) acrimoniam

et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium restaurari_. —

L’atto della restituzione di Tivoli al Papa, _salvo tamen per omnia

jure imperiali_, è registrato in CENCIO e nel CARD. ARAG.; nel THEINER,

I, n. XXI. Sventuratamente manca di data.

[664] In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo riceve in

feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: CENCIO, fol. 112; THEINER, I, n.

20.

[665] Sulla ritirata di Federico vedasi OTTONE DI FRISINGA, II, c.

24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma: _e vicinis stagnis,

cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem locis tristibus erumpentibus

et exhalantibus nebulis, totus vicinus crassatur aër, ad hauriendum

mortalibus lethifer, ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe

civis, hoc tempore ad montana consuetus fugere_: proprio come oggidì.

— Per quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione nel

PAPENCORDT, p. 267. In quel palazzo del Comune io copiai questa

epigrafe che vi si conserva incisa in pietra:

_Hoc est Spoletum censu populoque repletum_

_Quod debellavit Fridericus et igne cremavit._

_Si queris quando post partum Virginis anno_

_MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat._

[666] L’esercito di Adriano era composto di vassalli della Chiesa:

_comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de Campania_: CARD.

ARAGON. — ROMUALDO: _Terram Laboris ingressus, eam violenter obtinuit_.

[667] _Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici, dominio

ipsius armis vel pecunia subjugavit_: CARD. ARAGON.

[668] Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al Re (CARD.

ARAGON.). _Ligius homo papae devenit_; è l’espressione usata a quel

tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso di Guglielmo nell’istromento di

pace (BARON., ad a. 1156, n. IV); l’investitura del Papa al n. VII:

e si consulti eziandio il WATTERICH, II, 352. Soltanto adesso i Re

di Sicilia furono infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli

Abruzzi (Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma

la Chiesa sicula. Leggansi il GIANNONE, lib. XII, e il contemporaneo

ROMUALDO, p. 197.

[669]

_Hostibus imperii presul Romanus adhesit,_

_Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,_

_Fit modo materies mortis et hora necis._

(GOTFRIED, _de Gestis Frid._, ed. FICKER, p. 28).

[670] La _Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos_ (nel MURATORI,

_Antiq. It._, IV, 36) è data: _A. 1157 Ind. VI Mense Febr._ Il Papa è

rappresentato da sette Cardinali; la città da un Abate, da due Consoli

e da due nobiluomini: _fecerunt siquidem praefati consules ligium

dominium domino Pp._ Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi

MONALDO MONALDESCHI, _Commentarii Historici_, Venet., 1584, 35.

[671] _Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit, et exinde

ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria et honore debito

remeavit_: CARD. ARAGON., p. 445. Il JAFFÉ mostra Adriano reduce in

Laterano ai 12 Novembre 1156.

[672] Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del Senato, posta

sulle mura della Città: di ciò più tardi.

[673] La nota frase: _si majora beneficia excellentia tua de manu

nostra suscepisset_... RADEVICH, I, c. 8. — OTTONE DI SAN BLASIO, c. 8.

— Uno dei legati, Rolando cardinale, che ebbe più tardi rinnomanza come

papa Alessandro III, disse conciso e ardito: _A quo ergo habet, si a

dom. Papa non habet imperium?_ Ottone, conte palatino, si scagliò colla

spada ignuda sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero:

così ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di

Gregorio VII (RADEVICH, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera di

lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15), e la

loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti alle

idee dell’Imperatore: _liberam Imperii nostri coronam divino tantum

beneficio adscribimus. In capite orbis Deus per Imperium exaltavit

Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia (non per Deum ut credimus) nunc

demolitur Imperium_.

[674] _Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum et Imperium

nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam pro beneficio a D. Papa

suscepisse dixerit, divinae istitutioni, et doctrinae Petri contrarius

est, et mendacii reus erit_: RADEV., I, c. 10. — I Papi dicevano che

gli Imperatori erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano

sè esserlo per grazia di Dio (_gratia Dei_ oppure _divino beneficio_)

mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la «grazia di Dio»

non aveva alcun mistico significato; per gli Imperatori aveva pari

significazione che pei Prefetti della Città.

[675] _Sic et apud Ligures pacta nociva movet_ (GOTFRIED, p. 29).

[676] Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia, per

le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito all’Imperatore:

_Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus, Telonia, Foderum,

Vectigalia, Portus, Pedatica, Molendina, Piscariae_. RADEV., II, c. 5,

c. 10. Che cosa restava al popolo dissanguato?

[677] Si rammenti questo essere precisamente il discorso onde avevano

usato i Romani nella loro lettera a Corrado.

[678] Le due lettere sono in SIGEBERTO, _Cont. Aquicinctin._, ad a.

1157 (_Mon. Germ._, VIII, 408). Però quella del Papa è data ai 24

Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la lettera di Federico

doveva offendere l’orgoglioso Papa: _Fridericus Dei Gr. Rom. Imp.

Semper Aug. Adriano Eccles. Catholicae Summo Pontifici omnibus

adhaerere, quae cepit Jesus facere et docere_. Adriano si dolse benanco

che l’Imperatore nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello del

Papa: _in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam incurris_.

[679] _Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar et sim,

speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae de manu nostra

fuerit excussa._ — Papa e Vescovi dicevano: _Quid mihi et regi?_ e

l’Imperatore chiedeva al Papa e ai Vescovi: _Quid tibi et possessioni?_

RADEV., II, c. 30. In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì

nostri.

[680] La narrazione esatta ne è data in RADEV., II, c. 41. Federico

incarica i suoi ambasciatori _ut ea, quae cum Pop. Rom. seu de

stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto agenda forent

terminarent etc. etc._

[681] L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva a re Enrico

II con ingenua concisione: _sane Hiberniam, et omnes insulas, quibus

sol Justitiae Christus illuxit — ad jus b. Petri et S. R. E. — non est

dubium pertinere_: MANSI, XXI, 788.

[682] Ne tengono nota gli _Atti_ di BOSONE suo camerario, nel CARD.

ARAGON., p. 445. Maggiori notizie trassero da quelli ALBINO e CENCIO.

— Odone De Poli, parente dei conti de’ Marsi, cedette al Papa tutte le

sue castella, che erano beni rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo

da essa, diventandone vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano,

Anticuli, Rocca de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo),

Sarracinisco, Rocca de Muri, _Castellus Novus_; vedasi qual cumulo di

beni fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in CENCIO, fol.

107, dei 7 Gennaio 1157; nel MURAT., _Antiq._, I, 676; nel THEINER, I,

n. XXII). — Simili contratti di natura feudale concernono Tusculo ed

il _Castrum Mons Sci Johis in territorio Campanino_ (Monte san Giovanni

sul Liri), che ancora era posseduto da Longobardi della casa di Aquino:

di più, Raiano, Sculgola, _Corclanum_, Orvieto. Di pochi Pontefici come

di questo CENCIO conservò tanti documenti.

[683] Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre conterraneo

GIOVANNI DI SALISBURY (_De Nugis Curialium_, VIII, c. 23). _In

incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me Dominus_: motto arguto

e bello. — In tutti i secoli il mondo ad una sol voce sferzò l’avarizia

de’ Romani. _Romae Deus non est trinus, sed quattrinus_, dicevasi nel

medio evo.

[684] Così rappresenta la cosa la _Epistola Canonicorum b. Petri pro

parte Victoris_ (RADEV., II, c. 66). Ancor vivente Adriano, Bosone

camerario s’era impadronito della _munitio S. Petri_ (ossia del

Vaticano fortificato). Rolando stesso dice _munitio Ecclesiae_ (lettere

indiritte a Genova, nel CAFFARO, _Annal. Gen._, I, 274, ed a Bologna,

in RADEV., II, c. 51).

[685] Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava il manto

preparato pel suo signore. L’_immantare_ era il primo simbolo del

conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che la _immantatio_ di

Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando (RADEV., II, 71). Più

tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano: _Fili maledicte dismanta! non

eris Papa_. Così nel manifesto dell’elezione di Rolando (RADEV., II, c.

51), che è trascritto dal CARD. ARAGON.

[686] E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro l’elegge»

(_Relazione del Capitolo di san Pietro_).

[687] Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che Nerone si

sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono: _Pervenerunt ad

cisternam Neronis, in qua latuit Nero fugiens Romanos insequentes.

Juste Cisternam adierunt, quia dereliquerunt fontem aquae vivae, et

foderunt sibi cisternas_. I Vittoriani (in RADEV. II, c. 52): _In

castro — Cisterna, intra Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium

immantaverunt_. ROMUALDO, p. 200: _Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo

Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam venit_.

Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (RADEV., I, c. 51).

[688] Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per lui: _Petrus

Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus, et Johs de S.

Stephano, et Johs Cajetanus, et Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus

de domo Petrileonis_ (_Actio Concilii_, RADEV., II, 67). Alcuni

moderni affermano che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il _Catalogo

dei Papi_ nel _Chron._ RICCARDI CLUN. (MUR., _Ant. It._ IV, 1112) dice

esattamente: _Octavianus, natione Sabinensis_. — Che egli fosse di

Monticelli nella Sabina lo nota l’ANON. CASIN., ad a. 1159: _Octavianus

de Monticelio_: il BARONIO ed il CARDELLA erroneamente intesero che vi

si parlasse della Regione Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli

era allora Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era

congiunta di parentela colla casa Palombara, dalla quale SIGEBERTO

(_Auctar. Acquicinct._, ann. 1158) sembra far derivare Ottaviano: ed

era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di Viterbo. Da un Diploma

conservato nell’Archivio di Terni, l’ANGELONI (_Historia di Terni_,

Roma, 1646) vuole argomentare che Federico I, nel 1162, desse Terni in

feudo ad Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone,

Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore

non ne diede il documento alle stampe, non posso prender per buona

moneta le sue dubbie notizie.

[689]

_Roma nec explorat, cui jura favent pociora,_

_Sed quis majora dona det absque mora._

(GOTFRIED, _De Gestis Frid._, p. 30).

[690] Lettera di questi Vittoriani, in RADEV. II, 52. — Rolando ebbe

il maggior numero di voti: il suo partito voleva contare quattordici

Cardinali, e attribuirne agli avversarî due soli, Guido e Giovanni: due

altri dei Vittoriani erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di

aver avuto nove voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a

ventidue Cardinali. Vedi le lettere nel MANSI, XXI, nel PERTZ, _Leges_,

II, nel BARONIO ecc. Inoltre un’importante scrittura de’ Rolandisti

trovasi nel THEINER, _Disquisit. Criticae_, p. 212, n. XXIII. Quasi

tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero Ottaviano per papa:

vedi le sottoscrizioni agli Atti del Concilio di Pavia (MANSI, XXI,

1113); fra le altre: _Magister fratrum templi Hierosolymitani in

monte Aventino cum suis fratribus obedivit_. Dunque fino da allora

quest’ordine possedeva la sua casa sul monte Aventino.

[691] A questo tempo appartiene il _Decretum Ottonis Comitis Palatini

pro congruis alimentis praestandis a Rustico abbate Farfensi etc_.,

dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine della _Cronica_): vi si

sottoscrivono _Petrus Praefectus Urbis, Jonathas Comes Tusculanus, Otto

Comes Monticellensis, Octavianus Comes Palumbariae, Rainerius Comes

Tyburtinus, Stephanus Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres._ Se ne

ricava notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti

dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse

ancora la sua podestà.

