tu m'offristi, in delirio, la tua nudità soave
come una fiasca di pellegrino, ed io
abbeverai la mia sete immensa
sul tuo corpo ignudo, fino al delirio,
cercandovi l'immenso Oblìo...
Tremante e come pazza di vertigine
si chinò la mia Anima
sulla tua bellezza radiosa,
perdutamente, come sopra un abisso
vertiginoso di profumi e di calde luci!...
I tuoi occhi s'illanguidirono dolcissimamente
sotto le rosee palpebre
--lampade velate di vaporosa seta--
e, chinato fra i tuoi svolazzanti capelli,
io presi alfine la tua Anima, tutta
la tua Anima, religiosamente,
protese le labbra,
come si prende l'ostia consacrata.
Quando ripresi il cammino
verso la profondità delle livide notti
il cuore mio, fattosi nero, ebbe sete,
e avidamente io bevvi la nera
acqua delle fontane...
.... Indi fuggii, precipitando i miei passi,
verso l'Ignoto...
Poichè sono il mendicante
che va lungo le spiagge
implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno,
con in cuore il terrore di affondare per sempre
i suoi piedi sanguinanti
nella freschezza carnale delle sabbie, in riva ai mari,
in una qualche Sera
di stanchezza mortale e di Vuoto infinito!...
7.
IL DEMONE DELLA VELOCITÀ.
1.
Le Terrazze dell'amore.
L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia
nella frescura vermiglia e succulenta delle verzure,
là in alto sull'aerea terrazza che domina
la città crepitante di luce e traboccante d'ombra
ed il gran porto dall'alberature aggrovigliate
fingenti una fumosa battaglia di scheletri!...
La terrazza divenne per noi un serbatoio d'azzurro,
immateriale bacino ove l'acqua
vergine della sera s'accoglieva pensosa,
in tondo, misteriosamente...
L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia
a quelle balaustrate, là in alto, tra l'involarsi
dei nostri baci e la fumosa
fantasticheria de' tuoi grandi occhi azzurri,
a lungo prigionieri nelle fornaci del Giorno...
de' tuoi grandi occhi azzurri che si liberano
nello spazio, quando la notte cala!...
Oh! come incatenare i nostri cuori
già ebbri di seguire la dolce carovana
delle nomadi stelle, e il loro trotto
sfavillante, su, su, per le chine del cielo,
e i loro agili raggi che vibrano e tintinnano,
al crepuscolo, come sonagli d'oro
sul deserto dei mari?...
Oh! come incatenare i nostri cuori
già ebbri di vivere in pace tra i fuochi sparsi
delle stelle accampate come un'orda barbarica
sulle cime lontane?...
Io mi ricordo di te, chiaro volto inargentato
dal vaporar delle lagrime, bel giglio sbocciato
nelle profondità orribili della mia tristezza...
bel volto che l'alito azzurro dell'infinito
a quando a quando agitava
sullo stelo del tuo corpo ideale!...
Ahimè! fra altre braccia, su altri seni
inesplorati, il mio cuore pesante
ancora s'abbandona, inebbriato,
alla possente altalena dell'amore
su cui un giorno ondeggiarono l'anime nostre
con languore e violenza a volta a volta...
Malgrado la monotona identità delle spiagge
costeggiate dalla noia di un eterno viaggio...
malgrado l'indentità delle labbra in amore,
ora su altri seni inesplorati
il mio nero cuore affonda e riaffonda!...
Così un tempo, amor mio, nella tua carne stanca,
cercai oblio nelle vulcaniche
profondità della lussuria, spezzando
l'orgoglio del pensiero in mille bieche manie,
e curvando la schiena, come uno schiavo,
sotto il flagello della Morte!...
Oh! sempre identico flusso e riflusso d'una marea
sollevante nell'estasi
i nostri cuori perdutamente fusi,
che con delizia immergevansi, per risorgere poi
fuor dalla schiuma amara,
siccome un nuotatore fra gli scatti dell'onde
che si cullano al ritmo cadenzato
d'una tribù di stelle migrante in silenzio
via per le vaste sere d'estate!...
