Un conto riferito nelle _Delizie degli eruditi toscani_, vol. XX.

p. 170, dà al 1427 le rendite di Milano fiorini ventimila; Novara

e Vercelli quattromila; Asti, Pavia, Como, Lodi, Piacenza, Parma,

Perugia duemila; Alessandria, Tortona mille; Cremona tremila; Crema

quattromila; Bergamo tremila; Genova e Savona seimila; cioè in tutto

fiorini cinquantaquattromila al mese.

Or segue il Sanuto a dare le

_Entrate di terraferma della Signoria veneta,

e spese di quelle terre._

entrata spesa restano

_duc._ _duc._ _duc._

La patria del Friuli rende

all’anno 7,500 6,330 1,170

Treviso e il Trevisano 40,000 10,100 29,900

Padova e Padovano 65,500 14,000 51,500

Vicenza e il Vicentino 34,500 7,600 26,900

Verona e il Veronese 52,500 18,000 34,500

Brescia e il Bresciano 75,500 16,000 59,500

Bergamo e il Bergamasco 25,500 9,500 16,000

Crema e il Cremasco 7,400 3,900 3,500

Ravenna e il Ravennasco 9,000 2,770 6,230

——————— —————— ———————

Totale 317,400 88,200 229,200

_Entrate di Venezia._

Governatori delle entrate

riscuotono annualmente _duc._ 150,000

Uffizio del sale riscuote » 165,000

Otto uffizj obbligati alla

camera degl’imprestiti

riscuotono » 233,500

Uffizj rispondono all’arsenale » 73,280

Per un pro alla camera degli

imprestiti » 150,000

———————

771,780

Spese ordinarie[220] _duc._ 133,680

Salariati » 26,500

Netto _duc._ 611,600

Terre marittime rendono annualmente » 180,000

—————————

1,020,800

_Altre entrate straordinarie._

Entrate di decime di case e

di possessioni nel dogato » 25,000

Pro d’imprestiti che si pagano de’

contanti la metà delle decime, e

l’altra si tiene in camera » 15,000

Possessioni di fuori e case di stazio » 5,000

Preti per le entrate loro » 22,000

Giudei da mare per le decime, due

all’anno » 600

Giudei da terra ducati cinquecento per

decima, due decime » 1,000

Decime della mercatanzia » 16,000

Noli e gioje, cioè entrate » 6,000

Tanse e cambj » 20,000

—————————

1,131,400

Nota che s’ha da diffalcare dalla

entrata, per le persone impotenti

a pagare _duc._ 6,000 }

Per la metà della decima de’ pro }

della camera degl’imprestiti » 7,500 }

Pei preti, da essere diffalcati pel }

patriarca » 2,000 } 37,500

Per la mercatanzia, l’entrata » 6,000 }

Per noli e gioje » 4,000 }

Per tanse e cambj » 12,000 }

——————————

Restano 1,093,900

AGGIUNTE E CORREZIONI

_Vol. I, pag. 190, linea 28, aggiungi in nota:_

Nel Congresso internazionale geografico del 1875 a Parigi si disputò

sopra i Galli, invasori dell’Italia nel V e IV secolo a. C., se

provenissero dalla valle del Danubio, o dal centro della Gallia, e si

conchiuse per quest’ultima opinione.