[692] Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la lega coi Lombardi:

SIR RAUL, _De Rebus gestis Friderici_, p. 1183, C. — Vedi la _Epistola

Concilii_ (_Papiensis_) alla Cristianità, nel WATTERICH, II, 483.

[693] _Chron. Fossae Novae_; ad a. 1160: _Hic venit Anagniam, et

acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure._ Nella scrittura

dei Rolandisti (nel THEINER) è detto che Ottaviano corruppe i primi

Senatori colla moneta di dugento libbre, ma che i nuovi eletti li

costrinsero a depositare quel denaro in Campidoglio: _in Capitolium

deportata, et qualiter de communi voce populi muri urbis exinde

repariantur_.

[694] Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato a Preneste.

MANSI, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico di Grado: _Nos — VIII

Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et pop. Rom. apud eccl. de S. M.

Novae cum psalmis, hymnis — fuisse receptos_. Alla domenica successiva

egli avrebbe celebrato pacificamente la messa in Laterano: _Data Romae

apud S. M. Novam XVIII Kal. Junii_. — CARD. ARAGON., p. 451: _Quia

vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem quiete

non potuit remanere, precibus P. Romani seductus, ad partes Campanie

remeavit_.

[695] Gli _Annali di Erfurt_ (_Mon. Germ._, XVI): _de Urbe quinque

Senatores missi a Romanis erant_.

[696] _Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente usque ad

Ceperanum_ (confini che allora aveva lo Stato della Chiesa) _per

Imp. et schismaticos occupatum vidisset_: CARD. ARAG., p. 451; BERN.

GUIDONIS, p. 446. — E Federico stesso dice: _Rollandus — propter

fideles nostros circa Romam non habet — ubi caput suum reclinet_;

perlochè egli sarebbe fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino

agli occhi. GOLDAST, _Constit Imp._, I, 279.

[697] Vedi J. FICKER, _Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero

e arciv. di Colonia_ (1156-1167), giusta le fonti storiche, Colonia,

1850.

[698] _A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda a reverendo

atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti_ — (GALLETTI,

_Del Prim._, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre 1163 v’è questa data: _Anno.

Pontif. Dompni Victoris IV pape_ (GALLETTI, n. LXII).

[699] Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una lettera di

franchigia per Gubbio: _Dat. VI yd. Nov. A. D. J. MCLXIII Ind. XII —

Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego Rainald etc._ L’originale non esiste

più nell’Archivio di Gubbio.

[700] Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la lettera 33 di

GIOVANNI DI SALISBURY a san Tomaso (ediz. di LUPO, _Oper._, T. X, 81).

Questi avvenimenti sono dell’anno 1165. Sotto la data di _Indict. XIV_,

ne narra la _Cronica di Fossa Nova_. — SIGEB., _Cont. Aquicinct._,

li registra all’anno 1165, e il CARD. ARAG., scombuiato in fatto di

cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa.

[701] CARD. ARAGON., p. 456: _Pecunia non modica mediante — et Senatum

juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando constituit_.

[702] _Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal. Dec. Pontif.

vero ipsius Papae [=an]. VI_: così dicono gli Atti nel CARD. ARAG., p.

457. Vi concorda ROMUALDO, p. 205; e la stessa data pone Alessandro

nella lettera ad Enrico di Reims, _Lateran. VIII Kal. Dec._ (24

Novemb.): MANSI, XXI, 1042.

[703] _Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae pacis, nedum

turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus respicere_: lettera

all’Arcivescovo di Reims, _Laterani XV Kal. Febr._ (_Ep._ 96, nel

MARTENE, II, 721). Qua e altrove egli si duole dei suoi debiti e degli

usurai: _tanta namque sunt onera debitorum et creditorum instantia,

ut nisi ecclesiae dei a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix

aut numquam nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus

conservare_. Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi. Vedi

eziandio l’_Ep._ 109 del Papa allo stesso Arcivescovo.

[704] L’_Ep._ 140 di GIOVANNI DI SALISBURY dice che Guglielmo morendo

mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante il figlio di lui

(LUPUS, _Op._, T. X, 150).

[705] _Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet —

nihil cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique parti simulabat

placere, et cum nulla fideliter ambulabat_: CARD. ARAGON., p. 457.

[706] Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata, indi

Raino fossero signori di Tusculo. In CENCIO trovasi nel 1155 Gionata

che conchiude un patto concernente Tusculo, ed ancora nel 1150 ei

sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone conte palatino; nel 1163

l’Abate di santo Alessio gli dà in feudo Astura (NERINI, n. XIII). Nel

1167 si nomina il solo Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino

che cede Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io non

credo col CURTIUS che Gionata e Raino formassero una persona sola; i

documenti non confondono i nomi.

[707] I trattati concernenti Tusculo sono nel MURATORI (_Ant. It._,

III, 777), che li trasse da CENCIO: quello conchiuso con Odone _de

Columpna_ è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28 Dicembre 1152 Odone

Frangipane fa quitanza di trenta libbre ricevute dal Papa per la

liberazione del pegno. Ai 9 Luglio 1155 _Jonathas fil. quond. Ptolomei

de Tusculana giura fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc

fidelitatem facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram

supradicte civitatis Tusculanae_. Ed a cauzione del Papa gli consegna

_Montisfortini_ e Faiola, _usque in terminum duor. annor. incipiendor.,

postquam vera pax fuerit facta inter vos et Romanos_ (CENCIUS, fol.

CXII).

[708] La _Cronica_ del MARANGONE narra questo fatto sotto la data

dell’_Ind. XV_. A Civitavecchia erano Pietro Latro e quaranta Romani:

furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento di questi casi dà la

lettera di Rainaldo al Coloniensi e al duca Enrico di Limburg: _Nos cum

sola et domini cancellarii Philippi militia Tusculanum ingressi sumus,

ne civitas illa, imperio summe necessaria, perderetur_ (SUDENDORF,

_Regist._, n. LXII). ROMUALDO (p. 208) nomina oltre a Rainaldo anche

l’esiliato Andrea _de Rupe Canina_. Vedi anche OTTONE DE S. BLASIO, c.

20. Che fosse Raino a chiamar gli Imperiali lo dice soltanto il CARD.

ARAGON.

[709] OTTONE DE S. BLASIO conta _500 milites et 800 Caesarianos_, e

trecento uomini a Tusculo. ACERBO MORENA udì da’ combattenti che tutta

l’oste tedesca non giungeva a mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli,

erano eziandio Roberto di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte

dei Marsi, _et Braibenzones, qui erant fortissimi_ (p. 1143, sq.). Se

si stia a SIGB., _Auctar. Aquicinct._, vi si trovava presente anche

Alessandro vescovo di Liegi. Gli _Annal. Coloniens. Maximi_ (_Mon.

Germ._ XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento uomini.

[710] Della battaglia di Monte Porzio: SICARDO (_Chron._, p. 599, nota

18): _Theotonici — apud Montem Portum invadunt_; GOTTFRIED (_De Gestis

Frider._, p. 41): _in monte de Porcu; Chron. Urspergens._, p. 224:

_apud Montem Porcum_. Anche GIOV. VILLANI scrive: Monte del Porco.

Del giorno, _4 Kal. Junii, dies lunae Pentecostis_ oppur _Feria 2_,

danno conferma la lettera di Rainaldo, la _Cronica_ del MARANGONE, le

postille marginali del _Cod. Farf. Vatican. 6808_, gli _Acta Pontif._

in CENCIO, gli _Annali di Erfurt, di Magdeburgo_ ecc. I Romani uscirono

la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia. Gli _Annal.

di Magdeburgo_ dicono che fu fatto prigioniero _filium cujusd. Ottonis

Frangepanis quem multis pecuniis redimere volentibus non reddiderunt_.

Rainaldo scrive: _Romani miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes

vias, per omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut

occisorum numerus supra IX aestimetur millia_. Egli e l’Arcivescovo di

Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri; e i Romani

medesimi avrebbero detto: _de XXX millibus vix duo millia in urbem

rediisse_. Gli Imperialisti (come OTTONE DE S. BLASIO e SIGEB., _Auct.

Aquicinct._) esagerano il numero de’ morti fino a quindicimila. Sono

più esatti gli Italiani, i quali variano dai sei ai duemila.

[711] ACERBO MORENA dice sprezzevolmente: _vilissimi sunt — non sicut

sui majores fecere faciunt_. Il CARD. ARAGON.: _in primo congressus

Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit, et per campestria, atque

convallium devia ita impie contritus, atque delapsus est, quod de tanto

agmine tertia vix pars evasit_. Il contemporaneo GOTTFRIED, _de Gest.

Frid._:

_Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus_ —

_Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,_

_Tam male cantabant requiem super agmina cesa,_

_Cesa per arva necant et tumulanda vetant._

_Milia bis bina per prata jacent resupina,_

_Pluraque captiva retinent in carcere viva._

[712] _Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas devicit, tantam

Romanorum stragem nullus recolit extitisse_: CARD. ARAGON. — Il

VILLANI, lib. V, c. I, registra la leggenda che la battaglia andasse

perduta per il tradimento dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati

cacciati di Roma. Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, s’inventa di suo

capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero a san Lorenzo

e a san Sebastiano, è cosa probabile; però nessuna iscrizione funeraria

ne giunse fino a noi. Solamente SICARDO, p. 599, dice: _quorum multi

apud S. Stephanum sepulti sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem

decies et sex decies quoque seni_.

[713] Il CARD. ARAG. nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico; il

MORENA, testimonio oculare, più determinatamente: _in die lunae,

quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV in Monte Gaudio —

castrametatus est_. Il monte è dai Cronisti chiamato _Gaudius_ oppure

_Malus_. Il MARANGONE ha questa data: _XI Kal. Aug._

[714] Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota della

donazione di Costantino. Il MALLIO, nella _Descrizione del san

Pietro_, n. 160 (intorno al 1180), dice: _Argenteis literis (sicut nos

vidimus, et cum fratribus saepissime legimus) adnotata fuere, videlicet

Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum, Assisium etc._ Nell’anno 1200 i

Viterbesi furono costretti a restituire le porte. — ACERBUS MORENA, p.

1149: _exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae versus

eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex auro purissimo

atque splendidissimo decorata, cujus similis in Italia nunquam fuit

amplius visa_: rappresentava Cristo e san Pietro. Il MORENA chiama la

_S. Maria in Turri_ anche col nome _de Laborario_. Molti altri Cronisti

parlano dell’incendio, e il _Chron._ MAGNI PRESBITERI (_Mon. Germ._,

XVIII, 489) ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito

dell’imperatore (_per viles personas_).

[715] _Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum

polluerunt_ (OTTO DE S. BLASIO, c. 20). — _Et replevit aedem

interfectis_: ELMOLD, _Chron. Slavor._, II, c. 10.

[716] Se si stia ad ACERBO MORENA, il duomo fu preso di sabato,

poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del 30 Luglio,

ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico (_apud S. Petrum_) a

ricompensa della gloriosa vittoria riportata sui Romani da Rainaldo

e dai vassalli del Vescovo di Colonia; gli fa dono dei redditi

di Andernach, _specialiter quia deo auctore, Romanis in conflictu

publico per invictam ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie

virtutem gloriosissime superatis, sacratissimum nostrum imperium

inexplicabiliter est exaltatum_ (BOHMER, n. 2526). Pochi dì dopo

Rainaldo moriva.

