Il giorno dopo, alle undici precise, il signor Ambrogio Galli si faceva
annunziare alla duchessa di Casalbara. Il procuratore della banca Kloss
aveva indossato il vestito nero e messo il cilindro nuovo, che portava
soltanto la domenica, quando accompagnava la moglie a messa, a San
Carlo, e a colazione al Trenk. Le mani gli penzolavano lungo i fianchi,
strette, legate nei guanti color sangue.
Molto volontieri avrebbe fatto a meno di quella visita! Per le sue idee
di rivendicazione e di giustizia sociale, non voleva confessare di
patire ancora certe debolezze, certe timidezze affatto borghesi. Si
sentiva intimidito.... molto impacciato, propriamente e solamente
perchè doveva presentarsi a una "duchessa".
Lei, come lei, la signora duchessa, glielo avevano detto, era la
figlia, la nipote, una parente qualunque di Matteo Cantasirena. Ma era
diventata duchessa di Casalbara.... E il signor Galli ripeteva quel
nome, come per abituarsi, allungando lo dita nei guanti color sangue:
--Duchessa di Casalbara!... Mah! Gli uomini,--pensava,--restano sempre
quello che sono; le donne, invece sono.... quello che diventano!
Aveva anche sentito che la signora duchessa era bellissima....
--Le avranno detto almeno che sono sordo? Saprà di parlar
forte?--borbottava fra sè, con una certa stizza.
Il signor Ambrogio era stato altre volte, per affari, in case
aristocratiche, ma era entrato soltanto nello studio dell'amministrazione,
aveva parlato soltanto con uomini.
--Auff! Che seccatura!--E attraversando l'anticamera dietro il
servitore che lo precedeva per annunziarlo, mandava a quel paese il
signor Kloss e si pentiva di non essersi almeno informato di certe
regole più elementari dell'etichetta.
Aveva lasciato il cappello in anticamera. Aveva fatto male? Doveva
tenersi i guanti? Come doveva chiamarla?... Signora duchessa?...
Altezza?... Che altezza! Non ce n'erano più di altezze! Tutti eguali,
tutti fratelli!... Ma tratteneva il respiro, attraversando quelle sale
grandi, silenziose, cupe.... Era intimidito dal rumore delle sue scarpe
grosse sui _parquets_.
Quando si trovò dinanzi alla duchessa, s'inchinò profondamente, senza
parlare, e quando essa gli offrì la mano, il signor Ambrogio, con un
tremito stese la sua diritta, come se sfiorasse la piletta dell'acqua
santa.
Nora lo guardò e gli parlò sorridendo, con grande affabilità, come se
lo conoscesse da un pezzo.
--Il signor Kloss è stato molto buono con me, procurandomi il piacere
di questa sua visita. Ma non vorrei avesse abusato della sua
gentilezza.
L'altro continuava a inchinarsi senza dire di no: cercando la parola e
non trovandola.
--In tal caso, le domando perdono per me e per il signor Kloss.
La voce di Nora era alta e chiara; ma il Galli non intese queste ultime
parole: non tanto perchè fosse sordo, quanto perchè era troppo confuso.
S'inchinò un'altra volta, poi balbettò:
--Sono a' suoi ordini, signora....--e non ebbe il fiato, il coraggio di
aggiungere: duchessa.
Nora sedette nella sua poltroncina presso la scrivania, in un angolo
del salottino, sotto la finestra, e fece sedere il signor Ambrogio in
un'altra poltrona dinanzi a lei.
--Mio marito le fa tante scuse. Non può alzarsi. È stato ripreso da un
accesso nevralgico: soffre assai e non può sopportare la luce.
Il signor Galli, seduto, fece un altro inchino, sporgendo il capo.
Questa volta Nora aveva parlato nervosamente, in fretta; egli non aveva
proprio capito nulla.
Nora aveva avuto quelle notizie dalla cameriera. Era stata fin
sull'uscio della camera del duca, ma non era entrata: erano bastate
quelle poche ore: sentiva per suo marito un senso quasi invincibile di
repulsione.
Intanto, essa aveva presa una sigaretta per sè e ne aveva offerta una
al signor Galli, che, ringraziando, disse una delle poche bugie della
sua vita:
--Grazie, non fumo.