_Pag. 433, aggiungi in nota:_

Nuova luce alla storia civile di Roma hanno recato le scoperte recenti

di iscrizioni, di monete, principalmente di tavole, fra cui preziosi

i bronzi di Ossuna in Spagna, che fecero comprendere necessario uno

studio nuovo e profondo del governo municipale di Roma. Sigonio, Paolo

Manuzio, Rosino (De Roszfeld) ne avean dato molte nozioni; poi Everardo

Otton si giovò dei lavori di Grutero, Grevio, Gronovio per trattare

delle colonie e dei municipj, ma non conobbe la tavola d’Eraclea,

trovata solo nel 1732, nè la legge per la Gallia Cisalpina trovata nel

1760, nè se ne giovarono Bimard, Goez, Beaufort. Bensì ne profittò

il Mazocchi (1755), sospettando che la tavola d’Eraclea fosse un

frammento di legge municipale che attribuiva a Giulio Cesare, ma passò

inavvertito, come avviene delle cose italiane, a segno che mezzo secolo

dopo il Savigny ritentò gli stessi problemi. Nè lo conobbe Roth (_De

re municipali Romanorum_, 1801) che vi cercò piuttosto il lato politico

che le particolarità archeologiche, nè sospettò che la tavola d’Eraclea

fosse identica colla legge municipale di G. Cesare, come poi dimostrò

Savigny, e della quale non ancora s’è scoperta la totalità.

Sotto nuovo aspetto presentò le colonie e i municipj Niebuhr, e diede

la volontà di innovare, per quanto egli sia criticato dal Madvig,

colla fredda applicazione dei testi, e dell’epigrafia. Mommsen avanzò

l’opera, che ajutata dalle tavole di Malaga e Salpensa e da queste di

Ossuna, ci darà la vera condizione del municipio dell’antica Italia, le

cui istituzioni ebbero carattere municipale fin sotto l’Impero.

Le cinque tavole di bronzo di Ossuna, cui appena testè se ne aggiunsero

altre, portano lo statuto comunale di Giulia Genetiva, fondata da

Giulio Cesare nel 710 U. c., 44 a. C. Rivelano esse nelle massime

particolarità la costituzione di una colonia, coi magistrati e

ufficiali, i littori e uscieri assegnati a ciascuno, e i distintivi:

poi il servizio militare, gli stipendj, l’erogazione delle multe, il

culto, l’edilizia, le sepolture.

Vedansi WILLEMS, _Droit publique romain_, 1872.

CAMILLO RE, _Le tavole di Ossuna_, Roma 1874.

CH. GIRAUD, _Bronzes d’Ossuna_, 1874. _Enchiridion juris romani_,

1875.

I lavori dell’Istituto di Francia nel 1874 e nel 1876, pag. 800, poi

nel 1877.

Ernesto Desjardins fece uno studio sul _Paese gallico e la patria

romana_, mostrando che non è vero che le provincie fossero assimilate

alla metropoli. Roma non pensò distruggere i paesi che assoggettava, ma

trasformare il senso della parola patria.

Il senato che organizzava le conquiste, proponevasi di distruggere

le antecedenti confederazioni e sostituirvi la città; ruinare la

patria nazionale e far prosperare la patria municipale: stabilendo

un’autonomia municipale, garantita dalla protezione di Roma, e colla

lusinga d’entrare nella cittadinanza romana. A ciò non richiedeasi

violenza, ma guadagnare gli spiriti, troppo inclini alla discordia,

alle invidie, alla guerra fraterna. Per quelle gelosie, Cesare potè

sempre aver alleato qualche popolo gallo contro gli altri.

_Vol. II, pag. 322, lin. 12:_

territoristi, leggi terroristi.

_Vol. III, pag. 33, lin. 5, aggiungi:_

In effetto non definisce nè il bene nè il male, nè la legge: per

criterio della morale non porge che una natura vaga, ragionevole;

non nomina Dio, non l’anima o l’immortalità, non il libero arbitrio:

della scienza stessa non tiene conto se non in quanto è pratica; vede

unicamente la repubblica, l’onestà politica; l’amor di patria pone al

di sopra dell’amor di famiglia. In somma la sua è quella che or dicesi

morale indipendente; alla ricerca di questa sono diretti i primi cinque

capitoli, e sempre non fa che dimostrare la virtù esser utile[221].

_Vol. III, pag. 211, lin. 13:_

Bedriaco, _leggi_ Bebriaco.

_Vol. IV, pag. 801, lin. 10:_

Papiriano, _leggi_ Papirio.