[717] Vedi il REUTER, _Storia di Aless. III_, Lipsia 1860, II, 262.

[718] _Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem cum vexillis

multis erectis applicuit_: MARANGONE. La _riparmea_ ossia _ripa romana_

sarebbe quella che più tardi ebbe nome di «ripa grande».

[719] ... _quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium suum

ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo in eo vigore, in quo

nunc est, et augebit cum tali tenore, ut Senatus — ei subjectus fiat,

et faciet inde privilegium cum sigillo auri, in quo contineantur haec,

videl. confirmatio Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta

populi Romani_: GODEFRIDI MONACHI _Annal._, a. 1167; GOLDAST, I, 283;

_Annal. Colon. Maximi_ (_Mon. Germ._, XVII, 781).

[720] Di queste particolarità narra soltanto la vecchia _Cronica_

del MARANGONE: _CCCC obsides, quos Imp. antea habere non poterat, ei

dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti constituerunt_. Tuttavia

dovettero pur essere cinquantasei Senatori.

[721] GOFFREDO, testimonio oculare (_De Gestis Frid._), ne la descrive

(_sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet_), e parimenti fa il MORENA.

La _Cronica Piacentina_ (ediz. dell’HUILLARD, Parigi 1856): _descendit

pluvia, quae appellatur Basobo mense augusti_. La mal’aria (_intemperie

aëris_) parve allo Scrittore degli _Ann. Cameracens._ (_Mon. Germ._,

XVI) esser simile ad un’immane nube nera, che di repente coperse la

vallata vicina a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo

(passò di vita al 14 di Agosto, e gli _Annales Egmundani_, a. 1167,

gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi; in Roma ne

sarebbero morti ventimila. Anche gli _Annal. Palidenses_ dicono:

_Innumeram moltitudinem praecipue Romanor. stravit, quippe muris

inclusi_. Alla siccità dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che

ne gelò il lago Fucino (_Chron. Fossae Novae_).

[722] Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga, Eberardo di

Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di Liegi, Erminio di Verdun,

Enrico conte di Nassau, Burcardo conte di Alremont, Enrico conte

di Lippa, il duca Federico di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario

di Sulzbach, Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri

dell’Imperatore. Vedi il REUTER, II, 267.

[723] «E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente

uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo del Re degli Assiri:

laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese» (2, _Chroniche_,

XXXII, 21). A questo passo della Bibbia s’inspirava TOMASO DI

CANTERBURY allorquando si congratulava con Alessandro III che

Sennacheribbo se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito:

_consumpsit eos morte famosissima_ (_Ep._ XXII, lib. II in LUPO). Quasi

tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, la prendono per una

punizione divina. CARD. ARAG.: _Tunc idem Fridericus divina se manu

percussum fore intelligens, cum Romanis utcumque composuit, et VIII

Id. Aug., non sine manifesta confusione, recessit_. Sto in dubbio della

data, 6 di Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura

_juxta Romam in Monte Gaudii_ (STUMPF, II, 364). Ai 4 di Settembre era

a Pontremoli. GIOVANNI DI SALISBURY (_Ep._ 159, in LUPO): _Imperator —

quasi torris raptus de incendio, confusus ab Urbe recessit._

[724] «Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me, se in Asia

fossi trapassato»: RICOBALDO DI FERRARA, p. 372, citato dal RAUMER.

[725] La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi i recentissimi

studî e i documenti della sua storia, in CESARE VIGNATI, _Storia

diplom. della Lega Lombarda_, Milano 1866.

[726] _Cod. Farfensis Vatican. 6808: [=an]. dni MCLXVIII V Idus Aprilis

Albanensis civitas destructa est a Romanis_. Il _Catalogo_ in CENCIO:

_Albanum a Romanis concrematum est VI Idus Aprilis_. Più esattamente

nel _Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1168, e nel CARD. ARAGON., p. 460.

[727] _Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet egredi,

timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui in Cal. Novembr.

Urbis regimen accepturi sunt: Ep._ 108, Lib. II, di GIOVANNI DI

SALISBURY, nel Tom. X di LUPO. Vedasi anche la _Ep._ 66.

[728] _Chron. Fossae Novae_, ad [=an]. 1168. È meraviglioso veder

combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi di Magonza,

Cristiano e Corrado.

[729] CARD. ARAGON., p. 462, e ROMUALDO, p. 210, il quale erroneamente

scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva prima ricevuto in permuta

Monte Fiascone e san Flaviano da Giovanni prefetto, cui tempo innanzi

gli aveva dati in pegno il Papa: ma in quelle terre Raino non fu

accolto. Il documento degli 8 Agosto 1170 (in CENCIO, fol. 261) dice:

_Ego Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d[=no]

meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum arce ejusdem

civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem habeatis in ea intrandi,

tenendi, possidendi, disponendi, laborandi, fruendi, placitandi,

infeudandi_. Vedi anche il WATTERICH, II, 415. — Nell’anno 1174 lo

stesso Raino diede il _Castrum Algidi_ in ipoteca al Papa che gli aveva

dato duecento libbre a prestito (CENCIO, fol. 115). Si noti quanto

prestamente cadde in rovina la casa dei Tusculani.

[730] _Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret eum ab

exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus est: Ep._ 80, lib. II,

in LUPO, Tom. X, e più addietro nell’_Ep._ 79.

[731] _Hoc autem [=ano] misit Imp. Constantinopolitanus nepotem suam

cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum multis militibus — ut

daret eam in conjugio Odoni Frajapanis de Roma, qui (Alexand.) apud

Verulas eum conjugavit, et tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam:

Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18

Marzo. Delle altre trattattive vedasi il CARD. ARAG., p. 461.

[732] _Cod._ CENCII, fol. 262: _Celebrata nativitate b. Mariae cum

fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie_ (_s. Luce_,

vedi il JAFFÉ, p. 735) _cum gloria et honore civitatem ipsam (Tuscul.)

intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam dominus per XVI_ (leggi

col JAFFÉ _XXVI_) _menses resedit_.

[733] Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio del

Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi il REUTER,

III, 116

[734] CENCIO e ROMUALDO ad [=an]. 1171. Cronologicamente più esatto è

senza dubbio il _Chron. Foss. Nov._ ad [=an]. 1172: _Ind. V Alexand.

P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt muros civitatis Tusculanae

mense Nov._ Vedi la _Vita Alexand._ nel WATTERICH, II, 417. Il JAFFÉ fa

conoscere che sulla fine del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a

Segni. Quivi, addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury.

[735] La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto fu confermata

solennemente in san Marco ai 15 di quel mese (gli Atti ne sono

registrati nel MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 285 e nel PERTZ, _Leges_,

II). Il trattato colle città fu raffermato soltanto nella pace di

Costanza, ai 25 Giugno 1183.

[736] Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il FICKER, nei

suoi _Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa_, Inspruck, 1869,

II, p. 307, ecc., p. 469. Nel _Pactum Anagninum_ (PERTZ, _Leges_, II,

147) gli ambasciatori promettono al Papa che l’Imperatore _praefecturam

Urbis et terram comitisse Mathildae restituet_, ossia ciò che si

comprendeva nel concetto di _Patrimonium_.

[737] _Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum est, ut

Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium D. Papae facerent,

et B. Petri Ecclesiam, atque regalia, quae ab eis fuerunt occupata,

libere in manibus et potestate sua restituerunt_: CARD. ARAGON., p.

475.

[738] _Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum vexillis et

crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur factum, Senatores

et Magistratus, Populi cum concrepantibus tubis, nobiles cum militia

in apparatu decoro, et pedestris populositas cum ramis olivarum, laudes

Pontificis consuetas vociferans_: CARD. ARAG., p. 475. — ANDREA DANDOLO

(_Chron_., pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro _cum tubis

argenteis, et octo vexillis diversorum colorum_; e questi il Doge

avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo.

[739] San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro ciò che

scrisse a papa Eugenio III: _In his successisti, non Petro sed

Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur procesisse aliquando, vel

gemmis ornatus, vel sericis, non tectus auro, non vectus equo albo;

nec stipatus milite, nec circumstrepentibus septus ministris: De

Consideratione_, lib. IV, cap. 3.

[740] Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i Papi

tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni si duole che quel

Comune aggravi d’imposta le genti vescovili al paro dei cittadini;

risponde il Papa che lo proibirà: _vestra petitio continebat, quod

potestas, concilium, populus civitatis Anagninae familiares et

servientes vestros ad solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn.

in datiis, collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis

oneribus supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum

prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V_ (LABBÉ,

_Concil._, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque esistere le tre

podestà civiche, ed è assai notevole che ivi nell’anno 1164 compaia il

Podestà. — Fino una terra piccola e decaduta com’era la vescovile Ostia

aveva il suo municipio. In un documento dell’anno 1159 il _populus

Ostiensis_ si obliga di dare al Papa annualmente due _platratae_ di

legno; vi interviene il Procurator del Comune coi _boni viri cives

Ostienses_ (MURAT., _Ant._, I, 675).

[741] Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di questa

famiglia.

[742] ROMUALDO, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima dell’Agosto.

_Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata sibi Praefectura,

ejus homo devenit._ Il REUTER (III, 763) nota a questo argomento che,

conformemente ai patti di Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse

al Papa la _Praefectura_ solamente _salvo omni jure imperii_, e

dichiara non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del

Prefetto verso l’Imperatore.

[743] Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto: ANON. CASINENS.,

ad a. 1178; _Chron. Foss. Nov._; ROMUALDO sulla fine della _Cronica_.

[744] _3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum Pitinum

elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov._, ad an. 1178. —

SIGEB., _Auctar. Aquicinct._, reputa erroneamente che Lando fosse

un Frangipani: da documenti si rileva che i Landi erano baroni del

Lazio. — ANON. CASIN., a. 1180: _apud Palumbariam cum sociis captus_.

Lo stesso _Continuatore_ di SIGEBERTO non fa parola di Palombara,

ma dice che protettore di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia

stato un fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano

Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano _comes Palumbariae_, che è

nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno a Palombara ed

a quei Baroni, vedi l’_Analisi_ del NIBBY. Lando fu consegnato al Papa

sull’incominciamento del 1180, in quello che un’inondazione del Tevere

devastò Roma e vi scoppiò una pestilenza (_Chr. Foss. Nov._, ad [=an].

1180).

[745] _Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei non, ut

debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt; et ei maledicentes,

luto etiam et lapidibus lecticam, in qua portabatur lapidantes, vix

eum in patriarchio Lateranensi sepeliri permiserunt_: SIGB., _Cont.

Aquicinct._, ad [=an]. 1181. Perì il suo mausoleo.

[746] _Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum, quo Roman.

Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester I 23, Adrianus

totidem_: ROBERTUS DE MONTE, ad [=an]. 1181. — Dopo di Alessandro III

solamente Pio VII toccò i ventitrè anni di reggimento. È noto che

nessun Papa aveva raggiunto i venticinque anni (cui si favoleggiò

aver durato il pontificato di san Pietro), ma Pio IX li superò,

essendo pervenuto oggidì ai suoi ventisette anni di regno in mezzo ai

grandissimi avvenimenti ch’ei vide compiersi.