Nelle vaste sere d'estate, esasperate di lampi
muti e d'amari profumi,
ecco balzare ancora focosamente il mio cuore,
come una volta, di tra le tue braccia,
oltre gli aerei balconi naviganti pel cielo!...
Balza il mio cuore, snudati gli artigli,
come un cane abbaiando la sua rabbia
di mordere, lontano, la polpa delle nuvole!...
--Ripòsati! Ripòsati!... Solo dormire è dolce!...--
Oh via!... No! No! Bisogna bruciare la vita
come un fascio di paglia...
Bisogna inghiottirla in un'ardita boccata
come quei giocolieri di fiera che mangiano il fuoco
facendosi sparire la morte nello stomaco!...
O pastori sommersi nella bruma del vespro!...
Flauti piangenti, flauti lamentosi,
e languide canzoni dalle cadenze lascive
che tristi vezzeggiate questo paesaggio rude
tutto febbrile di stelle, cullandolo come un bambino
nelle fasce sospese e trasparenti
delle vostre arie nostalgiche frangiate d'azzurro!
O pastori sommersi nella bruma del vespro!...
Ah! Ah! li spezzerò, i vostri flauti
persuasivi... Ed i loro tronconi?...
A voi, a voi... per nutrirne la rosea fiammata
del mio calmo bivacco!... Oh! non ridete!
Altro non è che un fuoco di sterpi
per allontanare le fiere
e arrostir carni prima di ripartire!...
Sotto la pergola azzurra ove le stelle felici
vengono ad assopirsi, al crepuscolo,
a due a due, in luminoso abbraccio...
i nostri baci furono fitti... sì fitti
e sì tenebrosi, che tutte le mie sere future
ne furono oscurate!...
Avidamente io bevevo la tua carne ferita
e ferocemente ammucchiavo, a forza di carezze,
gioia rossa come un alcool ed oblio
nelle tue vene profonde:
--Prendi! Prendi la mia voluttà!... Prendi il mio sangue!
Prendi la vita mia!--Con morsi lenti,
ferocemente ammassavo dolore cocente,
e notte, e vuoto, in fondo in fondo ai tuoi nervi,
in fondo alle tue ossa, come in fondo
ad oscurissimi pozzi!...
Staccando alfin la mia bocca dalla tua bocca satolla,
vedo--oh terrore!--la Notte vorace
salire verso le nostre labbra... la Notte,
divoratrice eterna di speranze e d'oro solare!...
Un giorno!... Ecco ancora tutto un gran giorno annientato!...
Salvami, bel Destino!... mio Destino che amo!...
2.
Il Torrente millenario.
La grande Notte insidiosa, inarcandosi
alle ringhiere, s'arrampica senza rumore
su, su, da un piano all'altro, agilmente,
e s'aggrappa alle nubi sontuose di turchese!...
Le sue ali membranose anneriscon le forme
e l'ondeggiante indolenza delle verzure, metallizzate
con la durezza lucida dell'acciaio
e la pesantezza del piombo diffuso nell'atmosfera...
Oh! calma, Anima mia, la tua febbre sovrumana,
poichè ci è dato di assaporare un'ora squisita,
in libertà, a piacer nostro,
riposando i nostri desiderî inoperosi
al ritmo dei ventagli pacificanti del silenzio!...
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Partiremo a notte alta... La sera
è prodiga insieme di chimeriche rose
e di labbra illusorie profumanti i balconi!...
T'affretta intanto, Anima mia,
a gettare un lungo sguardo
sulla vermiglia terrazza dell'Amore,
poichè già lentamente si va coprendo di veli,
e poichè incerte pàtine d'ombra
e di vecchiezza sordamente divorano
i fiammeggianti ori dei vetri che dànno sul mare!
Piangeva forse la mia donna? Non so... E la sua voce?...
E i suoi singhiozzi?... Dimenticati!