In quel momento sarebbe stato troppo imbrogliato coi guanti, la
sigaretta, il cerino.
Nora, sempre sorridente e cacciando il fumo dalla bocca, movendo le
labbra come se volesse dar dei baci, continuava a parlare, ma l'altro
continuava a non capir bene.
Allora si sentì ridicolo, ritrovò la propria fierezza, e, per mettersi
al suo posto, per fissare nettamente che non era lì nè per fumar
sigarette nè per far complimenti alle duchesse, ma soltanto quale un
vecchio uomo d'affari, esclamò colla voce forte:
--Non so se il signor Kloss ha avvertito la signora duchessa che io
sono un po' sordo.
Nora lo guardò co' suoi grand'occhi dolcissimi, dai quali spirava la
più viva simpatia, mista alla maraviglia.
--No.... davvero! E non ce n'era di bisogno dal momento.... dal momento
che non me ne sono accorta!--E sorrise ancora: sorrise schiettamente,
con una grazia, un incanto quasi infantile.
Il signor Ambrogio era un uomo serio, semplice, buono; ma ci pativa
d'essere sordo, e non potè a meno di sentirsi lusingato da quelle
parole.
--È proprio una vera signora!--pensò tra sè.
Nora aveva tenuto fin allora sulle sue ginocchia un grosso fascio di
carte: l'estratto, il riassunto dei bilanci fatti dal Vigliani:
diventando seria, malinconica, sospirando, li porse al signor Galli.
--Veda lei, mi dica lei cosa si deve fare: il signor Vigliani mi ha
tanto spaventata,--e stendendogli con abbandono e con fiducia la manina
rosea, trasparente, mormorò:--Mio marito è ammalato.... io non capisco
niente....
Il signor Galli prese le carte, cominciò a sfogliarle, a esaminarle; ma
da quelle carte non poteva capirne un gran che e lo disse subito alla
signora duchessa.
Desiderava vedere tutti i bilanci per esteso; desiderava un
abboccamento col ragionier Vigliani. Lo conosceva, era un galantuomo.
Pregava soltanto la signora duchessa di avvertirlo con un biglietto,
che la mattina dopo si sarebbe trovato al suo studio. Così, su due
piedi, non poteva certo formarsi un giudizio, un criterio dello stato
reale del patrimonio. Occorreva un po' di tempo, un po' di quiete.
Bisognava esaminare le cause del dissesto.... e studiare i
provvedimenti da consigliarsi..
--Ecco, precisamente!--esclamò Nora trionfante.--È quello che dicevo
anch'io al Vigliani, e che il Vigliani _non vuol capire_.--E Nora marcò
molto le ultime parole.
--Il ragionier Vigliani si sarà già formata la sua idea e potrà dare il
suo parere in proposito,--rispose calmo il Galli, continuando a
sfogliare le carte.
Nora, lo fissava attentamente. Il procuratore non le aveva nemmeno
portato i saluti del Kloss, non aveva fatto nessunissimo accenno che
potesse riferirsi alle istruzioni ricevute.... Cominciava ad essere
inquieta. Il Galli badava soltanto alle sue carte.... e troppo poco a
lei. Non faceva nessun accenno, nessuna promessa....
--Che cosa lo aveva mandato a fare il Kloss?
La duchessa ebbe un lampo di collera, gittò la sigaretta, ma poi tornò
a calmarsi, a sorridere, e allungando le braccia, congiungendo le mani
sulle ginocchia, si chinò, si allungò, si avvicinò verso il signor
Ambrogio.
Questi sentì quella vampa calda, quel "_suo_" odor di bionda e di
_lilas de Perse_, e abbassando gli occhi, le vide attorno al collo, fra
i merletti della veste da camera che nel chinarsi le si apriva sul
petto, una piccola catenella d'oro che si moveva, si alzava, scendeva,
si sprofondava ad ogni respiro, ad ogni movimento.
Nora gli si appressò ancora, per parlargli proprio vicino all'orecchio.
Il signor Galli, che alla vista della catenella d'oro era fuggito via
cogli occhi e aveva arrossito, parendogli quasi di aver commesso una
colpa, accennò lentamente di no col grosso testone e la guardò, la
fissò in volto attentamente, per capir meglio.