[747] La storia migliore e più profonda del pontificato di Alessandro

III è data nell’Opera più volte citata del REUTER (Lipsia, 1864, in 3

vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo volume il capitolo che tratta

delle idee gerarchiche e delle conquiste di questo Pontefice.

[748] Mostra il JAFFÈ che ai 2 Novembre 1181 egli era in Laterano, e

che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo era di nuovo a Velletri.

[749] _Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium super

consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores sui facere solebant,

quos supradictus Papa juravit, se nunquam facturum_: ROGERO HOVEDEN,

_Annales_, pars poster., p. 621 (citato dal CURTIUS, p. 271).

[750] _Chron. Foss. Nov._, ad an. 1183. Esso pone a _Kal. Julii_

l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente una postilla

marginale nel _Cod. Vat. 1984_ dice: _in vigilia b. Petri apostolici

a[=n]o 2 Lucii III papae Ind. I_. Lo stesso Codice: _interea Roma a

XXV senatoribus administrabatur_; ma non si può guarentire che questo

numero sia giusto.

[751] ROGERO HOVEDEN, p. 62, dice che i Romani avessero ucciso

Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio invitò mediante un

Breve, il clero tedesco a fare orazioni pel defunto (SCHANNAT, _Vindem.

liter._, II, 118, nel MANSI, XXII, 480). Il Papa lo chiama _vir valde

providus et magnificus_. Della morte di Cristiano parla anche il

_Chron. Mogunt._ CONRADI EP., p. 573 (nell’URSTISIUS). Il suo elogio

fanno gli ANNALES STADENSES (_Mon. Germ._, XVI, a. 1173): _disertus

extitit et facundus, vir largus et illustris_. Parlava parecchie

lingue. _Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat._ Nel suo

esercito i somieri erano pasciuti meglio che le genti di servizio

dell’Imperatore.

[752] ROGERO HOVEDEN (p. 622) dice erroneamente che il Papa, mercè di

questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani.

[753] _Chr. Foss. Nov._, a. 1184: _13 Kal. Maji incenderunt Palianum,

et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi sunt_.

[754] Lo narra SIGEB., _Auct. Aquicinct._, ad [=an]. 1184: _Romani

Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium excogitant

inauditum flagitium_. E parimenti gli _Annales Stadenses_, a. 1183,

i quali dicono che i Romani fecero crudele trattamento di ventisei

Tusculani ridotti prigionieri: cose che ricordano gli orrori delle

venture guerre contro gli Albigesi.

[755] _Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam, et misit

Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried. pro defensione Tusculanae,

et ad recolligendam Roccam de Papa, quam ipse callide et dolose

expugnavit_; prima volta che si menzioni Rocca di Papa, fondazione

pontificia. — Affine di completare i Regesti di Federico faccio nota

del suo _Privilegium_ per Fuligno cui egli dona Bevania e _Cocoratium_.

Fra i testimonî sono _Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep.

Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr. comes de

Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii A. D. J. MCLXXXIIII

Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen._ Originale senza suggelli

nell’Archivio comunale di Fuligno, credenza IV, n. 3.

[756] Il LA FARINA (_Storia d’Italia_, IV, 138) dice egregiamente

che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta della mostruosa

Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (_Ad abolendam diversarum

haeresum pravitatem, quae in plerisq. mundi partibus, modernis coepit

temporibus pullulare_) è più feroce degli editti di Alessandro III:

ordina che si denunci e si stermini per opera del braccio secolare

tutte le eresie, sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche:

MANSI, XXII, 476.

[757] Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i papi Lucio ed

Urbano parla chiaro il _Chronicon Slavorum_ di ARNOLDO, III, c. 10, c.

16, sqq. Vedasi inoltre la monografia dello SCHEFFER-BOICHORST: _Ultima

controversia dell’imperatore Federico I colla Curia_, Berlino, 1866.

[758] _Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter Fummonem, et

castrum Ferentinum obsedit per novem dies, et ivit super Guarcinum_:

_Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1186. Anche coi Frangipani Enrico

se l’era intesa, chè in uno dei suoi Diplomi (_A. 1186 Ind. IV die

Dominico, qui fuit Sestus intrante mense Julii_) si sottoscrive _Otto

Frangenspanem_ in qualità di _praefectus Romae_. MURAT., _Ant. It._,

IV, 471 — _actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat in

obsidione Urbis Veteris_.

[759] Il _Cod. Vat._, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III e di

Gregorio VIII. — _Mox dictus pontifex cum tota curia praecedentibus

Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem pervenit._ Leone di

quel cognome s’incontra già prima dell’anno 1177; chè il _Chron.

Altinate_ (_Arch. Stor._, VIII, 183) annovera nel catalogo dei

presenti alla pace di Venezia: _Leo de Monumento, Romanus Princeps,

cum hominibus XVIII_. I _Gesta Innocenti III_, c. 23, lo chiamano

parente di Ottaviano vescovo di Ostia, che (secondo l’UGHELLI, I, 67)

era della famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla,

nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio _de Crescentio_

(GALLETTI, _Prim._, p. 335). Un casale dava il cognome alla famiglia

_de Monumento_, ma l’origine ce n’è ignota. Nel 1226 trovasi il _Comes

Octavianus de Monumento_ nella Bolla data da Onorio III pel Vescovato

di Ostia, _dat. Lateran. Nov. April. A. X_ (_Mscr. Vat. 6223_). Lo

stesso Onorio concede nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul

Celio, _Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium_ (ch’era

vicin Sette Bassi, presso la via Appia): _Bullar. Vat._, I, 100 sgg.

Il TÖCHE, _l’imperatore Enrico VI_, Lipsia 1867, p. 61, conchiude

da un Diploma di Enrico VI, dato a favore di Leone _de Anguillara_,

che questi formi una sola persona con Leone _de Monumento_; ma è

un’asserzione non comprovata: i documenti non confondono mai i nomi. I

_De Monumento_ erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien detto:

_Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et Maria de Monumento

quond. Enrici Frajapanis uxor_ (BORGIA, _Velletri_, p. 263). Ancora nel

1279 io trovo _Angelus de Monumento_ (Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole).

[760] _Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif. et

univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione servitium_

— — Sulla fine è detto, che nessuno osasse di rompere quella pace,

_alioquin iram amplissimi Senatus et metuendi populi Romani gravissimi

incurrat et odium. Actum XLIIII [=ano] Senatus Ind. VI mense Madii die

ultimo, jussu Senatorum_: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu

stampato la prima volta dal BARONIO che lo trasse da CENCIO; indi, più

correttamente, dal MURATORI, _Ant. It._, III, 785: trovasi anche nel

CURTIUS, nel VITALE, nel VENDETTINI ecc.

[761] _Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et Monetam._ —

— I Pontefici riacquistarono il diritto di batter moneta; tuttavia

di quell’età non possediamo un solo denaro che mostri aver eglino

esercitato un tale diritto.

[762] Il VENDETTINI, p. 175 (traendola dall’Archivio del castel

Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre 1188, riferibile

a risarcimento di danni dato ad alcuni Senatori: così il VITALE,

che erroneamente pone il documento all’anno 1187. Quello che ne dice

l’OLIVIERI non è che parole e parole.

[763] _Dabitis Senatoribus_ — _beneficia et presbyteria_ (donativi in

occasione di grandi festività) _consueta_. Stando all’_Ord. Roman._,

XII, n. II, il Prefetto riceveva _40 Solidos den._; ogni Senatore,

giudice, avvocato, _unum melequinum_ e qualche _solidi_. Un _malachino_

valeva _8 grossi_, il _grossus_ corrispondeva a _6 denarii_; così dice

una valuta del tempo di Innocenzo VI, che è registrata sur una delle

prime pagine del _Cod._ CENCII (nella Riccardiana, n. 228). Invece che

_dare presbyterium_ usavasi anche dire: _dare manum_, donde è venuta

la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante, perocchè tutti i

preti e molte scholae ricevevano il _presbyterium_ (_Ordo Roman._, XII,

n. 16). Nelle grandi solennità la metà dei Senatori desinava dal Papa

(ibid., p. 170). Però egli era solamente obligato a far donativi ai

cinquantasei Senatori; se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva

di più era _mera liberalitas_. Lo dicono gli stessi Senatori in un

istromento dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._, IV, 36).

[764] _Pro restauratione murorum hujus excellentissimae urbis centum

libras bonorum provenientium._

[765] _Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad manus

nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum._ Non si può

concepire abuso delle censure ecclesiastiche che fosse più obbrobrioso

di questo per il Papa. Delle condizioni di Tusculo dà ampia notizia

ROGERO HOVEDEN, p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un

Cronista inglese, poichè tacciono le fonti romane.

[766] _De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano, quicquid ab

eis conventum est, et promissum Romae per scriptum et juramenta,

ac plenaria et stajarias, ac presones_: vocaboli inesplicabili;

_plenariae_ (meglio così che _plejariae_) significano forse «mandato di

piena facoltà.»

[767] Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo trovasi un

esempio notevole nella convenzione conchiusa fra Pisa e Genova l’anno

1188, ai 13 di Febbrajo (FLAMINIO DAL BORGO, _Diplomi Pisani_, 114).

[768] Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai testi ne

emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando le interpunzioni,

poterono facilmente farsi, di uno, due nomi. Vi è detto primamente:

_Jussu Senatorum Consiliariorum: Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis

Stephani de Octaviano; Petri Stephani de Transtisberim; Romani

Senebaldi; Rainerii Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari

Bartholomei; Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae,

et Ilperini Donnici_. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i Tebaldi,

i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche. Seguono i

Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni, de’ Frangipani,

dei Colonna, ma un _Petrus Leonis_. Ei si può così poco comporre la

storia de’ fasti del Senato medioevale, come di quelli dell’antico. Se

ne fece un tentativo di già nel secolo decimosettimo: GIACINTO GIGLI

(caporione di Campitelli intorno al 1655) scrisse una _Cronologia dei

Consoli, Priori e Magistrati di Roma_ (mscr. nella Bibliot. di Santa

Croce in Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi

senza valore: tuttavia ancora il VITALE ebbe accettato le sue notizie.

Un’altra _Series Senatorum_ (1220-1712) raccolse il CRESCIMBENI da

una _Storia del Senato_ di CARLO CARTARI (mscr.) e da un Catalogo dei

Senatori negli _Statuti dei Mercatanti di panni_ (del sec. XVI, nella

Bibl. Chigi), il quale comincia coll’anno 1296 (_Basilica di santa

Maria in Cosmedin nel 1719_, c. IV).

[769] Vedi la lettera _Domno Papae Theobaldus praefectus et Petrus

Leonis_ (in RADULFO DE DICETO, p. 648), dove descrivono la battaglia di

Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189.

[770] ROGERI DE WENDOWER, _Chronica_, ed. Coxe, III, 26.