M'afferra la vertigine subitamente alle viscere
ed io mi slancio, e lascio a malincuore
il gran porto assopito, per attraversare
la città dal cuore di fuoco, gonfio d'angoscia,
ed il suo soffocato rombar di caldaia!...
A un tratto la strada fangosa s'esalta
sotto i miei passi, violacea
nel fulgor sussultante delle luci....
la strada azzurreggiante s'eleva
gonfiandosi in tutta la sua veemenza instancabile
verso lo spegnitoio immenso del livido cielo
che va schiacciando tutti i miei desideri
or fiammeggianti diritti, ora striscianti a terra...
Guardatevi dalle promesse
ingannatrici delle belle sere,
e dalle loro sparse speranze
di liberazione e di gioia inaudita,
fra la triste fuliggine che sale
al basso soffitto del cielo
col suo lezzo melato di nera prigione!...
Io la sento fuggir furibonda sotto i miei passi,
la grande strada azzurreggiante e violacea,
lustrata dagli amari riflessi che la straziano
coi loro innumerevoli stridi lunari!...
E la sento balzare contro di me, lungi da me,
verso la libertà che l'attira,
verso la spaventevole caverna
del livido cielo che dall'alto la spia,
del vasto cielo liberatore e tiranno!
Ecco: i binarî lucenti
indolentemente si torcono,
e frenetici sembrano nella pigra mollezza
delle loro torsioni... I binarî lucenti,
pur rimanendo immobili e silenti si slanciano,
accaniti a raggiungere in cielo
le fulgide costellazioni che viaggiano!...
I binarî lucenti sembran tremare di gioia,
allacciando con grazia sul basso orizzonte
i moribondi fuochi della sera,
densi come un belletto roseo...
Son cento? Mille? Diecimila?... Assai più!...
Innumerevoli sono i grandi occhi
violetti, verdi e rossi dei fantastici tram
i grandi occhi che scivolano,
che affondano in folla, cozzando fra loro
ed incrociando le loro ciglia di fuoco...
Pazzia!... Pazzia! Lontano,
lontano sulla strada, ecco scoppiano gli occhi
rabidamente, e si mordon l'un l'altro,
simili a bocche d'orco che azzannino corpi infantili...
Pazzia! Pazzia! I grandi occhi
si tuffano, svaniscono, s'involano,
lottando di velocità,
in un lontano andirivieni d'ombre e d'oro!...
Rièccoli!... Rièccoli! S'accelera
per prodigio la loro andatura aggressiva,
di sussulto in sussulto, di continuo salendo
a scosse dorate, orribilmente,
contro i miei occhi, contro la mia fronte,
senza posa, senza posa,
quali teste di comete infocate!...
Angoscia crudele!... E che ha mai, questo cuore?
Perchè sì irrequieto mi balza
nel petto, in gola, tra i denti?...
Allucinanti tramvai tutti grondanti di fuoco,
passate dunque, passate con le vostre ruote possenti
sopra il mio cuore, e schiacciatelo
come una sorca, su le rotaie!...
Sotto il gran cielo d'estate infeltrato di caldo,
che va sbadigliando rapidi lampi
coll'istantaneo fuoco de' suoi denti
e il suo possente alito che spandesi bianco,
la strada tristemente sguaìna i suoi riflessi!
Un fracasso di ponte levatoio tuona e risuona
sulle rotaie... Son martelli che battono?
son tamburi metallici?... incudini sonore?...
Frenetici tramvai, che trepidate
in una ebbrezza multicolore... ingombranti mucchi
di viventi pietre preziose...
rotolanti massi di gemme, lanciati come proiettili...
lungi da me, su di me, volete dunque balzare?
Come? perchè v'ingrossate subitamente, a migliaia,
pupille iniettate di sangue, di odio e di ombra,
pupille stravolte, da ogni parte rivolte,
proiettate fuor dallo scafo d'un vascello infernale,
siccome troniere minacciose e rossigne
ai fuochi riverberati d'un arsenale di demoni?...
A un tratto voi correte, sciolte gemme
grevi di lagrime dolorose...