_Pag. 271, aggiungi:_

Sulle catacombe lavorarono inoltre Desbassyns de Richemont, Kraus,

Northcote, Brownlow, riassunti da Doen Guéranger: e compendiati da

Enrico de l’Epinois, _Les catacombes de Rome_, e W. H. WITHROW,

_The Catacombs of Rome and their testimony relative to primitive

Christianity_. Londra 1876.

_Vol. V, pag. 52, alla fine del capitolo aggiungi:_

Una lettera secreta di Sidonio Apollinare ad Agricola ci dà molte

particolarità intorno a Teodorico e alle sue abitudini. Levavasi per

tempo; adunati i sacerdoti, «li venerava con gran raccoglimento»,

mentosto per devozione che per costume inveterato. Passava allora

all’udienza, sedendo sul trono con a fianco gli armigeri, mentre

soldati goti stavano fuori, pronti ad accorrere al bisogno, in qualche

distanza per non recare disturbo. A chi veniva, Teodorico rispondeva

breve: e dopo due ore levavasi e andava a visitare i tesori e le

scuderie. Sedeva poi a pranzo, da solo ne’ giorni ordinarj, nei

festivi a sontuoso banchetto, ove le tavole erano coperte di tappeti

di Babilonia e vasi cesellati; l’eleganza greca, la copia francica,

la prestezza italica, la pompa pubblica, la diligenza privata,

il cerimoniale regio risplendevano a gara, mentre i convitati per

riverenza parlavano poco: vivande buone ma non costose: impossibile

l’inebbriarsi, anzi si lamentava lo scarso bere. Sopradesinare, di rado

egli dormiva, e più spesso si poneva a giocare, e posta da banda la

gravità reale, invitava alla libertà, agli scherzi, alla familiarità,

solo temendo di esser temuto. E come in battaglia, così al giuoco sapea

vincere senza imbaldanzirne, e godendo e adirandosi secondo la sorte

dei dadi, e spesso filosofando. Il miglior momento di domandargli una

grazia era quando il compagno perdesse.

Sull’ora nona le guardie faceano largo, e il re tornava ad occuparsi

degli affari di Stato, la turba dei litiganti susurrava fino a sera,

quando Teodorico si levava per la cena. Durante questa, usciva in motti

piacevoli, sempre tali però da non offendere i convitati.

Terminata la cena, le guardie palatine disponevano per le scolte

notturne; gli armigeri metteansi a guardia delle porte del palazzo: e

il re vegliava sino a mezzanotte, piacendosi di suoni e canti.

_Vol. V, pag. 489, lin. penultima:_

Vedasi DOMENICO FORGES DAVANZATI (Napoli 1791), _Della seconda moglie

di Manfredi_.

Dappoi ne discorsero il De Cesare in una dissertazione apposita, e

quelli tutti che ragionarono de’ vespri siciliani.

_Vol. VI, pag. 15, lin. penultima, aggiungi:_

Ugo vescovo di Parma, nel 1029, ebbe da Corrado il contado della città

e del territorio, e in segno della autorità spirituale e temporale

ufficiando teneva la mitra al corno destro dell’altare, al sinistro la

spada sguainala.

_Pag. 72, lin. 7:_

Parma, dopo la vittoria su Federico II: _Hostis turbetur quia Parmam

Virgo tuetur_.

_Pag. 113, alla nota aggiungi:_

Questo poema, sì caro agli umanisti tedeschi, vollero alcuni crederlo

finto nel XVI secolo. Ma le recenti disquisizioni del PANNENBORG

(_Forschungen zur deutschen Geschichte_, tom. XI, pag. 163 e segg.),

e del PARIS (_Compte rendu des Séances de l’Acad. des Inscriptions_,

gennajo 1871) accertano che è opera contemporanea, non di Guntero nè

d’un pavese imperialista, ma d’un tedesco, addottrinato nell’Università

di Parigi, e che verseggiò dietro al racconto di Ottone di Frisinga.

_Vol. VI, pag. 501:_

Carlo convocò in Napoli due sindaci di ciascuna città, ecc.