[771] Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati da ROGERO

HOVEDEN, p. 667. Da Pisa a _Talemude_ (capo Telamone), a _Porte Kere_

(Cere), avanti a _Cornet Civitatem_ (Corneto) a _Senes la veile_

(significa Civitavecchia, quantunque sia mal chiamata con quel nome,

onde il VILLANI appella Siena), a _Le far de Rume_ (faro di Roma), poi

nel Tevere. Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre

solitaria e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di

Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco _quod dictur

Selve dene_ (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro miglia, una

_via marmorea ad modum pavimenti facta_ (la via Severiana, che a quel

tempo era ancora conservata in buono stato): indi il viaggio prosegue

per _Castel Lettun_ (Nettuno e Anzio) dov’è un porto che in antico fu

coperto di rame: poi vicin _Cap de Cercel_ (Circello) sulla cui cima

è una rocca di pirati; finalmente a _Terracene_ ed a _Garilla_ (Castel

Garigliano) ed al _Castel Le Cap del Espurun_ (forse Sperlonga). _Hic

est divisio terrae Romanorum, et terrae regis Siciliae in illa parte,

quae dicitur principatus Capuae._ Pertanto a quel tempo lo Stato della

Chiesa si spingeva dentro nel Napoletano più di ciò che fosse negli

ultimi tempi.

[772] ROGERO HOVEDEN, p. 680: _H. — misit nuntios suos ad Clementem

Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens Romanum imperium,

et promittens, se in omnibus leges et dignitates Romanorum servaturum

illaesas._

[773] I _Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes_, s’incontrano

nella _Vita Innoc. III_ (MURAT., _Antiq. It._, III, 784). Anche il

GRIMALDI (_Cod. Vat. 6437_, fol. 175) fa conoscere la parentela che

passava fra i Boboni e gli Ursini.

[774] _Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem in Imp.

ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium sibi redderet

— Ad ipsum enim se converterant — ex quo Clemens exposuit — illos

Romanis_: ROGERO HOVEDEN, p. 690. Espressamente dice GODEFRID. MONACH.

(nel FREHER, I, 259): _Consecratio procedere non potuit, donec Imp.

castrum Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit_.

SIGEB., _Cont. Aquicinct._, ad [=an]. 1191. — ARNOLDO DI LUBECCA,

_Cron. Slavor._, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe voluto trarre in

lungo la coronazione, ma che i Romani mandassero dire al Re: _Fac nobis

justitiam de castellis tuis, quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te

ad D. Papam, ut coronam Imperii super caput tuum ponat_; e così sarebbe

avvenuta la cosa.

[775] Ai 2 Aprile 1191, _H. VI juxta locum Anguillariae_ ratificò

il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai Principi

dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: _Rouleaux de Cluny_, nei _Notices

et extraits des Manuscrits de la Bibl. Imp._, t. XXI, p. 326 (riferito

dall’HUILLARD-BRÉHOLLES).

[776] Il MURATORI ha sbertato la fiaba onde ROGERO HOVEDEN narra che il

Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi, la gettasse poi col calcio giù

di capo dell’Imperatore. ROGERO dice: _Romani vero clauserunt portas

urbis, et custodierunt eas in manu forti et armata, non permittentes

eos intrare_. La descrizione del rito ceremoniale della coronazione

è nei _Mon. Germ. Leges_, II, 187, e nel VATTERICH, II, 711, che

la trassero da CENCIO. Ivi, e nel TÖCHE, p. 187, è significato che

l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando tutta Roma.

[777] Se si stia a ROGERO HOVEDEN, l’Imperatore la cedette al Papa

il dì dopo della coronazione, e il Papa ai Romani il terzo giorno

da quella: _atque a Romanis destructum ita quod lapis supra lapidem

non remansit_. Il BÖHMER, n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di

Aprile, era _in campestribus inter Urbem et Tusculanum_; ai 19, _in

silva Libertina_ (vicino Ferentino); ai 29, _in Ceperano_. — TÖCHE,

App. I. — RADULFO DE DICETO, _Ymagines Histor._, p. 659: _Paschali

feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt_. — SICARDO, p.

615: _Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter mutilantes_.

Similmente l’ABBAS URSPERG., p. 232: _Pro qua re imperatori

improperatum est a multis_. GODFRIED, _Annal._, p. 259: _Quod illi

statim expulsis et caesis habitatoribus destruxerunt_. — ANON. CASIN.

_Chron._ — Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, p. 194, favoleggia che i

Romani colle pietre di Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre

ne avevano a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il

PLATINA, il BLONDUS (_Hist. Decad._ II, lib. VI, 264) e il SIGONIO, che

i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero

come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo avrebbero appeso

all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti cose narrano gli Storici di

Tivoli, che peccano d’inesattezza (VIOLA, II, 173).

[778] Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità romana. Della

rocca e delle chiese medioevali non rimase traccia.

[779] Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice, e n’ebbe

in cambio Norma e Vicolo (MURATORI, _Antiq. It._, I, 141). I Tusculani

perdettero anche Astura, chè già intorno al 1193 ne erano signori i

Frangipani (CENCIO, fol. 121). Il GIGLI vuol avere, nell’anno 1197,

scoperto il figliuolo di Raino, in _Ottolinus Domini Rainonis Tusculani

de S. Eustachio Senator_: non è credibile che ciò sia una trovata di

suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti che parlino

di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza a Gavignano, nella

terra dei Volsci, e discendeva da Giordano, figliuolo di Tolomeo di

Tusculo (docum. dell’a. 1181, nel BORGIA, _Histor. di Velletri_, p.

247).

[780] Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191. _Actum

XLVII [=ano] Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX_ (MURAT., _Antiq.

It._, III, 788). Vi si sottoscrivono _Senatores Consiliarii_ e ventotto

Senatori.

[781] Il BORGIA (_St. di Velletri_, p. 253) reputa che in allora si

popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura (oggidì Priora)

e Castel di san Cesario. È omai confutata quella bubbola che Frascati

sorgesse dalle capanne coperte di frasche, sotto cui riparassero i

Tusculani privi di tetto. Frascati esisteva di già nel secolo ottavo.

[782] A complemento del BÖHMER, noto il Diploma in cui Enrico assolve

Gubbio: _Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX Reg. D. Henrico Sex.

invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo Dat. ante Neapolim per man.

magni Henrici prothonot. Nonas Junii_. L’originale con bolla d’oro è

nell’Archivio di Gubbio.

[783] Le maestranze non si costituirono da corpi politici che soltanto

più tardi; prima degli altri forse i mercatanti. _Nos Pallo judex

mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis ejus consilarius_... (_Mscr.

Vat._ del GALLETTI, n. 8051, p. 35). Il GALLETTI pone quell’istromento

senza data, alla fine del secolo duodecimo. Qui _Judex_ corrisponde a

quello che in altre città era il _Consul mercatorum_.

[784] Se in alcune castella v’erano ancora dei signori ereditarî, i

debiti e altre necessità presto li riducevano a vassallaggio della

Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio ne dà Falbateria, vicino

al confine meridionale del Lazio. Agli 11 Gennaio 1178 quei signori,

Adinolfo e Landolfo, cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro

accorda per ventinove anni quel castello in feudo, al prezzo di

trecento libbre. Così di signori diventavano fittavoli a tempo. CENCIO,

fol. 113.

[785] Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte de’

Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi, Astolfi,

Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii, Gulferani,

Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini (tutti questi sono

di origine germanica); Mancini, Sarraceni, Romani, Rustici, Sergii

(forse di derivazione bizantina); Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli,

Curtebraca, Muti, Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia,

Manetti, Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca,

Latroni, Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno nei

documenti che facessero parte del Senato a quell’età i Corsi, i

Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo che ciò sia un puro

caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono il Senato; del 1191 trovasi

fra’ Consilatori _Petrus Johannis Frajapane_.

[786] _Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta sex Senatorum.

Qui numerus in fine praedecessorum ejusd. Coelestini summi Pont.

diffinitus continetur_: istrom. dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._,

IV, 36).

[787] _Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a tempore

Benedicti Cariscum_ (sic!) _Senatum Urbis perdiderat, et idem

Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat illi Maritimam et

Sabiniam, suos Justiciarios in illis constituens: Gesta Innoc. III_,

nel BALLUZIO, I, c. 8. Oltracciò l’_Ep. Innoc._, lib. II, n. 239:

_saepefatus enim B. cum seipsum intruserit in senatoriam dignitatem,

nec apost. sedis favorem habuerit, ad quam institutio pertinet

Senatorum, — tamen ab ea fuit tempore procedente receptus_.

[788] Questo emerge, come considera il VENDETTINI, dalle parole della

lettera di Innocenzo citata più sopra: _Dictus autem B. Carosomi,

quoniam statutum quoddam emiserat, a populo Rom. approbatum_... e

segue il tenore dello Statuto, concernente un caso giuridico: senza

dubbio v’era di quelli una serie. Genova possiede Statuti dal 1143;

quelli di Pistoja sono forse ancora più antichi. Vedi i _Mon. Historica

ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia_, Parma, 1855, I,

Prefaz., o la Prefazione del RAGGI agli _Statuti di Genova_, nei _Mon.

Histor. Patriae, Leggi Municipali_, p. 236. I primi Statuti dei Consoli

di Pisa datano dal 1162: BONAINI, _Statuti inediti della città di Pisa

dal XII al XIV secolo_, Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato

il II.

[789] _Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat

Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque diu in

custodia tenetur_ (Racc. XVIII, _ex Chronologia Rob. Altissiodorensis

ad S. Maxian. Canonic._, p. 260).

[790] Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone ad un

Diploma di Enrico VI, ove c’entra _Petrus alme urbis Praefectus_.

È sottoscritto: _Joannes Capuaheus_ (leggi _Capoccius_) _Senator

Romanus_. Vedi le _Memorie civili di Città di Castello_ del MUZZI, I,

19.

[791] ROG. HOV., p. 746: _Benedictus Carushomo, qui regnavit super

eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem, qui vocatus

est Johannes Capuche, qui similiter regnavit super eos aliis duobus

annis, in quorum temporib. melius regebatur Roma, quam nunc temporib.

56 Senatorum_. — Il _Mscr. Vat. 7934_ contiene la storia dei Capocci,

scritta da GIOVANNI VINCENZO CAPOCCIO nel 1623; per i primi tempi poco

giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia, che l’Autore

dice oriunda di Firenze.

[792] Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare

dall’_Ep. 239 Innocentii III_, dove si parla in siffatta stretta

connessione dei _tempora Johannis Petri Leonis Senatoris Urbis_.

Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero parecchi Senatori:

_ejus jurisdictio erat in proximo desitura, supplicatum fuit ob eandem

causam successoribus ejus Senatoribus jam electis_.

[793] Inesattamente ROGERO HOVEDEN pone all’anno 1194 la restaurazione

de’ cinquantasei Senatori: _Eodem [=ano] cives Romani elegerunt 56

Senatores, et constituerunt eos supra se_. Indi avvenne ben presto una

nuova mutazione, e fu posto un solo Senatore; infatti i _Gesta Innoc._,

c. VII, dimostrano che allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un

solo Senatore: _Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et

nobilibus urbis_.

[794] Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia di Enrico

VI, senza per questo modificare il giudizio morale sul giovine

Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti della patria, come

il Tüche, furono costretti a giudicarlo così. Nè il Tüche stesso

può purgare Enrico VI dalla correità nell’assassinio del vescovo

Alberto, e deve notare di infamia l’orribile modo ond’ei trattò

Salerno (a. 1194) e i Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa

moglie dell’Imperatore), e l’immane comportamento che contro lealtà

cavalleresca tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto secondo

quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del turpe trattamento

usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente e con molta

discrezione CARLO LOHMEYER, _De Richardo Angliae Rege cum in Sicilia

commorante, tum in Germania detento_, Konigsberg, 1857.