--Il signor Kloss,--soggiunse Nora esitando.... arrossendo a sua
volta....--il signor Kloss.... non le ha parlato.... particolarmente di
mio marito?
L'altro continuò a scrollare il capo, e la guardò più attentamente.
--Sa, nevvero, di certi impegni urgenti.... per provvedere ai quali
siamo tornati apposta da Nizza?
--No.... niente, signora duchessa,---rispose il Galli, maravigliato.
Nora si alzò in piedi, scattando, e il Galli lentamente, sempre
guardandola maravigliato, si alzò in piedi egli pure.
--Le cambiali?--gli disse Nora chiaramente, ma all'orecchio, per paura
che di là la cameriera, il domestico potessero sentire.
--No.... No.... Quali cambiali? Cambiali di chi?--balbettò il Galli
stupito da quella domanda, da quella rivelazione, turbato dalla
vicinanza di Nora, e dalla piccola catenella d'oro che gli era tornata
sotto gli occhi.
--Proprio niente.... non mi ha detto niente.
Nora, colpita, atterrita, nell'ansia del momento e non volendo, non
potendo gridare, gli mise la bocca quasi sull'orecchio.
--Le cambiali? Le cambiali rilasciate da mio marito al signor Kloss?
Quasi cento mila lire?...
--Non so niente; non mi ha detto niente.
--Niente?... Ma allora.... anche il signor Kloss mi ha ingannata! È per
queste cambiali che il signor Vigliani mi costringe a vendere tutto....
persino la casa.... persino la nostra casa!
Il Galli abbassò il capo; gli passò nell'occhio mite e grave un'ombra
di tristezza e sospirò.
Il signor Kloss doveva averne fatta una delle sue!
--Dio! Dio!--mormorò Nora, e si lasciò cadere piangendo sulla poltrona,
nascondendo il viso, soffocando i singhiozzi.
Il signor Ambrogio si avvicinò di un passo, poi si fermò esitante.
Subito, vedendo piangere una donna, si sentì gli occhi riempiti di
lacrime: ma rimase muto. Cosa poteva dire? Certo il signor Kloss ne
aveva fatta una delle sue.
--Si vendica! Si vendica!--balbettò Nora.
Il Galli le si avvicinò di un altro passo. Il suo respiro si era fatto
più affannoso e dinanzi a quel dolore, a quelle lacrime, restava a
testa bassa, avvilito, quasi vergognoso. Era la vergogna del signor
Kloss che sentiva pesare sopra di sè!
Oh, lo conosceva bene il "principale" conosceva i suoi modi di
comportarsi negli affari.... e conosceva le sue arti quando voleva
liberarsi da qualche seccatura, o non correre il rischio di dover dire
di sì!
Nora si alzò per parlargli ancora, per parlargli più da vicino, per
farsi udire. Ma prima gli prese la mano, gliela strinse lentamente, la
tenne fra le sue.
Il signor Galli aveva ancora i guanti, ma sentì il bruciore di quella
bella e pallida mano, e un fremito intenso gli corse per tutto il
corpo.
Nora lo guardava.... lo guardava.... e la domanda errava ne' suoi
grand'occhi mesti, ansiosi. Si alzò sulla punta dei piedi. Egli teneva
sempre la testa bassa, ma un po' voltata, per non vederla, per non
vedere la piccola catenella d'oro. Sentì chiara la voce:
--Lei.... come procuratore, non può intanto aspettare per la prima
cambiale, e per le altre scrivere al signor Kloss?
Il Galli rispose di no; non poteva farlo.
--Scrivere è affatto inutile,--continuò colla sua voce grave,
lenta.--Io lo conosco. Se non mi ha dato nessun avviso in proposito,
vuol dire che non c'è niente da sperare.
Aveva detto.... sperare? Sì "sperare" ma senza accorgersene. E Nora
invece se ne accorse e notò che il procuratore era commosso ed era
sdegnato contro il signor Kloss.
Allora non pianse più. Lo guardò fisso, ripetendogli con un accento che
gli penetrava nel cuore e gli accendeva il sangue:
--Si vendica!... Si vendica!...