Questa asserzione, accettata dal maggior numero di storici, è confutata

vittoriosamente dal signor Del Giudice, _Il giudizio e la condanna di

Corradino,_ Napoli 1876. Giudici e baroni furono convocati solo per

assistere al supplizio.

_Pag. 532, alla nota 16 aggiungi:_

Il granoturco, in haitiano chiamasi _mahis_.

Il primo botanico che lo descriva come conosciuto in Europa è Gerolamo

Bock, _De stirpium Germaniæ nomenclaturis_, 1552, Argents: nel 1571 non

era ancora coltivato in Ispagna, del che si duole Hernandez, _Theatr.

mexicanum_, pag. 242..

La nota carta d’incisa, pubblicata primamente dal Giuseffantonio

Molinari nella _Storia d’Incisa_, 1810, e accettata dal Michaud e dalla

più parte; il De-Candolle sostenne si trattava non del granturco ma

del sorgo. Ora poi nella _Revue des Exceptions historiques_, anno XI,

gennaio 1877, pag. 160, Comte Riant dimostra, ciò che altri già avevano

dubitato, che quella carta è affatto falsa.

_Vol. VII, pag. 34, alla nota 3 si aggiunga:_

Sulle origini di Firenze e sui narratori di quelle, non abbastanza

lavorarono i nostri, e ancora meno Gino Capponi. Furono gli stranieri

che primi repudiarono Ricordano Malespini, Dino Compagni, il Chronicon,

Brunetto Latini.

Ultimamente G. Hartwig pubblicò _Quellen und Forschungen zur ältesten

Geschichte der Stadt Florenz_, stampando le _Gesta Florentinorum_ del

Senzanome, che come testimonio oculare descrive le lotte dei Comuni

contro i castelli e le città, convinse che i primi narratori ebbero

alla mano ben pochi documenti, ma si valsero di leggende divulgate,

e conclude che Firenze fu fondata dal Romani due secoli a. C., non

fu distrutta da Totila, nè rifabbricata da Carlomagno: nel medioevo

era di pianta quale al tempo romano: la cerchia antica fu distrutta

probabilmente al tempo delle Ordinanze di Giustizia; Fiesole fu

distrutta, non nel 1010, ma nel 1125; Firenze ebbe poca importanza nel

secolo XI, e nel suo mezzo aveva terreni coltivati. Poi divenne centro

del movimento antimperiale in Toscana e alleato principale del papato.

_Vol. VII, pag. 265, alla nota aggiungi:_

Quali il De Giovanni, Ant. Cappelli, Renzi, Robieri.

Nell’ultima edizione del 1876, grandemente ampliata, l’Amari conchiude

ancora che, «cimentato quel gran nome con le forze che ha oggi

l’istoria, sen dileguano i vanti della prima congiura; gli resta

soltanto la destrezza dei maneggi di Stato, e la infamia del tradimento

contro la Sicilia».

_Pag. 518, lin. 5:_

Francesco Sacchetti, _leggi_ Franco Sacchetti.

_Vol. IX, pag. 263._

Uberto Foglietta: _poni in nota:_

Il sig. Neri nel _Giornale Ligustico_ del novembre e dicembre 1876 pose

una estesa memoria sul Foglietta, giudicandolo rigorosamente quanto

al concetto politico di irragionevole democrazia, e lodandone molto lo

stile, sì del testo latino, sì della traduzione fattane dal Serdonato.

Lo rimprovera della sua malevolenza verso gli altri storici, massime

il Giustiniani che lo precedette, e il Bizaro che ad Anversa pubblicò

contemporaneamente la sua storia (1579).

_Vol. X, pag. 476, lin. 12, aggiungi:_

Il duca d’Alba nel 1556 assale Veroli, risoluto a distruggerla, e il

cavallo gli cade e nega procedere più in là del luogo ove fu trovato il

corpo di S. Salome.