[795] _Gesta Innoc. III_, c. 8: _Henricus — occupaverat totum regnum

Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad portas Urbis, praeter

solam Campaniam, in qua tamen plus timebatur ipse quam Papa._ — ROGERO

HOV., p. 773, sa di una guerra fra i Romani e Markwaldo nella _Marchia

Guarnerii_ (all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti

_Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii_ (vedi il FATTESCHI, _Mem. di

Spoleto_, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione nel duomo di Terni

dell’anno 1187, e parla di _Consules Terannenses_ (ANGELONI, _Historia

di Terni_, p. 85).

[796] Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno 1185

(docum. dell’Archivio di Terracina nel CONTATORE, II, c. 1): per

verità vi è detto _salva fidelitate et mandato Domini Papae et Romanae

Curiae videlicet Cardinalium_; ma erano parole senza gran significato.

I Terracinesi: _nos Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D.

Roberto, et D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab

hoc die in antea erimus vestri recti fideles_. — — Il CONTATORE, I,

c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani nella signoria

di Terracina. Pare che quei Consoli dei Romani fossero allora Conti

palatini ereditarî del Laterano; così eglino si sottoscrivono in alcuni

documenti.

[797] Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; ai

4 Dicembre, a Ferentino: TÖCHE, App. I. Nel 1191 prefetto era Pietro

(MIRAEUS., _Op. diplom._, I, c. 68, dove _Petrus Urbis Romae Praef._

si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI dato _ante Neapolim XV

Kal. Julii_). Se si stia a GODEFRID. MONACH., nel 1192 prefetto era

Ottone, poichè quegli dice che Costanza _per Ottonem illust. Romanor.

praefectum Imperatori redditur_. Di già nel 1186 si nota che prefetto

era Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto

Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, e Ottone

rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. Nel 1195 torna ad essere

prefetto Pietro (MURAT., _Ant. It._, II, 809), il quale compare nel

Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre 1196, _apud Fulgineum: Petrus

praef. urbis et Tebaldus frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio

Anconae_ (_Memorie Lucchesi_, III, 134). — A fianco di Tancredi

guerreggiò Giordano _Petri Leonis_ da capitano contro Bertoldo conte

(_Chron. Foss. Nov._, a. 1190): forse era quello stesso _Petrus Leonis_

che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano a militare

agli stipendî di paesi forestieri.

[798] TÖCHE, p. 436.

[799] Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca degli

_Annali_ del BARONIO, dal quale prendo commiato. — Comincierò il Volume

quinto con Innocenzo III. Poichè potei scrivere tutte le pagine di

quest’Opera nei profondi silenzî di Roma, io mi estimo beato di averlo

fatto precisamente in questo tempo memorabile, che diè un indirizzo

nuovo alle sorti della illustre Città.

[800] _Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae olim

omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem te esse

sapiente etc._: così scrive FULCO ad Abelardo (nel TIRABOSCHI, III,

275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.

[801] _Concil. Lateran._, a. 1179, _Capit. XVIII_ (TIRABOSCHI, III,

248).

[802] GRAZIANO compilò la _Concordia discordantium Canonum_

nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le vecchie

e turpi menzogne della donazione di Costantino e le Decretali

pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi posteriori e

dell’età sua. Predecessori di lui erano stati REGINO, BURCARDO DI

WORMS, IVONE DI CHARTRES e i gregoriani DEUSDEDIT e ANSELMO DI LUCCA.

Vedi il SARTI, _De Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus_,

I, 247. BERNARDO DI PAVIA, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i

_Decretalia Pontificum_; finalmente alla Collezione diede compimento

Gregorio IX.

[803] _Gesta pauperis Scholaris_ ALBINI (_Cod. Ottobonianus 3057_,

bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove libri di

_Canones_ a completamento di Graziano, quando, venuto a Roma, Lucio III

lo fece diacono, com’egli stesso dice sul principio della sua Opera. Su

di lui vedasi il CENNI, _Monumenta_, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.

[804] Il Codice di CENCIO principia: _Incipit liber censuum Rom. Eccl.

a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum patrum Regesta et

memorialia diversa. Anno incarn. dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III

[=ano] II_. — Il _Liber Censuum_ di ALBINO (_De redditibus omnium

Provinciarum et Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl._) insieme col

_Provinciale_ fu edito dal CENNI nel tom. II dei _Monumenta_; il _Liber

Censuum_ di CENCIO fu stampato dal MURATORI, _Antiq. It._, V, 852-908.

Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di Cencio.

[805] La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi _de

denario b. Petri_. — Svezia e Norvegia: _Singuli lares, monetam

ejusdem terre_. — _Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria et Marcia

1000 scifatos._ — Genova pagava per Corsica una libbra d’oro all’anno.

— Il regno di Aragona, cinquecento mancusi d’oro. — I redditi che

paga Roma sono assai tenui; non si tien nota che del censo pagato

da cinque chiese, e di un _Marabotinus_ che deve la torre vicina al

_Pons Judaeorum_. — Nella Campagna (_Campania Terra Domini Papae_) i

Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri e di Veroli soddisfanno

ad ogni coronazione del Papa, sessanta braccia di panno e dugento

scodelle (_Scutellas_): anche oggidì la sola industria che v’abbia

colà è quella dei panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce

due carichi di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di

cinquanta prosciutti, di venti _solidi_ e di cinquanta focacce a

Natale (_L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas in festo

Nativitatis_). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) cera, pepe,

panno, legno, focacce, incenso, olio: erano le calendae pontificie in

grande. Non si tiene qui nota delle rendite provenienti dai _feuda_ dei

Baroni: anch’esse erano poca cosa.

[806] Vi si pone incominciamento col noto: _Hadrianus papa optinuit

a Karolo rege Francorum et patricio Romanor._ — La donazione di

Costantino viene per ultima: nè manca la donazione di Matilde.

[807] Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon nel

_Museum Italicum_, e sono di altissimo pregio per la storia del rito

ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente l’_Ordo_ di BENEDETTO, che

fu un canonico di san Pietro ai tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto

dopo gli _Ordines_ di ALBINO e di CENCIO.

[808] La Collezione di ALBINO non oltrepassa il tempo di Adriano IV;

quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; fu il CARDINALE

DI ARAGONA (morto nel 1362) che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice

originale di Cencio non si trova più; l’antichissimo e migliore è il

Riccardiano n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni

del secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data dal

1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il _Cod. Diplom. Dominii

Temporalis S. Sedis_ del THEINER (incominciato nel 1861, in tre volumi)

fu fatto per simili necessità di tempi, e principia dalla donazione di

Pipino. Quantunque incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che

per la prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti;

infatti un simile lavoro intrapreso dal PLATINA all’età di Sisto IV

rimase inedito.

[809] Vedi il _Giorn. mens. univ. di scienza e letterat._ (Aprile

1852), nel quale il GIESEBRECHT in un eccellente articolo ha trattato

di queste fonti della storia de’ Papi.

[810] PAPEBROCH, l. c., p. 207. PIETRO DI PISA fu uno dei tre cardinali

che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più tardi Bernardo lo

riconciliò con Innocenzo: MANRIQUE, _Annal. cisterciens._, ad a. 1137,

1138, c. 1.

[811] Per la prima volta il BARONIO stampò queste _Vitae_ nei suoi

_Annali_, con titolo di _Acta Vaticana_ (_Cod. Vatican. 1437_); ed

è quell’istesso libro pontificale che il MURATORI ebbe edito sotto

il nome del CARDINALE DI ARAGONA: è un lavoro che sta da sè, in

continuazione della Storia dei Papi, da Stefano V fino ad Alessandro

III. Una parte di esso fu trascritta da CENCIO con titolo di _Chronica

Romanor. Pontificum_. Il GIESEBRECHT ha dimostrato esserne autore

l’inglese BOSONE, nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di

quel Papa e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei

santi Cosma e Damiano e _Magister Camerarius_ (MURAT., _Antiq._, I,

675). Il CARDINALE ARAGONENSE (siccome dimostra la _Vita Adriani_) ne

continuò l’opera ma incompletamente. Dopo di Alessandro III il _Liber

Pontificalis_ torna ad interrompersi.

[812] Gli _Annal. Romani_, che il PERTZ publicò nei _Mon. Germ._,

VII, traendoli dal _Cod. Vat. 1984_, sono opera di scrittori in

parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che vi si dia nome

di Annali. Non toccano pur della rivoluzione di Roma, massime dopo

il tempo di Calisto II, all’infuori di un frammento che concerne il

Barbarossa. Intorno a questo Codice vedasi il BETHMANN, _Archiv. della

società di stor. tedesca_, XI, 841.

[813] Per primo il DE ANGELIS pubblicò la scrittura del MALLIO col

titolo di _Descriptio Basil. Veteris Vaticanae_, Roma, 1646; indi più

correttamente il JANNING col titolo di _Historia Basil. Antiquae S.

Petri Apost. in Vat_. (T. VII, _mens. Jun. Acta. Sctor._, p. 37-56).

Soltanto nel secolo decimoquinto la descrizione del san Pietro fu

continuata da MAFFEO VEGIO, _De Rebus antiquis memorabil. Basilicae

S. Petri Romae_. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel

duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una piccola

biblioteca.

[814] JOHANNIS DIACONI, _Liber de ecclesia Lateranensi_ (MABILLON,

_Mus. Ital._, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici fino al

secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una Descrizione della santa

Maria Maggiore: probabilmente Alessandro III avrà fatto compilare di

questi libri per tutte e cinque le basiliche. In molte cose concorda

col MALLIO; così è nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle

Diaconie e delle Abazie. Secondo il MALLIO v’erano allora queste

diciotto Diaconie: _S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus;

Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo juxta Septa

solis; Lucia in capite Suburae_ (ovvero _juxta Orphea_); _Maria Nova,

in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, in Aquiro, in Via Lata;

Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius et Bacchus; Theodorus_. Delle

Abazie ve n’erano venti: _Alexius; Agatha in Subura; Anastasius;

Basilius juxta Palatium Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta;

Caesarius in Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo_ (Trastevere);

_Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in

Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, in Pallara,

in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; Saba; Silvester inter duos

hortos; Thomas juxta Formam Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus

in Via Flaminia_. Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi

specificati nell’_Ordo Rom._ XII, perlochè, sulla fine del secolo

duodecimo, in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e

monasteri.

[815] La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora oggidì nel

giardino degli aranci in Vaticano.

[816] Il testo originale dei _Mirabilia_ non esiste più: tutti i

codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai scorrette;

scorretti sono anche i _Mirabilia_ raccolti in BENEDETTO, in ALBINO e

in ROMUALDO.

[817] Sembra che GUGL. DI MALMESBURY (_De gestis reg. Anglor._, III, c.

2) non abbia avuto conoscenza dei _Mirabilia_. Egli riferisce soltanto

di un vecchio Catalogo dei sepolcri de’ Martiri, sotto la rubrica

delle quattordici porte e delle vie; e già questi luoghi si erano tutti

rimutati nella prima metà del secolo duodecimo, quand’egli scriveva.

— Il concetto _Mirabilia_ reputo che sia assolutamente peculiare del

secolo duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto _Graphia_ è cosa

di eruditi e affatto scolastico.

[818] Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo.

In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il Papa rinfrescasse le

piante. Vedasi l’_Ordo Romanus_.