Per prodigio i vostri sguardi forsennati
ruzzolanti nella notte han mutata la strada
in un gran letto vertiginoso di torrente
dai vortici bizzari di rubini e di fiamme!
Certo il cielo si fuse miracolosamente
per gonfiar quel torrente che senza fine travolge
le nuvole intrise di porpora e le costellazioni,
dai tetti neri colando giù insieme
con le rotaie che brillano in folli giuochi
di serpenti diabolici!...
Tutto il cielo avvilito, malato, dolorante,
briaco del suo odio... tutto il cielo spaventoso
spaventato dalla tristezza, si sfascia al pesante,
esasperante frastuon dei binarî!...
O torrente millenario
enormemente gonfio di gemme e di tenebre,
che scorri senza fine sotto il grottesco galoppo
e il traballar dei fantastici tram,
simili a enormi ricci sfavillanti...
verso qual mèta vuoi dunque travolgere il mio desiderio?
Verso quella stazione che fiammeggia, lontano,
mostruoso topazio dalle faccette di fuoco?
Non è la gabbia ardente d'un faro enorme a cui guida
la treccia sfolgorante delle rotaie,
scie fosfòree di un'elica?
Chimerici tramvai occhiuti d'occhi rossastri,
quando, quando saprà un ferreo braccio
incatenare alla riva e domare
i vostri galoppi terribili, i vostri pazzi beccheggi
di torpediniere fantasmi,
mentre voi navigate sul lontano pendìo
della strada azzurrognola
verso l'alto mare dell'ombra?
La strada sembra incavarsi trasparente, infinita,
sotto i miei lunghi passi,
cupa di fango laggiù, e qua e là sprofondata
incalcolabilmente
come un abisso!...
3.
La Sera indiana.
Oh! certo le case invecchiarono
di centomila anni, dopo il chiaro meriggio
che con serici raggi carezzò loro le guance!
Le case invecchiaron da un'ora, ed eccole curve
sotto un fardello di tenebre.
Han facce dure, mummificate! Le rughe
vi si moltiplican ratte, e le vuote pupille
s'oscurano a contemplare, avide, intente,
l'esasperato slancio della strada
che follemente sospinge l'eterna disperazione
di quello strano, immobile torrente.
O decrepite case dalle facce arcigne,
perchè aggrottate così le vostre ciglia granitiche?...
Io non ascolterò i sinistri rimproveri
che i vostri cupi androni van borbottando la sera!
Ah! per forza dovrete consentir ch'io sia pazzo,
e lentamente, lugubremente morrete,
per non aver voluto gettar via
la vostra cocolla di tenebre e seguirmi all'inferno
nell'assurda avventura del mio sogno suicida!...
Io?... Non altro desidero
che di balzare nel baratro delle notti!
Non sapete voi dunque ch'è piacere supremo
schiacciare d'un colpo contro una muraglia nera,
in un esplodente spasimo,
un gran cuor mostruoso dal _teuf-teuf_ infernale
e i giganteschi pneumatici dell'Orgoglio,
gonfi di odio e d'amaro ideale?
Su, su, dove il cielo è più alto,
s'esagera un monte
pallido e ardente di nubi gessose,
velate di malefizî, che regge
sulla sua cima un'architettura pesante
di mostri dagli artigli d'oro!
È una gran Sera indiana
di pietra dura lucente ed azzurra
e dall'orlo verdigno,
sotto il dominio fatale del Drago
che, fuoco alitando e calor bianco, punge
di terrore le nostre miserabili vite ammucchiate
ed il nostro scompiglio di formicaio calpestato!
Oh! venerabil penombra di questa notte calante!
Estasi insaziata dei raggi e delle gemme!
Tenebre attente! Immobili frenesie!
È un'ombrìa gigantesca di favolose foreste
dai grevi fogliami di bronzo e di porfido
che s'eternizza sopra la fuggente
demenza d'un torrente!
Nero torrente inanellato di lampi e d'ombra, che scorre
nelle profondità immutate dell'India
fra lo strisciar dei serpenti affamati sui greti,
e i loro baci che sibilano
sul gorgogliar gazoso delle sorgenti.