_Vol. XI, pag. 392, lin. 4, aggiungi:_

In mezzo alle sue melanconie talvolta era vivo, chiassoso; ai carnevali

di Ferrara danzava, donneava, strabeveva: amava i cibi squisiti e lo

zucchero più fino.

_Pag. 397, lin. 15, aggiungi:_

Il Tasso in prigione era trattato decentemente, poteva passeggiare,

ricevea visite di personaggi, fra cui il duca di Mantova: denaro dal

duca di Guastalla: doni di libri e manoscritti, come le edizioni

di Aldo; leggeva la Somma di san Tommaso e le Storie del Bembo;

l’incisore Francesco Terzi lo consultava sui suoi lavori: Giulio Segni

gli dedicava i suoi versi: il padre Angelo Grillo veniva a tenergli

compagnia; colà stesso voleva esser vestito de’ più bei velluti di

Genova e con berretti ricamati.

_Vol. XI, pag. 446, alla nota 13 aggiungi:_

La regina Cristina ebbe carissimo il cardinale Azzolino di Fermo, che

chiamava «il massimo, non meno di tutti i cardinali che di tutti gli

uomini», e lo reputava inferiore soltanto all’Oxenstiern.

_Pag. 500 in fine:_

Pier Giovanni Capriata. I 3 volumi della sua Storia d’Italia

pubblicaronsi a Genova il 1638, 1649, 1663, il terzo postumo.

Favorevole agli Spagnuoli, contrario al duca di Savoja Carlo Emanuele,

tacciandolo non solo di astuzia e falsa politica, ma di viltà.

Eppure trescò nella sozza congiura del Vachero: la Signoria veneta

cercò farlo ammazzare per averne palesato la vergognosa rotta a

Valleggio; la Corte romana mosse doglianze dell’averlo lasciato

stampare.

_Pag. 501:_

In un articolo del _Giornale Ligustico_, 1877 genn. febbr., mi si

avverte che il Casoni avea compito anche la seconda sua storia.

_Pag. 503, lin. 24, aggiungi:_

Pratillo e Tafuri sono cattivissimi inventori di baje, invan difese

avvocatescamente dal De Meo, del quale deturparono gli Annali di Napoli

dall’800 fino ai Normanni.

_Vol. XII, pag. 297, lin. 10, aggiungi:_

Carlo Amoretti d’Oneglia, poligrafo e naturalista, uscito di frate,

fu professore a Parma, ove era accusato di spargere dottrine empie e

dubbj sulla integrità della B. Vergine. Fu secretario della Società

Patriotica a Milano, dottore della biblioteca Ambrosiana e membro

dell’Istituto (1740-1816).

_Vol. XII, pag. 499, lin. 1:_

Zanetti, leggi Zanotti.

_Vol. XIII, pag. 535:_

Ai viaggiatori vanno aggiunti il Flores, che studiò la mineralogia del

Messico; come De Angelis e De Scalzi nel Buenos Ayres: Lavarello scoprì

gli affluenti del Parana nella repubblica Argentina.

_Pag. 572, lin. 28, aggiungi:_

Carlo Barabini rese accessibili le vie di Genova, fece il passeggio

dell’Acquasola e il teatro Carlo Felice.

_Vol. XV, pag. 5, lin. 27:_

Effuschke, _leggi_ E. Husche.

_Pag. 12, lin. 4, aggiungi:_

Dopo le Tavole Eugubine viene il cippo quadrangolare, scoperto presso

Perugia il 1822, etrusco con 656 caratteri, attorno al quale lavorarono

il Vermiglioli, il Maggi, l’Orioli, il Canepari ed altri, costretti a

confessare di non accertarne il contenuto.

_Pag. 15, lin. 5, aggiungi:_

Il Tarquinj _aieanatus feci levigabat pulcre Phebe: lo Janelli supremus

director et custos annonæ._

_Pag. 18, lin. 10, aggiungi:_

Nel procedere del suo glossario trovò moltissime parole inesplicabili,

come _ansif, apohtre, arsmatiam, avieholeirs, abetrafe, efurfatu,

esariaf, eclacrus_, che pur ricorre almen venti volte: oltre le molte

dubbie.