[819] _Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae et templum

Jani._ Vuolsi dire del tempio di Minerva nel _Forum_ di Nerva, cui

aveva dato incominciamento Domiziano. La grande rovina di quel tempio

fu smantellata soltanto ai giorni di Paolo V. Ivi era un arco di Giano

edificato da Domiziano, e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il

BUNSEN, _Descr. della Città_, III, ha dimostrato che l’_Ordo Rom._, pel

_Forum_ di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.

[820] _Ordo Rom. XI_, _auctore Benedicto_ (MABILLON, _Mus. It._, II,

143). Questo passo è una delle più preziose notizie dell’archeologia

medioevale. La processione doveva muoversi a zigzag pei _Fora_, e

questo dimostra che alcuni tratti non potevano percorrersi a cagione

dei cumuli di ruine. Il tempio di Romolo, che il BECKER, I, 377, spiega

per _aedes Penatium_, e il BUNSEN con più verosimiglianza pel tempio di

Venere e di Roma, può significare qui la _Basilica nova_ di Costantino.

[821] _Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. Templum

quod dicebatur olovitreum, totum factum ex crystallo et auro per artem

mathematicam, ubi erat astronomia cum omnibus signis coeli..._ Questo i

_Mirabilia (Cod. Vat. 3973)_ trassero dagli _Acta S. Tiburtii Martir.

ac Chromatii_: vedi gli _Acta Sanctor._, 11 di Agosto, t. II, 622, e

23 Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: _Habeo cubiculum holovitreum,

in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est mechanica arte

constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius amplius quam ducenta

pondo auri dignoscitur expendisse._ Quando si demolì la chiesa di san

Sebastiano nella via Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico

palazzo: _Descriz. della città di Roma_, III, 3, 84.

[822] _Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, propugnacula

6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V_ (ALBINO, e _Cod.

Vat. 3973_): circuito, ventidue miglia; locchè è errore. I numeri

variano da quelli dell’ANON. DI EINSIEDELN e di BENED. DI SORATTE,

ma concordano quasi in tutto colla _Graphia_. L’esemplare di Praga,

di tempo posteriore (edito dall’HÖFLER, nel PAPENCORDT, _Storia della

città di Roma nel medio evo_), inserisce il catalogo dei _Campi_, delle

_Basilicae_, delle _Viae_ e delle statue, con varianti dalla _Notitia_

e con appendici. I compilatori dei _Mirabilia_ erano a conoscenza dei

breviarî antichi.

[823] Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle Continuazioni

dei _Mirabilia_, compilate al secolo decimoquinto. I _Mirabilia_ non

tengono conto di tutti gli _Arcus triumphales_.

[824] _Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis._ Il copista

di ALBINO dice: _marthirologio ovidii de faustis_; e quell’altro in

ROMUALDO storpia così: _marthiplogio ovidii de faustis_. Ei si vede

che anche di là di questi migliori esemplari deve esistere un originale

più corretto. La goffaggine spesse volte induce al riso, massime nelle

spiegazioni che vi son date dei nomi. I _Mirabilia_ illustrano così

la _Porta septimiana_: _ubi septem laudes fuerunt factae Octaviano_.

La _Graphia_: _septem Naydes juncte Jano_ (parimenti i _Mirab._ di

ALBINO). La _Graphia_ dà questa etimologia del nome Laterano: _In

palatio Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum_; e una copia

aggiunge alla _rana: quam latenter peperit Nero_. Del nome Quirinale:

_quia ibi stabant Quirites_. Di Nerva si foggiava una dea Nervia.

[825] _De judicibus Imperatorum in Roma_: non è che il frammento di

un maggior capitolo della _Graphia_. I _Mirabilia_ non hanno raccolto,

come cosa antiquata, l’ultima parte della _Graphia_, che è un rituale

imperiale del tempo degli Ottoni.

[826] _Palatium majus in Pallanteo monte_; e la _Graphia: Palatium

magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput totius mundi est, et

palatium Caesarianum in Palanteo_. Di tutti i colli di Roma il Palatino

è quello che meno sofferse dal medio evo; e colà hannovi ancor molte

scoperte a fare, come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro

Rosa, intendente di questi escavi sul Palatino.

[827] Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta ovvero della

_Fortuna Virilis_. Il _templum Lentuli_ (la _Graphia_ dice _Lentis_)

era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere e l’Aventino; così

tuttavia POGGIO ve ne lesse sopra l’iscrizione.

[828] Il _templum Jovis_ e il _Severianum_ facevano parte del

_Porticus_ di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle rovine

vicine al san Nicola _in Carcere Tulliano_.

[829] _Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul,

confirmabatur ei Consulatus._ Il mscr. di Praga aggiunge, ed è

notevolissima cosa: _propter quod factum multi adhuc consules romanorum

vocantur_.

[830] Parimenti anche la _Graphia_. Un grande bacino antico, ossia

_Conca_, esisteva allora, come in altre piazze, ad ornamento di quella

di santo Eustachio. È noto eziandio della _Conca Parionis_ presso il

teatro di Pompeo.

[831] Questo periodo, che manca nella _Graphia_ ed in altri esemplari,

leggesi nel _Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa et palatia

imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque tempore paganorum in

hac romana urbe, sicut in priscis annalibus legimus et oculis nostris

vidimus, et ab antiquis audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis

auri et argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad

posterum memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus_. I

_Mirabilia_ del MONTFAUCON nol contengono.

[832] Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei _Mirabilia_,

ma mi astengo da investigazioni archeologiche. Il signor DE ROSSI,

profondamente versato in cotali studî, promette di fare un lavoro

critico dei _Mirabilia_ in un _Codex Topographicus Urbis_: è opera

che manca affatto e sarà di gran merito. — Le edizioni di quell’antica

descrizione della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla

fine del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli volte

e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, del MONTFAUCON

è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle _Effemeridi literarie di

Roma_, I, e le altre del GRAESSE e dell’HÖFLER. L’ultima romana fu

publicata nel 1864. Più tardi GUSTAVO PARTHEY, dell’Accademia delle

scienze di Berlino, ne diede la recentissima delle edizioni: _Mirabilia

Romae e codicib. vaticanis emendata_, Berlino 1869. Poichè il signor

PARTHEY volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo a dover mio

di esprimere qui la riconoscenza che sento per quel benemerito e

infaticabile erudito, e mi congratulo che la sua edizione abbia ridotto

il testo dei _Mirabilia_ alla ottima delle lezioni che possediamo. —

Il migliore esemplare dei _Mirabilia_ contengono i _Codices romani_

di BENEDETTO canonico (_Liber Politicus_ nella Vallicellana), il

_Cod. Vatican. n. 3973_ (_Cronica_ di ROMUALDO), il _Cod. Ottobon.,

n. 3057_ (ALBINO, donde CENCIO attinse). Secondo l’opinione del DE

ROSSI, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del libro, ma io

sono costretto di affermare che eziandio i detti _Codices_ accennano

ad una migliore scrittura originale che non troviamo più. — Ve ne

hanno eziandio molti altri Codici, anche fuori d’Italia, massime di

tempo posteriore al secolo decimoterzo. L’ANONIMUS MAGLIABECCHIANUS

del secolo decimoquinto, edito da L. MERKLIN, Dorpat 1852, è una

compilazione tratta dal _Regionarium_, dai _Mirabilia_ e da altre

notizie topografiche.

[833] La narra con molta grazia GUGLIELMO DI MALMESBURY, _De Gestis

reg. Anglor._, II, c. 13. La favola diede argomento al melodramma

_Zampa_, ossia la «Fidanzata di marmo.»

[834] GUGL. DI MALMESBURY, c. 10. Gerberto scavò nel luogo dove si

disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese in un incantato palagio

sotterraneo. La leggenda ha un’audacia pagana, poichè spoglia i Papi

della loro aureola, e li veste dell’abito di negromanti.

[835] _Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, ubi sunt

due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus statuam suam auream

dicens: Non cadet, donec virgo pariet. Statim ut peperit virgo, statua

illa corruit_ (_Mirabilia_, ed. PARTHEY, p. 5). Nei _Mirabilia_, sotto

nome di palazzo di Romolo or s’intende la _Basilica Nova_ (così è

manifestamente nel passo citato, conforme alla positura accennatavi),

ed or il duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo

propriamente chiamavasi _aedes pietatis et concordiae_.

[836] _Ad S. Mariam in fontana_ (sull’Esquilino) _fuit templum Fauni,

quod simulacrum locutum est Juliano et decepit eum_. Non so che di

questa leggenda si parli altrove. I _Mirabilia_ del _Cod. Vat. 4265_

(assai scorretti) contengono la leggenda che il simulacro della

Veronica parlasse a Carlo Magno.

[837] Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, si

componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di Ovidio e

di Orazio, e si appellavano _flosculi_. Vedine nel tom. IV della _Bibl.

Mundi_ o nello _Speculum Historiale_, lib. VI, c. 63, di VINCENTIUS

BURGUNDUS (in sul 1240).

[838] GUGL. DI MALMESB., II, c. 13: _Tunc corpus Pallantis filii

Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum

ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus

fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est_. Se ne rinvenne fin

l’epitaffio:

_Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni_

_Militis occidit, more suo jacet hic._

Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di

Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini

quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma,

e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non

si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in

Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: _et si

aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios

[=pp]. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae

etc._

[839] Sono quei celebri versi dell’_Egloga IV_:

_Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;_

_Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo._

_Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,_

_Jam nova progenies coelo demittitur alto..._

Dicendo della _virgo_, Virgilio intendeva parlare di Astrea ossia

della giustizia, e il _puer_ era il figliuolo di Asinio Pollione suo

protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. Di già DANTE disse:

_Virgo namque vocabatur Justitia, quam et Astraeam vocabant_ (_De

Monarchia_, I, c. 10). Anche Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione

che quei versi alludessero al Messia: _quanquam hoc carmen nonnulli

magistrones erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine

matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, duxerunt fore

dictum_ (_Nicolai Tribuni Romani ad Guidon. Bonon. Card. Oratio_, nel

PETRARCA, _Op._, p. 1126).

[840] Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia impreso a

dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe stato per Raffaello!

[841] MARANGONI, _Memorie dell’Anfiteatro Romano_, p. 51. La _Salvatio

Romae_ è conosciuta per opera dei «Sette savî maestri», oppure del

«mago Virgilio». I _Mirabilia_ nulla dicono assolutamente di Virgilio,

ma registrano soltanto la vecchia leggenda dell’ANON. DI SALERNO (vedi

nel Vol. III, pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche ELINANDO,

nello _Speculum Historiale_, T. IV, s’attiene quasi parola per parola

all’ANONIMO, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno alla leggenda

vedasi il GENTHE, _Vita e memoria durevole di Virgilio poeta e mago_,

Lipsia, 1857, pag. 72. Il RUFINI (_Dizionario delle strade di Roma_)

erroneamente associa la «Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio,

colla torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella

strada tragga il nome dalla famiglia _De Speculo_ o De’ Specchi, la

quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche esistono

ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», non lungi dal palazzo Santa

Croce.

[842] Nel romanzo francese _Virgilius_ l’effigie è un serpente di

bronzo; però nei _Dialoghi ameni_, Francoforte, 1503, la cosa si

narra come viene detto nella posteriore leggenda romana: «Virgilio

ha composto in Roma un’imagine, e vi si mettono a prova coloro che

prestano giuramento. E colà l’uomo deve porre la mano dentro della

bocca. Se uno ha giurato il falso la faccia gli tronca col morso la

mano» (GENTHE, p. 75).