Il signor Galli, strappandosi i guanti convulsamente, invece di calmare
la signora, si sentì spinto a scusare sè stesso, la sua condizione di
procuratore del Kloss.
".... Era impiegato in quella banca.... perchè non era solo, perchè
aveva una famiglia da mantenere. Non si può sempre scegliere il proprio
pane. Egli era povero, doveva servire.... e ubbidire!..."
--Si vendica...!--esclamò Nora un'ultima volta, fissandolo.
Al Galli montò il sangue alla testa. Quella poveretta non aveva nessuno
che la consigliasse, che la difendesse dal Kloss: doveva difenderla
lui. Commetteva forse un'indelicatezza, ma salvava una donna!
Parlò:
--Lei non deve scrivere al signor Kloss.... e nemmeno io. Ma forse
potrebbe ottenere quanto desidera, facendo scrivere al signor Kloss, a
Carlsbad, da suo padre, dal commendator Cantasirena.
--Dallo zio Matteo?--esclamò Nora, chiamandolo così, nello stordimento
dell'angoscia, come non lo aveva più chiamato dacchè era duchessa.
--Sì, appunto.
--Il signor commendatore, suo zio, ha una grande influenza,... può
molto sul signor Kloss. Anche ultimamente lo ha costretto, quasi di
sorpresa, ad entrare nel Comitato della _Cisalpina_. Il signor
commendatore, suo zio, può esserle molto utile!
--Rivolgermi a quella gente?... Implorare l'aiuto di quella gente per
farmi rinnovare le cambiali?--esclamò Nora sdegnata, irritata anche
contro il signor Ambrogio.--Ah, no!... questo non lo farò mai!--E gli
occhi della giovane donna non erano più supplichevoli, il viso non era
più mesto, angosciato, la voce non era più tenera, tremante. Ma nel
Galli, era troppa la commozione, la confusione.... Anche quelle parole
del gergo commerciale "_farmi rinnovare le cambiali_" che rivelavano la
figliuola dello zio Matteo, avvezza ai _Tirolesi_, e che avrebbero
dovuto togliere gran parte dell'incanto e della poesia alle lacrime
della giovane signora, non fecero nessuna impressione, non furono
notate dal signor Ambrogio.
Egli capiva solo che il suo consiglio era spiaciuto, e se ne scusava:
--Nel proporle di rivolgersi al signor commendatore.... non credevo di
farle dispiacere. Certe volte bisogna saper vincere, dominare il
risentimento.... anche un giusto amor proprio, quando.... la necessità
è grave e non c'è altro scampo.
--Capirà, per far fronte alla prima scadenza non avrei che da vendere
qualche mio _bijou!_
Il tono, questa volta, era stato troppo iracondo: anche il signor Galli
si sentì ferito.
--Tutti così! Tutti eguali!--pensò.--Sempre superbi! Sono rovinati, e
ti buttano in faccia le loro ricchezze, il loro fasto!
E, improvvisamente, per la prima volta dacchè era entrato in quel
palazzo, per la prima volta dacchè si trovava dinanzi a Nora, si
ricordò della moglie, e gli apparve quel suo visino pallido, di
malatina delicata.
Poveretta! Come era gracile, esile.... com'era goffina e misera! Come
rimaneva offuscata, oscurata anche nel suo vestito della domenica, da
quella bellezza sfolgorante e orgogliosa persino nel dolore!
Il signor Ambrogio sentì come una stretta al cuore, un senso vivo,
prorompente di pietà; era sua moglie, la sola donna ch'egli aveva il
dovere di difendere, che doveva pensare a difendere!--E il signor Galli
ridiventò il procuratore serio, grave, austero della banca Kloss. Le
due donne, l'umile e la superba, gli stavano dinanzi; volle umiliare la
superba.
--Si regoli, signora duchessa: i gioielli, quando bisogna venderli
scemano assai di valore.
La duchessa, come non aveva voluto disgustare il Vigliani, non volle
guastarsi nemmeno con quest'altro; chinò il capo abbattuta, sospirò,
tornò a piangere.