_Pag. 26, lin. 26, aggiungi:_

_Die nordetruskischen Alphabete aus Inschriften und Münzen; nei

Mittheilungen_ della Società antiquaria di Zurigo.

Wilhelm CORSSEN, _De Volscorum lingua_. Norimberga 1858.

_Vol. XV, pag. 40, lin. 16:_

Statetio, _leggi_ Statebio.

_Pag. 62, alla nota aggiungi:_

Sarebbe importante colmar la lacuna che vi è fra il Dizionario del

Forcellini e quello del Du Cange. L’uno dà il latino classico, l’altro

il latino barbaro. Ma realmente nei tempi di decadenza, nel IV, V e VI

secolo si usavano molte voci che il Du Cange non pone che coll’autorità

del IX o X. Resta ancora a compire il lessico di quei secoli, e

un buon principio vi diede il signor Quicherat (_Addenda lexicis

latinis, investigavit, collegit, digessit_ L. QUICHERAT. Parigi 1862),

aggiungendo al Forcellini circa 7000 articoli, tolti da autori della

decadenza.

Ciò toglierebbe la soluzione di continuità.

_Pag. 106, lin. 10:_

Mezzolombardo, _leggi_ Mezzolambro.

INDICE ALFABETICO

A

Aborigeni, I. 43.

Accademia del Cimento, XI. 585 — Ercolanense, XII. 517.

Accademie, X. 142.

Acciajuoli Roberto, XI. 254.

Accolti Francesco, VIII. 347.

Accursio, vi. 376; VIII. 346.

Accuse pubbliche a Roma, II. 110.

Acoramboni Vittoria, XI. 347.

Acquedotti romani, III. 411.

Acton, XII. 355.

Acuto Giovanni, VIII. 12. 177.

Addison, XII. 448.

Adriano imperatore, III. 242 — suo eclettismo, 407.

Adriano papa, V. 236.

Adriano VI, IX. 249; X. 370.

Affò, XII. 243. 540.

Agatocle, I. 249.

Agilulfo, V. 87.

Agincourt, XII. 533.

Agiografia cristiana, IV. 256.

Agostino (s.), IV. 260.

Agricola (Giulio), III. 229.

Agricoltura nel Seicento, XI. 304 — primitiva, I. 129.

Agrigento, I. 232. 283.

Agrippa Vipsanio, II. 339.

Alamanni, X. 187.

Alarico, IV. 354-374.

Alba, I. 138.

Albanesi in Italia, VIII. 219.

Albani pittore, XI. 365.

Alberico da Barbiano, VII. 575; VIII. 177.

Alberoni, XII. 115.

Alberti Leon Battista, X. 5.

Alberto d’Austria, VII. 366.

Albertolli, XII. 531.

Albinaggio, V. 392; VIII. 450.

Albizzi, VIII. 239. 243. 253.

Alboino, V. 73.

Albornoz, VII. 550. 562. 567.

Alchimia, VI. 409; VIII. 426; X. 318; XI. 290.

Alciato, X. 130.

Aldo, VIII. 367; X. 125.

Aldrovandi, XI. 536.

Alessandria, VI. 139.

Alessandro e i Romani, I. 268.

Alessandro III, VI. 135.

Alessandro Severo, IV. 31.

Alfieri, XII. 557.

Alfonso il Magnanimo, VIII. 81.

Algardi, XI. 367.

Algarotti, XII. 503. 532.

Allacci, X. 127.

Alleanza (santa), XIII. 293.

Alpi, loro popolazioni, II. 373.

Alpi passate da Annibale, I. 307.

Amalasunta, V. 52.

Amalfi, VI. 105.

Amanuensi, VIII. 355.

Ambasciadori, loro franchigie a Roma, XII. 26.

Ambrogio (s.), IV. 220.

Ammiano Marcellino, IV. 245.

Ammirato, IX. 260.