[843] _Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius captus a

Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde dicitur: vado ad

Napulum_ (nel Breviario _de montibus_; può darsi che sia una glossa: si

trova soltanto nell’esemplare del MONTFAUCON). Ho già dato spiegazione

del nome della via Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658).

Vorrebbesi che in quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò

in cerca dei giardini di Mecenate.

[844] GERVASIUS, _Otia Imperialia_ (LEIBN., _Rer. Brunsvicar._, I, 963,

nel Capitolo: _mirabilia unius cujusque provinciae_, donde si vede

la universalità che allora aveva assunto il concetto _mirabilia_).

Egli scrisse intorno al 1211, e narra di aver veduto questi portenti

a Napoli nell’anno 1191. Il LEIBNITZ, sdegnato di lui, dice senza

alcun intelletto delle leggende popolari: _Vixit eo seculo, quod ego

cum proximo omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse

comperi_.

[845] _Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de qua nobis

mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut muros civitatis ejusd.,

quos tantus fundavit et erexit philosophus, imperialis jussionis

mandato destruere deberemus. Non profuit civibus illis civitatis ejusd.

imago, in ampulla vitrea magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam

ampullam sicut et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia

ampulla modicum fissa est, civitati nocuit_. Oggidì il palladio di

Napoli è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: _quam

solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne serpentes inclusi

de carcere egredientes, terram et indigenas molestarent_: lettera di

Corrado al Prevosto di Hildesheim (in ARNOLDO, _Chron. Slavor._, IV, c.

XIX).

[846] _Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa interficiunt

animalia_. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, dei viaggi del

duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di Apollonio di Tyrland, della

Cronica imperiale ecc. Omai v’ha gran copia di scritture intorno al

Virgilio del medio evo. Se ne consulti F. PIPER, _Virgilio teologo e

profeta_, Berlino 1862. Lo ZAPPERT, _Vita di Virgilio nel medio evo_

(_Accademia delle scienze_, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a

causa delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente

erudirsi nel GENTHE, in L. ROTH, _Virgilio mago_, Vienna 1859, e

massimamente nella dotta e più recente opera di DOMENICO COMPARETTI,

_Virgilio nel medio evo_, Livorno 1872, in due volumi.

[847] BENJAMINI DE TUDELA _Itinerarium,_ Lugduni 1633, Elzevir; in

ebraico colla versione latina.

[848] Precisamente come nei _Mirabilia_: _palatium Julii Caesaris_. Vi

s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi del Circo ed altri

avanzi.

[849] _Ibi extra Romam est palatium Titi_, ossia il Circo di Massenzio,

che anche in un esemplare dei _Mirabilia_ appellasi _palatium Titi et

Vespasiani foris Romam ad catacumbas_. Il _Palatium_ di Vespasiano è

il Colosseo. È un tratto notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di

trionfo di Tito.

[850] _Palatium Galbini_ ([lettere ebraiche] nel testo).

[851] Stando alla _Graphia_, erano veramente in Laterano gli avanzi

del colosso dell’anfiteatro, _cujus caput et manus nunc sunt ante

Lateranum:_ e i _Mirabilia_ stampati nel 1511 dicono, che Silvestro

avesse fatto distruggere il colosso di Febo: _caput vero et manus

praedicti idoli cum pomo ad palatium in Laterano fecit poni — quae

palma et caput Sampsonis falsae vocantur a vulgo_. Oggidì quella

mano colossale si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. —

BENIAMINO non tien nota della leggenda secondo la quale Noè venne a

Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a Romolo, ed è a giorno di

altre leggende che trovansi nel falso Gioseffo (Goriodines, un ebreo

di Gallia del tempo forse dei Carolingi): a credere di questo, Romolo

per temenza della venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: JOSEPHUS

HEBRAICUS etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.

[852] _In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, ubi fuit

scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit inter Romanos

et Judeos, tempore Jude Macchabaei_ (_Mirab., Cod. Vat., n. 3973_).

S’interpreta col Lib. I de’ _Maccabei_, c. VIII, 22: «E fecero (i

Romani) incidere il rescritto su tavole di bronzo, e lo mandarono a

Gerusalemme, affinchè ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per

certo gli esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio

di Stato.

[853] _Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut ab urbe

(Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis saepe mirabiles

conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta classe — conductu

haberemus_: SUGERIUS, _De Consecratione Eccl. S. Dionysii_ (DUCHESNE,

IV, 352), in GIACOMO BURCKHARDT, _La cultura del rinascimento in

Italia_, Basilea 1860. — Le magnifiche colonne di granito, che l’Abate

per buona ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli

Angeli nelle terme di Diocleziano.

[854] _Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus arcubus

constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior est vestrae

ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata esse videtur — Ep.

Innoc. III_, lib. II, n. 101, _dat. VI Non. Julii A. 1199_.

[855] R . . . S. AG. (sigle cassate) † A[=NO] MCLVII INCAR[=NS] D[=NI]

N[=RI] I[=HV] XR[=I] SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT

SENATORES SASSO JO[=HS] DE ALBERICO ROIERI BVCCA CANE PINZO FILIPPO

JOHS DE PARENZO PETRVS D[=S] TESALVI CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO

NICOLA MANETTO. È iscrizione unica di questo genere in Roma.

[856]

BENEDICTVS ALME

VRBIS SVMM’ SENATO

R RESTAVRAVIT HVN

C. PONTEM FERE DIRV

TVM.

[857] _Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum Phil.

et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem colomne, ne unquam per

aliquam personam obtentu investimenti hujus restitutionis diruatur

aut minuatur, sed ut est ad honorem ipsius ecclesie et totius populi

Romani integra et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus

stante figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum

patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... Actum a

dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc._ (docum. da santa Maria _in via Lata_,

nel GALLETTI, _Primic._, n. LXI).

[858] QM. COL[=VP]NA ANTONINI JVRIS MÕN SC[=I] SILV[=RI] ET ECC[=LA]

S ANDREE Q: CIRCA [=EA] SITA [=E] [=CV] OBLATIONIBVS.... MALEDICIMVS

ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET MONACHOS Q[=CV]Q. COL[=VP]NA

ET ECC[=LA]M LOCARE [=VL] BENEFICIO DARE [=P]S[=V]PSERIT.... PETRVS DĨ

G[=RA] HVMILIS ABBAS HVIVS S[=C]I CENOBII [=CV] FR[=IB]. SVIS FECIT ET

CONFIRMAVIT ANN. DNĨ MĨL CXVIIII INDĨC XII.

[859]

_Adsum Romani grandis honor populis._

_Indicat effigies qui me perfecerit auctor._

TEODORO AMEIDEN, _De Rom. Famil._, § 100 (Mscr. nella Bibl.

Casanatens., n. 283), notò un altro distico:

_Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,_

_Hac pensate domo, quis Nicolaus homo._

[860]

_Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus_

_Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit._

_Verum quod fecit hanc non tam vana coegit_

_Gloria quam Rome veterem renovare decorem._

Sulla fine:

_Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus_

_Primus de primis magnus Nicolaus ab imis_

_Erexit Patrum decus ob renovare suorum._

_Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen._

_Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit._

_Davidi tribuit qui pater exhibuit._

All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle

enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera

iscrizione è registrata nel NERINI, p. 318, e in altri luoghi.

[861] Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli che danno a

quest’edificazione un tempo or troppo antico, or troppo moderno. Coloro

che s’appigliano alla prima opinione potrebbero appellarsi al costume

ancor più antico, secondo cui i padri dedicavano edificî ai loro

figliuoli. Giovanni duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre,

e vi scrisse sopra: _Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre

dilecto filio meo Docibili Ypata donavi_ (FEDERICI, _Duchi di Gaeta_,

p. 154). Il GIESEBRECHT ha fatto alcune ipotesi assai giuste sul

Monzone (SCHMIDT, _Gazz. univers. di Storia_, VII, 137). Io non ispreco

tempo in queste cose, che tornano qui soltanto accessorie.

[862] _Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca publica,

de quibus XXVI fuere in Urbe._ Gli avanzi di questa torre durarono fino

all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le antiche fondamenta.

[863] La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio,

sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto:

_Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,_

_Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret._

_Fabrica delectat pollet quia penitus extra_

_Sed monet interius quia post hec tristia restant._

Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): _a[=n]o

D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare per manus DD. Calixti

Papae Secundi V sui Pontif. A[=n]o M. Maio die VI Alfano Camerarius

plurima dona largiente_.

[864] Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe a ricevere un

restauro fondamentale. Sparve il pavimento antico, ne furono rimossi

sepolcri e monumenti; e pitture a gran colori, condotte sulle pareti

della navata di mezzo, hanno per sempre distrutto la mesta severità di

questa basilica antica.

[865] Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col passo

di SAN MATTEO, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a subire un pesante

restauro. Anche lo SCHNAASE, _Storia delle arti del disegno_, IV, 2,

loda i musaici, specialmente quelli dell’abside.

[866] _Chron. Casin._, c. 29; passo ben noto.

[867] Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta

quest’iscrizione: EGO BENO DE RAPIZA C[=V] MARIA VXORE MEA PRO

AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC. Il priore Mullooly, che

diresse gli escavi della chiesa sotterranea, vuole che il quadro

appartenga all’epoca delle catacombe; ma l’iscrizione contraddice a

quell’opinione. Il nome longobardo _Rapizo_ (_Radpert_) trovasi assai

di sovente ai secoli undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al

tempo di Gregorio VII, un _Rapizo_ era _comes_ di Todi. — Di questi

importanti escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero alla luce

vedasi J. MULLOOLY, _Notice of the ancient paintings — of S. Clement in

Rome_, Roma 1866.

[868] Un _Nicolaus de Angelo_ e Pietro Fassa di Tito fecero pel san

Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul tabernacolo

che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) è scritto a bei caratteri:

_Jo[=hs] Petrus Angelus et Sasso Filii Pauli marmorarii hujus operis

magistri fuerunt_. Di tale fatta sono gli inizî della nuova scultura,

che poco a poco venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima

menzione che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: _Jacobus Laurentii

fecit has XIX columnas cum capitellis suis_ (_Descriz. della città

di Roma_, III, 3, 572). — Sopra un ambone in Araceli: _Laurentius cum

Jacobo filio suo hujus operis magister fuit_. La genealogia dei Cosmati

è data dal GAYE (_Giorn. di arti_, 1839, n. 61, sgg.). _Rivista delle

«Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV

secolo, di Carlo Promis»_ (Torino 1836).

[869] Questa erronea notizia dà RICOBALDO, _Histor. Pontif. Rom._, p.

178 (MURATORI, IX).

[870] Il CARD. ARAGON., p. 439, dice di Eugenio III: _Hic fecit

unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum_. — PLATINA, _Vita

Celestini III_.

[871] PLATINA, _Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii extra

muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa restituit:

templumque vermiculato opere ac musivo exornavit._ — Celestino III

consecrò il san Giovanni _a Porta Latina_, il santo Eustachio (1196) e

il san Lorenzo in Lucina, come qui ancora ne dice l’inscrizione antica.

Del tempo di Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul

Celio. Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro III

non si menzioni alcun edificio.

[872] L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di

questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri

introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa che

torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)

Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8 · 第 33 / 34 题