Ed io affretto il mio passo nel velenoso abbraccio
dei rettili e degli alberi,
palpando l'aria vellutata di larve, e annaspando
nei folti impregnati di rosei veleni
che lentamente gocciano.
Sta accoccolato lassù, in alto, in alto sul monte
di nuvole bianchicce, il centenario Drago
tutto a gobbe d'acciaio e di fosforo.
Svolge la sua coda ondeggiante
che digrada nel cielo
in sfavillanti anelli di smeraldo.
Mio bel Destino, salvami dall'alito orribile
di torpori omicidi, che a boccate biancastre
spande il Drago domando fra i suoi artigli d'oro
l'incendiato topazio della stazione
dai mille fuochi di faro allucinante!...
Urrà! Partiamo, Anima mia! Fuggiamo
oltre la molla dei muscoli che scatta,
oltre i confini dello spazio e del tempo,
fuor dal possibile nero, in pieno azzurro assurdo,
per seguir la romantica avventura degli Astri!
4.
Il «Simoun».
Rauchi fischi, date dunque il buttasella!
L'arcuata tettoia della stazione spalàncasi
verso il pallido e tenero ciel della sera,
come la informe gola delle grotte favolose
frequentate dai Draghi enormi e dal terrore
della loro nera respirazione...
La colossale e fumosa tettoia
caccia lontano, a boccate,
il suo biancastro alito globulato di tenebre
in cui grevi e possenti farfalle elettriche
vanno agitando ali di neve abbagliante.
Or io mi sento tutto rugoso, annerito
di vecchiaia, e ansimante a bocca aperta
verso l'azzurro ventoso
come all'uscir da una fetida stiva,
come all'uscir dalle viscere della terra!...
Rauchi fischi, date dunque il buttasella
della mia tragica partenza!... Il mio treno
si muove nel turbine d'un gran _simoun_ fantastico
e notturno, in cui subitamente:
neri cammellieri giganti,
dromedarî fantastici dalla schiena merlata,
con ferree zampe dal lungo pelo bituminoso,
onagri dagli occhi rotondi che lagriman bragia,
braccia involate nello spavento
verso il cielo implacabile... tutto,
tutto si slancia a galoppo, con grevi passi di piombo!...
Carovane infernali dai pesanti cammelli di bronzo!
Ciuffi di capelli ritti e per l'orrore giranti
in balìa d'un rosso vento feroce!...
Cammelli lanciati a corsa, che tuffansi
nella marea del fuoco, radendo le mobili sabbie
schiacciando la loro fuga in passi immensi
come sotto soffitti incendiati!
Colli tesi dal terrore, striati di fiamme,
contorti dallo strazio di lunghi gridi bianchi...
Mascelle di cammelli, deliranti mascelle
di vecchie centenarie che vadan ruminando
fuoco e strider di carrucole!...
Si slancia il treno e si tuffa,
ebbro, la testa innanzi, nella Sera
liberatrice e dispotica.
O mio Destino! laggiù, verso qual trono superbo
dal baldacchino a grandi pieghe d'azzurro,
salgono mai quei bellissimi cirri di giada
che nello spazio ampiamente digradano?
Dimmi piuttosto se all'orizzonte io non veda
una gran belva accosciata, dal gigantesco grugno,
che fa schioccar tratto tratto
e sfolgorare in tondo, immensamente,
come un lampo la coda,
per scacciar dal suo dorso le stelle che lo mordono,
e sferzare il calore vibrante del pallido cielo?...
Segue il mio treno pazzo le coste sinuose
che strapiomban sulle rade di freschissimo azzurro.
Oh! artificiale splendore, lungamente voluto,
meditativo e meditato
di questo mare rinchiuso che ozioso sonnecchia
in quell'ombroso golfo, che mi consigli tu?
Lo so: tu mi consigli la sosta di riposo
e di plenaria dolcezza
sul morbido origliere delle sabbie!