Il Galli, a quell'atto, si calmò subito: sentì, capì di essersi
lasciato trasportare da un risentimento intimo, inesplicabile,
ingiusto, e di nuovo cercò di calmare la signora, di consolarla:
"Sarebbe andato quel giorno stesso dal Vigliani. Per parte sua non
avrebbe risparmiato tempo, cure, indagini, per esserle utile. Quanto
poteva fare, lo avrebbe fatto, con tutto il cuore!..."
E il pover'uomo, nell'uscire dal palazzo, sospirò come Nora aveva
sospirato il giorno innanzi, vedendo il magnifico portiere... La livrea
gallonata non gli destò nessun impeto di rivolta: pensò invece a quella
povera signora, abituata come una regina...., e adesso tanto
disgraziata....
E sospirò ancora, anche più tardi ripensando a lei, mentre lavorava
solo, alla banca.
Nora, appena uscito il procuratore del Kloss, era corsa nel gabinetto
di toelette, al forzierino in cui teneva i suoi gioielli.
--Sì! Sì! Avrebbe venduto qualche _bijou!_ Come mai non ci aveva
pensato prima?--E rianimata, contenta della sua nuova idea, prese tutti
gli astucci dei gioielli, e li distese aperti, sopra un piccolo
tavolinetto. Ma quando li ebbe dinanzi, tornò seria, addolorata. Non le
erano mai parsi tanto belli.
Dio! Dio! Che dolore!... Anche i suoi gioielli le erano cari, cari,
cari... come la sua casa, come tutto!
Che strazio doversene dividere!
Dio! Dio! Com'era infelice!
Che cosa doveva fare? Che cosa poteva fare?--E pensando, pensando e
sospirando alzò il capo, e si vide riflessa nel grande specchio che le
stava dinanzi e che teneva tutta una parete, fino a terra.
.... Tanti uomini che commettevano pazzie, che si rovinavano per
donnacce.... per femmine fruste da caffè _chantant_, per certi _fondi
di quinta!_...
Dov'erano questi uomini?
E tornando a fissare i gioielli scintillanti, si sentiva presa da una
rabbia cieca, da un gran dolore, da una gran voglia di piangere... e
pianse.
Era sfortunata... troppo sfortunata!
Per essa non era diventato matto altro che suo marito, e quando già era
rovinato!
Per gli altri era una donna.... indifferente.
Anche Pietro Laner non aveva finito consolandosi... e sposando Evelina?
--E il Kloss?... Non scappava a Carlsbad?!
Era sfortunata!... Era troppo sfortunata! Troppo! Troppo! Proprio
troppo!
In quel punto sentì la cameriera che veniva a cercarla. Chiuse gli
astucci e li cacciò nel forzierino.
--Riceve, signora duchessa?--le domandò la cameriera.
--Chi c'è?
--Il commendator Cantasirena.
--Lo zio Matteo!
Nora, in quel minuto, dimenticò l'astio, il rancore, la gelosia,
dimenticò Evelina, il Laner, non pensò più che alle sue perle, a' suoi
brillanti e corse di slancio incontro allo zio Matteo, come alla sua
unica speranza, alla sua unica salvezza!
Vi fu un abbraccio, una scena commovente: lo zio Matteo, lui, nel
rivederla soltanto, aveva dimenticato tutti i torti, tutta
l'ingratitudine della sua figliuola, della sua prediletta figliuola.
E glielo disse appena potè parlare.
--Bisogna perdonarti tutto per la tua bellezza!... Ti sei fatta ancora
più bella! Quel nostro Giovanni può vantarsi di essere il più fortunato
dei mortali.
Nora sospirò.
--È geloso forse?--domandò Matteo Cantasirena aggrottando le ciglia.
L'altra alzò le spalle.
--E allora, cosa c'è?--Ho saputo soltanto un momento fa, da quella
peste di Evelina, che eri tornata; iersera ti ha veduta in carrozza. Ho
lasciato che si sfogasse contro di te, e sono corso qui per
abbracciarti. Se il nostro Giovanni si comporta male, se sei infelice,
se hai bisogno di me, ricordati che il cuore di tuo zio è sempre
quello.... di tuo padre! Ma sai che è splendido questo tuo
appartamento?--E si guardava attorno ammirando le sale e i
mobili.--Splendido! regale!... Se hai dei dispiaceri parla con me.
