XVII.

Scorribanda capricciosa.--La chiesetta.--Una celia di soldato.--_Les

dames de beauté._--Dinastie a olio.--Marescialli di Francia.--Filosofi

e belle donne.--Ricordi storici.--Grandi uomini a migliaia.

Ci vorrebbe un volume, non che una o due lettere, a prender nota di

tutte le cose memorabili di Versaglia, e dei ricordi che destano. Se

avessi il tempo e la voglia di fare il volume, mi riuscirebbe un

catalogo, che nessuno di voi si sentirebbe la voglia, o avrebbe il

tempo di leggere. Un'occhiata al complesso, dunque! Ma come si fa? Son

centinaia e centinaia di sale, migliaia e migliaia di quadri; memorie

di tutti i regni, di tutte le dinastie, di tutte le grandezze e di

tutte le miserie. Altro che occhiate al complesso! L'unica cosa che si

possa fare è una scorribanda capricciosa, con tre quattro fermate, per

ricogliere il fiato.

Incomincio da una fermata. La merita davvero, quantunque il fumo delle

candele mi dia al naso, la merita davvero quella graziosa chiesetta

del Mansart, costrutta sotto il regno della Maintenon, sulle rovine di

una elegantissima grotta di Teti, che era stata decorata dal Girardon

e cantata dal Lafontaine. Non vi parlo dei matrimonii principeschi e

regali che vi furono celebrati; penso alla burletta del Brissac e non

resisto alla tentazione di raccontarvela.

Luigi XIV, diventando vecchio, s'era fatto eremita; ogni giovedì ed

ogni domenica andava in cappella, anche di sera, e voleva che tutti ci

andassero. Le dame della Corte non se lo fecero dire due volte;

dov'era il re si trovavano loro, e, per farsi meglio scorgere dal re,

tenevano tanti torchietti accesi sui davanzali delle tribune, col

pretesto di vederci chiaro nella stampa dei loro uffiziuoli. Il re,

indisposto, faceva sapere che non andava in cappella? La divozione

delle dame sbolliva issoffatto; non c'era caso di vederne più una al

suo posto. Ora sentite che cosa facesse il Brissac, maggiore delle

guardie del corpo, uno schietto soldato, a cui tutte quelle beghinerie

urtavano i nervi. Una sera, sull'ora della benedizione, tutti i

torchietti erano accesi nelle tribune; le dame, inginocchiate,

aspettavano il re. Brissac si affaccia alla tribuna reale, alza il suo

bastone di comando e grida: «Guardie del re, ritiratevi; il re questa

sera non viene.» Indovinate il resto; le guardie se ne vanno, i

torchietti si spengono, le dame spulezzano.

Partite loro, il Brissac fa ritornare le guardie al posto.

Sopraggiunge il re, si guarda intorno, e non tace la sua meraviglia,

non vedendo nessuna delle dame di corte. Ma, finita la benedizione, il

maggiore Brissac racconta arditamente al re la prova diabolica a cui

aveva sottoposta la devozione delle signore. Luigi XIV, che ama il

Brissac, finisce col ridere; ridono i signori del seguito, e ride, a

farla breve, tutta la corte. Non le dame, intendiamoci. Il Brissac,

con tutta la sua prodezza, non ardì più, dopo quella burletta, passar

troppo vicino alle dame di corte. Sfidava le palle, il bravo maggiore;

ma non si fidava delle unghie.

Andiamo avanti per una galleria di scoltura. Ci sono cento e più, tra

statue, busti e monumenti funebri, con figure marmoree, in mezzo alle

quali si vedono quasi tutte le più celebri _dames de beauté_ della

Francia. Nelle sale delle crociate, che vengono dopo, si hanno i

Goffredi Buglioni, i Filippi Augusti e i San Luigi a tutte le salse.

Notevoli in queste camere alcune reliquie storiche dei cavalieri di

Rodi, mandate in regalo a Luigi Filippo dal sultano Mahmud; tra esse

il mortaio di bronzo, che serviva di campana ai valorosi ospedalieri.