Amoretti, XII. 297 e aggiunte. Anatomisti, XI. 546.

Ancre (maresciallo d’) XI. 249.

Andres, XII. 539.

Andronico, I. 350; III. 3.

Anguillara, X. 243.

Anichino, VII. 568.

Annibale, I. 303. 339.

Annibale Porrone, XI. 275.

Annio da Viterbo, VIII. 341.

Anno, XV. 227.

Anselmo (s.), VI. 362.

Ansprando, V. 204.

Antioco il Grande, I. 336 — Epifane, 353.

Antiquarj, X. 127.

Antitrinitarj, X. 405.

Antonino Pio, III. 252.

Antonio (s.), VI. 350.

Aonio Paleario, X. 429.

Aosta, VII. 445.

Apollonio Tianeo, IV. 97.

Apologisti cristiani, IV. 115. — X. 363. Apparizioni, X. 475; IX. 382.

Appiani Andrea, XII. 532.

Appio Claudio, I. 176. 275. 324.

Apuleio, III. 379.

Arcadia, XI. 446; XII. 495.

Archi romani, III. 408.

Archimede, I. 255.

Archita, I. 223.

Architetti del medioevo, VII. 178 — toscani, 179 — dell’Alta Italia,

182 — del secol d’oro, X. 2 — del Settecento, XII. 528.

Architettura romana, III. 399 — gotica, VII. 171 — risorgimento, X. 92

— militare, 104.

Arco acuto, VII. 168.

Arduino Giovanni, XII. 584.

Arduino re, V. 369.

Aretino Pietro, X. 255.

Argonauti, III. 363.

Aria (gente), I. 61.

Arialdo, V. 490.

Arianesimo, IV. 174.

Arimanni, VI. 17.

Ariosto, X. 177. 237.

Aristotele, VI. 359.

Armi da fuoco, VII. 578.

Armi mercenarie, VII. 456. 570. 574.

Arnaldo di Brescia, VI. 108. 118.

Arnobio, IV. 214.

Arnolfo di Cambio, VII. 187.

Arrabbiati e Palleschi, IX. 404.

Arte (scrittori di), XII. 532.

Arteaga, XII. 506.

Arti belle a Roma, II. 122; III. 392 — in Sicilia, 430 — nel basso

impero, IV. 269 — cristiane, 273 — sotto i Goti, V. 42 — i Longobardi,

143 — i Franchi, 277 — nel medioevo, VII. 160 — nel Quattrocento, VIII.

374 — nel Cinquecento, X. 2 — nel Seicento, XI. 350 — moderne, XIII.

559.

Artisti italiani all’estero, X. 115.

Ascoli, XV. 176.

Asdrubale, I. 304.

Assedio di Genova, XIII. 123.

Assise di Gerusalemme, V. 559.

Assisi, VII. 171.

Asti, VII. 6.

Astolfo longobardo, V. 217.

Astrologia, VI. 401; VIII. 427; X. 318.

Atanasio (s.), IV. 178.

Atti di fede, X. 417.

Attila, IV. 385.

Attilio Regolo, I. 290.

Auguri, I. 413. 415.

Augusto, II. 310. 347-390 — il nome, 349.

Augustolo, IV. 431.

Aureliano, IV. 49.

Aurelio Vittore, IV. 244.

Ausonio, IV. 251.

Austro-Russi in Lombardia, XIII. 99.

Autari, V. 82.

Averroe, XI. 531. Avidio Cassio, III. 262.

Avignone, VII. 522.

Avoux, XV. 325.

Avvocati servili, VII. 425.

Azuni, XII. 267.

B

Baccanali romani, I. 371.

Bacone, XI. 569.

Baglivi, XI. 552.

Bajamonte, VII. 78.

Bajardo, IX. 206.

Balbo Cesare, I. 31; XIV. 62.

Balbo Gaspare, VIII. 559.

Balde, VI. 376.

Baliaggi svizzeri, XIII. 67.

Balilla, XII. 150.