Nora vergognandosi di dover confessare i dissesti e i debiti, cominciò
ad accusare il ragionier Vigliani di aver abusato della fiducia e della
spensieratezza di suo marito.
Matteo Cantasirena sentenziò gravemente:
--Tutti così i ragionieri, gli amministratori! L'aritmetica è la
scienza degli imbroglioni.--E andò alla finestra ad ammirare anche il
giardino:
--Stupendo!
Ma ad un tratto, si oscurò, e mormorò con gran dolore:
--Ah, povero _Numa!_
Nel giardino aveva visto passare un gatto.
--Il povero _Numa_, il mio fido e più sincero amico, è morto! Fu
trovato morto, misteriosamente, nel sottoscala. Io credo lo abbia
avvelenato Evelina coll'arsenico, per far dispetto alla Gioconda.
Sai?... Non si parlano più: siamo giunti a questo estremo!
Ma quando Nora gli disse che il ragionier Vigliani voleva quasi imporre
di vendere il palazzo di Milano e la villa di Casalbara, Matteo
Cantasirena dimenticò il povero _Numa_ e montò su tutte le furie: si
era già abituato a quel bel palazzo, a tutto quel lusso della sua
figliuola, come se fosse roba sua.
--Niente! Niente! Non venderemo niente!... Il tuo palazzo di Milano?...
dove il duca Eriprando cospirava nel 53 con Piolti De Bianchi? cogli
Alamanni? La villa dei Casalbara?... Ma sono monumenti.... monumenti
nazionali!...
Poi, rivoltosi a Nora le domandò:
--Dov'è questo Giovanni?
--È a letto.... indisposto.
--Indisposto?...--Lo zio Matteo guardò la nipote fissamente.
--S'è infreddato nel viaggio.
--Palpitazioni di cuore?
--Non credo.
--Allora, meno male. Abbiamo bisogno che il nostro Giovanni stia bene.
Mettiamo pure che vi restino sole quindicimila lire di rendita, secondo
dice quel Vigliani!... Ebbene, Giovanni potrà percepirne altre
venticinquemila.... annue.... e in tutto faranno quaranta: indennizzi e
rappresentanza per il Presidente del Consiglio d'amministrazione della
_Cisalpina_, e poi in seguito.... il mio è tuo--tutto tuo.--Colla
signora Laner, ho fatto punto, e basta! Abborro gli ingrati.... e amo
la bella gente!--Matteo Cantasirena sorrise e non accarezzò più il
mento alla "superba Eleonora" ma le baciò la mano colla galanteria del
gran secolo.
--Sarà una debolezza, ma sono artista anche nel cuore. Dammi un bacio,
bella duchessa cara, e se puoi ottenere dal nostro Giovanni che accetti
le mie proposte, siamo a cavallo. La _Cisalpina_ avrà il suo degno e
legittimo rappresentante.
Nora lo guardava coi grandi occhi azzurri, fissi, indagatori.
Non era un'altra delle grandi idee e delle solite delusioni dello zio
Cantasirena?... Pure, anche il signor Galli aveva parlato della
_Cisalpina_... dell'influenza, del potere dello zio Matteo anche sul
Kloss.
L'altro lesse negli occhi e nella mente di Nora tutte le esitanze, i
dubbi, i timori.
--Eleonora mia: fra noi due, d'accordo, teniamo il mondo nel nostro
pugno. Tu imponi a tuo marito di accettare la presidenza della
_Cisalpina_. Alla vicepresidenza avremo l'attuale presidente
provvisorio, il marchese Tolomei, o il conte Bobboli.... La compagnia è
ottima. Abbiamo con noi il fior fiore di tutte le aristocrazie, del
nome, del censo, dell'ingegno.... anche dell'arte. Lo scultore Gesualdo
Arcangeli, un talento di prim'ordine. Vedrai il bronzo che mi ha
regalato. Il povero _Numa!_ si muove.... miagola!... È un capolavoro! E
con noi, nel Consiglio di amministrazione, abbiamo un altro amico di
tuo marito: Francesco Kloss.