Piccole onde di stagno
squaman la curva delle spiagge, come
nelle stampe primitive, e un veliero
di porpora e d'ocra ardente si dondola
pazientemente, beccheggiando ancorato,
con ombre nere di marinai sulla prua.
che appaiono subitamente,
coniate sul bruciante color delle vele
con la durezza precisa che hanno gli eserghi
delle monete cartaginesi!
E il sol metallizzato simula un medaglione...
S'immobilizzano il cielo ed il mare... Le onde
insensibilmente si cullano in un benessere languido
o mollemente si pavoneggiano in mezzo alle rocce.
Via! Presto! Scavalchiamo e superiamo
codesto promontorio di sventura!
Ecco alfin l'alto mare selvaggio dagli onesti consigli!
Il mar colpito da un improvviso pànico
qui lotta e fugge... Ma verso qual mèta?
Barche io vedo che spiegan le vele
ad abbracciar le stelle
e si lusingan di vincere i flutti del mare
che lotta invano e senza mèta fugge!
Dov'è andata l'Aurora?... E il suo alito di gelsomino?...
Svanirono nell'umida calura
e nella penembra che invecchia!...
L'Aurora!... Tanto speravo vederla
sorgere in un prodigio di sete inebbrianti
sotto un ciel rinnovato!... Ma la notte ruina
ed il Sol s'allontana, retrocedendo
verso l'opposto polo lentissimamente!
Splendore ossessionante
di una Sera immobile, sul mare!...
O Sera di rimorsi e d'impossibile,
o Sera di dolori irreparabili,
miserevole specchio che avvizzisce
la mia tristezza... Su!... Presto!...
ch'io sfondi alfine il tuo pallore
pietoso, amaro, gravido di rimproveri!
Eh! sì! Ben potevo cantare a becco aperto
accanto al mio bicchierino colmo di miglio
e bere, e bagnarmi la sera
nell'acqua stagnante d'una tazzina,
al pari d'un canarino!...
Che dici?... Le donne? E che mai importava
ch'io mi curassi del loro fermento carnale
e dei loro seni spalmati di droghe,
poichè l'anima mia gode sì poco,
oh! niente, quasi, tra le loro braccia?...
Nulla agguaglia il delirio di balzare nel buio!
Urrà! cantiamo!... Il mio treno folle
s'è liberato dal peso schiacciante del Sole!
Urrà! Non lo vedete discendere agilmente
verso il cuor della terra, come un enorme trivello,
raschiando in giro le pareti dell'inferno?...
5.
Le Foreste vendicative
Perchè, mio folle cuore, ti lanci così,
perdutamente, nella foltezza delle foreste?
Non senti contorcersi irosi, a te intorno
i vendicativi fogliami che il Sole feroce
martirizzò tutto il giorno coi suoi pugnali di fuoco?
Come te le foreste, esasperate
d'ira malvagia, si vanno accanendo
in sussulti terribili, per graffiar, mentre passano,
le nubi grevi e panciute, di porpora.
Ma passano le nubi noncuranti
su la tua follia di gran fiume polare
che infrange i suoi ghiacci,
e sui gesti forsennati delle foreste vendicative.
S'allontanan noncuranti le nuvole grevi
come vecchi guardiani disillusi
nel cortile di un manicomio!
Sii dunque pazzo, focoso treno dell'Anima mia!
Sii dunque pazzo a piacer tuo!... Tanto meglio!
Ed a tutti rispondi, scoppiando in bianche risate
di vapore, con lucidi fischi
impennacchiati d'orrore!
O povera Saggezza!... Oh! l'immensa gioia
di sentirsi assurdo!...
Ora il Sole al tramonto ti segue da presso
nel tuo veloce andare, accelerando il suo palpito
sanguinolento lungo l'orizzonte...
Si slancia con grandi balzi, laggiù, laggiù... Guarda!
Hop! Hop! Hop! Galoppa egli pure...
La sua rossa, informe bocca di orco, la vedi?...
Divora senza posa la carne delle nubi,
insieme masticando e inghiottendo i fogliami
tenebrosi e poi rivomitandoli
in fondo ai boschi!...