Baluardi, X. 104.

Banchetti, VIII. 393.

Banchi, VII. 110; VIII. 493.

Banchieri, VIII. 482. 488.

Banco di S. Giorgio, VII. 112; VIII. 509.

Bandini, XII. 238.

Barbacovi Vigilio, XII. 267.

Barbari invasori, IV. 65.

Barbaro Ermolao, VIII. 322.

Barbo Mario, VIII. 321.

Baretti, XII. 535.

Barletta Gabriele, VIII. 173.

Barnabiti, X. 483.

Barnabotti, VII. 89.

Barocco, XI. 360.

Baronio, V. 353; VII. 351. 551.

Bartoli Daniele, XI. 429.

Bartolini, XIII. 564.

Bartolo, VI. 376.

Bartolozzi, XII. 526.

Basiliche cristiane, IV. 279.

Bassville, XIII. 12.

Battaglia alle Egati, I. 294 — Canne, 311 — di Zama, 321 — di Magnesia,

337 — del monte Ossa, 341 — di Pidna, 342 — de’ Campi Raudj, II. 31

— di Pistoja, 151 — di Farsalo, 217 — di Munda, 231 — di Azio, 345 —

di Teutberga, 375 — di Idistaviso, 375 — di Bedriaco, III. 311 — di

Strigonia, 261 — di Pollenza, IV. 349 — di Chalons, 388 — di Legnano,

VI. 141 — di Benevento, 488 — di Cortenova, 450 — della Meloria, 450

— di Tagliacozzo, VI. 499 — di Desio, VII. 29 — di Montaperti, 47 — di

Campaldino, 53 — della Meloria, 59 — di Altopascio, 387 — di Parabiago,

417 — di Pola, VIII. 43 — di Chioggia, 47 — di Ponza, VIII. 83 — di

Arbedo, 93 — di Maclodio, 109 — di Fornovo, IX. 77 — di Agnadello, 192

— di Ravenna, 210 — di Mohacz, 278 — di Pavia, 344 — di Landriane,

380 — di Gavinana, 419 — di Montemurlo, 439 — di Ceresole, 459 — di

Lepanto, 536 — di Staffarda, XII. 89 — di Cassano, 103 — di Velletri,

146 — di Marengo, XIII. 125 — Austerlitz, 155 — Wagram, 193 — Lipsia,

253.

Battaglia del 48, XIV. 167. 225.

Battaglia di Lissa, XIV. 360.

Battisteri, IV. 283.

Beatrice Tenda, VIII. 35.

Beaufort, XV. 246.

Beccaria Cesare, XII. 248.

Bedmar (congiura del), XI. 149.

Belisario, V. 54.

Bellarmino, X. 508.

Bellini, pittori, X. 25.

Belve nel circo, III. 126.

Bembo Pietro, X. 137. 265.

Benedetto (s.), V. 161.

Benedetto XII, VII. 525.

Benedetto XIV, XII. 186.

Benevento, suo ducato, V. 245.

Bentivoglio Guido, XI. 509. Berchet, XIII. 445.

Berengario imperatore, V. 330. 339.

Bergamo, antico Comune, VI. 63.

Bernardino (s.) da Siena, VIII, 169.

Bernardo (s.), VI. 96.

Berni, X. 195.

Bernini, XI. 358.

Bertola, XII. 548.

Bertoldo, V. 124.

Bessarione, VIII. 306.

Bettinelli, VII. 354; XIII. 505.

Bianca Capello, XI. 231.

Bianchini Francesco, XI. 518.

Biandrata, X. 410.

Bibbia tradotta, IV. 217; XV. 60 — sua lingua, 255 — volgare, IX. 332 —

vulgata, X. 449.

Biblioteca Italiana, XIII. 441.

Biblioteche romane, III. 18.

Biblioteche, VIII. 359; XI. 443.

Birago, IX. 462.

Blasone, VI. 529.

Blocco continentale, XIII. 185.

Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15) · 第 20 / 27 段