Nora trasalì: era proprio vero! Allora si confidò collo zio e gli parlò
delle cambiali.
Matteo Cantasirena diventò serio, poi sorrise, la consolò. Per la prima
scadenza delle quindicimila lire, momentaneamente, avrebbe provveduto
lui: per le altre scadenze c'era tempo. Avrebbe pensato col Fontanella
a qualche giro, a qualche operazione di mutuo.
--Ma.... oggi stesso.... vorrei portare in Consiglio l'adesione di tuo
marito. Sai che finora egli è sempre stato contrario.
--Non importa, adesso accetterà,--rispose Nora risolutamente.
--Sei sicura? Puoi garantire?
--Sì.--L'occhio di Nora si fece torvo: la piccola ruga della fronte era
più profonda.
--Sì.
.... Poco dopo, seguita dallo zio Matteo, essa entrava adagio nella
camera del Casalbara: la camera era ancora tutta buia, come il giorno
innanzi.
Nora si avvicinò, sola, al letto del malato: Matteo Cantasirena si
fermò, non visto, vicino all'uscio.
Il Casalbara, lungo disteso nel letto, soffriva assai: aveva sulla
fronte una pezzuola diaccia.
Nora si chinò per guardarlo; colla testa bionda sfiorava quasi la
faccia del marito.
--Come stai, Nannucci?
L'altro rispose con un tremito, quasi con un sibilo impercettibile:
quelle parole buone, affettuose, gli empirono la gola, gli occhi, il
cuore di lacrime:
--Bene.... _adesso_,--bisbigliò.
Dio! Dio!... Erano due giorni che soffriva, solo, abbandonato, in
quella camera buia!... Come aveva sentito prepotente, ardente, il
bisogno di sua moglie, di sua moglie buona, dolce, amorosa! Il bisogno
di vederla, di udire la sua voce, il bisogno di vederla a muoversi, a
scherzare, il bisogno di sentirla ridere, parlare. E dopo tanti sgarbi,
tanti rimproveri, tanti insulti, come aveva bisogno di una _sua_ parola
buona!....
Oh, era disposto ad ogni sommissione, purchè gli perdonasse! Avrebbe
accettato qualunque sacrificio!.... Vederla soltanto! Soltanto vederla!
.... Avrebbe sopportato tutto ormai, avrebbe commesso qualunque viltà,
purchè non lo lasciasse più solo!
--Ti senti un pochino meglio?
--Meglio.... _adesso_.--E sporse le labbra implorando: Essa gli sorrise
e lo baciò.
--Grazie.... grazie.... sono guarito _adesso_.
--Resta quieto, tranquillo,--gli disse Nora sempre pianino; poi gli
accomodò le coltri attorno al collo, la pezzuola diaccia in mezzo alla
fronte.
--Hai bisogno di star quieto, di riposare, di guarire.
--Perdonato? Perdonato?
--Sì: se sarai buono.
--Sono ancora Nannucci?
--Sì: se mi darai retta, sì. C'è stato il signor Galli.
--Fa ciò che vuoi, tutto ciò che vuoi! Ti lascio padrona di tutto. E
poi sono malato, soffro....--E si lasciò ricadere nel letto, affranto.
--Il signor Galli mi pare un brav'uomo. Si è messo interamente a nostra
disposizione. Oggi anderà dal ragionier Vigliani. Se non ci fossero....
quelle cambiali, tutto si potrebbe accomodare.
--Le cambiali!...--ripetè il malato con un lungo gemito.
In quel punto, il Casalbara vide un'ombra muoversi presso l'uscio,
avvicinarsi.
--Chi è?--gridò scattando, spaventato.
--È lo zio. Ha saputo che siamo tornati, e che tu stai poco bene:
desiderava salutarti. Vuoi?--E Nora voltandosi, chiamò vicino Matteo
colla mano.
Il vecchio si tirò su a sedere sul letto e guardò con diffidenza
Cantasirena che si avvicinava in punta di piedi, facendo scricchiolar
l'impiantito.
--Grazie!--gli disse appena il Casalbara colla voce secca, stizzosa: e
chiuse gli occhi mostrando di soffrire: così l'altro avrebbe capito e
se ne sarebbe andato.