Avanti ancora, e troveremo la sala dei sovrani di Francia, tutti

effigiati sulla tela, dal solito Clodoveo fino a Napoleone III. C'è

poco da ammirare, come arte; non c'è che l'interesse storico, e non

per tutti, trattandosi di figure dipinte la più parte secoli e secoli

dopo la sparizione degli originali dalla faccia della terra. Io ho

cercato tra gli altri Filippo il Bello, e l'ho trovato.... brutto.

Vi ho già detto delle sale degli ammiragli, dei contestabili e dei

marescialli di Francia, tutte piene zeppe di ritratti. Di marescialli

antichi mi ha colpito il conte Rantzau, bel giovinotto, a cavallo, con

un occhio di meno e una gamba di legno. È quel Rantzau, sulla cui

tomba fu scolpito questo grazioso epitaffio:

Du corps du grand Rantzau tu n'as qu'une des parts,

L'autre moitié resta dans les plaines de Mars;

Il dispersa partout ses membres et sa gloire,

Tout abattu qu'il fut, il demeura vainqueur;

Son sang fut en tous lieux le prix de sa victoire,

Et Mars ne lui laissa rien d'entier que le coeur.

L'ultimo dei marescialli effigiati è il Niel, una nostra simpatica

conoscenza di Solferino. Cito lui che chiude la serie, per ora; ma non

mi fermo a nominarvi i più notevoli, perchè sarebbero troppi. In

quattordici sale, che hanno tutte una storia, poichè servirono

d'abitazione a principi e principesse della _maison de France_, ci

sono tutti i generali che giunsero ad afferrare quel tal bastone,

portato nel proprio zaino (secondo la notissima frase) da ogni

semplice soldato. In altre sale attigue ci sono i guerrieri celebri,

che morirono senza avere il bastone: Jean Bart, Duguay Trouin, il balì

di Suffren, Hoche, Kléber, Desaix, Lafayette. Quanti nomi, quante

glorie purissime! Che cosa ne avrebbe pensato, di questi ospiti nuovi,

la signora di Pompadour, che proprio in questo sale ebbe il suo

appartamento?

Salite al primo piano; si passa in mezzo a due file di busti, tra i

quali noto un Rabelais e un Descartes, due grandi filosofi, ma di

scuola diversa. Avanti ancora, e c'è un visibilio di ritratti, dei

quali uno mi ruba un quarto d'ora. Confesso la mia debolezza, ma ho

dedicato un quarto d'ora a Madama Récamier, l'Egeria della

Restaurazione, la più bella donna di Francia e Navarra, l'amica di

Chateaubriand e del filosofo Ballanche. Questa perdita di tempo mi ha

fatto stringere il passo nella grande, immensa galleria delle

battaglie, dove di battaglie ne avete a bizzeffe, da quella di

Tolbiac, vinta da Clodoveo, a quella di Wagram, vinta da Napoleone.

Più lunge, ho veduto la camera da letto della signora di Maintenon, ma

non ho più trovata la nicchia di damasco rosso e la poltrona di Luigi

XIV, il quale assisteva ogni sera alla cena della marchesa, e alla sua

andata a letto, per andarsene poi a cena e a letto anche lui, cinque o

sei camere più in là.

Uscite dall'anticamera della Maintenon, ed eccovi la sala _du Sacre_,

così detta pel celeberrimo quadro di David, vastissima composizione

che rappresenta l'incoronazione di Napoleone I e di Giuseppina. C'è

anche la battaglia d'Abukir e il Giuramento dell'esercito nel Campo di

Marte, quel giuramento, con distribuzione d'aquile imperiali, che

seguì di tre giorni l'incoronazione suddetta. Nel mezzo della sala è

il _Napoleone morente_ del Vela; un marmo che parla, e non occorre dir

altro. Ancora due sale e i ricordi cangiano.... di dinastia. Siamo

nella sala del biliardo di Luigi XVI; ma non c'è più il biliardo su

cui Luigi metteva la sua posta di cinque lire, rispondendo ad un certo

duca che si meravigliava della parsimonia del re:

--Signor duca, scusatemi; voi giuocate il vostro denaro, io quello di

tutti.--

Andiamo avanti, e si torna indietro... due regni. Ecco gli

appartamenti della signora di Montespan. Nessun ricordo piacevole; la

signora di Montespan fu una bella antipatica. Amerei meglio trovare

l'appartamento della povera madamigella De la Vallière; ma il cicerone

non sa dirmi dove sia. Forse non c'è mai stato; forse la gelosa

Montespan ne ha cancellate le tracce. Passo di corsa nella camera da

letto dove morì Luigi XV, il Tiberio della Francia, che compendiò il

suo regno nella cinica frase: «_après moi le déluge_» e giungo nel

gabinetto del Consiglio, celebre per uno dei pochi tratti di nobiltà

vera del re Sole. Qui infatti egli invitò il Molière, suo _valet de

chambre_, a sedersi a tavola con lui, e gli servì di sua mano un'ala

di pollo, per dare una lezione a tanti gentiluomini, che erano

valletti di camera come il Molière, e tuttavia sdegnavano di sedere a

mensa con lui, presso il _contrôleur de la bouche_.

--Voi mi vedete occupato--disse Luigi XIV ai gentiluomini che erano

venuti ad assistere alla sua colazione,--voi mi vedete occupato a far

mangiare il nostro Molière, che ai miei valletti di camera non sembra

una compagnia abbastanza buona per loro.--

Segue la camera da letto del re, conservata tal quale, come era nel

tempo suo, col letto parato di velluto cremisi trapunto d'oro, e tutto

il rimanente degli arredi, costati dodici anni di fatica al

tappezziere Simone Delobel, anche lui, come l'autore del _Tartuffo_,

decorato del nome di valletto di camera. Accanto alla camera da letto

è la sala dall'_Oeil de boeuf_, così detta da una finestra ovale nella

parete, aperta per ottenerle più luce da una camera attigua. Ivi

aspettavano i principi e i gran signori, ammessi alla felicità della

levata e dell'andata a letto del re Sole. Si parlava a bassa voce, non

si bussava agli usci, ma si grattavano gentilmente col sommo del dito;

solamente agli uscieri era permesso di aprirli.

Non lungi dall'_Oeil de boeuf_, da questa scuola di maldicenza

raffinata della corte di Francia, sono gli appartamenti della regina.

L'ultima che ci abitò fu Maria Antonietta. Il cicerone vi mostra la

sala delle guardie, ove, nella giornata del 6 ottobre 1789, morirono

tre soldati, tre eroi, Varicour, Durepaire, Miomandre de Sainte Marie,

ottenendo, col sacrifizio delle loro vite, il tempo necessario alla

fuga della regina negli appartamenti del marito e alle valide difese

della guardia nazionale, che cacciò poi la moltitudine furibonda fuori

del palazzo. Valore inutile, del resto, poichè i due scampati cadevano

di Scilla in Cariddi!

Andiamo via, non ci lasciamo impietosire. Dicono che bisogna punire le

colpe degli uni fino alla quarta generazione, e trovar commendevoli i

furori, sublime la libidine di sangue degli altri. Io dico invece con

madama Roland: «_Liberté, que de crimes en ton nom!_» E passo oltre;

anzi, salgo a respirare un'aria più pura nell'attico. L'attico, se nol

sapete, è il piano sotto i tetti. È grande quanto gli appartamenti

inferiori, contiene un centinaio di quadri rappresentanti battaglie

navali, i ritratti di quasi tutti i regnanti europei del secolo XIX e

di quasi tutti gli uomini politici più notevoli di Francia e

d'Inghilterra; inoltre, più di duemila ritratti di personaggi

meritamente illustri, e immeritamente noti, dal 1400 fino al tempo

presente.

Quanta storia, Dio buono! E dire che non c'impariamo mai nulla!

Lutezia · 第 31 / 36 题