Oh! che il diavolo porti tutti i Soli satolli,
e le nubi panciute, e le foreste arcigne!...
Alfine, alfine il mio cuore si bagna
--ed è gioia suprema!--
nella notte mendace e divina,
piena di filtri amorosi
come una coppa fatidica dall'orlo fiorito di stelle
che tocca lo zenit!...
Alfine, alfine il mio treno si tuffa--ed è l'estasi!--
in questa notte plenaria, sotto l'intenerimento
delle stelle inebbriate
che s'assopiscon tenendo fra le dita
morbidi fiori di turchese!...
Alfine, alfine balza il mio treno--ed è incanto!--
nella mollezza diffusa di questi pesanti ventagli
odorosi di rugiada e di brezze lascive,
che la notte trascina, senza fine, lontano,
sui balsamici fieni!...
Ahimè! Presto svanì quella gioia squisita!...
I Cieli sono assordati dal rumor dei miei passi
di gigante... e acciecati
benchè vi scorrano azzurri fiumi di stelle!...
Ed io mi sento vinto dalla cupa oppressione
degli Elementi dominatori!...
Qual mai piacere è il vostro,
onnipotenti forze che mi rompete la schiena?
Io sento gli stridori
che dànno le vostre enormi tenaglie strangolatrici
nel richiudersi sopra il mio cuor vagabondo!...
Ma non importa, o folle treno!
Io sono in tua balìa!... Prendimi! Prendimi!
Sotto il cielo assordato, benchè tutto vibri
d'echi loquaci; sotto il cielo acciecato
benchè folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada,
e deliziato mi piego, a destra, a manca,
per sentirmi sul collo la carezza
delle braccia del Vento, vellutate e freschissime!
Son le tue braccia ammaliatrici e lontane
che m'attirano, e il vento è il tuo fiato vorace,
o Infinito terribile che con gioia m'assorbi!
A me la tua bocca di dèmone saziata di lampi!
Eccoti un bacio pesante, in cui l'anima mia
tutta si vuota, o Infinito monotono dagli sguardi piovorni,
ondeggiante lontano fra umidi suoni
di campane funeree!
O monotono Infinito dalle aride labbra
come un porto insabbiato, abbandonato dal mare!...
O monotono Infinito che sul viso mi soffi
il tuo alito orribile d'ignoto
e di mistero impenetrabile!
Il mio treno ubbriaco di lampi verdi e di vento
fugge incessantemente, e rotola
il suo galoppo di tuono con balzi e sussulti,
con mezzi giri elegantissimi sulla curva
dei binarî che brillano, tuffandosi nel buio
con un pericoloso piegar spagnolesco dell'ànche,
a picco su abissi senza fondo!...
E i miei ferrei cavalli trascinan sugli echi
lo scalpitìo fragoroso dei loro zoccoli
risonanti come campane, e la Notte li eccita
con una irrefrenabile follia!
Colonne di fumo, braccia immense di negri
inanellate di scintille e di sanguinanti rubini,
spazzate, raschiate le fuligginose
profondità del crepuscolo!
Spirali d'oro e di cenere infocata,
simili a spoglie d'un rutilante serpente,
il mio cuor v'abbandona e vi semina
attraverso lo spazio!
Oh! godi, godi, Anima mia sfrenata!
Se vuoi intenerirti, puoi seguir collo sguardo
quei bianchi sentieri di sogno, su pei fianchi d'un colle,
bagnati d'una serica luce nostalgica....
quei greggi di pecore, piccoli
e pure immensi, che dilagano all'infinito,
a destra e a sinistra per monti e per valli!...
Oh! le pecore immote dai velli celesti
e le lor fragili teste di polvere d'argento
e i loro musi d'azzurro madreperlaceo, tesi
verso la scapigliata corsa trionfale del mio treno!
Oh! per un solo momento divertiamoci dunque
anima mia, a gustare
quei bianchi greggi immoti, piccoli ed infiniti,
che sembrano trottare e stan fermi,
serpeggiando sbandati per sentieri di sogno...