--Stai sotto....--e la moglie l'obbligò a riadagiarsi disteso,
rimettendogli sulla fronte, dopo di averla immersa di nuovo nell'acqua
diacciata, la pezzuola che gli era caduta nell'alzarsi.
--Lo zio è buono, ci vuol bene: farà molto per noi.
Il malato rispose un altro grazie, ma questa volta con un tono umile,
di remissione.
--Datevi la mano,--impose la duchessa sorridendo.--Fate la pace.
Il Casalbara tirò fuori faticosamente, di sotto alle coltri, la mano
stecchita...
Lo zio Matteo gliela strinse con trasporto; e tornò a commuoversi anche
per quest'altra riconciliazione. Poi bisbigliò:
--Il nostro Giovanni pensi soltanto a guarire. Sono disturbi più
seccanti che gravi. Vi manderò il mio dottore. È giovane, ma è un
valore, universalmente riconosciuto. Il dottor Foresti. Il fratello di
sua madre, era segretario di Daniele Manin. Tu non pensare altro che a
guarire. Per tutto il resto--aggiunse parlandogli all'orecchio--per gli
affari e anche per le cambiali, io, e quest'angelo che ti adora--e
indicò la nipote--provvederemo: entreremo in porto vittoriosamente.
--Anche per le cambiali?--balbettò il vecchio, girando l'occhio
inquieto, incerto, ora su Nora, ora sul Cantasirena: e il respiro gli
diventava più affannoso e le palpitazioni del cuore più frequenti.
Matteo rimase in piedi da una parte del letto: Nora dall'altra, quasi
inginocchiata, tutta appoggiata, buttata sulla sponda, e gli bisbigliò,
coll'alito caldo:
--Anche tu dovrai essere ragionevole.... buono....
Il Casalbara ebbe un brivido, un fremito in tutto il corpo.
Nell'oscurità si disegnava quasi fantasticamente la figura alta di
Matteo Cantasirena; la testa calva e la lunga barba.... lo sparato
bianco sotto il soprabito nero: e dall'altro lato la massa bionda
odorosa dei cappelli di Nora, si confondeva dove l'ombra era più
profonda, si moveva appena, lievemente.
Matteo Cantasirena cominciò a parlare: anche parlando sommessamente, la
voce era morbida, insinuante, penetrante.
--Sua Eccellenza il ministro dei Lavori pubblici, ha promesso di fare
in settembre una Visita a Primarole. Io spero che la mia Eleonora e il
mio caro Giovanni saranno in quell'epoca a Casalbara per riceverlo.
--No.... no.... lasciatemi in pace,--bisbigliò il malato; ma voltandosi
col capo per fuggire da Cantasirena, incontrò lo sguardo tenero,
affascinante, il sorriso di Nora, e rimase beato, incantato a
guardarla.
L'altro lo confortò: i suoi imbarazzi momentanei erano comuni pur
troppo a tutte le più grandi, le più illustri famiglie italiane che non
avevano capito e non si erano uniformate allo spirito dei tempi,
all'evoluzione moderna. I feudi, le decime, i fidecomissi, tutta roba
portata via, _scamottata_ con un pretesto o con un altro. Oramai i
grandi nomi dovevano imporsi ai grandi affari. Fatta l'Italia bisognava
renderla ricca, potente: dopo le sante battaglie della redenzione,
della libertà, le lotte, le battaglie non meno gloriose per la
prosperità, per la grandezza, per l'indipendenza economica della
patria....
Il povero duca scrollava il capo; diceva di no sempre, ostinatamente...
ma a mano a mano più debolmente.
--No.... No.... No.... voglio vivere in pace.... voglio vivere in
pace.... no.... no....--Poi la sua voce si spense.... non disse più
nulla: lasciò che Matteo Cantasirena parlasse, continuasse a
parlare.... non lo vedeva.... non lo sentiva....
Vedeva soltanto Nora così giovane, così bionda che gli sorrideva,
vicino vicino, colla bocca umida e rossa, cogli occhi maliziosetti e
tentatori.... Sentiva soltanto la mano di Nora, quella mano piccola e
calda, penetrata furtivamente sotto le coltri.... la sentiva
avvicinarsi, cercare la sua.